Moneta elettronica con i punti premio

Nel post sui Voucher per lavorare ho ipotizzato una forte semplificazione della gestione dei rapporti di lavoro che recuperi alla tassazione e alla contribuzione pensionistica anche quel lavoro disperso che attualmente alimenta il precariato ultraprecario e lo sfruttamento degli immigrati più o meno irregolari. Oltre al lavoro stagionale o del tutto occasionale c’è anche il secondo lavoro o le prestazioni professionali occasionali che sostengono redditi e stili di vita altrimenti non spiegabili.

L’UE suggerisce la moneta elettronica

L’informatica e la rete possono aiutare anche a gestire un’altra modalità utile a combattere l’evasione fiscale e l’economia in nero della delinquenza organizzata, l’uso della moneta elettronica. La commissione europea sta raccomandando ai paesi che hanno problemi finanziari di adottare più sistematicamente la moneta elettronica e si sta considerando la possibilità di eliminare il taglio di 500 euro che è lo strumento più agevole (valige piccole) per le transazioni in nero.

Legislazione vigente

Se non ricordo male, già con il governo Prodi, nella lenzuolata di Bersani c’era anche l’introduzione di un limite della liquidità utilizzabile nelle transazioni commerciali e tra cittadini. Il provvedimento apparve immediatamente odioso non solo perché rendeva più complicato gestire masse di contante raccolte illegalmente nell’economia in nero, ma soprattutto perché il cittadino si vedeva privato di una libertà fondamentale, quella di spendere e spandere liberamente il proprio denaro e di dover necessariamente passare per l’intermediazione bancaria che comunque era costosa. Durante il governo Berlusconi di fatto la disposizione rimase al margine mentre il governo Monti l’ha ripresa con maggior vigore come strumento repressivo contro l’evasione fiscale.

La proposta di Report

Qualche mese fa Report della Gabanelli avanzò una proposta drastica, un po’ strana che imponeva una tassa diretta sul prelievo del contante che avrebbe costretto i cittadini a preferire i pagamenti con bancomat o con carta di credito. Confesso di non aver capito a fondo il meccanismo mentre mio fratello ne era entusiasta. In ogni caso devo ammettere che tutte le forme repressive e coercitive, quali i controlli casuali della finanza, la compilazione di denunce, moduli e dichiarazioni la conservazione di scontrini provocano in me l’orticaria come credo alla maggior parte dei cittadini.

Punti premio per gli acquisti con moneta elettronica

Meglio assecondare processi spontanei legati sia alla condivisione di principi e valori sia alla personale convenienza. Quindi, avendo come obiettivo di arrivare gradualmente alla situazione dei paesi virtuosi che hanno una evasione fiscale più modesta della nostra, si potrebbe prevedere una legislazione premiale per coloro che usano la moneta elettronica. Non c’è necessità di raccogliere scontrini fiscali, di prevedere casistiche complicate sul settore merceologico che si potrebbe incentivare. Si potrebbe prevedere che da tutta la massa di danaro speso con la carta di credito o con il bancomat o con il bonifico bancario dal singolo contribuente, dato certo  facilmente ricavabile dagli estratti conto delle banche e delle finanziarie, si possa recuperare una deduzione automatica pari ad una percentuale della somma stessa. Lo Stato potrebbe addirittura accreditare alle banche e alle finanziarie tale somma complessiva che il singolo cittadino si troverebbe sul suo conto come somma disponibile. Se ad esempio il bonus fiscale fosse ad esempio del 3% e se avessi nell’anno speso 10.000 euro per tutte le spese della famiglia mi troverei a partire dal gennaio dell’anno successivo 300 euro sul mio conto. Ciò dovrebbe accadere anche agli incapienti, quelli che, non avendo un reddito tassabile, non godono in genere delle agevolazioni fiscali perché non pagano le tasse. Certo, se un incapiente spende 20.000 euro all’anno con la moneta elettronica, incassa 600 euro sulla sua social card ma contemporaneamente riceve una letterina del fisco che chiede spiegazioni sulla sua situazione economica.

I negozianti potrebbero collaborare

Simmetricamente, i negozianti dovrebbero almeno recuperare dallo Stato i costi della transazione che ammonta ad un altro 3%. I negozianti non avrebbero il problema dei furti, potrebbero avere contabilità ultra semplificate nei casi in cui avessero  incassi di moneta elettronica  superiori a determinati target rilevabili statisticamente.

Vantaggi per tutti

Sempre facendo il solito conto della serva del tutto approssimativo, se l’economia in nero ammontasse al 20% del totale, e tutto fa pensare che sia superiore, un eventuale recupero della metà ammonterebbe al 10% del totale. Ciò porterebbe un aumento del gettito pari a circa il 50% della massa emersa cioè il 5% del totale. Il costo dell’operazione per lo stato sarebbe del 6 % del totale transitato attraverso la moneta elettronica, che ovviamente non potrà essere l’intero totale. Insomma le percentuali ipotizzate si ripagherebbero con l’aumento del gettito.  Tale recupero fiscale determinerebbero un aumento del PIL capace di ridurre quegli indicatori che mettono in cattiva luce l’intera economia e la sostenibilità del debito pubblico. Ovviamente il bonus riconosciuto potrebbe essere anche in perdita per lo Stato, cioè potrebbe essere una effettiva riduzione della pressione fiscale che premierebbe chi spende, investe e lo fa in chiaro facendo emergere la ricchezza che mobilita.

