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Saggezza?

Riporto anche sul mio blog le riflessioni che abbiamo condiviso nei giorni scorsi sul blog di Bartocal, un collega pensionato come me, i cui scritti seguo sistematicamente.

Bartocal scriveva:

LA SAGGEZZA, VECCHIA TALPA.

la chiamiamo saggezza, ma a volte e` soltanto un eufemismo per non darle il suo vero nome di vecchiaia.

diciamo che la saggezza e` lo scopo della vita, ma forse stiamo soltanto dicendoci che lo scopo della vita e` la vecchiaia.

se e` cosi` e` una sciocchezza, naturalmente: non basta alla senilita` venire dopo per potere essere considerata un vero scopo oppure credere che solo per questo veda più chiaro e capisca di più.

la nostra vita non ha nessun fine metafisico; soltanto, dal punto di vista biologico, la nostra specie ha lo scopo di riprodursi, e l’invecchiare degli individui, prima di sparire dal mondo per lasciare lo spazio a vite umane rinnovate, fa parte di questo scopo…

* * *

se vogliamo nobilitare la biologia, diciamolo pure, allora, che siamo nati giovani e sprovveduti per diventare saggi invecchiando (qualche volta: io, da eterno Peter Pan, mi sento un abusivo nel gruppo…).

ma la verita` e` che e` altrettanto scopo della nostra vita la giovinezza con le sue illusioni e lucide determinate follie che la vecchiaia col suo saggio disincanto: definire questo piu` saggio e` soltanto la  consolazione della vecchiaia.

* * *

ogni eta` della vita vive il suo presente: ogni eta` della vita ha il suo scopo.

e il fatto stesso che viviamo eta` differenti in cui la vita ci appare dotata di un significato diverso dimostra che nel suo insieme di scopi contradittorii la vita non ne ha veramente nessuno di suo.

salvo quello globale di continuare ad esistere in quanto specie, che ci trascende tutti come persone e ci permette di vivere con felicita` anche l’approssimarsi alla morte soltanto se ci sostiene l’amore per gli altri e per chi e` piu` giovane di noi.

Io commentavo così:

Siamo saggi o rimbambiti? Cos’è che connota veramente un saggio? E’ un modo elegante per dire che una persona esperta e colta sta ormai invecchiando ed è fuori gioco? In un mio blog scritto nel 2012 dopo un grave incidente in montagna  scrivevo questo:

La propria morte. Tanti anni fa durante il corso di dottorato Aldo Visalberghi, un vero maestro che ha inciso nella mia vita, tenne una lezione su Darwinismo e pedagogia in cui presentava la trasmissione del sapere e della cultura come un momento dell’evoluzione dell’universo che da evoluzione biologica era diventata, con l’uomo, evoluzione culturale. Una visione che poneva la scuola e l’educazione al centro di un processo cosmico e gli educatori come servitori di tale processo. Questa riflessione ha ispirato spesso il senso del mio impegno nella scuola. Ma in quella conferenza così importante inserì anche una domanda apparentemente banale su cui non avevo riflettuto abbastanza. Che cosa differenzia l’uomo dagli animali? Tralascio la dissertazione e arrivo alla risposta: la consapevolezza di essere mortale. La genesi e il peccato di Adamo, Socrate, le religioni hanno chiaramente affrontato la questione ma la consapevolezza esistenziale individuale è altra cosa. È una maturazione che ci portiamo dietro tutta la vita e che passa attraverso i lutti per i nostri cari, la morte dei bambini, gli accidenti imprevedibile che coinvolgono i giovani. La questione può generare paure ed ossessioni ma anche liberazione, sicurezza, serenità. Un incidente così grave, un chiarissimo richiamo alla tua fragilità, alla precarietà della vita è un gradino in alto verso una consapevolezza più matura, ti rende più uomo diverso dagli animali. Sei un po’ più umano se sei più consapevole della tua morte, indipendentemente da ciò che pensi o credi sul dopo.”

Ora che noi anziani in pensione siamo stati liberati dal problema del lavoro, che non possiamo far più carriera, che difficilmente produrremo nuove cose interessanti ed importanti, ora che non siamo più necessari, ora che il senso della nostra vita prende forma liberandosi degli accidenti della corsa, della competizione, dell’accumulo, del successo, del possesso, la saggezza è ciò che rimane della nostra umanità come capacità di dono. Come dice Bortocal.

