Diffidenza verso Immuni 2

Nonostante la pressione esercitata dai media con la pubblicità e dalla paura che torna a diffondersi tra noi per l’aumentare esponenziale degli infettati, l’app Immuni non si diffonde quanto potrebbe e dovrebbe, rimane nella società una diffusa resistenza che ho chiamato diffidenza.

diffusione del programma Immuni

In realtà la ragione di questo stallo non risiede solo nell’ignoranza dell’algoritmo che attiviamo nelle nostre tasche e che silenziosamente scambia dati con chi incontriamo ma anche e soprattutto nel rischio che si possa incorrere in un meccanismo perverso di isolamento forzoso anche sulla base di un allarme ingiustificato. L’aver avvicinato in autobus un infetto non significa aver contratto il virus, così come può accadere in una cena in famiglia e in un meeting di lavoro. Non dispongo al momento della percentuale di infettati tra coloro che sono stati segnalati da Immuni sarebbe utile saperlo ma la procedura del tutto anonima non lo consente. Potremmo dire che se mediamente un infettato determina circa 20 notifiche a coloro che ha incontrato e supponendo che Rt sia 2 cioè che ogni infettato ne infetti mediamente 2 potremmo grosso modo dire che, avendo ricevuto la notifica, la probabilità di essere stato infettato non supera 2/20 ovvero il 10%. Probabilità piccola ma essendo il danno potenziale molto grande è bene mettersi subito in quarantena e avvisare il medico che dirà cosa fare anche in assenza totale di sintomi. Vedere questo articolo del Corriere che mi sembra molto chiaro al riguardo.

In queste procedure ci sono però due punti deboli, quelli che hanno fatto inceppare il progetto.

L’anonimato* assoluto della procedura garantisce a chi riceve la notifica la possibilità di non tenerne conto e di non dire niente a nessuno, cancella la notifica e fa finta di niente, al massimo starà più attento a rilevare eventuali sintomi sospetti, solo allora coinvolgerà il proprio medico e la ASL.

Il fatto che la notifica non sia una diagnosi ma solo un allarme generico anonimo consente a chi non si può permettere la quarantena per motivi economici di sottovalutare la cosa rinunciando al tracciamento di Immuni, e quindi non scarica o non lo attiva, o sottovalutando la portata del rischio corso dalla cancellazione della notifica. Immuni in realtà determina una disparità di trattamento tra coloro che in quarantena hanno garantito lo stipendio e coloro che, vivendo di rapporti professionali, di contratti precari, di commercio o di impresa, con la quarantena hanno un danno economico non recuperabile. I pensionati non avrebbero alcun problema di questo tipo e se non hanno attivato Immuni sono solo degli stupidi.

Se io fossi al governo prevederei che chi si mette in quarantena sulla base di una notifica di Immuni e non sia un dipendente o un pensionato ma abbia una attività economica autonoma riceva un compenso giornaliero pari al reddito giornaliero medio risultante della dichiarazione del 2019. Per non aggravare l’INPS una certificazione del medico curante o della ASL potrebbe essere valido per inserire il dovuto dallo Stato come scalabile dalle tasse del 2020.

Ultima riflessione sul destino di Immuni. La Francia è nel pieno della seconda ondata ed è arrivata bellamente al coprifuoco. Osservo che fino a pochi giorni fa l’Immuni francese era stato scaricato da pochissimi, mi pare 2,5 milioni di cittadini. Fosse per caso un indicatore dell’atteggiamento dei francesi nei confronti della pandemia? un sostanziale menefreghismo di chi si sente superiore a queste paure da donnette? Perché è ormai chiaro, la diffusione del virus dipende principalmente dai comportamenti individuali.

