Il cigno nero

I prossimi giorni saranno cruciali per saggiare la capacità di tenuta del sistema democratico. I populisti giacobini, quelli della rappresentanza revocabile, quelli che sanno solo battere i piedi perché nessuno dà loro le chiavi di palazzo Chigi anche se hanno il 32% dei voti (25% reale) preferiscono sprecare altri centinaia di milioni per riavere grosso modo la stessa situazione se la legge elettorale rimane questa. Per cambiarla servono mesi e una maggioranza in parlamento per farlo e come ho già argomentato è molto difficile che tale maggioranza  si possa costituire nel frattempo a meno di un vero golpe militare o di una crisi economica devastante con morti ammazzati nelle piazze come accade in Sud America.

Ma, spenti i riflettori delle consultazioni quirinalizie, nel chiuso delle aule, magari davanti a un caminetto o una buona pizza napoletana, la fantasia tornerà al potere e forse anche la ragionevolezza. Forse si allenteranno i vincoli, gli accordi e i contratti e i nostri rappresentanti pressati anche dalle rate dei mutui che hanno sottoscritto si faranno piacere delle soluzioni che ora sono rifiutate a priori. Insomma tendo a pensare che tra un anno discuteremo di elezioni da effettuare a fine primavera, magari i protagonisti dell’attuale sceneggiata potrebbe mollare l’osso.

Ma quale potrebbe essere il cigno nero, quell’evento imprevisto che potrebbe scombinare i giochi ed infrangere lo stallo in cui ci troviamo?

Il problema, come molti sostengono, è la legge elettorale? Alcuni sostengono che sia incostituzionale, è proprio vero? Se così fosse chi può intervenire? La Corte Costituzionale!

Ecco il cigno nero!

Il Rosatellum secondo alcuni ha almeno due vizi che potrebbero essere dichiarati incostituzionali: le liste bloccate non consentono all’elettore di scegliere il proprio rappresentate per la parte proporzionale (2/3 dei seggi) e l’assenza del voto disgiunto tra uninominale e proporzionale.

Non so se il testo della legge sia emendabile se cioè una eventuale cancellazione di qualche sua parte, qualche comma o qualche articolo restituirebbe una legge utilizzabile oppure se una sentenza renderebbe necessaria la riscrittura e la discussione di una nuova legge elettorale o banalmente si possa ritornare alla situazione ante Rosatellum che però fu ritenuta ingestibile.

Forse questo cigno nero intorbiderebbe ulteriormente le acque del nostro stagno  ma peggio di così …

Chi potrebbe promuovere una causa davanti alla Corte? Lo stesso Presidente della Repubblica? Qualche partito? Un altro organo dello Stato? Il parlamento stesso visto che ora è nuovo? Lascio ai competenti la risposta a questo quesito.

Se la Corte si muovesse tutto lo scenario politico cambierebbe e certe distorsioni attuali sarebbero certamente sanate, ad esempio il potere eccessivo degli apparati di partito nel determinare nome e cognome degli eletti si ridurrebbe e potremmo avere un Parlamento più in grado di dibattere liberamente per costituire le maggioranze ex post necessarie per governare in un sistema ormai almeno tripolare.

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