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Manovra spericolata

Così, anche con la finanziaria il nostro tenero virgulto ci ha stupito: in quattro e quattr’otto 36 miliardi di euro cioè 72 mila miliardi di vecchie lire di aggiustamenti tra nuove entrate, nuove uscite, sconti fiscali, risparmi e tagli. Una manovra espansiva a suo dire che dovrebbe fare il miracolo di rianimare un sistema da almeno tre anni sull’orlo del baratro.

Ai tanti commenti letti in questi giorni vorrei aggiungerne solo due considerazioni che mi sembrano poco presenti.

La riduzione delle tasse va a favore delle sole imprese attraverso la cancellazione della quota IRAP calcolata sul numero dei dipendenti. Chi ci assicura che questo sconto fiscale sarà impiegato per nuovi investimenti e miglioramenti dei prodotti, per l’aumento della competitività? In un mercato con eccesso di offerta è più facile che diventi profitto ed utili che ingrasseranno chi già ha accumulato troppo.

Altro regalo alle azienda è la fiscalizzazione degli oneri previdenziali per coloro che sono assunti a tempo indeterminato. Non ho capito se l’INPS incasserà tali contributi direttamente dallo Stato o semplicemente saranno soldi in meno che entreranno nelle sue casse. In entrambi in casi il governo Renzi ha intenzionalmente messo una autentica bomba sotto l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. In una fase recessiva, meno reddito da lavoro determina meno contributi in entrata, si aggiunge questo provvedimento che esenta una parte dei lavoratori dal pagamento dei contributi, ma le pensioni vengono erogate normalmente. Si produrrà rapidamente uno squilibrio per cui tra un anno o due ci convinceranno che non è giusto che lo stato paghi le pensioni e ne vedremo delle belle … a tanto nemmeno Berlusconi arrivò.

E tutto ciò non stimola i consumi anzi li raggela nel timore che manovre spericolate di un guidatore incosciente e gradasso ci facciano precipitare nel burrone.

Il guidatore è incosciente e gradasso ed usa freno ed acceleratore sul ciglio di un burrone ma temo sia anche incompetente: aumentare la tassazione su coloro che accantonano, risparmiano in vista di un fondo pensione significa punire il risparmio nel momento in cui si forma, significa disencintivare quei capitali privati che servono per far partire la ripresa … ma fa molto sinistra dire che anche i fondi pensioni sono capitale finanziario che va punito a favore degli stipendi dei precari e dei giovani. Magnamose tutto così il PIL cresce!!!

Poiesis

La mia amica Giovanna mi ha rimproverato: scrivo troppo di Renzi senza essere  un politologo. Mi legge più volentieri quando rifletto sulla vita. Vero, ma questo blog non segue una pianificazione razionale, registra gli umori, le riflessioni, le paure, le commozioni di tutti i giorni e in questo momento la temperie renzista come risposta all’irrazionalità strisciante in Italia e nel mondo mi inquieta. Mi ostino quindi ad analizzare e registrare l’evoluzione dei fatti per poter verificare a posteriori se le mie interpretazioni sono corrette. Magra consolazione di chi vede di non poter influire molto sulle vicende del mondo che si susseguono in modo impetuoso,  questo sin dall’inizio era l’obiettivo del mio blog.

Così, Giovanna mi ha proposto come tema quello della poiesi e per tutto il pomeriggio di ieri abbiamo passeggiato discorrendo nel centro di Roma e  finendo con sederci davanti a un buon caffè al ghetto. Siamo partiti da una questione generale e cioè di quanto possa influire sul sentimento di efficacia del proprio lavoro il contesto culturale in cui si opera: lavorare a Roma è cosa diversa dal lavorare a Milano. Già solo se si pensa agli appuntamenti e alla puntualità si vede che sono due mondi lontani che chiedono per sopravvivere competenze personali diverse. Continua a leggere

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Renzismo triunfans o una vittoria di Pirro?

