Complotto contro l’America

Ho finito di leggere il romanzo di Philip Roth Il complotto contro l’America e desidero segnalarlo ai miei amici se non lo conoscessero. La mia amica Rosi me lo ha regalato dopo che le avevo raccontato la trama della serie TV L’uomo dell’alto castello le cui vicende si svolgono negli anni sessanta in America dopo che Hitler aveva vinto la seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti erano divisi in tre parti, una dominata dai tedeschi, una dai giapponesi e la parte centrale neutrale e poverissima.

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Il liceo “corto”: dal mosaico al merchandising, passando per il cacciavite

Concordo al 100% con l’amico Claudio Salone.

il blog di claudio salone

Il titolo può apparire criptico, ma sintetizza efficacemente, a mio parere, il destino dell’istituzione scolastica italiana nell’arco di un ventennio circa.

Correva l’anno 2000, quando fu pubblicata in GU la “Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli di Istruzione”, meglio nota come la “Legge Berlinguer” (L. 30 del 10.02.2000).

Come tutti sanno, questa legge non andò mai in vigore, perché il governo Berlusconi, succeduto a quello di centro-sinistra di Romano Prodi, tramite la ministra Moratti, volle fare “punto e a capo”.

Guardando retrospettivamente, fu quello del Prof. Berlinguer l’ultimo, serio tentativo di mutare l’articolazione della scuola italiana, conservandone le caratteristiche storicamente sedimentate e da tutti apprezzate e coniugandole con l’esigenza di una maggiore sintonia con i sistemi scolastici del resto dell’Europa. In primis l’accorciamento del curricolo scolastico da tredici a dodici anni.[1]

Berlinguer definì la sua azione come “la strategia del mosaico”, perché composta da un insieme di…

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Un seconda scuola intitolata ad Emma

Dopo quella di Latina, anche a Roma, all’estrema periferia, hanno deciso di intitolare un istituto comprensivo ad Emma Castelnuovo. Ho partecipato alla cerimonia come allievo ed amico di Emma insieme ad altri amici, una specie di  rimpatriata.

Tra gli ospiti che hanno preso la parola, un ex allievo della scuola israelita clandestina nella quale Emma Castelnuovo insegnò durante le leggi razziste del fascismo, un novantenne  decisamente in gamba che con toccante lucidità ha rievocato ricordi personali di quando era un ragazzetto di scuola media nella Roma devastata dalle persecuzioni razziali e dalla guerra.

La cerimonia di intitolazione è durante più due ore. I contributi di Carla degli Esposti e di ex allievi che hanno tratteggiato la figura di Emma sono stati  intervallati da brani musicali e da presentazioni multimediali di lavori eseguiti nella scuola.

Il collegio dei docenti, nel proporre questa intitolazione, ha compiuto una scelta impegnativa: una professoressa di scuola media di matematica che ha lasciato un ricco messaggio per colleghi che vogliono educare i giovani attraverso la matematica, l’arte, il linguaggio, la storia, la tecnologia, la scienza per una scuola che include e forma cittadini liberi e competenti.

Due presentazioni audiovisive con slides molto belle e curate hanno chiuso l’incontro in aula magna. La prima ha consentito di avere un’idea del gran lavoro che nella scuola viene fatto per allargare le conoscenze e le competenze dei ragazzi attraverso settimane tematiche in cui i docenti della varie discipline  collaborano sulla stessa problematica e la seconda presentazione dedicata alla figura dI Emma.

Siamo rimasti molto colpiti dalla qualità della ricerca che il maestro che aveva curato la presentazione su Emma aveva fatto. Quando ci siamo complimentati con lui, si è schernito dicendo che era tutto materiale reperito su internet ma che lavorandoci ci aveva preso gusto perché la figura di Emma e la sua storia lo avevano affascinato. Avevo notato che lo chiamavano Maestro e che la preside si era corretta quando per sbaglio lo aveva chiamato professore. Sì ci tengo molto ad essere chiamato maestro, ho cominciato tardi ad insegnare ho fatto prima altri mestieri ma quando ebbi la mia prima supplenza a Brescia me ne sono innamorato e ora non potrei fare altro.