Questa mattina mi sono svegliato pensando al post di Bartocal e ho visto dalla finestra un albero di Cachi. Completamente spoglio, rinseccolito con tanti frutti arancioni più meno sfatti su cui numerosi uccellini becchettavano per la prima colazione. Forse è questa la saggezza degli anziani? A me piacerebbe che fosse questo.

 

Qui finisce la citazione, auguro a tutti di invecchiare bene portando frutti maturi e succosi. In particolare a Paolo che oggi festeggia 30 anni.

rubli

too big to fail

La grande madre Russia, l’orso dalla zampata nucleare, l’economia dal ricco surplus da vendita di gas rischia di affondare nella tempesta finanziaria di questi giorni. Il rublo ha perso metà del suo valore.

C’è ancora qualcuno in giro che pensa che l’Italia si possa permettere una moneta nazionale e sfidare così la sorte di una navigazione in un mare finanziario così pericoloso? Marengo d’oro o grillino d’argento?

Forse dobbiamo smetterla di pensare che siamo troppo grandi per poter fallire, di ricattare l’Europa, la Germania, gli Usa pretendendo che altri paghino i nostri debiti. Se la Russia può fallire, qualcuno avrà riguardo per l’Italia?

supermercato

Paese smembrato

Riporto in primo piano il commento dell’amico Franco al post di ieri Trappolone.

Se il mio pezzo era un tentativo di vedere le cose da un punto di vista non convenzionale, il suo ha la caratteristica di essere profondamente autentico, partecipato e dolente. Grazie Franco.

ciao caro Prof. concordo su tutto quanto hai scritto, con la tua solita capacità di sintesi.
aggiungo solo un’ulteriore riflessione, frutto della notizia recente che per ogni euro che va al ceto medio, dieci euro vanno ai ricchi, come a dire la storica forchetta ha da tempo rotto il fermo centrale e si è decisamente “sforbiciata”, e credo che questa apparente semplice notizia racchiuda tutto.
Resto della convinzione che questa storia sia solo frutto di una macchinazione dei soliti “poteri forti” e che è servita a distogliere l’attenzione, del “popolino”, e che ben altre macchinazioni sono in atto da oltre 20 anni in questo paese, e la dimostrazione l’abbiamo sotto gli occhi tutti. Un paese ormai smembrato, spacchettato e venduto a pezzetti. Siamo oramai diventati la “colonia” del mondo, o meglio dei poteri forti mondiali, a partire dalle multinazionali dell’alimentazione per finire agli emiri arabi, passando dal Giappone, Cina ecc. ecc.
giorni fa leggevo che oltre il 75% dei marchi storici italiani (Barilla, Peugina, Buitoni, Motta, Maserati, Ducati, MV Augusta, Alemagna, Pernigotti, Sperlari, Parmalat, Bulgari, Armani, Gucci, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Eridania, Orzo Bimbo, Bertolli, San Pellegrino, Algida, Antica Gelateria del Corso, Findus, Indesit, Pastificio Garofalo, Krizia, Poltrona Frau, Valentino, Amaro Averna, Riso Scotti, Spumanti Gancia, Fiorucci salumi, Gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni che vende marchi come il Parmigiano Reggiano o la Grana, Birra Peroni, Birra Moretti) e l’elenco è solo un esempio, perché la lista sarebbe molto più lunga. Per cui di cosa vogliamo parlare?

Il petrolio è sceso in poche settimane da 100 $ al barile a 60$, un calo del 40$, che alla “pompa” si è tradotto in pochi centesimi.
un chilo di pane oramai è arrivato quasi a 4 euro al chilo, quando la farina all’ingrosso (e per ingrosso intendo la semplice Metro dove mi rifornisco per il negozio) costa 46 centesimi al kg.

nel 2013 la percentuale di ragazzi italiani, fra cui numerosi futuri “cervelli” è triplicata rispetto alla media degli anni precedenti. attendiamo ansiosi di conoscere la percentuale dell’anno che sta per finire per avere conferma che questo paese è al “dolce”.

