Ascolto e accoglienza

Eravamo un po’ in ritardo per cui abbiamo deciso di andare in macchina. L’autoradio era sintonizzata su Radiotre e trasmettevano una intervista a Marco Politi sulla grave crisi determinata in Vaticano dalla fronda sempre più esplicita e aggressiva contro papa Francesco. Francesco si occupa troppo degli ultimi, degli uomini e poco dello spirito, di Dio, secondo la nuova destra che ovunque nel mondo occidentale sta rialzando la testa e che si candida a guidare il mondo.

Così con un po’ di angoscia nel cuore, in una giornata grigia e piovosa siamo arrivati vicino a San Paolo fuori le mura, all’auditorium del Bambino Gesù dove si festeggiavano i primi 25 anni di attività della Onlus VIC (Volontari in Carcere).

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Onore a Mauro Palma

Ieri ho partecipato al conferimento della laurea honoris causa a Mauro Palma presso la facoltà di giurisprudenza di Roma tre, una grande emozione per un coetaneo che conosco sin dai tempi della comune frequenza al corso di laurea in matematica, 50 anni buoni.

La cerimonia è stata solenne ed austera in una aula magna gremita di ospiti illustri e importanti e di studenti attenti e rispettosi, un rito di altri tempi. La laudatio, letta da un membro della commissione che condivide con Mauro l’impegno sociale e scientifico nella difesa dei più deboli, ha svelato anche a me, che ho frequentato Mauro in tutti questi anni, aspetti della sua personalità e del suo impegno che mi erano del tutto sconosciuti rivelandone il suo grande valore. La sua lectio magistralis, che spero venga al più presto pubblicata magari stralciata di qualche parte più tecnica, qui disponibile in formato pdf, ha dimostrato plasticamente cosa vuol dire coniugare intelligenza, impegno, cultura, umanità, compassione.

Matematico, logico, giurista, una apparente contraddizione per chi concepisce l’uomo appiattito su pochissime dimensioni riduttive. Mauro ai tempi dell’università era uno studente brillante di quelli che immaginavi futuro professore universitario ma quella generazione del ’68, checché se ne dica, era animata da un vero scrupolo sociale che si tradusse in molti di noi nella scelta dell’insegnamento secondario. Ma Mauro aveva energie e intelligenza da vendere per cui non si ingrigì nella routine ma in modo inquieto e con un impegno di lavoro fuori dal comune fece tutte quelle grandi cose che nel suo curricolo così ricco emergono.

Ascoltandolo riflettevo sulla mia vita e ricordavo quanto, in seppur saltuari momenti di confronto e di chiacchiera, Mauro abbia influito nell’arricchire anche il mio percorso, non foss’altro per l’emulazione che una simile personalità stimola. Grazie Mauro anche tu sei stato un mio maestro di vita. Scusa, questo si dice ai funerali ma rammaricandosi di non averlo detto in vita.

L’altra riflessione che vorrei condividere con i miei lettori riguarda l’uditorio. Gli invitati, oltre ai rappresentanti delle istituzioni accademiche e politiche erano probabilmente amici e conoscenti di Mauro, la parentela che faceva da claque come accade nelle sedute di laurea normali. Ebbene eravamo molti coetanei, volti conosciuti di cui non ricordavo i nomi, persone che condividevano un percorso di vita vicino a quello di Mauro, molti sessantottini. Baffi e barbe erano l’indizio più evidente. Ho avuto un moto di orgoglio a sentirmi parte di questa élite che non è mai diventata casta ma che si potrebbe molto meglio definire aristocrazia.