Sì anche qui si respira un’aria  simile a quella che circondava Emma. Una scuola ricca di molte risorse individuali come ad esempio il prof di musica che per l’occasione compone ed esegue una sonatina per sax in onore di Emma scritta sulle cifre di pigreco (non mi chiedete come ma il pezzo era molto bello) o la prof di italiano che si inventa una gara tra studenti per scrivere una giuramento di fedeltà per i neo iscritti della prima media in volgare medioevale antico.

Dai racconti della preside e del preside che l’ha preceduta capisco che siamo in un contesto in cui le contraddizioni sociali sono più stridenti e dure: le nuove villette a due piani che convivono con vecchi agglomerati di case popolari e con campi per i camminanti. L’eterogeneità dell’estrazione sociale è evidente dai volti e dalle posture dei ragazzi e delle ragazze che popolano la scuola. Vede come è pulita la scuola? non c’è una scritta, i pavimenti sono lucenti, i banchi sono in ordine ma faccio fatica ad avere le iscrizioni di certe famiglie che diffidano dei ragazzi non italiani, mi dice la preside.

Così andiamo a scoprire la lapide con il nuovo nome della scuola. Una piccola banda del quartiere è pronta e uno stuolo di ragazzini con magliette bianche con il nuovo nome  della scuola si schiera sotto il sole ed intona all’unisono con i flauti l’inno europeo e dopo lo scoprimento della lapide canta l’inno nazionale. Con le mani sul cuore con l’esuberanza degli adolescenti il coro è stato potente e commovente.

Come spesso accade in queste circostanze il mio compito è quello del cronista fotografo e nella ripresa del coro non ho resistito ed ho zummato sui singoli volti dei ragazzi forse in modo eccessivo. Volevo mettere sulla rete l’inno cantato dai ragazzi del Castelnuovo di Tor di Nona per celebrare il 2 Giugno ma ho pensato bene di chiedere l’autorizzazione della Preside, la quale, vista la clip, mi ha chiesto di oscurare i volti per ragioni di privacy, non si sa mai con i genitori.

Non ho pubblicato la clip il 2 giugno ma l’ho rielaborata salvando il sonoro. Capite quanto è difficile il lavoro delle scuole, quanto è difficile la vita dei Presidi? Ma capite quali ricchezze sono nascoste in realtà sottovalutate e spesso disprezzate?

Una scuola dedicata ad Emma

Prima di rimetterci in viaggio per Roma ho approfittato del bagno. Ormai la scuola era quasi vuota e silenziosa, si sentivano solo i rumori dei tavoli e delle sedie rimessi al loro posto dopo la festa e dei passi lungo il corridoio. E questa signora chi è? Per la festa erano stati appesi dei cartelloni preparati dai ragazzi per la circostanza. La voce è di una bambina piccola. La maestra risponde: è Emma Castelnuovo, la professoressa alla quale abbiamo dedicato la nostra scuola. E chi era? Una maestra che insegnava matematica. Una maestra come te? Sì una maestra come me ma lei era molto brava. Quindi ci chiameremo scuola Emma? Sì, vedi che bello ora abbiamo un nome. Continua a leggere

Sempre di scuola

Il bello dei social è che le nostre chiacchiere risentono dell’aria che tira. La mattina mi capita di sfogliare FB come fosse il giornale quotidiano per tenermi aggiornato. Il giro dei miei amici FB è ovviamente costituito da coetanei che hanno lavorato nella scuola e ieri per più di due ore sono stato a leggere articoli e commenti legati al dibattito che si sta accendendo sui problemi della scuola legati ad una presunta carente formazioni dei giovani.

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Visalberghi a 10 anni dalla morte

Così scriveva Renata Picco nella sua bacheca di FB

E, nel 2017, sono diventati 10 gli anni trascorsi dalla scomparsa fisica di Aldo Visalberghi.

Ma il suo ricordo non è sparito in noi, che abbiamo avuto la fortuna di avere quotidiani contatti con lui, lavorando sotto la sua Presidenza, al Centro Europeo dell’Educazione, o in altri contesti.
E, soprattutto, hanno germogliato, in noi e nella cultura/società italiane, i semi gettati dal suo insegnamento e dal suo impegno civile.

