pina-picierno-ballarò-scontrino-80-euro-2

Renzismo

Ieri ho passato il pomeriggio e la sera quasi incollato davanti alla televisione per seguire il comitato centrale ops! la direzione nazionale del Partito Democratico. Alcune riflessioni sparse.

Bersani è stato grande, con semplicità ha mostrato la sua sofferenza, ha contenuto la sua rabbia, ha nascosto la sua delusione di una vita spesa per cosa? per questo partito. La sua oratoria semplice e popolana, ricca di passione e di chiari riferimenti teorici e storici contrastava con la retorica prepotente e debordante del nuovo capo incoronato dalla plebe televisiva. Lo stesso contenimento del tempo dopo che il giovanotto aveva chiacchierato per 45 minuti, contenimento imposto a chi fino ieri era stato nello scranno più alto era per me che lo osservavo, compatendolo, una sofferenza.  Davanti ad una platea di persone che conosceva una ad una, delle quali aveva forse deciso il successo o l’insuccesso, dei quali conosceva le casacche che avevano indossato in questi anni, ha denunciato il metodo Boffo. E’ chiaro che ha subito minacce più o meno velate, qualcuno gli ha ricordato che uomini e donne vicini a lui sono sotto inchiesta e che persone integerrime come Errani erano state colte in fallo e condannate e infine emarginate dalla politica. Tranquillo Bersani non disturbare il manovratore perché potrebbe essere rischioso. Ha deciso ugualmente di parlare chiaro anche se non ha il coraggio di rompere e di uscire dalla ditta che gli è stata del tutto espropriata.

D’Alema è sempre lui, ironico, brillante, intelligente, sarcastico. E’ tra coloro che hanno facilitato il giovane Renzi, forse era certo della gratitudine del beneficiato, si vedeva già ministro degli esteri dell’Europa, ma un ex comunista non poteva gestire la crisi ucraina, meglio la Mogherini. Il suo intervento mi è sembrato una dichiarazione di guerra, una guerra non frontale ma di posizione, una vendetta che prima o poi a freddo sarà servita nelle forme dovute.

Non ho visto Veltroni, non ho sentito dichiarazioni e prese di posizione in questa fase. Veltroniani eminenti sono diventati renziani.  Per caso si sta giocando la candidatura alla presidenza della Repubblica? Sì perché se Renzi resiste e non viene buttato giù sarà lui a decidere il prossimo presidente della Repubblica e chi si schiera contro ha scelto di invecchiare fuori dal Quirinale.

Renzismo come gestione del potere con pugno di ferro.

Dell’articolo 18 ho sentito discutere prima tra la Picierno e Cacciari e poi tra Landini e due sedicenti imprenditori favorevoli a Renzi  a Piazza Pulita.

Lì ho avuto l’evidenza di questa nuova piaga che sta dilagando nel nostro paese, il renzismo.

La devozione del sodale presuntuoso che è arrivato ad una posizione infinitamente superiore alle sue competenze e ai suoi meriti, sto parlando della Picierno che è deputato europeo per effetto delle quote rosa che ha riservato alle donne la prima posizione della lista del PD. Questi nuovi apostoli hanno appreso alcune frasi fatte che ripetono ossessivamente sapendo che questa è la forma vincente nella comunicazione televisiva. Il povero Cacciari, che cercava di ragionare, di far capire che assumere l’annullamento dell’art. 18 come simbolo, come vessillo di una battaglia per ridurre il potere sindacale e adescare i capitalisti stranieri ed indurli a comprare le nostre aziende in svendita, è una scelta molto grave per un presidente del consiglio che si proclama di sinistra. La Picierno non capiva e Cacciari era disperato, non aveva argomenti se non alzare la voce, cosa poco adatta a un filosofo.

Renzismo come fede cieca.

Poco dopo a piazza pulita a difendere il Jobs Act due signori che sembravano due comparse assoldate nel talk show per impersonare ruoli provocatori. Entrambi piccoli imprenditori del nord, inferociti con i sindacati, con la sinistra che ci ha portato a questo disastro, arrabbiati per lo strapotere dei giudici che mettono il becco nelle relazioni di lavoro tra il padrone o padroncino, e il dipendente. Niente contratti collettivi, niente giudici del lavoro, vera libertà di gestire e monetizzare la prestazione di lavoro senza tante complicazioni, senza quel maledetto articolo 18. Mi ha fatto accapponare la pelle vedere molte delle tesi del nostro Renzi in bocca a due personaggi la cui collocazione politica è facilmente associabile alla destra più estrema o a certi padroncini del movimento dei forconi.

