Europa più nostra

Nel post precedente avevo scelto come titolo Europa nostra dopo che avevo provato ad elencare le tante accezioni che assegniamo alla parola Europa usandola in tanti slogan elettorali che giocano proprio sulla semantica per veicolari messaggi spesso ambigui e contraddittori. Avrei potuto aggiungere un punto interrogativo come per chiedere al lettore di identificare quale fosse il significato che ciascuno assegna a quella parola in questa campagna elettorale così decisiva.

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Europa nostra

  1. Europa come ideale politico nutrito da una generazione che doveva redimersi da una guerra disastrosa con la costruzione di una pacestabile e feconda nel vecchio continente. Nessuno ha il coraggio di schierarsi contro questa Europa tranne i nazifascisti ma pochi ne custodiscono il valore morale ed ideale impegnandosi a perseguirlo in futuro. Le nuove generazioni non sentono il peso e la responsabilità dei disastri europei del secolo scorso e peraltro non sentono nemmeno una qualche sintonia e compassione con le sofferenze del mondo attuale di cui l’Europa è ormai un tassello non decisivo pur avendo gravi responsabilità per il passato coloniale.
  2. Europa come istituzione politica concreta, non è una nazione, non un federazione, non è un multinazionale economica. Quasi sempre nel dibattito è questa Europa, identificata con Bruxelles e Strasburgo, oggetto della critica o dell’attacco. Nessuno si dichiara contento, tutti ne sanno delineare i limiti e le manchevolezze istituzionali. Pochissimi conoscono bene i meccanismi istituzionali che nel tempo, con rara saggezza, sono stati approntati per governare e sviluppare un processo di aggregazione di Stati sovrani, altrimenti potenzialmente tra loro ostili, assicurando una pace che dura da più di 70 anni. Penso che se la civiltà umana sopravviverà alla crisi climatica, il modello di governance europeo sarà il modello istituzionale vincente anche rispetto al monolite cinese che non potrà che crollare prima o poi sotto il peso del suo assolutismo autoritario simile al comunismo totalitario e sotto il peso del suo stesso successo economico.
  3. Europa come politica realizzata negli ultimi decenni che condiziona la vita economica dei singoli stati e dei cittadini. Pochi ricordano che le grandi scelte economiche dell’Europa sono dettate dalle contingenzeinterne ed esterne e dalla linea politica prevalente scaturita dai singoli stati e dal parlamento, espressione diretta degli orientamenti politici della popolazione. Di per sé l’Europa non è di sinistra o di destra, non è liberista o socialista, progressista o conservatrice, assume le decisioni di destra o di sinistra che sono dettate dalla maggioranza dei cittadini europei. Sembra ovvio ma spesso c’è il rischio che ad esempio da sinistra si rifiuti l’Europa come istituzione perché negli ultimi decenni vi ha prevalso una maggioranza moderatamente di destra vicino agli interessi del capitale internazionale.
  4. Europa dei mercati e della moneta che entra capillarmente nella vita di ogni cittadino che appartiene all’area euro. Francoforte è la capitale di un regno economico che a partire dalle nostre tasche arriva a toccare le economie di mezzo mondo con una moneta pensata per offrire stabilità dei valori e dei prezzi e che limita, anzi annulla, uno dei cardini della sovranità degli Stati e cioè la potestà di battere moneta. Sebbene un ventennio di gravi crisi economiche recessive abbiano dimostrato che battere moneta per generare inflazione non basta per stimolare lo sviluppo né produce di per sé ricchezza, nelle economie più statiche ed in crisi è facile far credere che la via d’uscita dalla crisi sia la sovranità monetaria.
  5. Europa come organizzazione interstatale per diffondere e ripartire modernità, benessere e civiltà. Gran parte della legislazione europea e dei regolamenti tende a diffondere, a volte ad imporre, standard di qualità di vita e di produzione derivati dalle società che sono più avanti, più moderne, più giuste, più efficienti, più felici. Spesso questi standard sono visti come vessatori, costosi ed inutili dalle società più arretrate e più povere come la nostra.

Resistenza

La madre del partigiano 

di Gianni Rodari 

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

la zuppa, il commercialista, la flat tax e il pan bagnato – 173

conti della serva molto chiari

cor-pus 15

dunque la flat tax sarà presumibilmente opzionale: se vuoi, mantieni il regime attuale, altrimenti passi alla tassa fissa al 15%, sempre se guadagni fino a 50.000 euro lordi l’anno.

bene, così dovrai andare dal commercialista, per sapere che cosa ti conviene, se già non ci vai per districarti dal delirio fiscale italiano.

o forse ti manderanno le simulazioni online dall’Ufficio delle Entrate?

. . .

no, perché se scegli la flat tax dovrai rinunciare alle detrazioni che adesso hai: e qui capite che il calcolo si complica, visto che le detrazioni le devi indicare tu.

se hai fatto mutui, ristrutturato casa, o hai grosse spese sanitarie o per l’educazione dei figli, di sicuro la flat tax non ti conviene.

conviene agli altri, che sono o pigri o tutti sani in casa e che piglieranno un trattamento fiscale più favorevole senza merito di iniziative per guadagnarselo o senza problemi per cui…

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Onore a Ignazio Marino

Finisce la disavventura giudiziaria dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, defenestrato dai suoi amici, dal suo segretario di partito, dall’indifferenza del suo vescovo che disse che lui non lo aveva invitato al suo viaggio pontificio.

Isolato dalla burocrazia e dai lavoratori capitolini troppo abituati ad essere blanditi e accontentati, attaccato dalla mafia trasversale del potere economico del gestori dei servizi municipali, osteggiato con vivacità da una banda di onesti che avevano preparato le arance da portargli in carcere, cadde su degli scontrini la cui notizia fu veicolata e manipolata proprio da quel giornale La repubblica che si proclama di sinistra.

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