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Trappolone

La mattina della retata che ha fatto emergere le indagini sulla mafia della Capitale, quella della perquisizione della casa di Alemanno, ci siamo trovati i carabinieri sul pianerottolo di casa, un nostro vicino è tra gli indagati.

Ho capito subito, si tratta infatti del commissario straordinario che sotto Alemanno gestì l’emergenza Rom e rifugiati, le cronache giornalistiche facevano presagire la tempesta e tra me e me mi chiedevo se il mio vicino avrebbe avuto noie. Tuttavia è stato un trauma pensare che quel giovane dinamico e cordiale, affezionato ai figli e alla famiglia possa essere un mafioso o un corrotto. Ho pensato ai figli ancora piccoli che lui tutte le mattine accompagna a scuola visto che la mamma esce molto presto per il lavoro, ho pensato che in ogni caso questa inchiesta lo travolgerà per moltissimo tempo, forse i figli saranno adulti quando i sospetti potranno essere dissipati. Sì, perché sono intimamente convinto che non c’entri nulla e che, se è innocente, in questo clima di caccia alle streghe farà fatica a dissipare dubbi e sospetti.

Anche per questo mi sono astenuto dal commentare i fatti che stanno emergendo, ho solo ripreso su FB quegli articoli  che uscivano dal coro dei moralisti per bene che finalmente trovavano nella destra eversiva e nelle cooperative rosse abbastanza marcio da assestare forse il colpo decisivo al nostro sistema democratico.

Ormai in televisione non c’è scampo, o budini e brasati o mafia e corruzione. Salvini e Grillo gongolano, la lega ormai si presenta come pura e illibata, la sola a poter contrastare la mafia che dilaga ovunque. Peccato che quando Maroni era ministro degli interni reagì vivacemente contro i giornalisti che denunciavano la mafia al Nord. Sembrava una blasfemia, ora la cosa è data come ovvia, la lega che per un ventennio ha governato al Nord subendo l’invasione delle varie mafie ora si candida come forza nazionale per fare un ripulisti. L’altro leader ha sbianchettato la mafia, ora è lo Stato la vera grande mafia che ci taglieggia con le tasse.

Ecco qui, in disordine, alcune riflessioni che mi sono venute  alla mente in questi giorni.

Le scorso anno c’era il movimento dei forconi, un clima insurrezionale che coinvolgeva ceti sociali normalmente piuttosto quieti, un’ondata emotiva indignata per le tante cose che non funzionavano soprattutto per le tasse. Quel movimento si placò dissolvendosi  come neve al sole appena ci dissero che c’erano degli infiltrati con precedenti penali. Ci siamo aggrappati a Renzi incoronandolo nuovo condottiero giovane e gagliardo ma la battaglia in campo aperto contro le regole stringenti della finanza si è trasformata in una guerra  di  trincea con un logoramento lento ma inesorabile. Scoprire che neppure le onlus, le cooperative sociali, le associazioni rosse si salvano dalla brutale difesa dei propri interessi economici e dall’arricchimento illecito ha riacceso l’indignazione di quella parte di popolazione che non spartisce la torta e che si sente sempre più precaria. La magistratura lavora con i suoi tempi, indaga per mesi ed anni e prepara dossier ma spesso ha delle accelerazioni che sembrano volute, sembrano rispondere ad un disegno politico. E’ quello che ha sempre detto Berlusconi il quale peraltro andò al potere cavalcando proprio un’ondata di sdegno causata nella popolazione dalle indagini dei giudici. Poi egli stesso subì gli effetti degli avvisi di garanzia spiccati sul più bello quando era sul palcoscenico del mondo nel club delle nazioni più ricche. Non la penso come Berlusconi, la magistratura ha i suoi tempi lentissimi ma deve accelerare quando gli eventi, le denunce, le spiate scoperchiano dei reati che il magistrato non può ignorare. Ma questi tempi possono essere decisi proprio da chi delinque, magari dalle mogli tradite che portano in procura interi dossier di carte, fogli, foglietti e fogliettini.

Ora ci sono i telefoni intercettati, una miniera di informazioni, illazioni, depistaggi, denunce, quasi prove che in quantità inestricabile pervengono sui tavoli degli inquirenti.

