I voti nella secondaria

Materiale risalente al 1995

Roma 19/09/95
Al Ministro della Pubblica Istruzione
Viale Trastevere
00100 Roma

Oggetto: ipotesi di riforma dell’esame di Maturità

Egr. Signor Ministro,

mi permetto di inviarLe in allegato un’ipotesi di riforma del sistema di valutazione nella scuola secondaria superiore. E’ redatta in forma di articolo poichè non escludo di chiederne la pubblicazione a qualche giornale.

Questa ipotesi presenta alcuni aspetti originali rispetto a quelle ventilate nell’attuale dibattito sulla valutazione scolastica, sul recupero e sull’esame di maturità ma potrebbe avere un alto grado di fattibilità in quanto cerca di bilanciare in un quadro organico i molteplici interessi contrapposti coinvolti nel problema della valutazione.

Sui temi della valutazione ho avuto modo di lavorare in vari contesti di ricerca ma questa proposta nasce soprattutto dalla esperienza diretta di docente di scuola secondaria.

Nel ringraziare per l’attenzione Sua o di qualche Suo collaboratore Le invio distinti saluti,

Prof. Raimondo Bolletta
docente di matematica applicata
presso l’ITIS Fermi di Roma
ex e futuro comandato CEDE


I voti nella secondaria

Raimondo Bolletta

Abstract: proposta di riforma del sistema di valutazione nella scuola secondaria superiore e dell’esame di maturità. Gli elementi innovativi della proposta sono: la promozione con insufficienze, la possibilità di prove d’appello come contenzioso attivato dalle famiglie, il voto di maturità come combinazione dei voti conseguiti nel quinquennio e i punteggi di tre prove finali pubbliche condotte dai docenti interni.

Premessa

L’abolizione degli esami di riparazione ha determinato vari effetti, non tutti positivi, la cui interpretazione richiederebbe un notevole sforzo di analisi da parte di docenti, politici, pedagogisti, amministratori. Sicuramente ha riproposto al centro del dibattito sulla scuola secondaria superiore il tema della valutazione e quello dell’esame di maturità.

Mentre il Ministero da alcuni anni dibatte senza esito la questione della costituzione di un Servizio Nazionale di Valutazione, nelle scuole una innovazione mal digerita ed improvvisata ha ulteriormente deteriorato quel poco che esisteva di tradizione consolidata sulle modalità di accertamento e valutazione del profitto. Chi vive nella scuola sa che ormai si è a livelli di autentica emergenza, che i casi di ingiustizia e di arbitrarietà sono così diffusi da influire significativamente sullo stesso clima didattico generale e sull’efficacia degli interventi formativi.

Molti studenti si sono adattati alla situazione con atteggiamenti rinunciatari o sfiduciati o, ancora, furbeschi e opportunisti. Minimo sforzo massimo rendimento, poche ambizioni, nessuna soddisfazione … così, stancamente, fino alla maturità in cui in due o tre mesi si pretende di tentare la roulette dell’esame con un imparaticcio libresco che i commissari dovranno per forza di cose accettare e, ogni anno, approvare con un 42, 45 o 46.

La proposta che segue vorrebbe essere una soluzione per entrambi gli aspetti del problema: le promozioni annuali dei casi non completamente sufficienti (i famosi asterischi) e l’esame di maturità.

Si parte da un presupposto, forse discutibile, ma quasi obbligato se si considera l’atteggiamento prevalente di questa generazione di giovani, così fortemente appiattita nelle aspirazioni, nella fantasia, nelle energie, nei desideri (a causa forse dall’esposizione intensiva in tenera età alla televisione baby sitter): la necessità di una deterrenza dei voti, di forme di pressione e minaccia, di premi e punizioni.

L’approccio rassicurante e consolatorio del recupero a tutti i costi offerto a tutti, anche a chi frequenta poco, entra in ritardo sistematico, disturba, altera il significato di un rapporto educativo che dovrebbe condurre progressivamente i giovani alla responsabilità e all’autonomia, al chi rompe paga ed i cocci sono suoi…

Il dover promuovere o bocciare penalizza (nel senso di punire) solo la parte più scadente, quella che spesso ha più problemi, quei problemi che la scuola non è attrezzata a risolvere, e che non si risolvono con il corsetto di recupero. Anche i bocciati sono un problema, un vero scandalo a volte, ma i vecchi esami di riparazione non riguardavano la fascia più scadente di studenti ma quella fascia mediana ben più numerosa, che non raggiungeva la piena sufficienza in tutte le materie.

