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Il carro del vincitore

Il venerdì della 7 ormai è una serata ad alta densità politica, prima Crozza che ci delizia con analisi e ricostruzioni senza pari, poi Mentana con il suo Bersaglio Mobile. Ieri sera la Leopolda faceva da sfondo a partire dalla rubrica di Floris delle 8,30.

Ho capito due cose della Leopolda5, di questo minestrone riscaldato che ci viene riproposto: è un evento che deve fissare e celebrare l’aura di invincibilità del capo che ha condotto le sue schiere alla vittoria delle europee e che schiaffeggia burocrazie nostrane ed europee, è un evento che consente a nuovi adepti di salire sul carro del vincitore e prefigurare un nuovo soggetto politico che potrebbe soppiantare, se ce ne fosse bisogno, il vecchio PD, se questo dovesse diventare un inutile impaccio per il giovane capo triunfans.

Per il resto sarà una kermesse condita con belle presenze, piene di entusiasmo e di positività, un profluvio di soluzioni semplici per problemi complessi e difficili, una elaborazione che proporrà un nuovo e più condito minestrone da proporre agli italiani per le prossime settimane.  Continua a leggere

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Ribollita toscana

Alla Leopolda viene servita di nuovo la minestra riscaldata di buone idee che in questi anni ha fatto la fortuna del baldo Mattia il gradasso. Quando doveva scalzare l’establishment del proprio partito, la riunione aveva un tono innovativo, un sapore fresco e rigenerante, comunicazioni veloci e semplici, ognuno poteva contribuire con un intervento di 10 minuti con poche idee, poi si scoprì che la carta intestata del meeting era fornita da un ex manager del gruppo Mediaset ma ormai i giovani rivoluzionari piddini erano vicini alla meta, chi assessore, chi parlamentare, chi ministro, la rivoluzione era fatta. Niente stendardi del partito, accoglienza calorosa per tutti soprattutto per i danarosi di successo che non amavano Berlusconi. Ora i leopoldini sono al potere, hanno il partito, hanno il governo, hanno intere regioni ma è bello ritrovarsi alla Leopolda per continuare a sognare, a proporre, a riproporre il minestrone che il quaranta per cento di elettori sembra aver gradito. In effetti in Toscana un minestrone con il cavolo nero riscaldato il giorno dopo gode di buona fama nei menu invernali, è la ribollita.

Vedremo che cosa viene fuori, temo che a forza di riscaldare le stesse minestre avanzate con l’aggiunta di qualche ingrediente nuovo e allungando il brodo si cominci a sentire un puzzo di acido: difficile continuare a sognare se ogni giorno si deve decidere e fare e se i primi risultati del 2014 sono piuttosto deludenti, anzi preoccupanti. Il minestrone sulla Buona Scuola è lì che aspetta che qualcuno lo apprezzi e che ne chieda una secondo piatto, la pietanza dei bonus è stata un disastro, piuttosto astringente e pochi hanno concimato con i propri escrementi l’orticello del Mercato. Ora, da pochissimi giorni, Mattia ha imbandito il minestrone finanziario ma pochissimi ne sanno apprezzare il profumo, solo il capo degli imprenditori e il vecchio e malandato ex padrone d’Italia.

Di questo minestrone vorrei ritornare a parlare perché ogni giorno ne scopriamo aspetti preoccupanti.

Nel post Manovra spericolata sottolineavo i rischi connessi con agevolazioni fiscali fondate sulla riduzione della contribuzione pensionistiche: l’equilibrio finanziario  che faticosamente e dolorosamente si era ottenuto con la riforma Fornero potrebbe essere rotto rapidamente tanto da provocare nuovi interventi questa volta per pareggiare i conti dell’INPS, ridurre le prestazioni e allontanare il pensionamento.

Nel post Caro trentenne ti scrivo riflettevo sul significato della riduzione dell’IRAP a vantaggio delle imprese proprio per la parte relativa ai dipendenti, quella  che all’origine corrispondeva alla parte di competenza delle imprese di contribuzione al servizio sanitario nazionale. Non è  privo di conseguenze dimenticare il significato di alcuni tributi e pensare che le imprese non debbano contribuire alle spese del sistema che garantisce la buona salute dei lavoratori.

