Eletto non eletto e l’invisibile

Nonostante i miei appelli e le mie suppliche l’operazione nuovo governo è andata in porto. O meglio, è stata chiusa una fase che ha già modificato irreversibilmente il quadro complessivo aprendo una nuova fase che solo un mese fa nessuno poteva immaginare.

Avendo poco da fare, ho fatto una ingozzata di maratone televisive quasi fossero un’avvincente serie televisiva, me le sono godute mettendomi ad osservare e a giudicare le performance dei vari giornalisti, degli opinionisti, dei protagonisti politici che si agitavano nei vicoli romani inseguiti da centinaia di cineoperatori manco fossero paparazzi che rincorrono le stelle del cinema della dolce vita felliniana. Insomma mi sono abbandonato anche alla fantasia non solo alla pretesa di capire e di prevedere ciò che sarebbe accaduto.

Mi sono appuntato su questo blog le riflessioni personali che mi erano apparse più originali scoprendo poi che certe parole chiave usate da me erano le stesse che gradualmente hanno invaso la chiacchiera mediatica e social su questa tragicomica che secondo il governatore della FED poteva essere il terzo fattore di destabilizzazione dell’ordine economico mondiale.

Dico subito a scanso di equivoci che ora sono più leggero ed ottimista, il cupo periodo del governo giallo verde è superato per merito dell’ambizione sfrenata del bullo che è caduto nella trappola di manifestare compiutamente le sue intenzioni: pieni poteri, uscita dall’euro, nuovo ordine mondiale al soldo di Putin. Un delirio di onnipotenza che lui ha celebrato a corpo nudo in uno stabilimento balneare immedesimandosi con il rito agostano delle ferie al mare. Sarei addirittura felice se fossi certo che il nuovo governo giallo rosso sarà all’altezza dei problemi ma poiché mi accontento delle cose che capitano dico solo che mi sento più leggero.

Ma negli ultimi due giorni, dopo il secondo incarico a Conte, alcune riflessioni non convenzionali occupano la mia mente, intendiamoci tutta colpa di Andrea Camilleri e del suo Birraio di Preston che ho letto di recente in occasione della sua morte. Nel racconto, basato su un evento citato in una relazione parlamentare antimafia della fine dell’800, l’autore con grande fantasia ed inventiva mostra come i fatti possano apparire diversi a seconda del punto di vista di chi racconta o osserva e soprattutto la realtà è presentata dalla stampa in modo funzionale al potere prevalente. Nulla è come appare soprattutto se gli eventi precipitano al di là delle intenzioni dei protagonisti.

Ebbene, gli eventi di queste settimane, tutti in parte prevedibili e coerenti con le strutture di potere che sovrastano le scelte dei singoli, si presterebbero ad un racconto romanzato alla Camilleri perché non tutto è chiaro e non tutto è spiegabile.

C’è una storia visibile, gridata formalizzata, analizzata, rappresentata che gradualmente ha preso forza come in un mosaico riassumibile in pochi tratti: Salvini ha tratto vantaggio elettorale dalla collaborazione con i 5 stelle arrivando ad un consenso che, sommato alle risorse della destra, garantirebbe la maggioranza con ampio margine in un nuovo parlamento. Doveva rompere con i 5 stelle senza perdere il consenso aumentando le sue richieste e pretese. I suoi avversari, come un muro di gomma hanno incassato quasi tutto, i decreti sicurezza, la TAV, il Russia gate, i respingimenti, l’inumanità. Ma qualcuno l’ha attirato in un trappolone ed in modo solitario, in pieno delirio di onnipotenza, ha creduto di poter far crollare un castello di carte con un soffio, senza rendersi conto che un invisibile filo connetteva forze diverse e il castello di carte ha oscillato ma rapidamente ha mostrato una grande solidità di una trama invisibile ai più.

Salvini non poteva immaginare che un deliberato del PD sarebbe stato disatteso in pochi giorni solo perché una minoranza aveva benedetto una nuova alleanza in parlamento. Renzi, Prodi sono stati espliciti e tutti si sono convertiti al formale rispetto delle norme costituzionali prese come vangelo proprio da chi voleva aprire le istituzioni come una scatolette di tonno.

Tutti gli assetti sono cambiati repentinamente ed i singoli personaggi hanno fatto fatica a rimanere fedeli alla propria linea politica. In un quadro caotico c’è stato un filo rosso apparentemente secondario: la figura del presidente del consiglio da incaricare. Il suo nome è stata la condizione indiscutibile per Grillo che lo ha promosso al rango di elevato, la sua prode requisitoria contro Salvini è stato un lavacro per tutto il grigiume che aveva dimostrato in più di un anno di sottomissione paziente a due bulletti che facevano a gara a spararle più grosse, il lavorio effettuato a Bruxelles per portare i voti grillini nella maggioranza europeista del parlamento con l’appoggio alla candidatura di Von der Leyen l’hanno unto con il crisma del favore dell’establishment, l’elegante e cortese presenza a Biarritz ha completato l’opera facendolo assurgere a pupillo dell’imperatore occidentale.

Detto così tutto sembra tornare, quali sono i fatti strani di questa storia? Un giallista come Camilleri potrebbe mostrare una storia diversa: il personaggio, giovane avvocato civilista e professore universitario, non nasce e cresce impetuosamente per caso o per propri forti meriti ma perché è inserito in una trama di rapporti interpersonali con il potere non sempre chiaramente visibile. Un ipotetico giallista potrebbe ricostruire i suoi rapidi successi collegandoli a quello studentato cattolico romano riservato a universitari particolarmente brillanti che esibisce quale motivo di vanto il mantenimento e la cura delle carriere dei propri studenti anche dopo molti anni. Confesso di aver recentemente visto anche la serie Family su Netflix. Ma sono abbastanza anziano da aver potuto verificare quanto contino per la propria carriere le appartenenze, le affinità, le conoscenze. Non è necessario essere confratelli o affiliati o aver giurato silenzio, discrezione e fedeltà basta coltivare nel tempo una rete appropriata di rapporti.

Il caso Giuseppi Conte con il suo successo personale ora manifesto e rispettato come possibile leader del movimento 5 stelle lascia pensare. E non posso non ricordare il libro di Jacoboni, L’esperimento in cui la costruzione di un movimento politico così importante come i 5 Stelle non può ridursi solo all’opera degli Influencer ma si struttura e prende forma convogliando in un solo fiume carsico tante forze più o meno organizzate che sanno cavalcare l’onda favorevole pur di emergere e conquistare il potere.

Mentre Salvini a torso nudo trangugia polpette c’è un potere più sobrio e abbottonato in giacca blu che opera e gestisce la realtà protetto dall’invisibilità. Alla faccia della trasparenza promessa ai grillini che si illudono di vedere ciò che è coperto e mascherato. In queste settimane dopo le gogne mediatiche a cui furono sottoposti Bersani e Renzi e tanti altri ora i riti hanno ripreso il sopravvento, tutto accade al chiuso di stanze e tavoli dei quali al massimo si diffondono delle foto. Ciò che è visibile è la panza piena del deputato che alla fine della giornata esce da una pizzeria dopo aver pagato il conto e rilascia al giornalista che fa domande sceme risposte altrettanto vuote.

Così un personaggio eletto, un elevato, mai eletto da nessuno è al centro di una processo di cui possiamo osservare quasi origliando solo qualche brandello, tutto il resto è invisibile, soprattutto la nervatura che regge il castello di carte.

PS dai Giuseppe F. ti ho lanciato un idea per un tuo nuovo racconto!

2 risposte a "Eletto non eletto e l’invisibile"

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