ribollita_1

Ribollita toscana

Alla Leopolda viene servita di nuovo la minestra riscaldata di buone idee che in questi anni ha fatto la fortuna del baldo Mattia il gradasso. Quando doveva scalzare l’establishment del proprio partito, la riunione aveva un tono innovativo, un sapore fresco e rigenerante, comunicazioni veloci e semplici, ognuno poteva contribuire con un intervento di 10 minuti con poche idee, poi si scoprì che la carta intestata del meeting era fornita da un ex manager del gruppo Mediaset ma ormai i giovani rivoluzionari piddini erano vicini alla meta, chi assessore, chi parlamentare, chi ministro, la rivoluzione era fatta. Niente stendardi del partito, accoglienza calorosa per tutti soprattutto per i danarosi di successo che non amavano Berlusconi. Ora i leopoldini sono al potere, hanno il partito, hanno il governo, hanno intere regioni ma è bello ritrovarsi alla Leopolda per continuare a sognare, a proporre, a riproporre il minestrone che il quaranta per cento di elettori sembra aver gradito. In effetti in Toscana un minestrone con il cavolo nero riscaldato il giorno dopo gode di buona fama nei menu invernali, è la ribollita.

Vedremo che cosa viene fuori, temo che a forza di riscaldare le stesse minestre avanzate con l’aggiunta di qualche ingrediente nuovo e allungando il brodo si cominci a sentire un puzzo di acido: difficile continuare a sognare se ogni giorno si deve decidere e fare e se i primi risultati del 2014 sono piuttosto deludenti, anzi preoccupanti. Il minestrone sulla Buona Scuola è lì che aspetta che qualcuno lo apprezzi e che ne chieda una secondo piatto, la pietanza dei bonus è stata un disastro, piuttosto astringente e pochi hanno concimato con i propri escrementi l’orticello del Mercato. Ora, da pochissimi giorni, Mattia ha imbandito il minestrone finanziario ma pochissimi ne sanno apprezzare il profumo, solo il capo degli imprenditori e il vecchio e malandato ex padrone d’Italia.

Di questo minestrone vorrei ritornare a parlare perché ogni giorno ne scopriamo aspetti preoccupanti.

Nel post Manovra spericolata sottolineavo i rischi connessi con agevolazioni fiscali fondate sulla riduzione della contribuzione pensionistiche: l’equilibrio finanziario  che faticosamente e dolorosamente si era ottenuto con la riforma Fornero potrebbe essere rotto rapidamente tanto da provocare nuovi interventi questa volta per pareggiare i conti dell’INPS, ridurre le prestazioni e allontanare il pensionamento.

Nel post Caro trentenne ti scrivo riflettevo sul significato della riduzione dell’IRAP a vantaggio delle imprese proprio per la parte relativa ai dipendenti, quella  che all’origine corrispondeva alla parte di competenza delle imprese di contribuzione al servizio sanitario nazionale. Non è  privo di conseguenze dimenticare il significato di alcuni tributi e pensare che le imprese non debbano contribuire alle spese del sistema che garantisce la buona salute dei lavoratori.

I risparmiatori sono finanzieri

Le riduzioni della pressione fiscale è a solo vantaggio delle imprese con l’implicita ipotesi che quanto le imprese risparmiano non diventa profitto ma risorsa disponibile per gli investimenti. Le imprese non hanno motivi per investire perché non vendono, perché le famiglie non dispongono di risorse per comprare. Un circolo vizioso che la finanziaria aggrava perché concentra la ricchezza in mano di pochi rendendoli indolenti e poco inclini a rischiare. Tremonti era stato molto più di sinistra ed efficiente con la sua legge: detassare gli utili reinvestiti nell’azienda migliorava l’efficienza e determinava lo sviluppo produttivo, ma anche quella modalità si era rivelata inefficace nella replica di alcuni anni dopo in cui la detassazione degli utili portò soltanto ad un aumento di acquisti di Suv e di beni di consumo e non di strumenti per migliorare la produzione. In effetti la Tremonti bis, in assenza di un mercato in espansione, non aveva prodotto risultati. Parallelamente a favore delle famiglie veniva incentivato, con tassazioni di favore, il risparmio previdenziale finalizzato all’accumulo di risorse per le pensioni integrative. Quel risparmio che alcuni di noi hanno accumulato quando fu chiaro che il sistema pubblico non avrebbe garantito prestazioni adeguate, si traduceva in fondi comuni che alimentavano la borsa e finanziavano le attività produttive o gli stessi Stati. Ora il governo Renzi, sentendosi molto di sinistra, considera quel risparmio e le attività economiche ad esse connesse come attività finanziarie pure, come rendite finanziarie speculative da penalizzare. Mentre riduce la pressione sulle imprese aumenta la tassazione sui fondi pensione nel momento in cui i risparmio si forma e si accumula, non nel momento in cui viene prelevato per essere speso. Il cattivo da punire è chi risparmia, il buono è colui che spende e consuma perché l’ossessione del giovane virgulto è di innalzare il PIL, quasi fosse una sorte di erezione collettiva di un nuovo totem fallico per esorcizzare ben altro mostro sempre in agguato, lo stock del debito pubblico i cui titoli cartacei o elettronici sono sparsi nelle tesorerie di mezzo mondo.