Da quanto si sa, i capi di questa organizzazione sono abituati a frequentare carceri, aule giudiziarie, uffici di polizia. Se la sono cavata in questi decenni, hanno fatto i soldi, si sono redenti, sono ritornati ad essere persone rispettabili … siamo certi che non abbiano qualche santo in paradiso che li ha avvertiti che i carabinieri li tenevano d’occhio? chi ci assicura che certe conversazioni non siano costruite ad hoc per fare una grande frittata in cui un buon numero di innocenti o viole mammole in buona fede non siano insozzate da questo mare di merda che si nasconde sotto la rispettabilità di lussi, ville, cene, protocolli, contratti, opere buone e solidali? Non voglio fare l’apologia del mio vicino di casa, dico solo che in passato dai maxi processi sono emerse poche condanne, tanti proscioglimenti dopo mesi ed anni di accuse infamanti.

Allora seguendo questo ragionamento mi viene da pensare che è sospetta la violenza con cui si enfatizza il marcio della sinistra e sembra viceversa incredibile ciò che si dice di Alemanno e della sua squadra. Ora la stampa è tutta schierata, Roma è un verminaio in cui è pericoloso vivere, nulla si salva, verrà fuori che anche il papa aveva ricevuto qualche cooperativa che aveva preso i soldi della beneficenza comunale.

Chi mi legge sa come la penso dei moralisti palingenetici, non cambio idea nemmeno ora.

Alla fine penso che il trappolone sia proprio per Renzi, non l’hanno pianificato i banditi, men che meno i carabinieri. Il trappolone lo  stanno servendo su un piatto d’argento gli organi di informazioni variamente legati al potere mediatico di centro destra. Non si salva nessuno e Renzi oltre all’impotenza della politica economica deve mostrare pari impotenza nella rigenerazione morale della società. Risibile l’aumento delle pene, da 4 a 6 anni di reclusione, come dire che l’ergastolo fa diminuire gli omicidi.

Questa vicenda mette in crisi il renzismo in quanto decisionismo efficientista: il marcio che emerge tocca i comportamenti collettivi e singoli a tutti i livelli e non ne usciremo con le battutine estemporanee con tweet o i video girati con le luci soffuse e diffusi dai telegiornali compiacenti. Staisereno detto a un proprio compagno di partito a cui si sta per fare le scarpe ha lo stessimo valore degli avvertimenti trasversali dei metodi mafiosi.

Ho pensato al trappolone quando ho visto la foto della tavolata in pizzeria con Alemanno il capo delle cooperative Poletti ed altri faccendieri ora coinvolti nell’inchiesta. C’è un particolare che fa pensare. Il personaggio seduto all’altro tavolo, ripreso con chiarezza della foto, quello con la maglia azzurra con su scritto ‘Italia’ sembra sia un noto pregiudicato in odore di mafia. Quella foto così compromettente chi l’ha scattata? chi l’ha data ai carabinieri? perché il sindaco e i suoi ospiti non si possono permettere una saletta riservata come accade in tutti i ristoranti civili anche per una festicciola di compleanno? Presenza compromettente  programmata?

Forse leggo troppi gialli.

Su G+ commenti che trascrivo:

Massimo Sala    Ieri alle ore 22:08

Preside, non è una pizzeria ma credo sia una sede della 29 giugno. La foto è del 2010 e se si allargasse il campo ci sarebbero, immagino, molti altri pregiudicati oltre a Casamonica…. Se la cooperativa lavora con i carcerati o ex carcerati e…. a quella cena c’erano anche i soci……
Per il resto concordo….
Io rispondo:
Grazie della precisazione che in parte smonta la mia idea della macchinazione rispetto alla foto ma che rinforza l’idea che su questa vicenda si stia speculando oltre il dovuto. Continuo a pensare che il recupero di coloro che sono stati condannati sia una cosa molto nobile e che questo mondo del volontariato sociale debba essere rispettato e onorato. Gli inquirenti e la magistratura avranno un compito non facile nel separare il grano dalla pula perché ogni comportamento umano ha sempre un certo grado di ambiguità e di compromissione. Noi cittadini dovremo essere in grado di discernere con giudizio per non cadere nell’intolleranza del moralismo irrazionale che vede nei più deboli i brutti e i cattivi.
Massimo Sala:  non avrei saputo dirlo meglio.
simbolo  z

Si può essere tranquilli?

