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Le nostre inquietudini

Sto leggendo un libro inquietante ma che stimola una profonda riflessione in noi adulti che ci siamo occupati o che ci occupiamo di scuola e di educazione. L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani di Umberto Galimberti. Feltrinelli 2010.

Il volume affronta la questione del disagio giovanile legandolo alla perdita di senso della realtà e della vita determinata dall’invadenza della tecnica che ormai impone come paradigma fondamentale, come criterio di valore il funzionamento. Molte pagine sono dedicate alla scuola e al ruolo dei docenti. I docenti dovrebbero trovare il tempo di riflettere sulle considerazioni di Galimberti.

Pur essendo stato scritto nel 2010 sembra che l’autore abbia letto il documento governativo sulla nuova riforma renziana della scuola di cui sembra sempre più evidente l’inadeguatezza.

A queste forme di disagio (il disagio giovanile) si è soliti rispondere con quell’elenco di riforme dove ciò che si prospetta sono autonomie gestionali, rivalutazione della figura del preside, incentivi materiali, nuovi programmi ministeriali messi a punto in funzione di nuovi profili professionali, accorpamento di indirizzi di studio, commissioni di esperti, informatizzazione di questo e di quello, magnifici libri di testo, corsi integrativi, corsi d’aggiornamento. L’unico fattore trascurato è il frequente disinteresse emotivo e intellettuale dell’insegnante, con trasmissione diretta allo studente, che tra i banchi di scuola finisce per trovare solo quanto di più lontano e astratto c’è in ordine alla sua vita, in quella calda stagione dove il sapere non riesce, per difetto di trasmissione, a divenire nutrimento della passione e suo percorso futuro.

Non ho finito la lettura del libro ma mi piace citare anche l’epilogo che si trova nella quarta di copertina tratto dal salmo 127:

“Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza”..

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Uno stage di altri tempi

Lucilla, che continua a far ordine nei mucchi di carte accumulate nel tempo, ha trovato un articolo che avevo scritto nel ’72 sull’esperienza che avevo fatto nelle classi di Emma Castelnuovo. Mi piace condividerlo sia come un caro omaggio alla sua memoria sia come contributo ancora attuale al dibattito sulla prima formazione dei docenti.

Da questo link si può scaricare la fotocopia dell’articolo. (file pesante)

 

Questo è il testo dell’articolo senza figure:  testo tra i banchi e la cattedra

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Per una buona scuola: sbloccare e modernizzare

Commenti dal § 3.3 al § 3.7. Continuo ad appuntare le mie reazioni alla lettura del documento sulla riforma della scuola anche se mi sembra che in giro, almeno sulla rete che vedo io, il dibattito sia piuttosto stanco, come se questa proposta avesse depresso e deluso il clima generale senza far ripartire la speranza. Stesso effetto degli 80 euro sulla economia?

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Questa parte del capitolo 3 riguarda soprattutto il problema della burocrazia e dell’organizzazione della macchina ministeriale e del sistema scolastico nel suo complesso. Stona il fatto che proprio in questa parte sia affrontato il tema dell’inclusione che più correttamente dovrebbe trovarsi nel capitolo sulle risorse per il personale o sulle parti finali concernenti la qualità formativa e didattica della scuola. Temo che tutto si riduca però alla questione del potenziamento dell’organico di sostegno senza una riflessione seria ed approfondita sulla questione dell’inclusione dei diversamente abili, degli alunni in difficoltà e degli alunni non italiani. In questo ambito si doveva forse promuovere un vero cambiamento di verso.

Questi paragrafi sono ancor più degli altri segnati dallo stile renziano: grandi idee, buoni propositi, un po’ di confusione sulla situazione effettiva, accaparramento dei meriti di interventi di altri governi, vaghezza delle proposte.

Emerge un pregiudizio negativo verso l’amministrazione e la burocrazia, il fastidio per le regole, le norme, le consuetudini. Sembra che la scuola sia bloccata dagli organi di rappresentanza democratica e dalle norme burocratiche, dalle circolari. Intendiamoci ciò è in parte vero ma non è cancellando 100 norme che la situazione sicuramente migliorerà. Il Calderoli fuochista docet. Anzi se la potatura delle norme non è fatta con giudizio il sistema piuttosto anchilosato e pachidermico potrebbe sedersi del tutto e collassare. Ricordiamo che l’abolizione del falso in bilancio fu giustificato e presentato al volgo come una azione semplificatrice che togliendo lacci agli imprenditori poteva dinamizzare l’intrapresa. E’ accaduto il contrario: gli onesti scappano e vanno dove le regole sono rispettate e i contratti sono fatti valere e sopravvive una imprenditoria asfittica che lavora solo su commesse pubbliche in cui non si rischia il proprio capitale personale. Ma torniamo alla scuola. E’ evidente il tono populista di chi dice ‘diamo ai docenti e ai presidi la possibilità di cancellare ciò che li infastidisce’. In un testo di questo genere si deve pretendere la presenza di precise e puntuali indicazioni di norme specifiche o di contesti organizzativi in cui si può e si deve intervenire.