Oggi su Huffingtonpost Lucia Annunziata in un lungo ed articolato post sostiene che l’approvazione del Jobs Act al Senato ha segnato la vittoria del renzismo e la sostanziale fine del PD come partito di centrosinistra e della concezione novecentesca ed operaista della sinistra. Mi auguro che la sua analisi, certamente sofisticata ed intelligente, sia sbagliata nella sostanza . Annunziata non considera il peso del voto dei cittadini e dà per decisive le posizioni dei poteri forti, dei centri di interesse, delle consorterie varie che in questo momento si sono innamorati di un personaggio apparentemente forte, del giovane Renzi. Ma la Annunziata, oltre ad essere una fine analista, conosce molto bene le cose del mondo e parla con cognizione di causa.

A me  sembra però che questa del Jobs Act al Senato sia una vittoria di Pirro. Qualche riflessione in disordine.

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p.bersani

Renzismo pericoloso

Sono molto preoccupato. Man a mano che il renzismo mostra il suo volto, appare più evidente la sua natura sottilmente violenta che non solo non rispetta i vecchi ma neppure le istituzioni. La parola rivoluzione usata a sproposito sempre più spesso anche per qualificare l’anticipo del TFR, se l’avesse proposto Tremonti lo facevano a pezzetti, fa apparire queste faccette semigiovani e ben liftate come molto pericolose perché non sanno quel che dicono e fanno.

La mancanza di rispetto lo si è vista ieri: ricevere alle 8 di mattina i sindacati per un’oretta e dopo i datori di lavoro per un’altra oretta e liquidare il tutto davanti ai giornalisti con un ‘tireremo diritto’ mi ricordano terribilmente il famoso discorso di Mussolini sulle camere come bivacchi. Infatti oggi nel pomeriggio una camera DEVE approvare un testo elaborato in queste ore, nella notte. Prendere o lasciare perché domani il nostro non deve sfigurare con la severissima maestra Angela.

Mancanza di rispetto, direi meglio, disprezzo.

Non mi voglio ripetere perché queste cose le dicevo qualche mese fa e invito gli affezionati lettori a riandare all’articolo In bilico.

Oggi ho trovato sulla rete un bell’articolo di Bersani di qualche settimana fa.

Ne cito solo un brano perché mi sembra che Bersani analizzi benissimo la situazione in cui ci troviamo come nazione e come sinistra. I grassetti sono miei.

Se dal lato questione sociale dobbiamo riprendere il profilo di un grande paese capace di produrre e di vendere nel mondo nuovo, nostro mestiere da mille anni, questo non sarà possibile senza affrontare il tema politico. Questione morale, tangentopoli, post Muro, discredito della politica, impronunciabilità della parola partito, berlusconismo, personalizzazione, demagogia, impossibilità di incanalare il consenso in grandi tradizioni politiche… È solo un elenco sommario delle questioni da affrontare. In breve, la sfida è costruire un collettivo stabile, un’organizzazione che tenga insieme questo paese che mai è stato tenuto insieme dalle istituzioni, ma sempre dalle grandi correnti e culture politiche. In una società dalle reti corte, caratterizzata da tanti individualismi e localismi, serve chi sappia dare un solco, un senso, che consenta di affrontare riforme e cambiamenti. L’alternativa è farsi risucchiare nell’interpretazione verbaiola, massimalistica, demagogica e personalistica della democrazia, cioè restare nel solco degli ultimi vent’anni.
Uscire da questo ventennio o restarci dentro? E cioè: partiti come soggetti politici o come spazi politici? È questo il vero dilemma nazionale. Per me, ecco, il partito della nazione è un partito che, dal suo punto di vista soggettivo, interpreta il problema nazionale. Rifuggo dall’idea del partito pigliatutto.
Nel nostro statuto abbiamo scritto che noi siamo un partito “di iscritti e di elettori”. Se diventiamo solo un partito di elettori, se gli elettori sono tutto, allora chiunque può venire in casa nostra a fare la destra e la sinistra. Attenzione, perché significherebbe costruire un peronismo all’europea.

