Il caso Immuni

In questo blog ho dedicato molta attenzione al programma Immuni tanto che ho messo il suo logo in prima pagine. Ciò perché sin dall’inizio di questa storia avevo appreso che una strategia attiva contro il virus che non fosse solo chiudersi in casa si fondava sul testing e sul tracciamento delle catene di contagio. Avevo letto che il tracciamento tramite app istallate sui telefonini era stato vincente nel sud est asiatico e quando lessi che anche in Italia si metteva a punto uno strumento analogo ne fui felice.

La partenza del progetto fu segnata dalla diffusa diffidenza verso strumenti di controllo tecnologici della nostra vita privata per cui i programmatori dovettero avere l’avallo preventivo della authority sulla privacy. Lo sviluppo e il collaudo furono più lenti del previsto per cui l’avvio a regime avvenne nella fase in cui la curva dei contagi stava diminuendo sensibilmente e quindi ormai si pensava più alle vacanze che a difendersi contro il virus che si dava per clinicamente morto. Solo in settembre, con la riapertura delle scuole e con la ricomparsa della crescita dei contagi, si arrivò faticosamente a 9 milioni di download e lì si posiziona da settimane con una funzionalità non valorizzata, per quel poco o tanto che può valere, nemmeno dagli organi sanitari e politici che gestiscono il contenimento dell’epidemia.

Come osservavo nel post diffidenza verso Immuni tutti coloro che non sono lavoratori dipendenti ma sono autonomi vedono nella quarantena legata al solo fatto di essere entrato in contatto con un positivo un danno certo al loro fatturato non risarcito in alcun modo, per cui preferiscono rischiare e far rischiare la propria famiglia tenendosi alla larga da Immuni.

Il progetto sembra essere figlio di nessuno, il governo non lo indica come uno strumento da utilizzare, ne ha fatto una blanda pubblicità sulla RAI senza far capire bene come funziona, i sanitari l’hanno osteggiato sin dall’inizio chiedendo la possibilità di sospenderne il funzionamento quando sono al lavoro con troppi pazienti (senza capire che molti sanitari sono stati agenti infettanti non sintomatici e che con Immuni attivo forse se ne sarebbero accorti prima), gli epidemiologi insistono nel chiedere un maggior numero di tracciatori manuali senza rendersi conto che arrivati ad un certo punto il tracciamento manuale è tempo perso.

La stampa e i media ne sono rimasti fuori, forse lo sforzo per capire bene il meccanismo era troppo arduo per le loro testoline centrate solo sulla polemica politica. Tra questi, Huffington post mi è sembrato particolarmente attivo nel sottolineare i limiti insuperabili del programma. L’ultimo articolo si diffonde ad illustrare un caso in cui l’allarme diffuso da immuni era stato troppo in ritardo rispetto agli eventi e quindi era stato inutile. Certamente ora ci rendiamo meglio conto del fatto che gli asintomatici capaci di infettare sono un grave problema e soprattutto il ritardo con cui compaiono i sintomi, quando compaiono e sono riconosciuti e testati, è troppo grande per limitare il danno causato da chi è infettivo e non lo sa. Paradossalmente questa situazione motiverebbe ancor più l’uso diffuso di Immuni.

Fin qui le mie considerazioni sono anche una risposta indiretta al mio amico Mauro con il quale abbiamo scambiato dei commenti al post precedente.

Ma poiché i commenti raramente si leggono, grasso che cola che il lettore arrivi alla fine dell’articolo se questo è troppo lungo, ho ritenuto opportuno riportare in evidenza anche qui quei commenti che completano le considerazioni precedenti.

Mauro (corpus2020 su wordpress):

molto interessante.

e Immuni? ;-(

Io: (Meglio rileggere il post precedente per contestualizzare i commenti)

Chiesto ora ad Angelo, non lo utilizzava. Ma questo caso ci permette di tornare sulla questione che noi abbiamo già dibattuto in questo blog.

Angelo ha avvertito tutti coloro che poteva aver contattato immediatamente, non appena ci è arrivata la notizia come condomini mentalmente ciascuno di noi ha fatto la scansione delle occasioni in cui avremmo potuto essere contagiati da lui. Probabilità quasi nulla perché pochissimi di noi usano l’ascensore e ormai la disinfezione delle mani appena si rientra in casa è prassi consolidata come anche il distanziamento e la mascherina, quindi nessuno si è messo in quarantena più di quanto non ci sia di fatto in questa situazione di allarme generale.

Angelo non ha infettato nemmeno la famiglia poiché lavorando in un ospedale i tamponi a cui è sottoposto sono frequenti e il periodo di esposizione prima del tampone deve essere stato molto limitato. Ma se fosse stato un cittadino normale senza tampone frequente avrebbe potuto fare molti più danni infettando più persone. Lui non si sarebbe accorto della malattia perché asintomatico o paucisintomatico ma la decina di persone che avrebbe potuto infettare avrebbero potuto avere un decorso diverso e mostrando sintomi sospetti potevano sottoporsi al tampone e risultare positivi. Supponiamo che i sintomatici fossero stati 4. Se tutti avessero usato Immuni, gli infettati da Angelo avrebbe rimpallato la notizia del contatto sospetto tramite Immuni ad Angelo il quale ignaro di essere la causa doveva porsi il problema di mettersi in quarantena come contatto. Ma alla quarta notifica doveva sospettare di essere dentro un focolaio di cui lui stesso poteva essere il responsabile. Di qui l’opportunità dell’isolamento secondo lo schema che ho pubblicato ieri che consentiva di interrompere la catena e costringeva Angelo a effettuare il tampone con tutta la sequenza prevista dalle norme.