Tale fascia mediana sa ormai che, gestendo bene le insufficienze e purché in ogni classe vi siano altri 4 o 5 compagni più scadenti votati alla bocciatura, è possibile ottenere la sufficienza per voto di consiglio anche in quattro materie. L’aggiustamento è automatico se l’insufficienza, anche grave, è una sola. La promozione è assicurata, le vacanze saranno tranquille, si tratterà di frequentare stancamente un corso a settembre.. per il prossimo anno si vedrà, forse con un nuovo professore tutto partirà daccapo senza che vi sia memoria di ciò che è accaduto. E’ evidente che questa situazione provoca un generale abbassamento dello standard medio e influisce anche sulla qualità della preparazione dei più bravi, quelli che oltrepassano la piena sufficienza in tutte le materie.

Abolire le sufficienze assegnate con voto di consiglio.

La decisione della promozione rimanga collegiale ma sia compatibile anche con qualche insufficienza: nella pagella appaiano i voti veri assegnati dai singoli insegnanti. Gli stessi insegnanti sarebbero maggiormente responsabilizzati nell’assegnare i voti: se, come accade a volte, certi insegnanti si presentano allo scrutinio con l’80% di insufficienze anche gravi, dovrebbero essere in grado di giustificare tale esito di fronte ai colleghi, ai genitori o al Preside (tale esito è innanzitutto un indice di problemi nell’impostazione del corso e della sua conduzione). Attualmente le sufficienze assegnate con voto di consiglio appiattiscono tutte le situazioni ed eliminano la visibilità di situazioni carenti sia di singoli alunni sia di qualche materia. La famiglia non verrebbe più illusa, poiché sarebbe informata della reale situazione dei ragazzi e potrebbe assumere una posizione più responsabilizzata rispetto ai proprio figli. I ragazzi che hanno raggiunto la piena sufficienza con le proprie forze non sarebbero assimilati a coloro che l’hanno avuta per voto di consiglio. (Con l’attuale sistema si possono verificare addirittura degli scavalcamenti: un ragazzo con tutti sei meritati viene scavalcato da chi avesse due quattro portati a sei e un sette in un’altra materia)

Una prova d’appello

L’esito di uno scrutinio in realtà è un giudizio, una sentenza che può avere effetti anche molto gravi, quanto meno può ritardare di un anno la conclusione degli studi. Una sentenza che nel merito è attualmente priva di appello e che molto spesso dipende fortemente da circostanze fortuite, dal modo in cui evolve la discussione nello scrutinio, dall’atteggiamento a volte pregiudiziale di qualche singolo insegnante, una sentenza che può risultare o apparire ingiusta. Se lo studente o la famiglia ritengono alcuni voti non giusti dovrebbero poter chiedere una prova di appello di fronte ad una commissione di docenti della stessa scuola. Le prove d’appello dovrebbero essere sostenute immediatamente dopo lo scrutinio in giugno; se la commissione d’appello non migliora i voti precedentemente assegnati, la famiglia dovrà sostenere le maggiori spese della prova (straordinario per gli insegnanti della commissione). Il rischio della spesa dovrebbe ridurre i casi di ricorso indiscriminato all’appello, mentre la necessità di preparare prove di appello potrebbe stimolare un effettivo coordinamento dei vari insegnanti della stessa materia per la definizione degli standard da raggiungere alla fine di ciascun anno. I casi di macroscopica ingiustizia potrebbero essere ridotti e si ridurrebbero i casi di decisioni arbitrarie di singoli docenti.

L’attività di recupero

I corsi di recupero dovrebbero essere possibili solo durante l’anno scolastico e dovrebbero essere richiesti dalle famiglie e non proposti o imposti dai docenti. Nella scuola secondaria non obbligatoria occorrerebbe ricordare che il diritto allo studio è assicurato agli studenti capaci e meritevoli: le famiglie dovrebbero quindi contribuire alla spesa dei corsi di recupero almeno al 50% del costo degli straordinari pagati agli insegnanti. La scelta della famiglia e l’onere che ne deriva dovrebbero aumentare la pressione della stessa nei confronti dei ragazzi, evitando che tali corsi siano considerati un nuova sine cura per far contenti gli insegnanti.