L’incertezza (del diritto) ha un costo

La finanziaria contiene delle norme retroattive, degli incrementi del prelievo che decorrono dal 1 gennaio 2014. Così Renzi pensa di attirare gli investitori stranieri? Le tabelle sono piene di ipotesi sul lato entrate, lotta all’evasione, prelievo del TFR, ottimismo come prezzemolo, e, a garanzia rispetto ai rilievi dei burocrati europei, nuove clausole di salvaguardia. Ma caro Renzi dove sta la novità? Questa se non ricordo ma fu una brillante pensata di Tremonti: se le cose non vanno come abbiamo ipotizzato se il deficit superasse il famigerato 3% annuale allora scattano nuove tasse, nuovi balzelli o aggravamento di aliquote in futuro, magari quando il governo in carica sarà decaduto per cui la prossima maggioranza dovrà far fronte ad aumenti delle imposte. Quindi ora fittiziamente si abbassano le tasse, se famigle ed imprese però non sollevano il PIL allora dovranno pagare negli anni futuri nuove tasse proprio sui consumi con l’aumento delle accise e dell’aliquota IVA. E così caro Renzi pensi di accalqppiare degli stranieri per investire in questo paese? Tutto ciò non fa che avvitare la crisi su se stessa.

Fiscal compact

Qualcuno deve spiegare a Renzi, in questi giorni in cui alla Leopolda sarà più rilassato in compagnia dei suoi discepoli, cos’è e come funziona il fiscal compact. Ditegli che non è una cattiveria della Merkel se il debito pubblico italiano supera i 2000 miliardi di euro, che si paga così poco di interessi perché l’Europa ci protegge e garantisce altrimenti sarebbe un disastro di proporzioni bibliche, che c’è poco da fare gli spiritosi con le mani in tasca e la panza di fuori, i mercati non perdonano e non sono possibili trucchetti ed espedienti del giorno per giorno.

sordi_0

Caro trentenne ti scrivo

C’era una volta il medico condotto. Una specie di missionario che assicurava anche negli angoli più reconditi del regno un minimo di assistenza medica a tutti, poveri e ricchi. I medici più importanti erano pagati in base alla prestazione e al prestigio dello studio. Ogni famiglia aveva un gruzzoletto per gli imprevisti delle spese mediche che la sorte poteva riservare nel futuro. Se ci si doveva sottoporre ad una operazione chirurgica impegnativa si doveva intaccare il patrimonio o chiedere l’aiuto dei parenti.

Così vivevano i contadini e gli artigiani e gli stessi nobili, ma quando si diffusero le industrie, folle di operai popolarono interi quartieri intorno agli opifici. Era interesse del padrone avere maestranze sane e forti. Gli stessi operai capirono che se si aiutavano a vicenda in cooperative di mutuo soccorso potevano permettersi una assistenza sanitaria migliore di quella del medico condotto e potevano liberarsi dall’incubo di spese gravose impreviste in caso di prestazioni ospedaliere.

Continua a leggere

esodati-legge-104-pensioni-anticipate-inps-quota-96-def-governo-renzi

Manovra spericolata

Così, anche con la finanziaria il nostro tenero virgulto ci ha stupito: in quattro e quattr’otto 36 miliardi di euro cioè 72 mila miliardi di vecchie lire di aggiustamenti tra nuove entrate, nuove uscite, sconti fiscali, risparmi e tagli. Una manovra espansiva a suo dire che dovrebbe fare il miracolo di rianimare un sistema da almeno tre anni sull’orlo del baratro.

Ai tanti commenti letti in questi giorni vorrei aggiungerne solo due considerazioni che mi sembrano poco presenti.