Anche lo Stato potrebbe restituire in elettronico

La percentuale del bonus da me  ipotizzata potrebbe essere forse anche superiore, chi dispone dei dati potrebbe calcolare una percentuale diversa e forse più alta compatibile con la stabilità del gettito complessivo. Addirittura il bonus potrebbe essere variabile, determinabile a consuntivo sulla base degli esiti raggiunti. In sostanza, se nella previsione fosse  stato stabilito il 3% calcolato ipotizzato una certa massa utilizzata con moneta elettronica, se la massa fosse superiore alla previsione, poiché tale massa si sarebbe trasformata in reddito per i percettori, sarebbe possibile aumentare addirittura tale percentuale per ridistribuire ai consumatori tale ‘tesoretto’. In sostanza questo sarebbe anche un mezzo di carattere congiunturale per stimolare i consumi in un periodo recessivo.

Siamo pronti a usare il bancomat anche per un chilo di patate

Il lettore che è arrivato sin qui mi perdonerà se come al solito le mie idee sono un po’ semplicistiche e forse eccessivamente ottimistiche. La tecnologia è ormai matura per gestire una utilizzazione generalizzata  della moneta elettronica. Gli smartphone sono in grado di leggere un codice QR stampato su un giornale o su una rivista, trasformarlo in un ordine e pagare. Magicamente il giorno dopo la merce ci viene recapitata a casa, il tutto senza digitare quasi niente. Ma la socialcard, il bancomat, la carta di credito, lo smartphone sono utilizzabili anche al mercato rionale, devono essere utilizzabili per comprare anche un solo chilo di patate. Solo così la camorra e la ndragheta albergheranno di meno nei mercati all’ingrosso dell’ortofrutta e certi proprietari terrieri si ingrasseranno di meno sfruttando la schiavitù degli immigrati clandestini.

Fantasie di un pensionato nullafacente!

I voucher per lavorare

Riprendo le mie riflessioni su ciò che si dovrebbe fare per uscire da questa fase di stallo dell’economia.

Manca il lavoro?

Il tema più evidente e discusso è quello della mancanza di lavoro, di mancanza di lavoro stabile, dello scarso valore economico della retribuzione prevista per chi lavora come dipendente.

Il governo Monti ha cercato di ridurre i vincoli per i datori di lavoro nella speranza che i licenziamenti più facili possano facilitare le assunzioni. L’operazione non è andata a buon fine per l’ostilità dei sindacati e di parte delle forze politiche per cui la situazione è forse peggiorata. Un aumento della complessità del mercato del lavoro e il ritardo di qualche mese delle decisioni hanno reso inutile quel po’ di liberalizzazione prevista, una medicina inutile in un mercato ormai privo di voglia di reagire.

Estendere e semplificare i voucher

Una delle cose buone dell’ultimo governo Berlusconi è l’istituzione dei voucher a disposizione dei privati per pagare prestazioni di lavoro a tempo in ambiti in cui la occasionalità è fisiologica: lavori stagionali in agricoltura, badanti, collaboratori domestici, giardinaggio, piccole incombenze. A me non sono serviti ma ho avuto modo di seguirne l’iter attuativo che con il passar del tempo è diventato sempre più farraginoso e complicato per cui pochissimi sono coloro che, per stare in regola, lo utilizzano mentre molti continuano a preferire la prestazione veloce in nero.

L’evasione fiscale e contributiva

L’evasione fiscale continua ad essere massiccia nonostante l’emersione di qualche caso eclatante di evasore totale che aveva accumulato nel tempo capitali ingenti. Ciò che non emerge è la lezione privata, la visita del medico specialista, la consulenza dell’esperto, il lavoretto dell’artigiano, l’intervento dell’idraulico, dell’elettricista, il caffè con cornetto del bar accanto etc. Se provassimo a calcolare quanto esce all’anno dalle nostre tasche e diventa reddito per altri senza lasciare tracce per il fisco e lo rapportassimo al totale della spesa ‘tassata’ avremmo un buon indicatore della percentuale di PIL che sfugge alla contribuzione previdenziale e al fisco. Voglio dire che l’economia in nero non è solo quella gestita dalla malavita organizzata ma è supportata dalle piccole scelte quotidiane da ogni cittadino che ritiene che evadere sia un diritto e quasi un dovere se non si vuol passare per stupidi.

Risparmiare sulla burocrazia

Un pagamento in nero non solo mi fa risparmiare un bel po’ di tasse masoprattutto mi evita molte seccature e complicazioni, quanto meno mi evita il costo del commercialista e del consulente del lavoro.

Innescare un rapporto di lavoro anche temporaneo è complicato per cui per evitare di sbagliare o leggi tomi di regolamenti e contratti o ti affidi all’esperto o al sindacato con dispendio di tempo e di danaro. Ciò che pesa sul contribuente è soprattutto la sensazione che comunque fai sbagli che in ogni caso sei scoperto e che se anche affidassi i tuoi conti a un commercialista il rischio dell’errore che può emergere anche  dopo qualche anno è sempre incombente. Insomma meglio evadere.

Cosa ha semplificato Calderoli?