Pier Luigi Bersani

Onora il padre e la madre

Avevo deciso di tenere per me le emozioni provate alla festa del mio gommista di ieri pomeriggio ma quando a 8½ ho seguito la sconclusionata intervista per promuovere il libro della Bignardi, assistita da Severgnini, che faceva il controcanto, ho deciso di raccontare il mio emozionante pomeriggio.

Ho provato una repulsione quasi violenta per questi due finti giovani, attempati giovanilisti, paladini dei giovani precari, espressione lampante di ciò che è il populismo: il ricco che aizza il povero a sparare su un nemico che il ricco ha identificato. Entrambi erano però in difficoltà perché da renzisti ante litteram, da giornalisti in grado di potenziare nel tempo un personaggio politico, ora avevano dei ripensamenti ma non potevano esplicitarli, Renzi è ancora nella fase triunfans e non conviene inimicarselo!

Ma torniamo al mio racconto dello splendido pomeriggio.

Un mese fa il mio gommista mi mandò una email annunciando che il 4  ottobre avrebbe festeggiato il 50simo  anniversario della apertura della sua officina. Ieri mattina arriva un’altra mail per ricordare l’appuntamento. Decidiamo di andare, l’officina si trova a due passi da casa nostra e mi sono da sempre servito da Massimo. Arrivati, troviamo l’officina trasformata in un luogo quasi surreale per ricevimenti all’americana: nessun odore di oli consunti o di gomma, tavolata con un’enorme porchetta che due sapienti camerieri affettavano e con cui imbottivano della pizza bianca, l’angolo dei fritti, l’angolo dei dolci, l’angolo delle bevande, un servizio per registrare chi chiedeva di accedere ad un buono sconto per i prossimi mesi. L’accoglienza è semplice e cordiale e quasi tutti noi clienti abbiamo una conoscenza diretta del nostro ospite che accoglie tutti con attenzione. E’ questa la caratteristica della sua officina, appena arrivi con la macchina con un problema, l’attenzione è immediata. Il principale dispone che qualcuno dei ragazzi ti serva e se sono tutti occupati si scusa se devi aspettare 10 minuti. Se hai bucato, in un’ora il lavoro è fatto. Un posto in cui sei servito e rispettato. Un posto in cui Massimo non ha mai imprecato contro le tasse o il governo, in cui i 5 o 6 meccanici che lavorano con lui  stanno al pezzo con attenzione senza battere la fiacca.

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Quando siamo diventati quasi una folla tanto da creare problemi al traffico della strada di fronte, Massimo invita tutti davanti un grande manifesto colorato che celebrava l’anniversario con una sua bella foto in primo piano. Chiede il silenzio e, aiutato da un giovane meccanico, fa cadere il manifesto. Scopre una gigantografia in bianco e nero in cui si vede un corpulento meccanico che tiene per mano un bambino davanti a due fiat seicento. Massimo visibilmente emozionato e commosso dice questo ero io e tutto questo lo devo a mio padre. Ed ora buon appetito, festeggiamo. I suoi occhi erano lucidi ma molti di noi, vecchi clienti, abbiamo discretamente nascosto una lacrima di commozione. Io ho pensato: ecco cosa vuol dire Onora il padre e la madre! La festa è andata avanti per molto tempo con un ricambio continuo di ospiti e con una dovizia di cibarie da far impallidire un matrimonio. Massimo era fiero, non solo della sua evidente ricchezza ma dalla ancor più grande ricchezza di amicizie e di simpatia che circondava la sua persona e l’officina che in questi anni aveva messo in piedi. C’era anche il figlio, un giovanotto che frequenta la LUISS, con lui  i suoi amici, ragazzi e ragazze sorridenti e semplici che rinverdivano un po’ la schiera di noi vecchi clienti con i capelli bianchi o grigi.