Verso il voto di maturità

Alla fine di ogni anno scolastico allo studente viene assegnato un punteggio consistente nella media ponderata dei voti, utilizzando come pesi le ore delle singole materie. La ponderazione è tanto più importante se nel corso sono presenti materie con un carico orario molto diverso rispetto alle altre.

A tale punteggio, il consiglio di classe potrà aggiungere fino a due punti in considerazione della frequenza e dell’impegno secondo criteri stabiliti da ciascun istituto. Uno studente con la media dell’otto nel profitto che avesse avuto i due punti per la ‘condotta’ si sarebbe assicurato un punteggio 10. Il voto della maturità sarà alla fine la media del punteggio conseguito in ciascun anno moltiplicata per cinque, più altri tre punteggi da conseguire nella prova finale. Nella media finale verrebbe conteggiato anche il punteggio di anni in cui vi è stata una ripetenza: ad esempio chi ha impiegato sei anni per arrivare alla maturità farà la media tra sei punteggi. Ciò riduce il rischio, come accade attualmente, che uno studente bocciato in una scuola possa per via traverse in istituti di istruzione di dubbia validità trovare scorciatoie e trovarsi alla pari con chi ha seguito con regolarità e rigore l’intero curricolo.

Tener conto di tutto il curricolo seguito, sin dal primo anno, e di tutte le materie, ha il duplice effetto di rendere molto più affidabile e quindi più giusta la valutazione finale e di conferire alle singole valutazioni e a ogni materia, sin dal primo anno, maggiore importanza agli occhi degli studenti e dei docenti. Verrebbe inibito l’atteggiamento furbesco di chi spera di recuperare alla fine di slancio o per semplice fortuna. Peraltro, attraverso la prova finale di maturità, un certo recupero sarebbe possibile per cui eventuali insuccessi o difficoltà iniziali non dovrebbero indurre nello studente un atteggiamento rinunciatario o passivo.

Le prove di maturità

La prova finale dovrebbe essere condotta dagli insegnanti della scuola ed essere pubblica. La commissione è costituita da tutti i docenti di almeno due classi. Fino a 5 punti potrebbero essere assegnati sulla base di una prova preparata centralmente dal Ministero. Tale prova dovrebbe consistere in un test di cultura specifico dell’indirizzo. Altri cinque punti potrebbero essere assegnati con una seconda prova scritta che dovrebbe essere un tema o un saggio breve scelto dalla scuola. Una terza prova dovrebbe riguardare l’illustrazione di una tesina scelta dal candidato. L’esame finale non dovrà servire ad accertare la preparazione, già evidenziata dai voti conseguiti, quanto piuttosto a mettere gli studenti nella particolare situazione di chi deve mostrare in pubblico il proprio grado di autonomia, la propria maturità generale, la sicurezza conseguita. Centrare la prova sulla discussione di una tesina permette di finalizzare meglio l’attività dell’ultimo anno attorno a progetti di ricerca o di approfondimento, valorizzando le potenzialità dei ragazzi che hanno lavorato meglio durante tutto il corso ed indirizzandoli nelle scelte professionali successive.

Alcuni esempi per capire meglio il meccanismo. I ragazzi che in tutti gli anni e in tutte le prove avessero raggiunto l’eccellenza potrebbero superare il 60 ma si può immaginare che potranno essere in queste condizioni qualche decina in tutt’Italia. A questi si potrebbe assegnare la lode. Un ragazzo che fosse stato sempre promosso con tutti sei (veri, non di consiglio) e avesse sempre avuto un punto per la condotta si presenterebbe alle prove con 35 punti già acquisiti, potrebbe ottenere altri 9 punti per un prestazione di livello medio nelle tre prove raggiungendo 44 punti. Chi ha raggiunto sempre la media del sette e ottenuto un punto ogni anno per la condotta arriverà agli esami con 40 punti assicurati e, se raggiunge livelli discreti nelle tre prove, potrà arrivare al 52.

Nella prova finale è possibile raggiungere 15 punti al massimo. Ciò permette agli studenti di puntare ad una votazione finale relativamente alta anche se in un anno o due non hanno ottenuto punteggi molto brillanti e quindi stimola il recupero e l’impegno finalizzato al successo nelle prove finali.