In questa storia non è mai troppo tardi, tutto serve anche se ad Angelo l’allarme di Immuni fosse stato successivo alla sua eliminazione del virus. Ovviamente Immuni poteva agire anche molto prima mettendo in allarme Angelo a partire da chi lo aveva contagiato, ancora una volta se tutti usassero Immuni.

Mauro:

mi interessava davvero capire come aveva funzionato Immuni in un caso di questo genere; certo che uno che lavora in ospedale non lo usi è quantomeno demoralizzante. e così non posso togliermi neppure stavolta la curiosità se poi di fatto serve a qualcosa oppure no; mio figlio è stato a contatto con un collega di lavoro risultato positivo, ma Immuni non gli ha segnalato niente, ma potrebbe essere che il contatto non sia stato abbastanza stretto, oppure vai a capire per quale altro perché.

grazie, oltre che del post, anche di questa risposta molto precisa.

Io:

sul sito Immuni Italia risulta ad esempio che ieri 125 infetti hanno fatto inviare 2500 notifiche … finora 2.388 infetti hanno generato 63.500 notifiche. Qualcosa succede. troppo poco se la gente non lo usa.

Mauro:

125 infetti ieri: su quante migliaia di nuovi infetti di ieri?
e finora 2.388 infetti notificanti in tutto; da quando?

questa non è Immuni, è Caporetto; e resta da capire bene per colpa di chi.

poi, per carità, anche quei meno di 2.500 notificanti da quando esiste sono utili, ma questa è la cronaca di una disfatta annunciata.

Io:

Come al solito i dati possono essere letti in molti modi.

Ieri su circa 28.000 nuovi infetti solo 125 avevano istallato Immuni. Sappiamo che su circa 60 milioni di abitanti solo 9 milioni hanno istallano Immuni. La casualità ci consentirebbe di fare una facile proporzione 60 sta a 9 come 28000 sta a x ove x è il numero atteso di infettati con Immuni Istallato. C’era da attendersi che fossero circa 4000 mentre sono stati solo 125. Come interpretare ciò? Forse è semplicistico dire che chi istalla Immuni teme l’infezione e fa di tutto per evitarla? Forse è la dimostrazione che se siamo cauti ed attenti possiamo difenderci efficacemente? Ovviamente non è immuni ma è la nostra disciplina che ci difende. Una analisi più fine e realistica ci porterebbe però a ritenere che il numero è così basso rispetto alle attese perché alcune regioni se ne fottono di questo strumento e non lo prendono in considerazione. Preferisco essere ottimista e credere che le dovute precauzioni siano efficaci .. a parte la jella.

Mauro:

purtroppo, caro Raimondo, la sproporzione è tale da non potere essere giustificata in nessun altro modo razionale che dicendo che è una bufala che 9 milioni di italiani hanno istallano Immuni oppure che Immuni non funziona per i motivi che ci siamo già detti ed è stata una operazione di facciata a favore di qualcuno che l’ha inventata.

scusa se sembro populista, cioè drastico, ma non trovo altre risposte, e mi dispiace. d’altra parte, qui in piattaforma, ho letto testimonianze precise del fatto che comunque non segnala i casi – precise non vuol dire che siano verificate e quindi vere…

comunque un governo serio, a questo punto, prenderebbe in mano la faccenda e cercherebbe di dare delle spiegazioni all’opinione pubblica oppure di risolvere i problemi (dopo averli individuati).

5 risposte a "Il caso Immuni"

  1. grazie di questa sintesi, Raimondo.
    il bello è che l’avevo già preparata anche io per la mia rassegna settimanale delle discussioni fuori casa.
    non so quanti possa davvero interessare, e tuttavia io personalmente ho trovato interessante ripercorrerla.
    adesso, con la tua presentazione lo è anche molto di più.

    mi pare di condividere la tua valutazione di fondo: un progetto importante e in se stesso positivo, andato in malora per un concorso di comportamenti che sono il ritratto della condizione reale e deprimente del nostro paese.

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    • Progetto andato in malora, anche se mportante e in se stesso positivo, non soltanto per un concorso di comportamenti che sono il ritratto della condizione reale e deprimente del nostro paese.
      Vorrei aggiungere per un complesso di opposizioni politiche: io vivo in Veneto, chiunque può capire a cosa e a chi alludo.
      Ma anche agli stessi limiti tecnologici dell’App Immuni, di cui già ho discusso con Raimondo, che mi ha contrapposto sue obiezioni, nel mio caso, non praticabili.
      Il mio smartphone, iPhone 6 con iOS 12.4.8 non consente di scaricare Immuni, che , per smartphone Apple, richiede almeno iOS 13.0, come dichiarato dalla stessa App e ribadito nelle FAQ del Ministero della Salute e dell’App stessa.
      Quindi, per quel che mi riguarda 😱, sono per forza costretta a muovermi nella mia città, anche se rigorosamente a piedi (percorro almeno 10Km/die). A più tardi per aggiornare le mie precauzioni. Adesso, dopo una mattinata di cammini cittadini, assolutamente necessari, devo ancora raggiungere la mia abitazione, e, finalmente, pranzare. SCUSATEMI

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  2. Purtroppo ci aspettano mesi di contrasto alla diffusione del virus e tutto fa pensare che il peggio debba ancora venire, il freddo e la disgregazione di quello spirito di coesione che abbiamo sperimentato nel lockdown della prima ondata. Spero vivamente che valorizzino questo strumento arricchendolo di funzioni, ad esempio rendendolo più interattivo con una rendicontazione periodica sulla quantità di contatti registrati e con la possibilità di registrare in itinere piccoli memo per potersi ricordare le occasioni in cui abbiamo avuto situazioni potenzialmente pericolose.

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