Ascoltando quei due, uno dei quali si chiamava emblematicamente Brambilla, ho sentito che questo renzismo dilagante attira schiere di partite IVA, di piccoli e piccolissimi imprenditori, di commercianti, di professionisti, che vedono nelle tasse, nelle Stato, nelle regole, nei sindacati, nei giudici altrettanti ostacoli alla loro possibilità di fare fatturato, magari con appalti e subappalti con il pubblico.

Renzismo come blocco sociale di destra.

Non per niente Renzi è il rampollo di una famiglia di piccoli imprenditori.

Schermata 2014-09-29 alle 17.44.48

Poteri forti

Il tenero virgulto in queste ore è alle prese con il suo PD di cui è segretario forte. Ha lasciato per un momento il campo libero ed ora sembra che tutti gli si rivoltino contro. In questi casi, quando il successo non arride come dovrebbe, quando la situazione sfugge di mano e troppi si presentano all’incasso della cambiali firmate con troppa facilità, la tendenza è di rifugiarsi nel vittimismo.

Io non faccio parte dei poteri forti sono un boy scout! disse il tenero virgulto. Caro Matteo sei il presidente del consiglio di un intero paese, sei il segretario di un partito di cui possiedi il 70% delle azioni, sei il presidente pro tempore della UE. E ci ricordi che sei un boy scout! Vero anche i boy scout sono un potere forte, una rete di conoscenze che a volte fa la differenza per chi deve scalare il potere periferico o centrale, una rete che è in grado di intervenire sul consenso.

Ma effettivamente non sei abbastanza forte e devi allearti con qualcuno. Hai deciso di fidarti del Barone di Arcore, giovane guerriero indomito, hai dato ceffoni ai sindacati e sei andato a trovare l’emblema del capitalismo italiano che è emigrato in America.

Ti hanno accolto a braccia aperte ma la foto rivela i rapporti di forza, il clima che c’è quando si tratta con i poteri forti da una posizione debole o indebilita. Il giovane Agnelli, di cognome Elkan, quello che possiede le azioni, ti guarda con un sorrisino quasi beffardo, sebbene molto blasé, il suo dipendente pro tempore plenipotenziario prorompente ti si accosta e ti scruta come per dirti ‘allora ci stai?’ e tu distogli lo sguardo da un’altra parte celando qualche imbarazzo e l’incertezza del neofita … sì non fai parte dei poteri forti ma per qualche mese hai pensato di poterli domare, ti hanno strumentalizzato, non sei stato all’altezza ed ora forse ti scaricano malamente.

Tra poco vedremo se i tuoi rottamandi del PD hanno fegato e si esporranno o se attendono che siano ancora una volta i poteri forti a cucinarti sulla graticola e decidere i destini del paese.

floris-gruber-la7

8 e mezzo a Floris

Questo è il voto che darei a Floris per la sua supplenza nella rubrica della Gruber.

Da alcuni giorni conduce con sicurezza interviste e piccoli dibattiti ponendo domande chiare e precise, sintetizzando e rinforzando le risposte, intervenendo con garbo durante le risposte se l’intervistato svicola e gira intorno alla questione.  Ieri sera l’intervista di Bernardo Valli è stata un vero godimento con tre ospiti di prima qualità che interloquivano dialetticamente ma per costruire una conoscenza comune in cui l’ascoltatore riusciva a capire e partecipare con il cervello e non con la pancia. Anche l’intervista di Della Valle è stata magistralmente condotta, un personaggio dirompente e carismatico forse pronto a entrare in politica presentato con arguzia e con espressione sorridente ma pungolato con domande precise e ricorrenti, mai provocatorie. L’intervista al magistrato Davigo è stata una autentica chicca, che suggerisco di rivedere sulla rete.

Vero, la qualità di una intervista dipende dall’intervistato, ma il giornalista che lo sceglie e pone le domande può fare la differenza. Probabile che tutto sia merito della redazione della trasmissione, ma allora Floris interpreta bene il canovaccio.

Obama-Italian-PM-Letta-meet-in-Oval-Office

Niente gambe accavallate

Quando era partito per gli Stati Uniti ci aveva lasciato mollando un po’ di ceffoni a destra e manca, i telegiornali lo hanno seguito come se il suo viaggio fosse l’evento principale della settimana, decisivo per il futuro del mondo. In realtà, con la malizia di opportuni montaggi,  i commenti deferenti ed entusiasti sono stati illustrati da immagini di un giovanotto smargiasso spesso con le mani in tasca, con la pancetta incipiente, che si trastullava con gadget tecnologici o intratteneva in un improbabile inglese pubblici variamente interessati agli affari internazionali, che faceva lo spaccone con un pubblico femminile di super manager eleganti.

