C’è da aver paura ed occorre coraggio

Ho finito di leggere nei giorni scorsi il libro di Carlo Calenda Orizzonti Selvaggi.

Dico subito che io tendo a fidarmi delle prime impressioni, l’imprinting istintivo è per me decisivo per capire una persona, ma nel suo caso le primissime impressioni negative. E’ stato lanciato da Renzi prima come rappresentante italiano presso una commissione europea e poi come ministro dello sviluppo. Gradualmente il mio pregiudizio nei sui confronti si è allentato vedendolo all’opera nelle crisi aziendali che dovette gestire e successivamente apprendendo che sceglieva di non presentarsi candidato alle elezioni politiche per tornare alla sua professione di manager dopo un anno sabbatico dedicato alla stesura di un libro su quella sua esperienza.

La mia attenzione per il personaggio crebbe alla notizia che dopo la batosta del 4 marzo decideva di iscriversi al Partito Democratico, cioè a un partito perdente e mezzo tramortito. Amo chi si butta nelle cause perse perché tendenzialmente sono fatto così anch’io.

Il titolo del libro mi ha incuriosito anche perché il tema della paura come agente per determinare le scelte del popolino era stato presente in molte mie riflessioni in questo blog.

E’ un libro profondo e ricco che rivela una persona sensibile e colta che unisce la competenza professionale alla cultura storica ed economica e la sensibilità umana di chi ama la gente con cui interloquisce. Leggetelo se potete, non avrete perso tempo anche se non sarete d’accordo con molte sue tesi.

Calenda è un onesto liberale progressista, un umanista con valori forti anche se non proclamati a gran voce ma evocati continuamente in elencazione di fatti e dati che sembrano asettici.

E’ un testo denso ed impegnativo con molte citazioni di autori e libri che solo in parte conoscevo. La mia è stata una lettura diluita nel tempo perché ero distratto da altre urgenze, riprese del volume dopo intervalli di qualche giorno senza usare un segnalibro. Ve lo consiglio, chiudete il libro che state leggendo senza lasciare segni nel punto in cui siete arrivati, perderete un un po’ di tempo per riprendere il filo del discorso e spesso rileggerete intere pagine che vi erano sfuggite e capirete tante cose in più (questo vale per qualsiasi saggio e forse anche per la narrativa).

Ma torniamo a Calenda. Il libro spiega perché c’è da aver paura, paura che la liberal democrazia occidentale possa dissolversi nell’autodistruzione suicida di una popolazione disperata che cerca nei metodi forti e autoritari la soluzione dei problemi economici ed esistenziali posti dalla modernità e dai limiti naturali allo sviluppo. Per riacquistare coraggio occorre ritrovare le ragioni per lo stare insieme, per condividere con altri risorse, pensieri, speranze, conoscenze, competenze.

Calenda è però un uomo concreto e pragmatico, l’orizzonte più vicino che minacciosamente ci si para davanti è il destino dell’Europa non solo perché ci sono le elezioni europee ma soprattutto perché una grande costruzione economica e politica rischia già ora di essere rapidamente smantellata con scelte superficiali e infantili di chi nel raccogliere i cocci di un disastro dice che non sapeva che il vaso potesse essere fragile.

segue

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