Molti di noi provano un disagio, una irrequietudine di fronte alla realtà che ci circonda, di fronte alla rinascita di rigurgiti di irrazionalità che speravamo superati.

Oggi Anna Contessini mi ha inviato un testo di Marco Brazzoduro. Quasi una poesia che esplicita l’inquietudine che ci toglie la parola,

Li Brucerei vivi

Io stanotte non riuscivo a dormire.
L’ennesima discussione sui Rom. “Li brucerei vivi” ha scritto qualcuno…Tutti senza distinzione. Ho chiuso fb, spento il cellulare, sono andata a letto schifata, orripilata. Mi giravo e mi rigiravo.
Pensavo ad altri scenari, stesso odio, stessi stereotipi, stesse frasi orribili, gli ebrei ci rubano il lavoro, i soldi, la nostra identità, sono deicidi, adorano il diavolo… “Li brucerei vivi” e li bruciarono. Nei forni. Ebrei, storpi, Rom, omosessuali…
Io stanotte non riuscivo a dormire.
“Li brucerei vivi”. Pensavo alla caccia alle streghe. Povere donne sapienti, al rogo per odio, ignoranza e sospetto.
Io stanotte non riuscivo a dormire.
“Li brucerei vivi”. Stessa ignoranza, sospetto, odio. Ma le conoscete ” Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case…” le persone che volete bruciare?
Sapete cosa vuol dire vivere in baracche, circondati, disprezzati, con solo l’acqua per mangiare e poco da vestire, con i bambini comunque da crescere?
“Li brucerei vivi” e magari andate a messa e fate la comunione ogni domenica, tornate nelle vostre case comode e accoglienti, giocate con i vostri figli, a cui date tutto ciò che desiderano.
Li conoscete i figli degli “altri”? Io si. Sapete i loro nomi? Io si.
Io che stanotte non riuscivo a dormire.
“Li brucerei vivi”.
Pensavo ai miei alunni Rom.
Walter che vuole sempre leggere col suo vocione grosso e disturba i compagni, che non vogliono sedersi vicino, Giuliano con gli occhi tristi che mi dice “prof quest’anno mi impegno. Alle elementari sentivo una maestra che diceva agli altri, lasciatelo perdere, loro sono diversi…io ero piccolo, ma capivo!”, Marina che mi regala un disegno dicendomi “Sei tu”, Valeria che si stupisce felice quando dico qualche parola in lingua rom, Johnny chiuso nel suo mondo di difficoltà che fa quello che può, Dennis che si infuria e poi piange non riuscendo a gestire la sua rabbia interiore, Charlie quasi maggiorenne che fa già il meccanico ma che capisce l’importanza della licenza media, Brandon figlio del vento, grande e grosso, chino sul suo quaderno che impara a far la spesa in francese, Tony, un furetto tutto occhi che vorrebbe alternare lezione e uscita in giardino…
“Li brucerei vivi”.
I “miei” ragazzi. Che i genitori mandano a scuola un po’ per ragioni di soggiorno o perché sennò i servizi sociali glieli tolgono (lo sapete che anche loro amano i figli, o no?) ma anche perché capiscono che è un riscatto sociale.
“Perché è importante studiare le lingue, ragazzi?” chiedo a tutti il primo giorno di scuola. “Per viaggiare, per fare amicizia, per i turisti”. Loro no. Per un lavoro, dicono, con la speranza negli occhi. Io non ho il coraggio di dire che forse un lavoro non glielo darà nessuno, in quanto Rom. “Li brucerei vivi”. Non ho il coraggio di bruciare loro la speranza. Non ancora…Lacrime dentro, sorrido e dico loro, l’importante è l’impegno, tu ti impegni e io ti aiuto. Si chinano sul quaderno e fanno quello che possono. Giú le mani dai miei ragazzi!!!
“Li brucerei vivi”.
Io stanotte non riuscivo a dormire