La mia emozione nell’osservare quella festa dedicata alla celebrazione di una avventura che partiva dal padre, che onorava con cibi e libagioni, non era solo legata al ricordo di mio padre che era cliente del papà di Massimo, ma soprattutto dal ricordo di una delle prime volte che andai a cambiare le gomme da loro. Era forse il 1980 o 1981 avevo 32 anni insegnavo all’Istituto tecnico Fermi di via trionfale e Massimo si era da poco diplomato ed era iscritto all’università ma lavorava anche nell’officina del padre. Non ricordo i particolari, ma ricordo distintamente che i due non erano d’accordo, il padre voleva che il figlio studiasse ma il figlio preferiva lavorare o viceversa il figlio voleva studiare e il padre voleva dare continuità all’officina. Poco importa, ricordo che sono stato testimone di un dissidio, di una discussione come sempre c’è tra un padre e un figlio. Quel ricordo rendeva ancora più commovente la celebrazione che ora Massimo aveva imbandito per tutti noi.

Tornato a casa le chiacchiere televisive dei due giornalisti scrittori mi hanno profondamente infastidito per la vacuità dei discorsi rispetto alla intensità e l’autenticità della sagra paesana che avevo vissuto nell’officina e a un certo punto quando la Bignardi ha fatto l’apologia della rottamazione ho capito quanto aberrante sia quella parola e quella linea politica.

Ho capito che quel connotato del giovanilismo rottamatore di questi giovanotti che hanno preso il potere senza portare rispetto ai loro padri è una autentica bestemmia, una gravissima ferita al tessuto della relazioni di una società che ha bisogno di riscoprire la solidarietà tra generazioni, tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri, tra uomini e donne, tra autoctoni ed immigrati.

Grazie Massimo per la mangiata e per il ristoro dell’anima che proviene dal  luminoso esempio del tuo lavoro.

PS del 7 ottobre. Massimo mi ha ringraziato per questo racconto ed ha precisato che ‘era mio padre che “spingeva” per farmi studiare, ma fin da ragazzo ero ben determinato a proseguire l’attività di famiglia’. Ed io ho replicato ‘Anche in questo suo padre era un grande’. 
In effetti il comandamento dice onora il padre e la madre ma non dice obbedisci al padre e alla madre. Essere liberi nelle nostre scelte da figli non ci impedisce di rispettare o onorare i nostri genitori. 
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Attivismo renzista

Tra le caratteristiche del renzismo c’è certamente l’attivismo, la velocità, il movimento. Ormai Renzi sembra Fregoli ed ora che si è lanciato con l’Inglese e ha superato ogni residua timidezza lo vedremo spesso sulla piazza di Londra o sulle reti televisive internazionali a pronunciare discorsi che hanno la solennità di annunci quasi storici. Ogni giorni c’è un tema nuovo e non si fa a tempo a capire bene una proposta di legge che subito c’è un’altra riforma che avanza.

Questa mattina ho letto un bel commento di Boeri e Bordignon sulla monovrina del governo presentata in questi giorni e che dovrà essere approvata a Bruxelles. Consiglio di leggerla con attenzione.

C’è una cosa che mi ha fatto pensare e su cui vorrei riflettere ora.

Se ho capito bene le tabelle, verrebbe fuori che a legislazione invariata, cioè se non si fa niente, il debito pubblico, lo stock che ogni anno aumenta per effetto dei deficit annuali del bilancio dello Stato sarebbe inferiore a quello che si avrà se fosse effettuata la manovra proposta.

In effetti il governo sta cercando di rianimare l’economia e quindi indirettamente aumentare l’occupazione aumentando la spesa pubblica arrivando così al 2018 con un debito più alto. Ovviamente la manovra assume l’ipotesi che la maggiore spesa possa aumentare il PIL e quindi il rapporto debito/PIL ne trarrebbe vantaggio seppur di pochissimo.

E’ quello che sta facendo la Francia impostando un bilancio con un deficit del 4% cercando anche lei di rivitalizzare la propria economia stagnante con una iniezione di investimenti o di spese pubbliche. Renzi si è immediatamente accodato alla posizione francese annunciandolo a Londra con un chiaro accento aggressivo nei confronti della Germania che continua a predicare il rigore di bilancio.