Calderoli, l’autore del porcellum che tuttora si dà da fare nella riforma elettorale che tiene il sistema con il fiato sospeso, per tutto l’ultimo governo Berlusconi doveva semplificare la macchina dello stato. Ha organizzato la sceneggiata dell’incendio dei pacchi di carta straccia ma non è chiaro cosa abbia semplificato. La sensazione è che molte procedure si siano affastellate a volte in modo contraddittorio. La burocrazia che deve tradurre le leggi in regolamenti e procedure sembra essere sempre meno fedele e se può complica con cavilli e dettagli che farebbero disperare anche chi ha scritto le leggi.

Usiamo il bancomat o il personal di casa

Se andassi al governo generalizzerei subito l’uso del voucher. Scusate, ma qualche lettore pensa che io stia parlando dei voucher per pagare gli alberghi? Sto parlando di una cosa molto simile che funziona grosso modo così. Io datore di lavoro verso alla Posta una somma e ottengo dei voucher, somiglianti a un libretto degli assegni con i quali pagherò i miei prestatori d’opera. Se devo dare 100 euro lorde al ripetitore di matematica di mio figlio gli consegnerò 10 voucher da 10 euro. Il prof andrà alla posta per ritirare la sua spettanza e incasserà  70 euro poiché le poste invieranno per suo conto 20 di trattenuta d’acconto al fisco e 10 di versamento contributivo (Le percentuali sono inesatte ma servono qui solo per capire il meccanismo). La procedura sarebbe semplice, affidabile e applicabile a qualsiasi prestazione sia lunga e consistente o brevissima e di scarso valore.

Questa procedura si può semplificare ulteriormente: farei una convenzione con le banche, con il bancomat. Già ora pagando con un bonifico ho un pagamento certificato che identifica sia il pagatore sia il percettore. Il bonifico bancario, eseguibile con opportuni adattamenti anche attraverso gli sportelli bancomat o tramite gli accessi online delle nostre case, potrebbe rilevare anche la natura del pagamento, basta un semplice campo aggiuntivo. Se nell’esempio del docente ripetitore di mio figlio disponendo del suo IBAN posso pagare 100 euro indicando nel bonifico che è un compenso per una prestazione di lavoro, e sul suo conto arriverà 70 euro mentre sul conto personale del professore all’INPS arriveranno 10 euro e su quello del fisco arriveranno 20 euro, con al dichiarazione aggiuntiva che sta guadagnando 90. Qualche frazione di secondo e tutto è fatto. Alla fine dell’anno il fisco scriverà al prof dichiarando che risultano n pagamenti per un totale x. Caro contribuente, lei ha 30 giorni per correggere, integrare o chiedere la deduzione per le quali ha diritto e che non sono state registrate nel sistema.

Qualcuno dirà: ma il vecchietto che non usa internet a casa? ci sarà comunque l’attuale modalità cartacea, ci sarà il figlio o il nipote che accederà al proprio conto corrente e procederà al pagamento indicando gli estremi del pagatore e del percettore, ci sarà il commercialista o il patronato che potrà provvedere senza troppa carta, versamenti controlli, registri, schedari, certificati.

Rendiamo più facile dare lavoro

Ma cosa c’entra tutto ciò con la mancanza di lavoro? Intanto troppa gente si guarda dall’intraprendere in Italia per la complicazione delle regole, per la rigidità dei vincoli e delle garanzie sindacali, per i costi aggiuntive per stare a posto con tutti coloro che a vario titolo sono implicati, c’è una quantità considerevole di lavoro utile al funzionamento della società che sfugge dalle statistiche che è disponibile solo a stranieri trattati come schiavi nascosti in tuguri che gridano vendetta al cospetto di Dio, c’è una quantità considerevole di contribuzione fiscale e sociale evasa che potrebbe generare nuovo lavoro stabile e dignitoso se diventasse gettito.

Questa semplificazione del bonifico/voucher sarebbe utile anche alle aziende che pagano stabilmente tanti addetti riducendo i costi riflessi ma soprattutto renderebbe socialmente ed economicamente più utile quel lavoro precarissimo che ora non viene considerato come lavoro.

Sono preoccupato quando si promette tout court la stabilizzazione del precariato, ma di questo cercherò di tornare su un prossimo post.

Per chi è riuscito a leggere fino in fondo sperimentiamo un po’ di interattività. Grazie a chi risponderà.

Case di riposo e lungo degenze

Terza proposta per rianimare l’economia: piano straordinario di costruzione di case di riposo e di lungodegenza.

Ovviamente i miei lettori diranno che qui c’è un conflitto di interesse; ebbene sì il problema mi riguarda e tocca sensibilmente tutti coloro che sono in pensione e coloro che hanno a che fare con super anziani.

Le badanti sono una soluzione temporanea

Uno degli effetti catastrofici della legge Bossi Fini è stata l’introduzione della figura della badante. (Appresi questa nuova parola proprio durante il dibattito per l’approvazione della legge). Non ho nulla contro le badanti, ne abbiamo avute parecchie per seguire i nostri anziani e sono state tutte meravigliose ma nessuno dei nostri candidati al governo pensa alle prospettive di medio termine: abbiamo lucrato il vantaggio della crisi economica dei paesi dell’est e ci siamo permessi dei servizi a poco prezzo di persone a volte molto qualificate ma, poiché in economia vale il principio dei vasi comunicanti, questo squilibrio tra paesi così vicini è destinato a compensarsi e allora i costi delle badanti straniere saranno più alti e noi avremo meno risorse per potercele permettere.