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* In realtà le notifiche non sono indirizzate al telefonino dal sistema centrale ma è il telefonino che tre volte al giorno confronta i numeri casuali che ha raccolto dagli altri telefonini che ha incontrato a circa un metro di distanza per un congruo numero di minuti con la lista di tutti i numeretti generati dai telefonini di coloro che si sono infettati. E’ il programma Immuni che localmente avverte il proprio ospite e nessun altro ne sa nulla. Ad oggi sono 567 gli infetti che hanno condiviso sul sistema 10.060 numeretti che hanno messo in allarme circa 10.000 dispositivi, se questi sono rimasti attivi e se non hanno nel frattempo azzittito questo grillo parlante che portiamo nelle nostre tasche e che vigila sulla nostra salute.

segue

11 risposte a "Diffidenza verso Immuni 2"

  1. sì, da pensionato non stupido mi sono iscritto da tempo a Immuni; non succede niente, ma questo potrebbe essere soltanto un buon segno.
    però ho letto – ma te lo dico perché tu smentisca e mi corregga se sbaglio – che la segnalazione della positività deve partire dal soggetto positivo; non è l’ente sanitario pubblico che la fa.
    mi sembra incredibile, ma se le cose stanno così davvero, pensare che possa servire a qualcosa è pura utopia.
    e, sia chiaro che lo dico perché mi dispiace; ho letto che alcune Regioni, come il Veneto, la boicottano appunto non segnalando i dati; e forse questo è anche il caso della Lombardia, il cui presidente sembra troppo occupato a speculare sul virus a vantaggio suo e della sua famiglia, che a pensare a inezie come la salute dei suoi cittadini.

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    • Caro pensionato non stupido come al solito non ti sfugge niente. In effetti l’uso anonimo del programma comporta che sia l’infettato a decidere se riversare i propri dati sul sistema. La procedura è la seguente: se un cittadino risulta infettato perché con sintomi ha fatto il tampone o perché senza sintomi è risultato positivo nel quadro dei numerosi controlli realizzati dal sistema sanitario (ad esempio rientrando dall’estero) subisce un interrogatorio per ricostruire la trafila dei suoi contatti per capire da chi e quando è stato infettato e chi eventualmente può avere infettato. In questo ambito potrà dichiarare di avere Immuni e decidere se condivide con il sistema i numeri che negli ultimi 15 giorni ha generato e scambiato con altri telefonini. A questo punto è l’autorità sanitaria (ASL) che fornisce all’infettato un codice numerico che autorizza l’operazione di trasferimento dei dati al sistema. Ciò assicura che nessun buontempone possa terrorizzare i suoi amici e conoscenti dichiarandosi infetto quando non lo è. Ovviamente se delle regioni per fare dei dispettucci politici boicottano il sistema facendo sapere che non ritengono il programma valido o non fornendo i codici di verifica per l’invio dei dati c’è poco da fare …

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      • chissà che pasticcio è successo; probabilmente la mia risposta e i miei ringraziamenti non sono partiti. per fortuna li avevo salvati e te li rispedisco adesso.

        caro Raimondo, grazie della spiegazione esauriente e anche della ri-pubblicazione.
        hai spiegato bene perché non può essere il singolo a immettere nel sistema la dichiarazione di positività al virus, per il rischio di abusi, vuoi stupidi, vuoi anche no.
        ma rimane inesplicabile come mai invece il singolo non abbia l’OBBLIGO giuridico di comunicarla, assieme al sistema sanitario che la verifica e che svolge comunque una funzione pubblica di controllo e di tutela della salute di tutti..
        il male devastante che uccide l’Italia è l’iper-tutela della anarchica libertà individuale di fare il cavolo che si vuole.
        in un contesto culturale come questo, Immuni è un generoso sforzo frustrato di fare qualcosa di utile – se vuoi vederla nel lato positivo – oppure una foglia di fico ampiamente inutilizzata, per dimostrare che si è fatto qualcosa e poi lasciare che il caos avanzi: e in questo caso il caos si chiama epidemia e morti.
        nonostante questo, continuerò a tenerla accesa; vivo nella regione più colpita – anche se piuttosto isolato – e chissà che una qualche notifica prima o poi non arrivi anche a me; ma spererei di non dovere arrivare a questo per sapere che Immuni funziona anche in Lombardia
        grazie ancora e a presto!

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  2. Da Lucio Zinni su Facebook
    ottime considerazioni. La maggioranza degli italiani non è negazionista e farsi domande sul perché questa app non sia attiva per la gran parte della popolazione non è un esercizio accademico ma la testimonianza che il cervello funziona. Solo che la domanda dovrebbero porsela i decisori. Un sostegno a chi è costretto a chiudere causa immuni è una buona ipotesi, unita alla celerità di procedure spesso assenti. Invece bonus monopattini e bici e vacanze. Bah…

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