Sulle fondamenta poste dal fondatore della nuova pedagogia italiana, e sulla sua lunga, innovativa e ricchissima attività di ricerca educativa/valutativa, sia nazionale che internazionale, sono scaturiti tutti i centri universitari di Scienze dell’Educazione.
E, aggiungerei, una ‘vision civile’ della scuola, ancor oggi valida, e, purtroppo, non ancora pienamente realizzata.

Io ero andato all’incontro promosso dal dipartimento della Scienze della Formazione a Roma e così avevo commentato il post di Renata.

Cara Renata, ieri pomeriggio c’è stato un incontro a Pedagogia per ricordare Aldo Visalberghi a 10 anni dalla morte. Mi sono chiesto cosa potevo scrivere sul mio blog oltre quello che avevo scritto 3 anni fa per l’analoga circostanza e ho rinunciato a farlo perché forse sarei stato più pessimista di allora. Questi tre anni ci hanno allontanato dal suo insegnamento e dal suo esempio di vita: il mondo è diventato più intollerante, la valutazione torna ad essere strumento di selezione sociale, la scuola è diventata più competitiva e fonte di nuove differenze. Soprattutto sembra regredire una visione laica e positiva della vita e dell’uomo, sembra che la cultura stia abdicando ad una funzione politica di miglioramento della società. Ho pensato che queste riflessioni non sarebbero state utili a nessuno men che meno a chi è in trincea nella scuola. Aldo Visalberghi ha lasciato tanti segni del suo passaggio nei suoi libri, nei numerosi articoli, nelle tante leggi che ha ispirato e promosso e tuttavia a 10 anni dalla morte sembra dimenticato anche dagli addetti ai lavori, da coloro che dovrebbero fare della studio dei maestri del passato una scelta sistematica. Forse anche noi che ormai siamo fuori dalla scuola dovremmo tornare a leggere qualche sua opera. Ieri pomeriggio Vertecchi riproponeva la lettura di ‘Misurazione e Valutazione del ’55.

Renata, che è una tipa che non demorde, commenta:

Infatti, due giorni fa avevo riletto il tuo post di 3 anni fa, così in risonanza con quanto tutti noi sentiamo: i fortunati che sono stati da Visalberghi formati, trasversalmente alle discipline specifiche di studio universitario; chi ha lavorato sotto la sua guida; chi ha impostato la sua attività sulle sue opere, sulle metodologie educative della sua Scuola, sui suoi articoli/interventi/riviste e collane pedagogiche da lui dirette, ecc.
IN BREVE: gli anniversari sono importanti. Questo è un decennale. Anche se non ti sembra di poter scrivere sul tuo blog di più, rispetto a quanto scritto 3 anni fa, per i motivi cui accenni, PROPRIO PER QUESTO mi ASPETTO un aggiornamento della tua riflessione in merito, tenendo appunto conto dei dieci anni trascorsi, delle caratteristiche dell’attuale scuola e delle ideologie/politiche retrostanti. E facendo anche il punto della strada percorsa dalle Scienze dell’Educazione, e in particolare la Valutazione, da quando sono cessati l’apporto vivo del pensiero e della ricerca di Aldo Visalberghi. Sarà un articolo diverso, da quello di 3 anni fa. E molto più vasto.
Aspetto di leggerlo!
E, intanto, GRAZIE

Giro questa proposta a chi è sulla breccia: perché non preparare per il centenario della nascita che cadrà nel 2019 un premio internazionale per le migliori tre ricerche sulla scuola che abbiano una impostazione empirica e che facciano riferimento più o meno esplicito all’insegnamento di Aldo Visalberghi? Io volentieri contribuirei a un crowfunding che consenta di pubblicare le ricerche premiate.

Per chi non l’avesse già letto ripropongo quindi il post di tre anni fa.

Aldo Visalberghi Carciofolata a Villa Falconieri 1983

Aldo Visalberghi Carciofolata a Villa Falconieri 1983