La Bossi Fini ha annullato i vantaggi dell’immigrazione

Vorrei insistere sugli effetti negativi della legge Bossi Fini: la mentalità xenofobica leghista unita all’autoritario nazionalismo della destra condito con il familismo pietista dei cattolici ha portato a scegliere un atteggiamento che non ha integrato nel nostro tessuto sociale persone e famiglie immigrate che sarebbero una risorsa fortissima per dare dinamicità all’economia, come accadde negli USA durante la presidenza Clinton con l’immigrazione dall’est europeo. Quella legge ha lasciato le famiglie italiane sole a risolvere il problema della cura degli anziani la cui vita è prolungata da una efficiente sistema sanitario gratuito, non si è investito in strutture dove i lavoratori italiani fossero attratti a lavorare, l’ostilità verso gli immigrati ha creato flussi di denaro liquido che hanno alimentato le economie della Romania, dell’Ucraina, delle Filippine etc….

Pensare al futuro e liberare risorse

Per motivi non ancora chiari, ma probabilmente per l’allungarsi della vita, la fase finale si è allungata con l’insorgere di parkinson, alzaimer, inabilità varie che richiedono molte cure sistematiche. Questa situazione assorbe ora notevoli risorse finanziare, che, come ho detto, si trasformano in rimesse all’estero, e in prospettiva congela le disponibilità economiche di chi pensa che questi problemi li vivrà in prima persona tra quindici o vent’anni. Finanziariamente equivale in un immobilizzo in conti correnti improduttivi di masse enormi di liquidità. In molti casi vengono erosi patrimoni immobiliari che non si rendono disponibili per gli eredi.

Superare l’individualismo familista

Evidentemente non si tratta di fare una semplice nuova legge o di decidere un piano economico ma anche di un cambiamento di mentalità che dovrebbe progressivamente essere maturato dagli elettori. Dovremo abituarci all’idea che noi anziani siamo diventati un peso insopportabile per i nostri cari e sarebbe molto meglio sopravvivere persa l’autosufficienza in ambienti pensati ad hoc con adeguata assistenza medica, dignitosa custodia con la possibilità di avere un nuovo tessuto di relazioni che in una casa deserta non si può avere. Occorre arrivare al momento in cui siano proprio i medici a dire ai figli degli anziani: lasciate stare, non vi ostinate, è meglio un ricovero. Peraltro nel prossimo futuro con l’aumento esponenziale delle famiglie monocellulari l’idea che siano le famiglie a farsi carico dei propri vecchi non sta proprio in piedi.

Un nuovo bene pubblico che non grava sul debito

Questo potrebbe essere un intervento che non richiede un aumento del debito pubblico. Quando furono fatte le autostrade lo stato non sborsò una lira. In realtà nei comuni più ricchi e meglio amministrati il problema è già stato affrontato e spesso risolto egregiamente ma i tagli sistematici della risorse, l’ostilità ideologica della destra verso tutto ciò che è pubblico, gli interessi di faccendieri spesso con la tonaca stanno mettendo a repentaglio anche il poco che esiste. Forse già la semplice ideazione di una forma giuridica solida (fondazioni, onlus, società per azioni) che garantisca il funzionamento di strutture per l’assistenza degli anziani potrebbe innescare un circolo virtuoso che raccoglie capitali privati, valorizza edifici sottoutilizzati, recupera beni storici in deperimento (basti pensare a quante ville o ex hotel stanno marcendo nell’abbandono), costruisce ex novo strutture idonee, fa lavorare italiani e immigrati con turni dignitosi e appetibili. Non entro nel dettaglio tecnico ma ad esempio oltre alle iniziative di molte amministrazione dell’Italia centrale si potrebbero importare molte idee originali dalla Francia. Ciò che conta è ideare qualcosa di strutturalmente nuovo, non nel senso di un allargamento dell’assistenza ai bisognosi, ma nel senso di un intervento che coinvolga con le loro risorse anche coloro che ora ritengono di non aver bisogno della solidarietà pubblica.

Un nuovo diritto di famiglia per nuove aggregazione comunitarie

La questione ha moltissime altre implicazioni politiche. Affrontare il problema degli anziani tenendo conto della disgregazione delle famiglie tradizionali vuol dire che nel nuovo diritto di famiglia oltre a contemplare il caso delle coppie omosessuali occorrerebbe regolare e proteggere tutte quelle convivenze anche plurime che affrontano la condivisione del problema della salute e dell’invecchiamento. Immagino che in un mondo più frugale, con meno risorse individuali, la possibilità di andare a convivere in una nuova casa o in un borgo antico da parte di amici che hanno perso la moglie o il marito o che sono sempre stati single, la possibilità di ristrutturare fondendo appartamenti o condividendo servizi comuni sarà la soluzione del problema di un’assistenza di cui avremo bisogno anche se non saremo ammalati cronici. L’abolizione della tassa di registro servirebbe anche a questo.

