Ripartire

Il tempo passa in fretta e siamo arrivati alla riapertura di tutte le attività economiche. Rimangono le limitazioni delle attività sociali che implicano assembramenti di persone, ivi compresa la scuola, rimangono le limitazioni degli spostamenti tra regioni. Il governo e il parlamento hanno derogato ai vincoli di bilancio sulla base di un generale allentamento dei vincoli europei e il governo ha preparato a deficit una manovra economica imponente.

Ora servono i soldi.

Il dibattito e le polemiche di questi giorni sono desolanti. La categoria sociale peggiore da tutti i punti di vista che ha mostrato quanto sia inadeguata a dar voce ad un popolo nonostante tutto nobile e fiero è quella dei giornalisti e dei commentatori onnipresenti sui media. Il versante economico ha messo in luce quanto molti giornalisti, oltre ad aver l’abitudine di parlare di cose che non conoscono, si prestino a far da mosche cocchiere di operazioni ben orchestrate per succhiare risorse dalla mammella di mamma Stato.

Come sapete non ho rinunciato a frequentare l’osteria di Facebook, mi è utile per annusare gli umori prevalenti che circolano spesso sentendone il lezzo, sempre per capire meglio a sera certe battute dei commentatori e dei politici. Ci vuol poco a capire che ci sono state vere e proprie campagne mediatiche per condizionare le scelte del governo. Ovviamente i media non sono in mano agli ultimi, sono in mano al grande capitale economico e finanziario. Simbolo di questa realtà ‘invincibile’ è la ristrutturazione della proprietà della galassia Repubblica-Espresso passata agli Agnelli.

La manovra mediatica è stata semplicissima: l’intero sistema produttivo italiano è stato assimilato ai piccoli commercianti, ai bar, ai ristoranti, ai bed & breakfast ad attività in cui tante famiglie sopravvivono alla giornata lucrando piccoli margini di guadagno con molti sacrifici e che la chiusura totale ha privato di quei denari contanti che muovono la loro attività. L’intera popolazione è stata assimilata alla parte più debole e precaria che non arriva a fine mese e che non ha riserve sul conto corrente. Questa rappresentazione ha danneggiato la percezione di noi stessi e delle nostre prospettive diffondendo rabbia, aggressività ed invidia.

Tutto e subito a tutti. Anche ai ricchi, anche a quelli che non hanno alcun problema di liquidità, anzi a questi il ‘ristoro’ deve essere più grande perché possono ricattare il governo minacciando licenziamenti e chiusure.

Ma basta caro Bolletta con queste lagne e queste preoccupazioni, quello che pensi lo sappiano lo stai scrivendo da tempo su questo blog e lo abbiamo letto.

Ok vengo al sodo: nei post sugli eurobond, a cui rimando, ho sostenuto che le famiglie italiane detengono abbastanza ricchezza finanziaria per far fronte a questa disgrazia, non è vero che siamo alla canna del gas, è vero che molti cittadini sono alla disperazione ma ce ne sono altrettanti che sono garantiti, che hanno riserve ingenti in Italia e all’estero. Ci sono industrie che firmano contratti miliardari per costruire nuove navi da guerra, che comprano reti televisive in Germania, c’è una struttura produttiva e distributiva che ci ha consentito di non soffrire la fame per più di due mesi e per pianificare le prossime vacanze come se nulla fosse successo. C’è l’inventiva di chi non si ferma di fronte a niente, c’è l’ortolano che a fine mattinata ci recapita una cassetta di prodotti per un totale di 20 euro a sua scelta, mai mangiata tanta verdura così saporita e così fresca.

Le famiglie italiane detengono circa 4.200 miliardi di attività finanziarie di cui 1.400 sono depositi liquidi nella banche. L’Italia non è alla frutta perché, se dovesse servire, questa è la riserva a cui attingere per alimentare il Tesoro pubblico. Caro lettore, so bene che hai avuto una stretta allo stomaco e hai pensato alla patrimoniale, per il momento non serve perché l’altra grande riserva che ci dà sicurezza per ripartire è il fatto che i nostri titoli di debito pubblico sono espressi in euro, in una moneta forte per cui i prenditori, quelli che hanno comprato o compreranno debito pubblico italiano, sanno che non corrono un rischio di cambio ma finanziano un sistema economico e produttivo integrato in uno molto più grande e diversificato in grado di far fronte agli sconquassi di questa e di altre epidemia.

Dagli Eurobond ai BTP Italia

Lunedì 18 maggio si riparte e lunedì viene lanciata una sottoscrizione pubblica di BTP Italia pensata per le spese dell’emergenza COVID 19.

E’ un titolo che intende proteggere il risparmiatore dai rischi dell’inflazione: il rendimento è costituito da un tasso fisso che ammonta a circa 1,40% annuo più il tasso di inflazione variabile rilevato nel semestre in cui la cedola è pagata.

Dal 18 al 20 maggio i singoli risparmiatori, il cosiddetto mercato retail, potranno sottoscrivere i titoli per multipli interi di 1000 euro senza spese anche attraverso piattaforme online di tipo dispositivo.

Nel mio portafoglio ho già 20.000 euro di BTP Italia acquistati in epoche diverse, penso di prenderne altri 10.000 per le stesse ragioni che mi indussero a farlo a suo tempo.

Ora si aggiunge un’altra ragione: sono mesi che costringiamo il governo a bussare alla porta degli altri partner europei per finanziare le nostre nuove spese con la minaccia di uscire dall’Europa. E’ la politica della destra sovranista. La maggioranza degli italiani ha mostrato di essere capace di disciplina e di discernimento e una miriade di cittadini ha rischiato la propria salute a volte la propria vita per reggere l’urto della epidemia negli ospedali, nella filiera agroalimentare, nei servizi pubblici, alle poste, nelle banche, nelle aziende strategiche lasciate aperte. Nonostante il lezzo di certi commenti internettiani mi sento si appartenere ad un popolo nobile e fiero. Sogno che la dedizione di molti sia premiata da uno scatto d’orgoglio e che in molti si metta mano al portafoglio e si presti un po’ dei propri soldi per rimpinguare un Tesoro che deve far fronte a molte spese se vogliamo ripartire. Sono certo che riprenderemo a suo tempo i soldi che ora prestiamo allo Stato. L’alternativa è la ristrutturazione del debito o la patrimoniale o l’iper inflazione. Scegliete voi.

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