I risparmiatori sono finanzieri

Le riduzioni della pressione fiscale è a solo vantaggio delle imprese con l’implicita ipotesi che quanto le imprese risparmiano non diventa profitto ma risorsa disponibile per gli investimenti. Le imprese non hanno motivi per investire perché non vendono, perché le famiglie non dispongono di risorse per comprare. Un circolo vizioso che la finanziaria aggrava perché concentra la ricchezza in mano di pochi rendendoli indolenti e poco inclini a rischiare. Tremonti era stato molto più di sinistra ed efficiente con la sua legge: detassare gli utili reinvestiti nell’azienda migliorava l’efficienza e determinava lo sviluppo produttivo, ma anche quella modalità si era rivelata inefficace nella replica di alcuni anni dopo in cui la detassazione degli utili portò soltanto ad un aumento di acquisti di Suv e di beni di consumo e non di strumenti per migliorare la produzione. In effetti la Tremonti bis, in assenza di un mercato in espansione, non aveva prodotto risultati. Parallelamente a favore delle famiglie veniva incentivato, con tassazioni di favore, il risparmio previdenziale finalizzato all’accumulo di risorse per le pensioni integrative. Quel risparmio che alcuni di noi hanno accumulato quando fu chiaro che il sistema pubblico non avrebbe garantito prestazioni adeguate, si traduceva in fondi comuni che alimentavano la borsa e finanziavano le attività produttive o gli stessi Stati. Ora il governo Renzi, sentendosi molto di sinistra, considera quel risparmio e le attività economiche ad esse connesse come attività finanziarie pure, come rendite finanziarie speculative da penalizzare. Mentre riduce la pressione sulle imprese aumenta la tassazione sui fondi pensione nel momento in cui i risparmio si forma e si accumula, non nel momento in cui viene prelevato per essere speso. Il cattivo da punire è chi risparmia, il buono è colui che spende e consuma perché l’ossessione del giovane virgulto è di innalzare il PIL, quasi fosse una sorte di erezione collettiva di un nuovo totem fallico per esorcizzare ben altro mostro sempre in agguato, lo stock del debito pubblico i cui titoli cartacei o elettronici sono sparsi nelle tesorerie di mezzo mondo.

L’incertezza (del diritto) ha un costo

La finanziaria contiene delle norme retroattive, degli incrementi del prelievo che decorrono dal 1 gennaio 2014. Così Renzi pensa di attirare gli investitori stranieri? Le tabelle sono piene di ipotesi sul lato entrate, lotta all’evasione, prelievo del TFR, ottimismo come prezzemolo, e, a garanzia rispetto ai rilievi dei burocrati europei, nuove clausole di salvaguardia. Ma caro Renzi dove sta la novità? Questa se non ricordo male fu una brillante pensata di Tremonti: se le cose non vanno come abbiamo ipotizzato se il deficit superasse il famigerato 3% annuale allora scattano nuove tasse, nuovi balzelli o aggravamento di aliquote in futuro, magari quando il governo in carica sarà decaduto per cui la prossima maggioranza dovrà far fronte ad aumenti delle imposte. Quindi ora fittiziamente si abbassano le tasse, se famigle ed imprese però non sollevano il PIL allora dovranno pagare negli anni futuri nuove tasse proprio sui consumi con l’aumento delle accise e dell’aliquota IVA. E così caro Renzi pensi di accalqppiare degli stranieri per investire in questo paese? Tutto ciò non fa che avvitare la crisi su se stessa.

Fiscal compact

Qualcuno deve spiegare a Renzi, in questi giorni in cui alla Leopolda sarà più rilassato in compagnia dei suoi discepoli, cos’è e come funziona il fiscal compact. Ditegli che non è una cattiveria della Merkel se il debito pubblico italiano supera i 2000 miliardi di euro, che si paga così poco di interessi perché l’Europa ci protegge e garantisce altrimenti sarebbe un disastro di proporzioni bibliche, che c’è poco da fare gli spiritosi con le mani in tasca e la panza di fuori, i mercati non perdonano e non sono possibili trucchetti ed espedienti del giorno per giorno.

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Caro trentenne ti scrivo

C’era una volta il medico condotto. Una specie di missionario che assicurava anche negli angoli più reconditi del regno un minimo di assistenza medica a tutti, poveri e ricchi. I medici più importanti erano pagati in base alla prestazione e al prestigio dello studio. Ogni famiglia aveva un gruzzoletto per gli imprevisti delle spese mediche che la sorte poteva riservare nel futuro. Se ci si doveva sottoporre ad una operazione chirurgica impegnativa si doveva intaccare il patrimonio o chiedere l’aiuto dei parenti.

Così vivevano i contadini e gli artigiani e gli stessi nobili, ma quando si diffusero le industrie, folle di operai popolarono interi quartieri intorno agli opifici. Era interesse del padrone avere maestranze sane e forti. Gli stessi operai capirono che se si aiutavano a vicenda in cooperative di mutuo soccorso potevano permettersi una assistenza sanitaria migliore di quella del medico condotto e potevano liberarsi dall’incubo di spese gravose impreviste in caso di prestazioni ospedaliere.

