Compartimenti stagni 4

Le prossime due settimane sono decisive per riuscire a riprendere in modo diffuso le attività economiche e le relazioni sociali fondamentali. Bene ha fatto il governo a prevedere una progressione lenta cadenzata su due settimane, esattamente quanto serve per osservare se un nuovo livello di libertà nei movimenti provoca nuovi contagi in quantità incontrollabile: la famosa seconda ondata, che incomberà come rischio per tutto il tempo necessario a disporre di un vaccino efficace ed economico che eradichi il virus.

L’Italia è stata ferita nella sua parte più ricca ed avanzata ed è grande il timore che tutto il sistema economico nazionale ne possa risentire in modo irreparabile. Io personalmente sono ottimista, la grande stampa in mano ai padroni sta ingigantendo la lagna mettendo quasi sullo stesso piano sistemi industriali e produttivi che sono abituati a competere ovunque nel mondo e la miriade di piccolissime aziende, attività commerciali e artigianali che già prima di questo trauma traccheggiavano tra la sopravvivenza di stretta misura e la chiusura fallimentare. Si tratta di ripartire ma non di ricostruire una nazione distrutta dalla guerra come accadde dopo le due guerre mondiali.

Tuttavia c’è il settore legato al turismo per il quale la paura del contagio a livello planetario determinerà una gelata, un blocco degli spostamenti per molto tempo con perdite forse irrecuperabili.

Riprendo un’idea che avevo già formulato in un post sul dopo. E’ essenziale poter identificare alcuni compartimenti stagni abbastanza grandi ed attraenti da garantire a chi entra sano senza virus di uscirne riposato, rinfrancato e sano. Questa cosa sarebbe relativamente facile attraverso un confinamento efficiente che impedisca a chicchessia di entrare per 15 – 20 giorni per poter constatare che nessuno si ammala all’interno della zona confinata. Ad esempio se la Sardegna per 30 giorni non avesse nuovi infettati e nessun decesso per corona virus potrebbe essere definita un compartimento stagno sicuro; per entrare sarebbe allora obbligatoria la quarantena ma se ciò fosse possibile in un grande e confortevole albergo o in un villaggio vacanze, tutta la Sardegna diventerebbe una grande compartimento stagno in cui passare un mesetto sicuri andando al ristorante senza separè, in spiaggia passeggiando senza mascherine o al mercato senza alcuna paura. Si potrebbe andare con la propria famiglia della cui integrità sanitaria si è certi. Ho fatto l’esempio di un’isola perché i flussi in entrata sarebbero più facilmente controllabili e una gradevole quarantena sarebbe gestibile da strutture alberghiere ora poco utilizzate.

Ovviamente si può pensare a compartimenti stagni molto più piccoli, villaggi turistici, grandi alberghi con parchi e spiagge private. L’Italia è piena di strutture turistiche già pensate per essere isolate e protette.

Mi chiedo se qualche catena ci stia pensando o tutti sono dietro ai propri avvocati e ai consulenti fiscali per vedere come lucrare aiuti sostanziosi da questa pioggia di miliardi che a debito lo Stato sta riversando in mille rivoli sull’economia.

Mi chiedo se l’Alitalia stia progettando le modalità per assicurare viaggi sicuri a prova di qualche infetto presente tra i passeggeri. Stanno studiando come gestire tutto il processo dall’imbarco allo sbarco in modo che chi entra sano ne esca sano? Ovviamente ciò è possibile visto che migliaia di infermieri, medici, portantini, autisti convivono per ore con numerosi malati infetti senza ammalarsi. A parte la carneficina iniziale quando dispositivi e procedure non erano disponibili né ben collaudati.

Insomma la chiave di tutto è come costituire e preservare compartimenti stagni privi del virus e realizzare flussi sicuri da un compartimento all’altro. E’ un problema organizzativo ed ingegneristico che molte menti dovrebbero risolvere come il mondo della ricerca medica sta cercando di fare per risolvere il problema sanitario.

Forse il principale antivirus a disposizione dell’uomo ora è l’intelligenza, la competenza e la voglia di reagire.

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