Diffidenza verso Immuni

Riprendo a scrivere sulla pandemia dopo che in agosto avevo completato l’illustrazione della mia posizione: attrezziamoci e impariamo bene le strategie più utili per difenderci dal virus che certamente tornerà a colpire. Impariamo a schivarlo e a conviverci senza troppi danni. Prepararsi.

In questi ultimi giorni la diffusione del programma Immuni è cresciuta notevolmente, è un segno che la pubblicità degli spot televisivi è efficace forse più della paura e della conoscenza dei dati. Meglio così, meglio di niente.

Riporto qui uno scambio di opinioni di questa mattina con un mio amico di Facebook

Caio:

Incredulo, trovo ripetutamente questa informazione: “L’app Immuni utilizza la connessione bluetooth a basso dispendio di energia: non chiede dati personali, ma solo la città di residenza. Gli smartphone sui quali è presente l’app quando si trovano a meno di due metri di distanza per almeno 15 minuti si scambiano in maniera anonima dei codici generati automaticamente che restano conservati sui dispositivi. Il sistema non traccia gli spostamenti, ma solo i contatti tra smartphone”.

E mi chiedo: quante volte a 68 anni capita di stare vicino a qualcuno che non si conosce per “almeno 15 minuti”, trasporti pubblici – che non utilizzo – esclusi? Se è cosi, è proprio una sola, il cui vero scopo è scaricare (sic!) la responsabilità sul mancato download.

Ma magari mi sbaglio.

Io:

Dubbi e sospetti sono sempre legittimi ma non serve alimentarli. Il caso Immuni è emblematico: la difficoltà a capire bene come funziona consente di diffondere quella diffidenza che è alla base dello stallo generale in cui ci troviamo. Sono tra quelli che sin dall’inizio ha cercato di convincere i propri amici ad istallarlo e ha cercato di capire come funziona. La prima domanda che ti faccio: rinunci all’esame del sangue se non sai come avviene la conta dei globuli rossi e la stima del PSA? Sai che è impreciso e fastidioso ma se il tuo medico te lo prescrive lo fai e ti sottoponi ad altri test più invasivi e dolorosi se serve. Bene, ora i medici ci dicono che il tracciamento dei contatti è il principale strumento per arginare il contagio se non si vuole arrivare al blocco totale dei contatti sociali. Non costa nulla e se tutto va bene sarà inutile e resterà silenzioso sul nostro telefonino senza mandare notifiche ma se un focolaio si accende nel mio quartiere o nel mio condominio e se entro in contatto con un infettato posso essere avvisato immediatamente e poi seguirò le indicazioni dei medici. Se viceversa scopro di essere infettato proprio io il mio medico mi chiederà se ho Immuni e se vorrò potrò riversare sul data base centrale tutti i numeretti casuali che ho generato negli ultimi 15 giorni. Così il mio cugino che non vedo mai, ma che una settimana fa è venuto a Roma da Canicattì e mi è venuto a salutare a casa mia, incontro che forse ho dimenticato, quando andrà a controllare sul data base centrale se ci sono i numeretti che lui ha registrato sul suo telefonino troverà un numeretto generato da me che sono infetto e sarà istantaneamente avvertito e messo in allarme. Nn potrà identificarmi se non gli telefono e gli racconto che ho preso il Covid19.

Tu ironizzi sui 15 minuti di contatto ma credo che il programma registri tutti i contatti anche molto corti, così mi sembra di capire in base ai numeri che tre volte al giorno il mio telefonino va a confrontare con il database centrale. Sebbene Immuni non abbia raggiunto la sua massa critica con un numero di istallazioni abbastanza alto, il mio telefonino tre volte al giorno si collega con il data base centrale e confronta circa 60 numeretti che sono quelli che negli ultimi 15 giorni ha registrato come contatti e la cosa non mi sorprende, io mi muovo pochissimo, sono un pensionato. In media ho avuto circa 4 contatti al giorno, probabilmente con i miei congiunti e parenti.

Per la verità Apple nella sua ultima versione del sistema operativo iOS 14 registra i contatti con altri telefonini con il bluetooth attivo indipendentemente da Immuni. Ciò rende possibile il tracciamento anche in altri paesi che hanno dei programmi di gestione diversi da Immuni. Globalizzazione!! Nelle descrizioni della novità di iOS14 era precisato che erano i programmi locali simil Immuni che elaboravano i dati forniti dal sistema operativo fissando ad esempio anche l’incidenza del tempo di esposizione che nel caso italiano era stato fissato in 15 minuti. Questo parametro è ovviamente modificabile se nelle analisi dei dati raccolti emergesse che in questo modo nessuno riceve notifiche, d’altra parte se il periodo di contatto fosse troppo corto ci sarebbe una pioggia di notifiche forse inutili e quindi di quarantene non gestibili e che bloccherebbero tutto come il lockdown.

seguito

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