Via la tassa di registro

Ieri sera ho seguito l’intervista di Renzi dalla Gruber, attendo quella di Bersani prevista per questa sera. Per ora la sensazione è che sotto la valanga di parole e la brillantezza dell’eloquio ci sia molto poco e che non ci sia la consapevolezza della gravità della situazione e della complessità del compito a cui si sta candidando. Qualsiasi persona prudente non avrebbe fatto appello agli anziani solo per avere voti ma avrebbe chiesto che l’esperienza dei vecchi (quelli del suo partito che vuol rottamare) fosse messa al servizio della immane impresa di governare questo difficile e disastrato paese.

Ciascuno di noi in realtà si sta chiedendo cosa si potrebbe fare, cosa potremmo fare, cosa faremmo se avessimo il potere. A mo’ di chiacchiera tra amici al bar è quello che ho cominciato a fare parlando di come farei la patrimoniale. Nei prossimi post vorrei delineare un mini programma di governo come se io fossi candidato alle primarie. Tanto per rimanere con i piedi per terra.

Quindi la prima proposta è di aumentare la tassa di successione e tassare tutte le forme di proprietà finanziarie che sfuggono al varco del passaggio in  successione. Cerco ora di raffinare la proposta inserendo un altro punto che a mio parere potrebbe avere un forte impatto sulla economia generale.

Come sappiamo la casa e le proprietà immobiliari sono tartassate poiché non possono sfuggire, sono le più disponibili, come accade anche al reddito dei dipendenti. Parallelamente all’appesantimento della tassa di successione, e a parziale compensazione, dovrebbe scomparire di fatto la tassa di registro sulle case. In questo momento di stasi e depressione dei prezzi delle case una facilitazione dei passaggi di proprietà non dovrebbe avere un effetto inflattivo e anche se lo avesse ridarebbe un po’ di vivacità al mercato.

Perché togliere la tassa di registro? Il paese invecchia, il paese si ristruttura, il paese deve diventare dinamico. La casa di proprietà è diventata una palla al piede, un elemento di rigidità che impedisce di spostarsi facilmente sul territorio dietro a un nuovo lavoro, che ti obbliga a stare in una casa piccola quando hai i figli e a ciabattare in una casa grandissima quando sei vecchio. La casa ti impedisce di ristrutturare la tua famiglia e impedisce le convivenze funzionali a stagioni particolari della tua vita. Se vendere e comprare non fosse penalizzato da una tassa salata a cui si aggiungono ingiustificate spese notarili e burocratiche, i passaggi sarebbero molto più frequenti con effetti positivi sul traffico delle città (tanto tempo fa avevo un collega che abitava all’EUR e aveva il ruolo al Trionfale, ogni giorno un’ora di traffico ma aveva fatto il conto che era conveniente rispetto al costo del passaggio di proprietà), sulla qualità della vita dei singoli, sull’organizzazione della vita dei pensionati anziani. Ci sarebbero più lavori di manutenzione e ristrutturazione degli appartamenti, si venderebbero più mobili, ci sarebbe una visione più dinamica e positiva della vita, quantomeno si venderebbero più vernici per le pareti.

Se sparisse la tassa di registro dovrei precisare meglio la mia proposta sulla tasse di successione per la parte che riguarda le donazioni. Ovviamente in caso di annullamento della tassa di registro gli anziani sarebbero portati a far figurare i passaggi in vita agli eredi sotto forma di compravendita, molto più conveniente fiscalmente. Occorre allora prevedere che quanto incassato da una vendita di un bene immobile, come risulterà dagli atti, faccia parte del cespite su cui grava la tassa di successione per almeno 10 anni e che la donazione abbia un’aliquota ridotta almeno della metà. In questo modo la donazione, pur tassata, sarebbe l’unica forma praticata per passare i propri averi in vita agli eredi.

La patrimoniale 2

La patrimoniale una scelta obbligata

Come ho cercato di mostrare nel precedente post, poiché la pressione sui redditi, già particolarmente onerosa, non è sufficiente ad affrontare l’abbattimento del debito pubblico a livelli che non mettano in pericolo gli equilibri basilari della nostra convivenza e della nostra ricchezza, occorre pensare ad un prelievo che riguardi i patrimoni mobiliari ed immobiliari.

Questa scelta non solo è l’unica praticabile ma è anche giusta perché risponde ad alcuni principi base quali la progressività della contribuzione fiscale, la compensazione delle storture di un arricchimento che ha privilegiato in passato chi ha potuto evadere, la riduzione delle differenze tra i molto ricchi e i troppo poveri.

La patrimoniale più semplice da attuare non è altro che l’imposta di successione.

Interessante notare che tale imposta è stata una delle prime eliminate dal governo Berlusconi. (Non è ancora chiaro perché mai lo abbia fatto). Per motivare tale scelta a quel tempo si disse che si preservava in questo modo l’integrità del capitale d’impresa che passava all’interno delle famiglie, e questo per il bene dell’economia generale. Come se non esistessero le società per azioni. Naturalmente se si voleva essere coerenti si sarebbe dovuto reintrodurre la regola medioevale per cui era il primogenito maschio ad ereditare tutto, così non succedeva quel che è successo alla proprietà della Fiat frazionatasi in mille rivoli tra i numerosi eredi. Avremmo avuto molti giovani cavalieri in giro a difendere l’onore di gentili donzelle e molte più monache di Monza a soffrire in isolati conventi. Ma ironia a parte, anche questo va ricordato tutte le volte che il centro destra dice che la colpa del debito è della sinistra.