Ma contrariamente a quanto mi aspettavo, non ha accavallato le gambe nello studio di Obama, è stato accolto come le centinaia di capi di stato e di governo arrivati a New York in occasione della assemblea generale dell’ONU. Rapidi incontri ma nessuna formalità istituzionale che valesse un rapporto con l’amministrazione degli USA, viaggio declassato a visita privata di un premier e signora nei luoghi simbolo del capitalismo tecnologico in costante contatto con i fedelissimi che in patria vedevano il suo castello cedere lentamente ma inesorabilmente.

Così nel volo di ritorno, per non perdere tempo, registra un video messaggio per dire che se ne frega del dibattito nel suo partito, dei giornalisti pentiti, degli amici che hanno aperto gli occhi, lui andrà diritto perché ciò che conta è di creare anche un solo posto di lavoro. Io farò quel che si deve senza guardare in faccia a nessuno perché così vuole il popolo e perché il destino dell’Italia lo vuole, con me ce la può fare.

Si, ho pensato, l’Italia ce la potrebbe ancora fare ad evitare il disastro e il burrone se avesse il coraggio di liberarsi ora, e non tra anni, di un parolaio vuoto ed inesperto, ambizioso di potere, circondato da coetanei devoti e intruppati.

 

the-illusionistillusionista

Scuola stai serena

Ho smesso di commentare il documento governativo sulla buona scuola quando ho sentito l’annuncio del ministro circa i nuovi esami di stato. Mi è parso evidente che il documento La Buona Scuola fosse una sovrastruttura ampollosa che doveva distogliere la nostra attenzione sui reali intendimenti del governo. Scuola stai serena! sogna il cambiamento!  che intanto per il momento dobbiamo tagliare.

Ho smesso la lettura e il commento del documento governativo perché ho cominciato a leggere il libro si Galimberti che ha dato forza e urgenza a tante mie inquietudini sulla condizione giovanile, sulla funzione della scuola in questa crisi che non sembra finire mai. Nel documento renziano non c’è proprio nulla dello scenario che Galimberti traccia, non c’è nulla che faccia pensare a come si possa affrontare il problema dell’emergenza giovanile.

Continua a leggere

Da 101,9 a 102

Pensavo che Padoan, il ministro del tesoro fosse persona seria e preparata. Oggi però pare che abbia detto in Parlamento e in qualche commissione che la situazione economica dava segni di miglioramento perché un indice che misura la percezione della situazione da parte dei cittadini era migliorato e che quindi forse i consumi interni stavano per ripartire. Il telegiornale illustrava la buona notizia con una slide da cui risultava che l’indice era passato da 101,9 a 102.

Questi giornalisti conoscono il concetto di significatività in statistica? sanno cos’è un errore di misura e  quanto vale l’intervallo di confidenza di un indicatore di tipo sociologico? E il ministro Padoan? Mi auguro che il cartello fosse sbagliato.

humano-menos-violento-piensa_1_1150277

Cambiamento violento

Avevo parlato di ceffoni a destra e manca prima dell’annuncio da parte di Mattia il gradasso del fatto che il suo sarà un cambiamento violento. Non scherza, farà piangere qualcuno.

Ci siamo abituati a tutto, restiamo attoniti di fronte all’acuirsi delle crisi internazionali, alle minacce dell’ISIS, ai proclami nazistoidi degli ucraini, ci siamo abituati al linguaggio grillino che ormai sembra quello di educande rispetto alla violenza che aleggia sin nelle parole di Obama.

Il nostro gradasso nel suo tour americano doveva essere incisivo e chiaro, alzare i toni mostrare i muscoli e gli incisivi ringhiando.

Sulla rete qualcuno ieri giustamente notava la gravità di un linguaggio eccessivo non consono a un democratico di sinistra. Qualche solerte renziano correggeva dicendo che si esagerava. Il capo voleva dire in realtà  cambiamento deciso, certo, di impatto.

Rispondevo che basta consultare un dizionario dei sinonimi:  Violento = prepotente, dispotico, manesco, facinoroso, aggressivo, duro 1. (di persona) feroce, brutale, furioso, rabbioso, rissoso, drastico 2. (di comportamento, fenomeno naturale, ecc.) impetuoso, travolgente, veemente, irrefrenabile, sfrenato, incontrollato 3. fig. (di colore, suono, ecc.) vivace, carico, intenso, acuto.

Mi si rispondeva che violento viene da VIS ( roboris..) -ovvero forza, potenza, vigore, energia. … come Mattia, dico io.

Approfondisco la questione consultando un dizionario etimologico e trovo che agire violentemente significa far forza in modo che sia impossibile resistere.

Come quando si violenta una donna.

Che Renzi abbia usato questo aggettivo per identificare la sua azione dei prossimi anni è grave.