La riduzione delle tasse va a favore delle sole imprese attraverso la cancellazione della quota IRAP calcolata sul numero dei dipendenti. Chi ci assicura che questo sconto fiscale sarà impiegato per nuovi investimenti e miglioramenti dei prodotti, per l’aumento della competitività? In un mercato con eccesso di offerta è più facile che diventi profitto ed utili che ingrasseranno chi già ha accumulato troppo.

Altro regalo alle azienda è la fiscalizzazione degli oneri previdenziali per coloro che sono assunti a tempo indeterminato. Non ho capito se l’INPS incasserà tali contributi direttamente dallo Stato o semplicemente saranno soldi in meno che entreranno nelle sue casse. In entrambi in casi il governo Renzi ha intenzionalmente messo una autentica bomba sotto l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. In una fase recessiva, meno reddito da lavoro determina meno contributi in entrata, si aggiunge questo provvedimento che esenta una parte dei lavoratori dal pagamento dei contributi, ma le pensioni vengono erogate normalmente. Si produrrà rapidamente uno squilibrio per cui tra un anno o due ci convinceranno che non è giusto che lo stato paghi le pensioni e ne vedremo delle belle … a tanto nemmeno Berlusconi arrivò.

E tutto ciò non stimola i consumi anzi li raggela nel timore che manovre spericolate di un guidatore incosciente e gradasso ci facciano precipitare nel burrone.

Il guidatore è incosciente e gradasso ed usa freno ed acceleratore sul ciglio di un burrone ma temo sia anche incompetente: aumentare la tassazione su coloro che accantonano, risparmiano in vista di un fondo pensione significa punire il risparmio nel momento in cui si forma, significa disencintivare quei capitali privati che servono per far partire la ripresa … ma fa molto sinistra dire che anche i fondi pensioni sono capitale finanziario che va punito a favore degli stipendi dei precari e dei giovani. Magnamose tutto così il PIL cresce!!!

Poiesis

La mia amica Giovanna mi ha rimproverato: scrivo troppo di Renzi senza essere  un politologo. Mi legge più volentieri quando rifletto sulla vita. Vero, ma questo blog non segue una pianificazione razionale, registra gli umori, le riflessioni, le paure, le commozioni di tutti i giorni e in questo momento la temperie renzista come risposta all’irrazionalità strisciante in Italia e nel mondo mi inquieta. Mi ostino quindi ad analizzare e registrare l’evoluzione dei fatti per poter verificare a posteriori se le mie interpretazioni sono corrette. Magra consolazione di chi vede di non poter influire molto sulle vicende del mondo che si susseguono in modo impetuoso,  questo sin dall’inizio era l’obiettivo del mio blog.

Così, Giovanna mi ha proposto come tema quello della poiesi e per tutto il pomeriggio di ieri abbiamo passeggiato discorrendo nel centro di Roma e  finendo con sederci davanti a un buon caffè al ghetto. Siamo partiti da una questione generale e cioè di quanto possa influire sul sentimento di efficacia del proprio lavoro il contesto culturale in cui si opera: lavorare a Roma è cosa diversa dal lavorare a Milano. Già solo se si pensa agli appuntamenti e alla puntualità si vede che sono due mondi lontani che chiedono per sopravvivere competenze personali diverse. Continua a leggere

20141009_renzipd

Renzismo triunfans o una vittoria di Pirro?

Oggi su Huffingtonpost Lucia Annunziata in un lungo ed articolato post sostiene che l’approvazione del Jobs Act al Senato ha segnato la vittoria del renzismo e la sostanziale fine del PD come partito di centrosinistra e della concezione novecentesca ed operaista della sinistra. Mi auguro che la sua analisi, certamente sofisticata ed intelligente, sia sbagliata nella sostanza . Annunziata non considera il peso del voto dei cittadini e dà per decisive le posizioni dei poteri forti, dei centri di interesse, delle consorterie varie che in questo momento si sono innamorati di un personaggio apparentemente forte, del giovane Renzi. Ma la Annunziata, oltre ad essere una fine analista, conosce molto bene le cose del mondo e parla con cognizione di causa.

A me  sembra però che questa del Jobs Act al Senato sia una vittoria di Pirro. Qualche riflessione in disordine.

Continua a leggere

p.bersani

Renzismo pericoloso

Sono molto preoccupato. Man a mano che il renzismo mostra il suo volto, appare più evidente la sua natura sottilmente violenta che non solo non rispetta i vecchi ma neppure le istituzioni. La parola rivoluzione usata a sproposito sempre più spesso anche per qualificare l’anticipo del TFR, se l’avesse proposto Tremonti lo facevano a pezzetti, fa apparire queste faccette semigiovani e ben liftate come molto pericolose perché non sanno quel che dicono e fanno.

