Poteva andar peggio

Questa mattina ho partecipato alla conferenza organizzata dall’INVALSI per la presentazione dei risultati della somministrazione 2018 della ricerca OCSE PISA. Sostanzialmente nulla di nuovo per cui riporto quasi integralmente il commento che scrissi esattamente 6 anni fa.

Siamo un paese stratificato sin dalla scuola, abissali differenze di competenze linguistiche, matematiche e scientifiche tra i liceali e i ragazzi che vanno al professionale con concentrazioni inaccettabili di ‘analfabeti’, secondo la scala empirica proposta dall’OCSE, in scuole che ovviamente sono dei ghetti ante litteram. Differenze costanti ed abissali tra regioni geografiche. Un Nord Est  comparabile con i migliori paesi del mondo ed un Sud con regioni paragonabili ai paesi più arretrati. Come se, prendendo un treno da Trento a Palermo percorressimo l’intera variabilità della competenze dei quindicenni del mondo. Ma in realtà percorrendo il paese da nord a sud ma anche da un quartiere all’altro delle nostre città percorriamo anche la variabilità delle condizioni socioeconomiche del mondo, dalla ricchezza più splendente alla povertà più misera.

Nella presentazione, l’INVALSI sottolinea la terzietà rispetto all’interpretazione dei risultati, evita di problematizzare sottolineando i fatti nudi e crudi dando ai numeri il potere dell’oggettività. Ma quando i problemi della società e della scuola sono così gravi e lancinanti non si può essere anodini, ci vuole una chiara ipotesi di ricerca e occorre mostrare come leggere i dati dando loro un significato. Se fossi intervenuto lamentando ciò mi avrebbero risposto che ciò è lasciato agli approfondimenti di secondo livello, ai commenti che verranno dalla comunità scientifica e dalla società. Vero, ma il rischio concreto è che i dati per la loro rilevanza saranno solo oggetto della rielaborazione giornalistica, delle manipolazioni opportunistiche per dimostrare gli assunti più vari, degli aggiustamenti dei gabinetti dei ministri di turno.

Ormai siamo bombardati sistematicamente da dati statistici chiaramente manipolati diffusi nelle ore di punta degli ascolti televisivi. (…) Il dato è fornito senza interpretazioni, nudo e crudo ed è ripreso per due o tre giorni di seguito in contesti vari finché non è introiettato nel pubblico secondo l’intento persuasivo di chi ha pubblicato il dato.

Torno alla giornata odierna.

Nei confronti longitudinali delle somministrazioni a partire dall’anno 2000 realizzate con cadenza triennale si riscontra una sostanziale stabilità tranne una evidente abbassamento dei livelli medi riscontrati nella competenza scientifica. Ma cosa ci potevamo aspettare in un paese che dibatte furiosamente sul ruolo della scienza e della tecnologia e contesta le vaccinazioni generalizzate. Cosa ci potevamo aspettare in una società in cui l’incompetenza sta assumendo il valore di una verginità opportuna per i politici che eleggiamo? Cosa ci potevamo aspettare in un paese in cui i giornalisti multimediali usano una lingua povera ed approssimativa? Cosa ci si poteva aspettare dopo tutti gli allarmismi lanciati dai benpensanti sulla qualità di una scuola troppo spesso riformata?

Ebbene questi dati nella loro stabilità dimostrano però che l’apparato educativo che ha formato i quindicenni, famiglie, scuole, tv, associazioni, palestre, parrocchie, resiste ad una decadenza economica, ad una depressione diffusa che scoraggia una attesa positiva del futuro. La scuola potrebbe fare di più? forse sì, ma la mia impressione è che questa vecchia signora svolga il suo compito nonostante tutto, nonostante internet, nonostante la recessione economica. Nel bene e nel male è resiliente.

Scusate se questo mio commento è troppo superficiale, spero che l’INVALSI avvii sistematiche riflessioni di approfondimento con esperti di varie discipline per capire meglio le dinamiche di fondo di un sistema ad alta complessità qual è la scuola per capire ciò che ci accumuna e ciò che ci distingue dai sistemi degli altri paesi.

Piccola osservazione sulla giornata: nella discussione finale hanno preso la parola personaggi di valore quali l’ex presidente dell’ISTAT, il presidente dell’ANP, vari docenti universitari, una deputata. Se fosse stato pianificato e preparato un panel più disteso con quegli stessi che hanno parlato a braccio reagendo immediatamente alla prima lettura dei dati, la giornata sarebbe stata forse più proficua, meno giornalisti con taccuino e telecamera più gente capace di articolare una riflessione ragionata e documentata.

Comunque grazie dell’invito e dell’opportunità veramente preziosa.

Per chi fosse interessato ad avere un’idea più precisa dei risultati può collegarsi al sito dell’INVALSI o scaricare qui la sintesi che è stata diffusa durante l’incontro.

Sintesi dei risultati italiani.pdf

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