La scuola privata

Il problema della certificazione nella scuola privata ha bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di riforma dell’attuale esame di maturità ma con questo sistema tale problema sarebbe molto meno grave e presenterebbe meno rischi. E’ evidente che se per tenere alti i voti finali, la scuola (pubblica o privata) falsasse, gonfiandole, le valutazioni in itinere durante il quinquennio, il livello della preparazione e la qualità generale della scuola scadrebbero talmente da porre rapidamente la scuola stessa fuori mercato. Gli organi di controllo avrebbero il tempo di intervenire e rimediare ad eventuali abusi. Con il sistema attuale, è molto più facile falsare il risultato di un singolo candidato o di una determinata scuola: tutto viene deciso in pochi giorni da commissari esterni che si basano su poche prove e che decidono sulla base di impressioni trascritte su giudizi generici ed imprecisi.

Ovviamente, nel diploma, oltre al punteggio finale, verrebbero annotate le scuole frequentate: sarà il mercato del lavoro a decidere in che conto tenere tale informazione. Nell’attuale situazione, in cui i voti di maturità sono assegnati con procedure poco affidabili, il titolo di studio secondario ha di fatto perso valore: i risultati della maturità vengono verificati con prove di ammissione (università) o con test di varia natura per le assunzioni. Il sistema proposto, nella misura in cui fornisse valutazioni più attendibili dei livelli conseguiti, potrebbe ridare al diploma maggiore credibilità. Ma se ciò non accadesse, tale nuovo sistema presenterebbe comunque l’importante vantaggio di stimolare maggiormente l’impegno degli studenti lungo tutto il corso degli studi secondari.

La fase transitoria.

Se tale sistema partisse quest’anno (1995) esso andrebbe a regime per le attuali prime nel 2000. Nella fase transitoria, le altre classi potrebbero far valere solo i punteggi conseguiti alla fine di ciascun anno, a partire da quello corrente. Ciò significa che l’attuale quinta utilizzerebbe il punteggio di quest’anno moltiplicato per 5, le quarte la media degli ultimi due anni moltiplicata per cinque e così via. Gli effetti didattici del nuovo sistema sarebbero però immediati su tutte le classi poiché per tutte la valutazione interna della scuola assumerebbe maggiore importanza.

Problemi di opportunità politica

La questione degli esami di maturità è risultata sinora intoccabile poiché riguarda da vicino molte questioni: il rapporto tra pubblico e privato, il lavoro degli studenti, la responsabilità dei docenti. Cerchiamo di immaginare le possibili obiezioni degli attori della vicenda.

Le famiglie dovrebbero apprezzare la possibilità della prova d’appello contro gli arbìtri di singoli insegnanti, il fatto che tutta la secondaria diverrebbe più esigente e disciplinata e la possibilità di costruire il curricolo dei figli, decidendo le iscrizioni nelle diverse scuole in base alla qualità dell’offerta didattica, del clima educativo e dei criteri di valutazione.

I docenti vedrebbero fortemente aumentata la forza e il peso delle loro valutazioni, spesso vanificate da esiti nella maturità scarsamente correlati con i livelli effettivi. Non vi sarebbero materie di serie A e di serie B ed il carico di lavoro sarebbe equamente distribuito su tutti i docenti, non solo su chi viene inserito nelle commissioni di esame. Poiché la discussione delle tesine potrebbe essere condotta contemporaneamente da sottocommissioni di tre o quattro membri, si può immaginare che tutte le operazioni di esame (prove di appello e prove di maturità potrebbero essere concluse entro la fine di giugno). L’onere aggiuntivo per l’amministrazione potrebbe rimanere stabile o addirittura ridursi.

I presidi dovrebbero vedere nel sistema proposto un momento significativo verso una effettiva gestione dell’autonomia degli Istituti.

Gli studenti potrebbero apprezzare il fatto che le prove finali risultano più facili e meno stressanti poiché condotte da docenti che conoscono bene ed accettare, in compenso, una scuola più rigorosa ma più giusta nella valutazione.

Questa lettera non ebbe mai risposta, io vinsi il concorso per lavorare all’Invalsi ed ebbi successivamente il privilegio di occuparmi dell’Osservatorio sugli esami di stato riformati da Berlinguer pochi anni dopo questa lettera. Nel 2007 andai a fare il preside e questa fantasia programmatoria è sempre rimasta nella mia testa. Le cose in realtà sono andate in tutt’altro verso con un impoverimento progressivo del valore della valutazione interna dei docenti a favore dell’uso sistematico a tutti i livelli di test oggettivi di sbarramento. Penso che se si vorrà uscire da questo torpore che inebetisce tutto e non ci fa decollare dovremmo riprendere anche questo discorso su una valutazione scolastica giusta e appropriata.

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