Ora anche il coronavirus. II

Brevemente, per appuntare alcune riflessioni e qualche informazione utile in questo marasma di chiacchiere al vento.

Consiglio di leggere un articolo di Wired che opportunamente ricorda le epidemie recenti più e meno pericolose in cui noi più attempati ci siamo trovati a vivere e che abbiamo rimosso o dimenticato. L’articolo è Mettiamo il coronavirus in prospettiva: ecco le peggiori epidemie della storia recente.

Un secondo articolo della stessa rivista che illustra il possibile ruolo della scienza in questa vicenda è Cosa può dire la scienza sul nuovo coronavirus in Italia. Testi semplici di facile lettura che possono aiutare a non indulgere alle facili suggestioni delle bestie che circolano in questo nostro mondo internettiano.

C’è qualcosa che non mi torna.

Non si riesce a trovare l’untore zero, quello che fisicamente ha portato il virus nei due focolai attivi in Italia, quello lombardo e quello veneto. Dico subito che non ho seguito nel dettaglio queste vicende e quindi potrei essere molto impreciso. Ciò che pare evidente è una diffusa reticenza, una specie di omertà che rende difficile il lavoro dei sanitari e delle forze dell’ordine. Il giovane infettato, quello con la moglie all’ottavo mese di gravidanza, si rivolge ai medici solo quando il suo malessere diventa insopportabile e forse nelle precedenti occasioni in cui si era rivolto al pronto soccorso non aveva detto proprio tutto e non aveva fatto capire che poteva essere l’influenza cinese. Racconta che il contagio era avvenuto ad una cena con un amico italiano che era tornato da poco dalla Cina e quindi era lui che lo aveva infettato. Ma successivamente viene fuori che l’amico italiano reduce da un viaggio in Cina era risultato negativo al test e quindi non era l’untore 0. Non trovate che tutto ciò sia strano? Perché l’untore 1 non riesce a dire chi potrebbe essere l’untore 0. Ciò accade anche in Veneto, qualcuno avanza l’ipotesi che lo stesso untore 0 ha attivato i due focolai così lontani geograficamente e così diversi. E allora uno sospettoso come me si chiede: esiste in Italia una prostituzione cinese? quanto è diffusa tra gli italioti che prendono l’aereo per andare con le ragazzine con gli occhi a mandorla? E questi vizietti quanto sono disponibili a poco prezzo qui da noi?

Stigma sociale

Chiedo scusa ai miei lettori per questi cattivi pensieri ma quando si riflette liberamente emerge anche l’inconfessabile. Quanto contò lo stigma sociale affibbiato agli omosessuali perché gli etero dichiarati e gli stessi omo nascondessero alle proprie mogli e ai propri compagni contatti pericolosi e diffondessero esponenzialmente il virus HIV? Quali saranno gli effetti della politicizzazione, emersa in queste ore, dei pregiudizi razziali per cui la malattia sarebbe cinese, cioè gli untori sarebbero cinesi. Anch’io ho qui confessato un tipico pregiudizio razziale che immagina nella prostituzione cinese il veicolo di questa prima infezione. E’ certo che la diffusione del virus e l’eventuale incapacità di contenerlo con procedure soft, non troppo drastiche porterà all’aggravamento di quelle lacerazioni del tessuto sociale che caratterizzano la nostra società e alla richiesta di maniere forti di tipo militare.

La crisi sanitaria dovuta al nuovo virus mette in evidenza almeno due debolezze del nostro sistema:

  • uno Stato strutturato in forme iperdemocratiche per cui il potere decisionale è disperso in mille rivoli che teoricamente dovrebbero consentire di arrivare vicino al cittadino per rappresentarlo e servirlo al meglio, una specie di servizio alla carte in cui il cittadino è principe e signore, il suo benessere è il criterio assoluto, la sua pancia il motore immobile del sistema;
  • una società invecchiata, sgretolata, diffidente, delusa, aggressiva, individualista, immorale, priva di ideali e prospettive che fino a ieri ha dibattuto sui vaccini, che pretendeva che bambini non vaccinati frequentassero le stesse classi di bambini immunodepressi, un società fatta di medici laureati nei talk show e in internet, saccente e presuntuosa, una economia debole e polarizzata in centri di eccellenza legati al mondo globale e in aree arretrate dove l’illegalità organizzata regna sovrana.

Sembra che la nemesi della storia questa volta parli molto chiaro: la localizzazione dei due focolai dell’infezione nelle due regioni più ricche e più antivacciniste fa pensare ad un angelo vendicatore, ricorda quel deposuit potentes che riecheggia nelle note del Magnificat di Vivaldi.

Insomma temo che il percorso per uscire da questo incubo sarà difficile ma sono convinto che impareremo qualcosa: non possiamo essere governati da incompetenti, la sovranità del popolo non consiste in un popolo di sovrani, la legalità è un valore assoluto che assicura vita, benessere, felicità.

L’ipotesi peggiore

Ieri le borse mondiali hanno registrato il colpo, prima erano state indifferenti ed ottimistiche, ora la diffusione incontrollata e incontrollabile del virus, di un virus per il quale non esiste ancora un vaccino, fa temere un blocco dei commerci, degli spostamenti e del turismo, della produzione industriale, in pratica un rallentamento dell’economia globale in cui economie fragili come la nostra potrebbero soccombere.

Come gli epidemiologi ci hanno spiegato, se il contenimento attuale realizzato con la quarantena di intere comunità locali non sarà efficace e se le misure di prevenzione individuale quali l’accurato lavaggio delle mani, la disinfezione di tutti gli ambienti comuni e privati, la riduzione delle occasioni di incontro in assembramenti non saranno attuate in modo diffuso e capillare la malattia potrebbe colpire fino al 40% della popolazione con effetti disastrosi a catena. Meno medici ed infermieri negli ospedali e aggravamento degli effetti delle malattie sulle popolazioni a rischio, meno lavoratori nei servizi e meno provviste alimentari disponibili nei grandi centri urbani, meno produzione di beni e aumento dei prezzi, più cassa integrazione e più debito pubblico.

Questa sera dovevo partecipare ad una pizza elettorale ma ho capito che essendo un nonno che abbraccia spesso i propri nipotini devo essere prudente e quindi non ci andrò.

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