E se fosse un trappolone?

Non scriverei questo post se non cercassi di convincermi che non tutto è perduto, che la realtà è sempre ricca di sorprese anche positive.

Il mio ragionamento si basa su alcuni assunti, non sto qui a dimostrarli.

Salvini non ha lo spessore culturale ed umano per essere quel leader capace di prendere il potere in Italia, scardinare i vincoli europei, influenzare la politica di un continente. Non sa le lingue, ignorante sulle tematiche essenziali, umanamente scialbo e poco attraente. Insicuro ed emotivamente instabile.

Il suo successo deriva da una abile gestione della sua immagine gestita da gente esperta, supportata da una stampa al soldo del barone di Arcore, da una televisione di Stato occupata manu militari con la complicità dei pentastellati, da una massa di influencer che nei social l’hanno cooptato come socio di minoranza nelle osterie grilline.

Trump e Putin gli hanno dato credito come possibile cavallo di Troia nell’attacco ai fortini dell’Europa demoplutocratica. In particolare due o tre ‘esperti’ economici leghisti scatenati contro l’Euro sono il supporto per avere credito tra i sovranisti ed indipendentisti presenti un po’ ovunque.

Le maniere forti e spietate contro i deboli e gli immigrati piacciono molto ad una popolazione invecchiata, ricca e impaurita dal futuro.

Insomma circostanze storiche e tecniche mediatiche hanno creato un prodotto che si vende bene, che è arrivato al 34% alle europee e che ora veleggia verso il 40% dei consensi.

Il nostro non è coraggioso e subito dopo le europee capisce che deve accontentarsi delle posizioni acquisite nel governo in carica così temporeggia e assicura che il governo durerà 5 anni.

Ma immediatamente viene irretito da sondaggi che lo premiano con percentuali di consenso che danno alla testa. In un crescendo di notorietà e di consenso, tutti a parlare di lui, tutti a presentarlo come il vero Salvatore della destra italiana con un Berlusconi oramai spacciato non può che rompere e lo fa in modo solitario rispetto al suo stesso partito, solitario rispetto alla coalizione elettorale che lo aveva eletto. Nel frastuono del papete cade come una peracotta nel trappolone dei suoi vecchi amici che lo richiamano all’ovile.

Rompe con i cinque stelle, prende per buoni i sondaggi senza riflettere che le oscillazioni del consenso ormai sono rapide e incontrollabili, senza ricordare che il sistema elettorale parzialmente maggioritario impone alleanze soprattutto al sud, senza ricordare che lui non è proprietario di quotidiani, senza ricordare che i social sono grillini e che, se Di Maio ha accusato il colpo e sembra suonato, il popolo socialista … scusate, il popolo social si risveglierà in modo ostile.

Intanto nessuno lo aveva avvertito che esistono regole e prassi e già solo la tempistica istituzionale è in grado di sgonfiare il pallone in cui lui si sente galleggiare.

la notizia buona è che il mostro politico del contratto tra grillini e leghisti è messo in crisi, i giochi sono riaperti e tutto è possibile … ovviamente anche il default finanziario.

Ma chi ha teso la trappola? A me sembra evidente: il barone di Arcore con il suo imponente sistema mediatico. Salvini deve tornare all’ovile baciare la mano a chi possiede le chiavi del regno. L’alternativa è di fare la triste fine di tutti coloro che hanno osato mettersi contro il grande capo.

alla prossima

5 risposte a "E se fosse un trappolone?"

  1. le analisi si moltiplicano e la tua è interessante; io ho provato a vedere la scelta di Salvini in una chiave internazionale.

    la seconda parte della tua riflessione non mi convince del tutto, anche se indubbiamente Berlusconi sta usando la mossa avventata di Salvini per provare a rientrare nel gioco politico.

    e tuttavia quello che emerge in modo sempre più evidente è che questa rottura improvvisa e contro producente è stato il gesto quasi disperato di un uomo che ha sentito vicina la fine rapidissima della sua parabola politica e tenta il tutto per tutto contando sulla stupidità, ma anche sulla complicità dei suoi avversari (Zingaretti! Zingaretti!).

    la notizia trapelata di una mossa concordata con Zingaretti e Di Maio, giustificata con la frase “non riesco più a controllare i miei” conferma a me la mia analisi sulla fragilità intrinseca di questa avventura con poco senso, che dobbiamo mettere nella storia delle patetiche convulsioni della destra italiana alla ricerca di un leader vero.

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  2. All’accordo preventivo Zingaretti Salvini non credo almeno nei termini da alcuni ventilati, semmai all’involontaria o molto furbesca provocazione da parte di Zingaretti che aveva annunciato già prima l’intenzione di andare direttamente al voto in caso di crisi. Un’altra trappola tesa a un sempliciotto Preso per il naso? In sostanza siamo d’accordo.

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