Onore a Mauro Palma

Ieri ho partecipato al conferimento della laurea honoris causa a Mauro Palma presso la facoltà di giurisprudenza di Roma tre, una grande emozione per un coetaneo che conosco sin dai tempi della comune frequenza al corso di laurea in matematica, 50 anni buoni.

La cerimonia è stata solenne ed austera in una aula magna gremita di ospiti illustri e importanti e di studenti attenti e rispettosi, un rito di altri tempi. La laudatio, letta da un membro della commissione che condivide con Mauro l’impegno sociale e scientifico nella difesa dei più deboli, ha svelato anche a me, che ho frequentato Mauro in tutti questi anni, aspetti della sua personalità e del suo impegno che mi erano del tutto sconosciuti rivelandone il suo grande valore. La sua lectio magistralis, che spero venga al più presto pubblicata magari stralciata di qualche parte più tecnica, qui disponibile in formato pdf, ha dimostrato plasticamente cosa vuol dire coniugare intelligenza, impegno, cultura, umanità, compassione.

Matematico, logico, giurista, una apparente contraddizione per chi concepisce l’uomo appiattito su pochissime dimensioni riduttive. Mauro ai tempi dell’università era uno studente brillante di quelli che immaginavi futuro professore universitario ma quella generazione del ’68, checché se ne dica, era animata da un vero scrupolo sociale che si tradusse in molti di noi nella scelta dell’insegnamento secondario. Ma Mauro aveva energie e intelligenza da vendere per cui non si ingrigì nella routine ma in modo inquieto e con un impegno di lavoro fuori dal comune fece tutte quelle grandi cose che nel suo curricolo così ricco emergono.

Ascoltandolo riflettevo sulla mia vita e ricordavo quanto, in seppur saltuari momenti di confronto e di chiacchiera, Mauro abbia influito nell’arricchire anche il mio percorso, non foss’altro per l’emulazione che una simile personalità stimola. Grazie Mauro anche tu sei stato un mio maestro di vita. Scusa, questo si dice ai funerali ma rammaricandosi di non averlo detto in vita.

L’altra riflessione che vorrei condividere con i miei lettori riguarda l’uditorio. Gli invitati, oltre ai rappresentanti delle istituzioni accademiche e politiche erano probabilmente amici e conoscenti di Mauro, la parentela che faceva da claque come accade nelle sedute di laurea normali. Ebbene eravamo molti coetanei, volti conosciuti di cui non ricordavo i nomi, persone che condividevano un percorso di vita vicino a quello di Mauro, molti sessantottini. Baffi e barbe erano l’indizio più evidente. Ho avuto un moto di orgoglio a sentirmi parte di questa élite che non è mai diventata casta ma che si potrebbe molto meglio definire aristocrazia.

Aldo Visalberghi 100

Raccontare la giornata di studio dedicata alla memoria di Aldo Visalberghi nel centenario della nascita non è facile. Il laboratorio di Pedagogia sperimentale dell’università di Roma Tre, che ha promosso il seminario, ha reso disponibile la registrazione video dell’intera giornata. Come al solito in questo blog mi interessa appuntare le riflessioni e le reazioni emotive che ho provato e che mi sento di condividere con gli amici.

Il focus della giornata era centrato sugli anni ’60 del secolo scorso, su un decennio che ha segnato una svolta nella visione della scuola pubblica e della pedagogia, decennio nel quale l’opera di Visalberghi ha avuto una forte funzione propulsiva ed innovativa. Occorrerebbe riparlare ora di riforme scolastiche in un momento in cui il riflusso politico del populismo e della reazione di destra addita proprio le riforme come le responsabili dei gravi problemi attuali dell’educazione delle giovani generazioni. E Visalberghi potrebbe essere uno dei principali imputati secondo certuni.

Ma dal suo insegnamento e dal suo esempio occorrerà ripartire per ricostruire una visione positiva di una formazione laica, aperta, progressista, libera, democratica, che formi uomini sereni, fecondi, colti, competenti, aperti alla relazione con gli altri esseri viventi.

Il programma del seminario è riuscito a ricostruire la gamma dei suoi interessi, le aree di impegno e di ricerca di Visalberghi e ha mostrato come nei suoi scritti vi siano ancora intuizioni e prospettive non sperimentate o travisate che potrebbero essere oggetto di approfondimenti utili anche alla formazione dei nuovi docenti. Insomma ci sarebbe ancora molto da scavare nella messe di articoli, libri, saggi e conferenze che ci ha lasciato e che in larga misura è disponibile nel sito a lui dedicato nel web del laboratorio didattico.

La svolta educativa degli anni 60 ha visto la mia generazione oggetto e testimone di innovazioni radicali: l’abolizione dell’avviamento e l’istituzione della scuola media unica fu una risposta alle trasformazioni delle classi contadine ed operaie ed un segnale che quella della scuola era la chiave per accedere al benessere e allo sviluppo. La fine di quella decade ha fatto esplodere alcune contraddizioni della società del tempo dando avvio ad un ripensamento che forse sarà sciolto solo con la sparizione della mia generazione.

Non rubo altro tempo al mio lettore e lo invito a seguire qualcuna delle relazioni disponibili sulla rete, avrà motivo per riflettere sul passato, se è un anziano come me, e per chiedersi il perché le cose siano andate in modo diverso da quello che Visalberghi vagheggiava o, se è un giovane insegnante o uno studente che spera di diventarlo, scoprirà un maestro che vedeva lontano e dava senso al lavoro dell’insegnante. E può darlo ancora.

Invisibile e latente

Torno a riflettere sull’evoluzione di questa crisi politica appesa ancora al filo dell’incertezza. Gli esiti dipendono a una miriade di fattori, da scelte di singoli attori che giocano una loro partita personale secondo logiche nascoste o incoerenti per cui chi voglia capire questa evoluzione degli eventi così rapida e caotica viene continuamente smentito dai fatti e dalle dichiarazioni.

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