Il rumore del mondo

Ho finito di leggere in questi giorni un bel romanzo che narra la vicenda di una giovanissima inglese, figlia di un ricco mercante di seta, che sposa precipitosamente nel 1838 un giovane ufficiale, marchese sabaudo. Nel viaggio da Londra a Torino accompagnata dalla cameriera e da una dama di compagnia per raggiungere il marito rientrato troppo velocemente in sede per ordini superiori contrae il vaiolo all’arrivo sul suolo francese, sopravvive fortunosamente ma rimane sfigurata. L’incipit promette una storia complicata e appassionata nel più classico stile romantico.

Il libro mi è stato prestato da Vittoria, di famiglia sabauda, dopo che le avevo parlato con entusiasmo dell’altro romanzo appena letto Nostra signora di Ellis Island che aveva dedicato molte pagine alla Spagnola. L’epidemia aveva, all’inizio del novecento falciato un numero di morti forse superiore a quelli della prima guerra mondiale. Anche in questo libro, in una storia di quasi cent’anni prima, compare la stessa presenza delle malattie infettive, la stessa paura per delle fatalità incontrollate che l’attuale pandemia ha risvegliato prepotentemente nel nostro vissuto più profondo.

La vicenda narrata si conclude con la battaglia di Novara e con l’abdicazione di Carlo Alberto nel 1849. Le vicende sentimentali e familiari della coppia anglo piemontese sono un pretesto molto ben costruito per disegnare un affresco della società dell’epoca, dell’economia, della politica, dell’inizio del Risorgimento italiano.

L’autrice chiude il racconto precisando che non si tratta di un saggio di storia ma ci tiene ad elencare la pluralità delle fonti e dei documenti che in maniera minuziosa aveva studiato per costruire un racconto autenticamente realistico. Ad esempio si documenta anche sulle essenze arboree di moda in quegli anni per ornare i giardini della ville e delle strade delle città.

Nel racconto lungo e complesso molti sono i personaggi comprimari che emergono in storie parallele che si intrecciano ed evocano personaggi storici che chiunque abbia qualche reminiscenza scolastica riconosce: un rivisitazione degli studi liceali ma anche della propria infanzia. Noi settantenni abbiamo ricordi diretti di realtà ottocentesche ora scomparse che si sono protratte nel secolo successivo: un personaggio di questa storia è certamente il baco da seta e tutta l’economia ad esso collegata che in quell’epoca attivava filande, commerci, coltivazioni. Da bambino ricordo distintamente mio nonno che allevava bachi da seta, che non dormiva quando i bachi iniziavano a rinchiudersi nel bozzolo, che portava i bozzoli alla filanda … Ma i più giovani potrebbero capire meglio cosa si intende ora quando si parla di società signorile di massa, potrebbero capire meglio come è nata e si è sviluppata l’imprenditorialità borghese e come forse ora quel fervore sia del tutto sparito.

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