Tutti in Italia sono ormai diventati Keynesiani e il rigore europeo e i vincoli imposti da una moneta forte qual è l’Euro sono visti come l’orticaria. Facile per Renzi cavalcare questo sentimento molto diffuso. Salda è in lui la fede nel valore delle immagini e degli slogan, la certezza che l’economia sia una sovrastruttura culturale, una finzione collettiva determinata dal sentimento e dell’entusiasmo. Dimostrato ampiamente il ruolo della paura per attivare nei gonzi comportamenti irrazionali che li portano a svendere ciò che hanno di più prezioso. Renzi è convinto che riaccendere una scintilla possa riattizzare il fuoco ma non vede che la legna o è umida o somiglia alla paglia. Forse quando faceva il boy scout non gli è capitato di accendere il fuoco intorno a cui cantare la sera, forse lo lasciava fare ai suoi compagni meno svegli e meno chiacchieroni.

E’ vero, può capitare che ci sia un innesco capace di riaccendere il fuoco, potrebbe essere l’abolizione dell’art. 18, potrebbe essere il TFR anticipato, possono essere gli sgravi fiscali, potrebbe essere la restituzione dei debiti della PA , ma …. questo iper attivismo spasmodico e frettolosamente superficiale per cui si discute e ci si accapiglia su testi generici di poche righe e non su corpose disamine dei pro e dei contro di testi legislativi chiaramente definiti, questo attivismo renzista (da non confondere con quello renziano) assomiglia alla frequente situazione di un fuoco che non parte in cui quattro o cinque persone, che si piccano di sapere come fare, intervengono, chi con la carta di giornale, chi con l’alcol, chi con della paglia, chi sventolando, chi aggiungendo legna, chi togliendo quella che c’è … con il risultato che non ci si riscalda né si cuociono le salcicce.

L’articolo di Boeri mi ha suggerito un’idea un po’ bislacca: ma allora conviene non far niente! niente manovra, niente nuove leggi per 1000 giorni e vediamo cosa succede!

Le aziende telefonerebbero ai consulenti del lavoro per dire di sbrigarsi ad assumere quei tre che servono perché tanto nei prossimi 6 mesi non ci sarà quel nuovo fatidico contratto più favorevole all’azienda di cui si discute, chi deve ristrutturare una casa saprà che il beneficio del 50% finisce il 31 dicembre e bisogna sbrigarsi. Il giovanotto di belle speranze smette di sognare strani sussidi di disoccupazione, quelli in cassa integrazione speciale sanno che alla scadenza non ci saranno rinnovi, tutti smetteremmo di coltivare strane attese sollecitati da miracolose promesse ma … saremmo rassicurati che non ci sono nuove sorprese fiscali, non ci sarebbero ansie e timori di strani espropri proletari sulle pensioni.

L’annuncio di un riforma può avere un effetto positivo se si traduce realmente in una azione visibile e verificabile se la persona che effettua l’annuncio ci appare affidabile onesto e realista, l’annuncio diventa fonte di frustrazione  e di aggressività se viene sostituito il giorno dopo da promesse ancora più mirabolanti in un rilancio continuo contrabbandato come iper attivismo.

Caro Renzi lasciaci tranquilli per un po’, amministra bene la cosa pubblica, spendi celermente i soldi che hai, fai due o tre leggi serie sul falso in bilancio e sulla economia illegale e in nero, combatti l’evasione fiscale, fai una nuova legge elettorale decente e ridai voce ai cittadini nelle urne. E riposati!

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Renzismo 3

Continuo la mia riflessione sul renzismo a partire dalle dimissioni del maestro Muti dall’Opera di Roma.

Non conosco bene i dettagli della questione ma credo si possano riassumere così: il maestro stufo dei ricatti e delle inefficienze dell’apparato del teatro, maestranze, artisti, burocrazia, se ne va forse all’estero dove è certo di poter lavorare meglio, il comune di Roma, principale azionista del teatro decide il licenziamento dell’orchestra e del coro decidendo che si avvarrà di contratti privatistici in outsorcing. Facile immaginare che si aprirà un nuovo caso Alitalia.

Le implicazioni di questi fatti sono molteplici e sono legate alla crisi in cui stiamo sprofondando, come se un pozzo del nostro petrolio all’improvviso si fosse prosciugato.

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