La mancanza di rispetto lo si è vista ieri: ricevere alle 8 di mattina i sindacati per un’oretta e dopo i datori di lavoro per un’altra oretta e liquidare il tutto davanti ai giornalisti con un ‘tireremo diritto’ mi ricordano terribilmente il famoso discorso di Mussolini sulle camere come bivacchi. Infatti oggi nel pomeriggio una camera DEVE approvare un testo elaborato in queste ore, nella notte. Prendere o lasciare perché domani il nostro non deve sfigurare con la severissima maestra Angela.

Mancanza di rispetto, direi meglio, disprezzo.

Non mi voglio ripetere perché queste cose le dicevo qualche mese fa e invito gli affezionati lettori a riandare all’articolo In bilico.

Oggi ho trovato sulla rete un bell’articolo di Bersani di qualche settimana fa.

Ne cito solo un brano perché mi sembra che Bersani analizzi benissimo la situazione in cui ci troviamo come nazione e come sinistra. I grassetti sono miei.

Se dal lato questione sociale dobbiamo riprendere il profilo di un grande paese capace di produrre e di vendere nel mondo nuovo, nostro mestiere da mille anni, questo non sarà possibile senza affrontare il tema politico. Questione morale, tangentopoli, post Muro, discredito della politica, impronunciabilità della parola partito, berlusconismo, personalizzazione, demagogia, impossibilità di incanalare il consenso in grandi tradizioni politiche… È solo un elenco sommario delle questioni da affrontare. In breve, la sfida è costruire un collettivo stabile, un’organizzazione che tenga insieme questo paese che mai è stato tenuto insieme dalle istituzioni, ma sempre dalle grandi correnti e culture politiche. In una società dalle reti corte, caratterizzata da tanti individualismi e localismi, serve chi sappia dare un solco, un senso, che consenta di affrontare riforme e cambiamenti. L’alternativa è farsi risucchiare nell’interpretazione verbaiola, massimalistica, demagogica e personalistica della democrazia, cioè restare nel solco degli ultimi vent’anni.
Uscire da questo ventennio o restarci dentro? E cioè: partiti come soggetti politici o come spazi politici? È questo il vero dilemma nazionale. Per me, ecco, il partito della nazione è un partito che, dal suo punto di vista soggettivo, interpreta il problema nazionale. Rifuggo dall’idea del partito pigliatutto.
Nel nostro statuto abbiamo scritto che noi siamo un partito “di iscritti e di elettori”. Se diventiamo solo un partito di elettori, se gli elettori sono tutto, allora chiunque può venire in casa nostra a fare la destra e la sinistra. Attenzione, perché significherebbe costruire un peronismo all’europea.

Pier Luigi Bersani

Onora il padre e la madre

Avevo deciso di tenere per me le emozioni provate alla festa del mio gommista di ieri pomeriggio ma quando a 8½ ho seguito la sconclusionata intervista per promuovere il libro della Bignardi, assistita da Severgnini, che faceva il controcanto, ho deciso di raccontare il mio emozionante pomeriggio.

Ho provato una repulsione quasi violenta per questi due finti giovani, attempati giovanilisti, paladini dei giovani precari, espressione lampante di ciò che è il populismo: il ricco che aizza il povero a sparare su un nemico che il ricco ha identificato. Entrambi erano però in difficoltà perché da renzisti ante litteram, da giornalisti in grado di potenziare nel tempo un personaggio politico, ora avevano dei ripensamenti ma non potevano esplicitarli, Renzi è ancora nella fase triunfans e non conviene inimicarselo!

Ma torniamo al mio racconto dello splendido pomeriggio.