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Manovra spericolata

Così, anche con la finanziaria il nostro tenero virgulto ci ha stupito: in quattro e quattr’otto 36 miliardi di euro cioè 72 mila miliardi di vecchie lire di aggiustamenti tra nuove entrate, nuove uscite, sconti fiscali, risparmi e tagli. Una manovra espansiva a suo dire che dovrebbe fare il miracolo di rianimare un sistema da almeno tre anni sull’orlo del baratro.

Ai tanti commenti letti in questi giorni vorrei aggiungerne solo due considerazioni che mi sembrano poco presenti.

La riduzione delle tasse va a favore delle sole imprese attraverso la cancellazione della quota IRAP calcolata sul numero dei dipendenti. Chi ci assicura che questo sconto fiscale sarà impiegato per nuovi investimenti e miglioramenti dei prodotti, per l’aumento della competitività? In un mercato con eccesso di offerta è più facile che diventi profitto ed utili che ingrasseranno chi già ha accumulato troppo.

Altro regalo alle azienda è la fiscalizzazione degli oneri previdenziali per coloro che sono assunti a tempo indeterminato. Non ho capito se l’INPS incasserà tali contributi direttamente dallo Stato o semplicemente saranno soldi in meno che entreranno nelle sue casse. In entrambi in casi il governo Renzi ha intenzionalmente messo una autentica bomba sotto l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. In una fase recessiva, meno reddito da lavoro determina meno contributi in entrata, si aggiunge questo provvedimento che esenta una parte dei lavoratori dal pagamento dei contributi, ma le pensioni vengono erogate normalmente. Si produrrà rapidamente uno squilibrio per cui tra un anno o due ci convinceranno che non è giusto che lo stato paghi le pensioni e ne vedremo delle belle … a tanto nemmeno Berlusconi arrivò.

E tutto ciò non stimola i consumi anzi li raggela nel timore che manovre spericolate di un guidatore incosciente e gradasso ci facciano precipitare nel burrone.

Il guidatore è incosciente e gradasso ed usa freno ed acceleratore sul ciglio di un burrone ma temo sia anche incompetente: aumentare la tassazione su coloro che accantonano, risparmiano in vista di un fondo pensione significa punire il risparmio nel momento in cui si forma, significa disencintivare quei capitali privati che servono per far partire la ripresa … ma fa molto sinistra dire che anche i fondi pensioni sono capitale finanziario che va punito a favore degli stipendi dei precari e dei giovani. Magnamose tutto così il PIL cresce!!!

Poiesis

La mia amica Giovanna mi ha rimproverato: scrivo troppo di Renzi senza essere  un politologo. Mi legge più volentieri quando rifletto sulla vita. Vero, ma questo blog non segue una pianificazione razionale, registra gli umori, le riflessioni, le paure, le commozioni di tutti i giorni e in questo momento la temperie renzista come risposta all’irrazionalità strisciante in Italia e nel mondo mi inquieta. Mi ostino quindi ad analizzare e registrare l’evoluzione dei fatti per poter verificare a posteriori se le mie interpretazioni sono corrette. Magra consolazione di chi vede di non poter influire molto sulle vicende del mondo che si susseguono in modo impetuoso,  questo sin dall’inizio era l’obiettivo del mio blog.

Così, Giovanna mi ha proposto come tema quello della poiesi e per tutto il pomeriggio di ieri abbiamo passeggiato discorrendo nel centro di Roma e  finendo con sederci davanti a un buon caffè al ghetto. Siamo partiti da una questione generale e cioè di quanto possa influire sul sentimento di efficacia del proprio lavoro il contesto culturale in cui si opera: lavorare a Roma è cosa diversa dal lavorare a Milano. Già solo se si pensa agli appuntamenti e alla puntualità si vede che sono due mondi lontani che chiedono per sopravvivere competenze personali diverse. Continua a leggere

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Renzismo triunfans o una vittoria di Pirro?

Oggi su Huffingtonpost Lucia Annunziata in un lungo ed articolato post sostiene che l’approvazione del Jobs Act al Senato ha segnato la vittoria del renzismo e la sostanziale fine del PD come partito di centrosinistra e della concezione novecentesca ed operaista della sinistra. Mi auguro che la sua analisi, certamente sofisticata ed intelligente, sia sbagliata nella sostanza . Annunziata non considera il peso del voto dei cittadini e dà per decisive le posizioni dei poteri forti, dei centri di interesse, delle consorterie varie che in questo momento si sono innamorati di un personaggio apparentemente forte, del giovane Renzi. Ma la Annunziata, oltre ad essere una fine analista, conosce molto bene le cose del mondo e parla con cognizione di causa.

A me  sembra però che questa del Jobs Act al Senato sia una vittoria di Pirro. Qualche riflessione in disordine.

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