Leadership a tempo

In questi giorni abbiamo assistito alla rielezione di Barak Obama, un evento che ha riacceso la speranza perché in America non ha prevalso la reazione impaurita alla crisi ma la voglia di resistere e di difendere coloro che la stanno subendo. Il giorno dopo i mercati hanno reagito duramente sfidando il presidente, minacciando il declassamento del debito USA e ricordando lo spettro del fiscal cliff.

Nei nostri commenti televisivi l’aspetto che è stato più sottolineato è il decisionismo americano, il bipolarismo per cui uno solo vince, i vantaggi di una leadership forte, la presenza di un capo carismatico che è in grado di trascinare le folle e di polarizzare energie positive. Naturalmente l’immediata trasposizione alla nostra situazione nazionale porta a rivalutare il bipolarismo, la leadership forte e carismatica, le maniere forti e decise, rinasce già la nostalgia del ventennio da cui stiamo uscendo e che ha probabilmente guastato nel profondo la nostra società.

Penso che noi italiani abbiamo bisogno di una botta di buona democrazia, di una nuova partecipazione e che le figure carismatiche troppo accentrate e magiche siano un reale pericolo, indipendentemente da ciò che queste sostengono. Apprezzo molto l’understatement di Bersani che fa di tutto per apparire un compagnone gioviale che si confonde in mezzo ai suoi dando l’idea che si debba far gruppo. Tuttavia il fascino di Obama, le immagini così commoventi della sua famiglia, la sua stessa commozione, la sua oratoria solenne ed ispirata sono cose positive di cui ciascuno di noi ha bisogno per lenire le paure che ad ogni telegiornale si rinnovano.

E allora perchè da noi questa liturgia del capo non funziona ed è bene resistere al fascino dei Grillo o dei Berlusconi di turno? Perchè gli americani hanno inserito in costituzione, una carta sacra che in modo bipartisan tutti rispettano, che il re/presidente potrà regnare al massimo per 8 anni e alla fine deve addiritttura allontanarsi dalla capitale come se fosse destinato all’esilio. Niente ventennio, nessuna presunzione di lasciare tracce personali per la storia ma senso di un servizio da prestare a tempo con il massimo della devozione per le istituzioni che sole sopravvivono agli uomini.

Forse anche questo dovremmo apprendere dagli americani: al massimo n anni in ogni posizione apicale (sindaco, presidente di regione, presidente del consiglio, presidente della repubblica) e per i rinnovi delle rappresentanze una penalizzazione tipo handicap del golf, per coloro che si ripresentano. In queste condizioni saremmo più sereni nel vedere emergere all’improvviso figure nuove travolgenti che accendono gli animi. E poi,  indennità molto, molto più basse.