Un mese fa il mio gommista mi mandò una email annunciando che il 4  ottobre avrebbe festeggiato il 50simo  anniversario della apertura della sua officina. Ieri mattina arriva un’altra mail per ricordare l’appuntamento. Decidiamo di andare, l’officina si trova a due passi da casa nostra e mi sono da sempre servito da Massimo. Arrivati, troviamo l’officina trasformata in un luogo quasi surreale per ricevimenti all’americana: nessun odore di oli consunti o di gomma, tavolata con un’enorme porchetta che due sapienti camerieri affettavano e con cui imbottivano della pizza bianca, l’angolo dei fritti, l’angolo dei dolci, l’angolo delle bevande, un servizio per registrare chi chiedeva di accedere ad un buono sconto per i prossimi mesi. L’accoglienza è semplice e cordiale e quasi tutti noi clienti abbiamo una conoscenza diretta del nostro ospite che accoglie tutti con attenzione. E’ questa la caratteristica della sua officina, appena arrivi con la macchina con un problema, l’attenzione è immediata. Il principale dispone che qualcuno dei ragazzi ti serva e se sono tutti occupati si scusa se devi aspettare 10 minuti. Se hai bucato, in un’ora il lavoro è fatto. Un posto in cui sei servito e rispettato. Un posto in cui Massimo non ha mai imprecato contro le tasse o il governo, in cui i 5 o 6 meccanici che lavorano con lui  stanno al pezzo con attenzione senza battere la fiacca.

IMG_4420

Quando siamo diventati quasi una folla tanto da creare problemi al traffico della strada di fronte, Massimo invita tutti davanti un grande manifesto colorato che celebrava l’anniversario con una sua bella foto in primo piano. Chiede il silenzio e, aiutato da un giovane meccanico, fa cadere il manifesto. Scopre una gigantografia in bianco e nero in cui si vede un corpulento meccanico che tiene per mano un bambino davanti a due fiat seicento. Massimo visibilmente emozionato e commosso dice questo ero io e tutto questo lo devo a mio padre. Ed ora buon appetito, festeggiamo. I suoi occhi erano lucidi ma molti di noi, vecchi clienti, abbiamo discretamente nascosto una lacrima di commozione. Io ho pensato: ecco cosa vuol dire Onora il padre e la madre! La festa è andata avanti per molto tempo con un ricambio continuo di ospiti e con una dovizia di cibarie da far impallidire un matrimonio. Massimo era fiero, non solo della sua evidente ricchezza ma dalla ancor più grande ricchezza di amicizie e di simpatia che circondava la sua persona e l’officina che in questi anni aveva messo in piedi. C’era anche il figlio, un giovanotto che frequenta la LUISS, con lui  i suoi amici, ragazzi e ragazze sorridenti e semplici che rinverdivano un po’ la schiera di noi vecchi clienti con i capelli bianchi o grigi.

La mia emozione nell’osservare quella festa dedicata alla celebrazione di una avventura che partiva dal padre, che onorava con cibi e libagioni, non era solo legata al ricordo di mio padre che era cliente del papà di Massimo, ma soprattutto dal ricordo di una delle prime volte che andai a cambiare le gomme da loro. Era forse il 1980 o 1981 avevo 32 anni insegnavo all’Istituto tecnico Fermi di via trionfale e Massimo si era da poco diplomato ed era iscritto all’università ma lavorava anche nell’officina del padre. Non ricordo i particolari, ma ricordo distintamente che i due non erano d’accordo, il padre voleva che il figlio studiasse ma il figlio preferiva lavorare o viceversa il figlio voleva studiare e il padre voleva dare continuità all’officina. Poco importa, ricordo che sono stato testimone di un dissidio, di una discussione come sempre c’è tra un padre e un figlio. Quel ricordo rendeva ancora più commovente la celebrazione che ora Massimo aveva imbandito per tutti noi.

Tornato a casa le chiacchiere televisive dei due giornalisti scrittori mi hanno profondamente infastidito per la vacuità dei discorsi rispetto alla intensità e l’autenticità della sagra paesana che avevo vissuto nell’officina e a un certo punto quando la Bignardi ha fatto l’apologia della rottamazione ho capito quanto aberrante sia quella parola e quella linea politica.

Ho capito che quel connotato del giovanilismo rottamatore di questi giovanotti che hanno preso il potere senza portare rispetto ai loro padri è una autentica bestemmia, una gravissima ferita al tessuto della relazioni di una società che ha bisogno di riscoprire la solidarietà tra generazioni, tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri, tra uomini e donne, tra autoctoni ed immigrati.

Grazie Massimo per la mangiata e per il ristoro dell’anima che proviene dal  luminoso esempio del tuo lavoro.

PS del 7 ottobre. Massimo mi ha ringraziato per questo racconto ed ha precisato che ‘era mio padre che “spingeva” per farmi studiare, ma fin da ragazzo ero ben determinato a proseguire l’attività di famiglia’. Ed io ho replicato ‘Anche in questo suo padre era un grande’. 
In effetti il comandamento dice onora il padre e la madre ma non dice obbedisci al padre e alla madre. Essere liberi nelle nostre scelte da figli non ci impedisce di rispettare o onorare i nostri genitori.