Il gettito dell’imposta di successione

L’imposta, abolita nel 2001 da Berlusconi viene reintrodotta dal governo Prodi nel 2006 ma con una franchigia di 1.000.000 di euro per successioni tra genitori e figli con un’aliquota del 4%. Di fatto il gettito rimane molto basso, quasi nullo, rispetto a quello realizzato in altri paesi come risulta anche dal seguente grafico tratto da un post della Voce

L’asse delle y rappresenta la percentuale di gettito fiscale dell’imposta di successione su gettito complessivo.
 

Interessante notare che i paesi con la più alta incidenza della imposta di successione sono gli Stati Uniti e la Francia. Negli Stati Uniti ciò è il frutto della convinzione calvinista-protestante per cui la ricchezza non dipende solo della tua bravura nel produrla ma è anche un dono di Dio che ti impegna a renderla utile anche per gli altri. Chiunque abbia visitato una università americana sarà stato colpito dalla quantità di steli, statue e targhe marmoree che ricordano che quell’edificio, quell’istituto, quella clinica sono la donazione del signor Smith, del signor Braun o del signor Rossi. Bill Gates, ancora piuttosto giovane, con figli poco più che adolescenti ha pubblicamente disposto che il suo stratosferico patrimonio personale è destinato ai figli solo in piccolissima parte, per il resto sarà allocato in una fondazione che avrà finalità filantropiche. Tutto ciò perché l’imposta di successione americana, piuttosto salata, consente comunque di essere elusa con questi tipi di donazione. E’ un’altra mentalità rispetto alla nostra. Per la Francia  probabilmente la diversa situazione è il retaggio dei governi di sinistra che negli anni hanno introdotto forme di tassazione  patrimoniale. Poi ci chiediamo perché qualche paese ha la tripla A ed altri no.

Varie ipotesi di patrimoniale

L’imposta di successione costituisce una soluzione alternativa ad altre patrimoniali di cui si discute e presenta meno controindicazioni. Sostanzialmente ci sono almeno quattro ipotesi:

  1. Amato nel ’94 prelevò direttamente nei depositi una tantum una quantità di danaro sufficiente a eliminare il pericolo imminente, ora mi sembra che sostenga l’opportunità di prelievi forti ma temporanei. Il difetto di questa strategia, in piccola parte già attuata dal governo Monti, è quello di impaurire gli investitori e creare quel panico che si vuol combattere. Inoltre un prelievo fiscale eccessivo deprime i consumi e quindi aumenta il famoso D/PIL che è il fattore più destabilizzante nell’attuale congiuntura.
  2. Monti spalma il prelievo sul capitale con piccole quote quasi impercettibili credendo nelle cure omeopatiche. Ma come abbiamo visto il fiscal compact probabilmente richiede un prelievo costante per 20 anni di 8 volte quando è già previsto ora. La strategia omeopatica però si rivela controproducente se i ricchi non vogliono farsi tosare, i poveri pretendono soluzioni rapide e vistose e gli organi di stampa amplificano le notizie per creare risentimento, invidie e paura pur di far notizia. Mi riferisco ad esempio ad alcuni calcoli terroristici diffusi dai giornali circa l’entità dell’IMU per cui quando siamo andati a calcolarla ci siamo detti ‘tutto qui? temevo peggio, certo che comunque non è poco’.
  3. La sinistra sindacal radical extra parlamentare vorrebbe una patrimoniale alla francese, una aliquota vistosa e pesante però solo per i super ricchi e forse per i politici, cioè una tassa forte ma non per la media ed alta borghesia. In Francia una aliquota specifica per i grandi patrimoni delle grandi famiglie ha prodotto nel tempo la delocalizzazione progressiva di molte grandi ed influenti famiglie in Svizzera o in isole dove il problema non si pone.
  4. Coloro che non vogliono sentir parlare di patrimoniale in realtà propongono di rovesciare il tavolo, tornare alla lira, stampare moneta e rilanciare la produzione. Ipotesi Berlusconi e mi sembra di capire anche di Grillo. La strada inflazionistica è un modo di ridurre il valore del debito, è la strada sempre usata alla fine di guerre disastrose in cui i ricchi si trovano in mano non solo le loro case distrutte ma anche i loro buoni del tesoro pari a carta straccia. In pratica per non pagare allo stato una imposta sul patrimonio si accetta che il prelievo lo faccia il mercato che riduce il valore reale del patrimonio mobiliare. La crisi dei subprime americani dimostra che se perdono valore i beni mobiliari (azioni, obbligazioni, buoni del tesoro) può perdere valore, ed anche tragicamente, il mattone, e tutti quei beni immobili (case terreni, gioielli, oro) che, se non utilizzati, sono un peso e non una risorsa.