In realtà una proposta precisa viene fatta, quella di redigere un nuovo testo unico delle norme. Purtroppo qualsiasi testo unico nasce già vecchio se non si mette a punto un sistema di aggiornamento in tempo reale visto che la normativa evolve sia per la ingente produzione legislativa sia per gli interventi regolamentari della amministrazioni che interagiscono con le scuole sia per effetto della giurisprudenza che produce continui cambiamenti per le singole fattispecie.

D’altra parte poche pagine dopo, nel descrivere una vasta ristrutturazione organizzativa fondata sulla digitalizzazione, si pensa ad una accessibilità diretta via web alle varie fonti normative e agli stessi dati per cui l’idea di investire  un anno di lavoro per un testo unico appare forse superata. Ma ciò accade perché questa parte, più delle altre, risente del metodo con cui è stata assemblata, la vecchia storia del minestrone in cui si mettono insieme in un calderone tante cose buone ma che alla fine potrebbe risultare  disgustoso o poco appetibile.

Il comune denominatore delle proposte è la modernizzazione centrata sulla digitalizzazione sia della gestione amministrativa sia della didattica sia delle attività di laboratorio. Pur accusando l’introduzione della LIM come una operazione ingombrante che ha creato più problemi che vantaggi, si continua a pensare al Ministero centrale come al motore dell’innovazione tecnologica con progetti centralizzati dai nomi tratti dallo slang dei anglofoni. I processi di adattamento e di assimilazione delle nuove tecnologie hanno una loro forza e l’Autonomia sarebbe in grado di dosare opportunamente il grado di innovazione compatibile con la salute del sistema se non fosse sistematicamente eterodiretta a cicli alterni dalle maggioranze politiche del momento.

Ciò che interessa di più agli autori del testo è lo sviluppo di un immagine positiva del sistema scolastico, è la trasparenza messa a disposizione dei portatori di interesse, famiglie, industriali, politici.

Mentre scrivo questi commenti leggo che il ministro Giannini ha annunciato la riforma dell’esame di maturità con il ritorno alle commissioni interne, per risparmiare. Tornerò a riflettere sulla proposta ma a caldo mi sembra che essa sia la dimostrazione di quanto le belle cose scritte in questi paragrafi siano vuote chiacchiere per indorare una pillola che ha tutt’altro sapore.

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Principi e baroni

Per puro caso quest’estate ho letto tre libri simili: La regina scalza, Follie di Brooklyn e  I Viceré di Federico de Roberto che ho finito di leggere in questi giorni.

La mia amica Rosi è all’origine della scelta de I Vicerè del quale a scuola nessuno mi aveva parlato e di cui avevo avuto sentore solo tramite lo sceneggiato televisivo che non avevo visto.

Non sono qualificato per fare commenti sul valore dell’opera, dico solo che mi è piaciuto molto, che l’ho letto senza alcuna fatica, che è stata l’occasione per molte riflessioni che qui ora vorrei almeno in parte condividere.

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Non era questo il PD utile all’Italia. Dopo 6 mesi non c’è un piano per l’economia.

Raimondo:

Un punto di vista interessante con una chiusa che fa pensare. ‘Scommettiamo con coraggio e coerenza. Non solo Schroeder fu grande dopo la sconfitta elettorale. Anche Ettore di fronte a morte certa,fu reso immortale dal suo coraggio.’

Originally posted on citizensquare:

Leggo da più parti che la competizione per la presidenza della Emilia Romagna, tra Stefano Bonaccini e Matteo Richetti è la summa del rinnovamento in atto da quando Matteo Renzi è segretario del PD. Finalmente una sfida vera, senza rete . Una sfida all’interno della nuova classe dirigente. Sappiamo che non è così.

Vivo sul territorio italiano, on line. Leggo molto e converso sui social. Sono un mainstream citizen. Ascolto in diretta. Poi mi faccio le considerazioni del caso. Forse sbagliando, scrivo e dico ciò che la mia intelligenza partorisce.

Matteo Richetti ha posto la sua candidatura a Presidente della ER, quando si è capito che in nome dell’unità, il candidato sarebbe calato dall’alto. Un candidato frutto di accordi tra correnti. La minoranza voleva il Presidente e il segretario l’avrebbe concesso. Allora l’elemento unitario è stato configurato in Stefano Bonaccini. Bonaccini è stato il maggior protagonista della campagna per le…

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Per una buona scuola: autonomia, valutazione, trasparenza

Lettura da pag. 62 a pag. 68 del sacro testo. Più mi inoltro in questo documento e più mi manca l’aria, mi altero e mi deprimo.

Il capitolo 3 è dedicato all’autonomia, o meglio alla vera autonomia. Come è nello stile di tutto il documento si esordisce dicendo che l’autonomia c’è già ma che non è stata realizzata pienamente per mancanza di risorse. 100% di accordo su questa premessa … ma attenzione! non c’è autonomia se non c’è responsabilità e non si è responsabili di ciò che si fa se non c’è la valutazione e la trasparenza. Non una parola sulle risorse che continueranno a mancare, temo.

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