Italia varia e avariata 3

Variazioni su un treno

Autobus, treno, metro, Freccia Rossa fino a Firenze di lì un regionale per Livorno. Ci sarebbe molto da raccontare ma non voglio annoiarvi, mi limito alla tratta Firenze Livorno su un regionale.

Il regionale ha carrozze a due piani e preferisco il piano superiore per poter vedere meglio il panorama visto che il viaggio è alla fine del pomeriggio a l’arrivo a Livorno al tramonto.

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Proprio mentre sto scegliendo dove sedermi puntando ad un settore dove di otto posti disponibili ne era occupato solo uno da un signore distinto, quattro viaggiatori di colore arrivano in senso contrario prima di me e ne occupano 4.

Istantaneamente il signore seduto si alza di scatto e cambia settore allontanandosi. Mi siedo dove avevo pensato accanto al gruppo di colore che dapprima si era allargato sui due settori e poi si raccoglie nei quattro posti contigui.

Così, sarà il caso, i tre posti liberi vicino a me rimangono vuoti, sarà la vicinanza dei negri? Vallo a sapere, sta di fatto che nessuno si siede lì.

Alla stazione successiva salgono due signore, eleganti, bionde alte e pettorute, abbronzate … si siedono in due dei tre posti liberi e appena cominciano a parlare capisco che sono tedesche, oltre la cinquantina mostrano una antica bellezza che ancora splende negli occhi azzurri tra qualche rughetta. Sono turiste, si mettono a selezionare le foto sul loro telefonino e conversano allegramente. Anche i signori di colore chiacchierano mischiando l’italiano con un’altra lingua incomprensibile. Forse sono dei vu compra, più probabilmente sono operai di ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, salutano altri viaggiatori di colore che sono forse abituati ad incontrare. L’atmosfera è piacevole. Ancora due stazioni e i quattro di colore scendono, immediatamente sono sostituiti da quattro giovani, sembrano studenti universitari o giovani da poco occupati o precari, io non presto troppa attenzione alle loro chiacchiere ma capisco che scherzano su contesti amicali o d’ufficio.

All’improvviso il contesto del mio settore è radicalmente cambiato, bianchi eleganti, belli, sereni. Scendono le due signore tedesche e di seguito i quattro giovani italiani. Rimango solo nel settore di 8 posti, sonnecchio ma dietro il mio posto qualcuno sbattendo uno sportello mi infastidisce, capisco che la provocazione era intenzionale e mi controllo ma a un certo punto non resisto e mi sporgo per vedere meglio, un ragazzo bianco completamente tatuato e mal vestito con un giovane sud americano con i capelli rasta ben piazzato e proprio dietro a me un ragazzo nero si gira a pochi centimetri dal mio naso con un ghigno poco rassicurante. Ho paura, visto che la carrozza ora è piuttosto deserta ma ho la presenza di spirito di fare una largo sorriso di complicità e scherzosamente mi offro di collaborare alla jazz session con il mio sportello. Visto che non erano riusciti a far innervosire il vecchietto sonnacchioso smettono e passano ad altre facezie meno rumorose.

Ma il viaggio non è finito qui. Nuova stazione nuovi viaggiatori, anzi nuova apparizione. Una ragazza bellissima, una giovane simile ad una hawaiana di Gaugin che si siede con grazia si ricompone forse da una giornata faticosa e si prepara a scendere dove sarei sceso anch’io. Si prepara presto ed è la prima del gruppo che si raduna vicino alla porta del treno in vista della stazione: l’unica ragazza tra una ventina di giovani maschi la maggior parte asiatici, cinesi o filippini. Tutti con il peso della giornata di lavoro ordinatamente scendono dal treno e ritornano alle loro case, solo la mia mente contorta di vecchio bianco italiota ha immaginato una minaccia per la giovane bellissima isolata tra un branco di maschi allupati. Ma forse le mie riflessioni xenofobe e sessiste si erano alimentate nelle scene che avevo visto nella tratta Firenze Livorno … come tutte le sere accade nei film e nei dibattiti dello schermo televisivo.

il racconto prosegue

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