Effetti immediati di un pagamento futuro

Rispetto a queste soluzione l’imposta di successione ha il vantaggio di non pesare immediatamente, quasi fosse un pagherò che avrebbe però effetti immediati in grado di influire sullo stesso  spread, quindi sui costi per interessi. In sostanza un investitore che acquista un BTP ventennale si chiede giustamente: e quando non ci sarà più Monti? ma come fanno questi a restituire questi soldi tra vent’anni? ma questo fiscal compact è veramente una cosa seria? L’incertezza si paga anche profumatamente. Avere invece un cespite sicuro  su una prospettiva lunga può cambiare il sentimento dell’investitore verso il problema della restituzione. Perché, se è incerto l’assetto produttivo dell’azienda Italia nei prossimi decenni, è sicuro che nei prossimi vent’anni circa un quarto della popolazione sarà morta e che almeno la metà del patrimonio sarà passata di mano in successione. (come al solito faccio calcoli molto sommari a spanne). Questo significa che con una aliquota del 10% come imposta di successione si potrebbe ridurre sensibilmente il debito, senza arrivare al famoso 60% del PIL fissato dal fiscal compact ma invertendo radicalmente  la tendenza negativa attuale (più tasse, meno consumi, più deficit, meno Pil, più debito, peggioramento del D/PIL).

Possibili effetti depressivi

Certamente se penso al mio patrimonio e se calcolo quanto dovrebbero pagare i miei eredi applicando una aliquota del 10% mi sembra che sto proprio esagerando, ma se penso a quanto si può perdere in borsa (in un solo giorno il 2 o 3 %), se penso a quanto costa avere figli che non trovano lavoro, se rifletto su quali sono i rischi di una degenerazione del nostro sistema produttivo ed assistenziale, quel 10% se avrà quegli effetti virtuosi che immagino sarebbe proprio un buon investimento. Sì perché penso che questa nuova imposta di cui sto parlando dovrebbe interessare anche la media borghesia, quella che ha almeno una casa di proprietà con un valore superiore ai 500.000 euro. Cioè rispetto alla legge vigente abbasserei la franchigia a 500.000 euro ed eleverei al 10% l’aliquota alla parte restante per tutti anche per i parenti di primo grado.

Mio padre negli ultimi anni di vita, quando doveva sistemare le cose, come diceva lui, mi chiedeva che se c’erano i soldi liquidi per il funerale e per il notaio per la successione, il resto era l’eredità. Si tratterebbe di entrare in questa logica, se il mio patrimonio ora è 100 vuol dire che passo ai miei eredi 90, sempre meglio che passare 40 o 50 dopo un patatrac economico. E i miei eredi si abituano a pensare che il patrimonio di cui disporranno è 90 e non una valore incerto sottoposto al caos dell’incertezza.

La patrimoniale non deve finanziare la spesa corrente.

Tutto questo ragionamento può stare in piedi se nemmeno un soldo proveniente dalla patrimoniale va a finanziare la spesa corrente o a ridurre la pressione fiscale sui redditi, dovrebbero essere due mondi  quasi separati. Non dovrebbe accadere come accadde con il tesoretto di Prodi, l’extragettito che fu oggetto di un attacco alla diligenza da parte di tutte le categorie o come succede attualmente con l’IMU che finanzia la spesa corrente.  Per evitare ciò l’imposta dovrebbe essere pagata solo con il conferimento di BTP che saranno contabilizzati al valore nominale. Alla zecca dovrebbe esserci un laboratorio o un ufficio incaricato di distruggere materialmente i BTP così restituiti o eliminare le serie nel data base.

Pagare restituendo titoli da distruggere

Questa modalità di pagamento avrebbe un ulteriore effetto positivo considerato che attualmente la gran parte della ricchezza finanziaria è detenuto dagli anziani. Se oggi l’imposta entrasse in vigore andrei dal mio notaio a far calcolare la nuova imposta, come se dovessi morire domani, e comprerei subito dei BTP ad un prezzo basso (in realtà come sapete li ho già), se ne trovano ancora in borsa a 85 o 90 euro, e li terrei lì per la vecchiaia, corta o lunga nessuno lo sa. Direi ai miei figli che oltre alla tenuta nel Chianti, ai dieci appartamenti ai Parioli e alla villa nelle Puglie ci sarebbe un gruzzolo liquido che però dovranno restituire allo stato come tassa di successione quando diventerò un caro estinto. E i miei figli non dovrebbero proprio lamentarsi perché il 90% della ricchezza attuale la ereditano.  In questo modo, poiché il debito pubblico ammonta a circa il 22% del patrimonio della famiglie, quasi il 50% dei titoli del tesoro sarebbero di fatto congelati dalle famiglie e non sarebbero oggetto di speculazioni finanziarie. Nel frattempo il gruzzolo accantonato per la successione sarebbe comunque disponibile per tutte le necessità e le opportunità correnti della gestione di una famiglia. Vedo solo effetti positivo, il lettore è pregato di smontare l’ipotesi.

Più soldi ai giovani senza aspettare di morire.

Ovviamente un congelamento troppo prudente e conservativo del capitale personale può frenare lo sviluppo. (A parte che credo che lo sviluppo vada frenato e questa ipotesi funziona anche se l’economia non fosse più dinamica come in passato ma ci fosse un ridimensionamento). Si può prevedere che un passaggio in vita del patrimonio a favore di  parenti o affini goda una aliquota molto più favorevole, supponiamo pari alla sola tassa di registro (sulla tassa di registro tornerò in una prossimo post). Questo renderebbe i patrimoni più dinamici perché non avrebbero una gestione prevalentemente difensiva e conservativa ma più dinamica e giovane.

