Riflessioni agostane sulla scuola

Seguo con preoccupazione e a volte con angoscia il dibattito sulla riapertura delle scuole. Avevo scritto qualcosa il 20 giugno cercando di applicare anche a questo contesto il modello delle bolle sociali e avanzando qualche proposta di buon senso che purtroppo vedo poco presente nell’attuale dibattito.

lontano ricordo delle mie elementari, cartelli del genere erano attaccati alle pareti delle aule
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Bolle sociali a scuola

Dopo il piccolo incubo di cui vi ho raccontato non posso non parlare di ciò che mi frulla in testa sulla scuola e sulla sua necessaria riapertura.

Avrei moltissimo da scrivere perché sto leggendo tante cose sulla rete e il dibattito, anche tra le posizioni più vicina alle mie, è sempre più lacerante.

Mi limito a raccontare solo due riflessioni sulle quali mi soffermo più di frequente.

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Sensi di colpa?

Sono a scuola, gran confusione e chiasso, il vicepreside mi chiama, sta ritto ai bordi dell’aula e mi ricorda che devo presentare il piano di lavoro ma, dato il rumore di fondo, non capisco bene e chiedo che ripeta, lui ripete con la stessa voce monocorde e lo stesso volume e continuo a non capire bene allora io ad alta voce ripeto quello che avevo capito. Devo relazionare sulle attività di educazione a distanza di questo periodo? e dicendolo mi rendo conto di non aver fatto proprio niente. Sì e devi consegnare anche i voti dei tuoi studenti! Attimo di panico, penso che non avevo fatto proprio niente e che ora non sapevo come fare per rimediare … ma Raimondo non hai più le classi sei in pensione, dico tra me e me … e così mi sveglio sollevato da questa angoscia, un po’ di tachicardia e dopo una ventina di minuti riprendo sonno.

La prima studentessa che inizia il colloquio alla scuola Colombatto, Torino, 17 giugno 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
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