Al funerale compare l’economia in nero

Questo tipo di tassazione che ha come target  un momento di passaggio in cui la ricchezza è formalizzata e certificata da interessi contrapposti (più eredi contemporaneamente), è più affidabile di quella che si ostina ad inseguire minutamente le singole transazioni dell’economia di ogni giorno (metodo Monti). La tracciabilità delle operazioni bancarie, la richiesta di fatture, gli scontrini fiscali, i numerosissimi adempimenti certosini, (ad esempio i condomini prelevano e versano il 4% della fatture con un dispendio di tempo e di attenzione spoporzionato al vantaggio) hanno il difetto di essere nel contempo esasperanti ed inefficaci. Basta pensare a quanta economia in nero vive e vegeta in Italia. Ridurre il dettaglio dell’accertamento ed attendere al varco (sicuro) i contribuenti: o il nero se lo sono mangiato e consumato e allora hanno pagato le imposte sui consumi oppure hanno accumulato per sé e per la propria famiglia e la cosa lascia tracce assai visibili.

Le società anonime

Ripeto non sono un tecnico dell’argomento solo un cittadino. Se qualcuno mi dice che attraverso le società anonime è possibile nascondere i patrimoni, creare dei forzieri che formalmente hanno un valore molto più piccolo di quello reale del contenuto, allora sarà sufficiente applicare a queste il metodo Monti che tassa minutamente e costantemente i patrimoni anonimi di questi contenitori. Interessante notare che gli industriali si sono dichiarati favorevoli ad una patrimoniale, intendendo colpire i patrimoni immobiliari delle famiglie e sapendo che le loro società si sono ormai da tempo liberate dei patrimoni immobiliari che contenevano.

Tosare il debito per non tosare i cittadini

Ultima riflessione sull’argomento. Se tutto il debito fosse detenuto dalle famiglie italiane, nel patrimonio complessivo sarebbe computabile tutto il debito pubblico sotto forma di ricchezza finanziaria.  L’instabilità finanziaria nasce comunque perché una parte degli investitori teme che tale ricchezza finanziaria possa perdere di valore o non essere restituita per cui se ne libera non volendo rimanere con il cerino acceso in mano. Una imposta sulla successione quale è quella proposta pianifica tale perdita di valore e la ridistribuisce su tutti impedendo che ci siano furbi che si liberano del cerino acceso. Il prestito di fatto diventa in parte  irredimibile, in parte congelato e darà interessi finché la persona che lo possiede è in vita. Una soluzione più che accettabile per pensionati che hanno dei risparmi da cui vorrebbero trarre una rendita spendibile e che potrebbero non preoccuparsi troppo dei loro eredi.

La patrimoniale in una logica rigorosamente capitalista

Termino questa presentazione della mia proposta tornando su un aspetto accennato all’inizio. Senza nessuna progressività punitiva, una simile imposta avrebbe comunque un significato riequilibratore rispetto alla eccessiva concentrazione di ricchezza che in Occidente si è avuta in questi ultimi 30 anni, dal reaganeconomics in poi. Il dibattito politico che ha occupato la campagna presidenziale americana, lo stesso dibattito riservatissimo nel partito comunista cinese ripropongono un aspetto che il nostro egoismo ottuso ci ha fatto dimenticare: se il capitale si concentra troppo muore perché i troppo ricchi perdono la voglia di rischiare e di investire e preferiscono fuggire nei ghetti dorati e ben difesi che stanno sorgendo in giro per il mondo. E i loro figli sono meno capaci dei loro genitori che hanno costruito quelle fortune familiari (è una banale legge statistica che va sotto il nome di regressione). Un ridistribuzione della ricchezza, in questo caso sotto forma di assegnazione di cerini accesi (titoli di debito che non vengono restituiti perche devono essere versati come imposta per poter passare il proprio patrimonio ai figli), una simile redistribuzione è la sola in grado di ridare slancio e vigore al capitale, prima che altre forma di regolazione della società e della sua ricchezza siano inventate.

Per approfondire

Segnalo sull’argomento patrimoniale alcuni articoli autorevoli presenti in una pagina di repubblica on line

Cercando informazioni sulla rete ho trovato questa notizia che considero curiosa ma molto interessante per capire quanto i ragionamenti che stiamo facendo e le vicende finanziarie, che pensiamo abbiano un vita corta, siano profondamente radicate nella nostra storia delle nostre famiglie.

Nel 1935 furono emessi Titoli del debito pubblico denominati Rendita italiana  per 42 miliardi, allo scopo di finanziare lo sforzo bellico in Etiopia. Il prestito era irredimibile: acquistabile a 95 lire per ogni 100 di valore nominale, con un interesse annuo pari al 5% corrisposto semestralmente il 1° gennaio e il 1° luglio non prevedeva un termine né un rimborso. La irredimibilità della Rendita italiana è stata in parte annullata dalla L. 30-3-1981 che ha previsto il rimborso alla pari dei titoli con taglio inferiore alle 100.000 lire. A partire dal 1° gennaio 1998 sono rimborsabili alla pari e cessano di fruttare interessi.

Cioè nel 1998 abbiamo finito di pagare i debiti di una guerra fatta nel ’35. Ma pochi spicci perché il grosso se lo era mangiato l’inflazione della II guerra mondiale.