Trauma ed ignoranza

Ignoranza, cattiveria, malevolenza, invidia, odio sono una miscela esplosiva che in questi giorni sta infiammando molte menti o in molti casi sta annebbiando la capacità di discernimento della gente comune esponendola alla efficace propaganda di regime del nuovo governo che sta giorno per giorno costruendo un inedito blocco sociale che attraversa la società da destra a sinistra.

Il crollo del ponte di Genova non poteva essere più tempestivo per avviare una fase di demolizione e di smantellamento di una economia già molto precaria.

Tutto ciò sta accadendo inconsapevolmente per una serie di accadimenti casuali, fortuiti oppure c’è una intelligenza che pilota le reazioni per aggravare i problemi ed arrivare dove gli ignari elettori non credevano proprio di finire? Ad esempio scatenare il risentimento popolare contro la società Autostrade e i Benetton, avviare la procedura per l’annullamento della convenzione è il frutto di stupida ignoranza o di un calcolo cinico che vuole arrivare al default finanziario della nazione e quindi all’uscita dall’euro?

Siamo autorizzati a non sapere come sta in piedi un ponte ma qualche rudimento di economia, finanza e diritto è un requisito di qualsiasi cittadino medio, la memoria della storia recente del paese è essenziale per non regredire in un violento tribalismo in cui ci armeremo e ci spareremo come nel Far West.

Bene allora non vi offenderete se mi permetto di ricordare in modo un po’ didascalico alcuni concetti di base che hanno segnato la mia formazione.

Cosa è una concessione? Lo Stato consente ad un privato di usare un bene pubblico per realizzare opere necessarie per soddisfare un bisogno collettivo. Ciò accade quando lo Stato non ha le risorse per realizzare direttamente le opere che i cittadini richiedono. Negli anni sessanta lo sviluppo della motorizzazione e quello economico resero la rete viaria del tutto insufficiente e fu avviata la costruzione delle autostrade. Se non ricordo male all’epoca una società a partecipazione statale IRI, fu incaricata di avviare i lavori e iniziò con il drenare risorse economiche dal mercato dei piccoli risparmiatori attraverso l’emissione di obbligazioni. Le obbligazioni erano dei prestiti il cui rimborso era prefissato e certo. Prevedevano degli interessi che compensavano il rischio del prestatore. La durata del prestito era tale da garantire l’esecuzione di alcuni lotti del lavoro complessivo, di iniziare l’esercizio che avrebbe prodotto utili sotto forma di pedaggi e garantito prime restituzioni e nuove emissioni di prestiti per proseguire i lavori. Ricordo che facevo il ginnasio o forse le scuole medie quando in casa nostra mio padre discusse con qualcuno l’opportunità di acquistare delle obbligazioni della società autostrade confrontandole con le obbligazioni ENEL. Era restio perché si chiese come avrebbe fatto a riavere i soldi prima della scadenza se avesse avuto bisogno e il suo interlocutore disse che erano negoziabili in borsa e che la liquidità era sicura. Così alla fine avevamo sia delle obbligazioni Autostrade sia ENEL. Fu in quella fase che scoprii anche che cosa erano le obbligazioni convertibili: in certi casi l’azienda che emetteva l’obbligazione dava la possibilità di convertirla in azioni della azienda stessa se al prestatore fosse convenuto. Poteva accadere che l’investimento realizzato con quel prestito valorizzava l’azienda per cui poteva essere conveniente diventarne soci convertendo le obbligazioni in azioni.

Da quelle prime esperienze finanziarie sono passati 60 anni, mio padre non c’è più ci ha fatto laureare, ci ha lasciato dei beni costruiti risparmiando ed investendo in modo oculato e preveggente nelle tante imprese che hanno reso questo paese ricco. Lui come tantissimi altri lavoratori risparmiatori che si sono spellati le mani.

Questa premessa per dire che le autostrade in Italia non le ha costruite lo Stato ma sono state possibili attraverso i prestiti dei risparmiatori e poi attraverso gli introiti dei pedaggi degli utenti. Il passaggio da bene pubblico detenuto dall’IRI, una azienda controllata dallo Stato, alla situazione attuale in cui la proprietà è passata ai privati, ad aziende quotate in borsa alle quali ogni risparmiatore può associarsi comprando azioni, è molto complesso e tortuoso. Un ruolo decisivo lo ebbe lo scandalo di mani pulite in cui emerse che lo Stato imprenditore era poco efficiente e diventava la mangiatoia che alimentava la corruzione.

Consiglio la lettura di un breve articolo del Sole24ore.

Se invece volete inquadrare questo problema in una cornice più vasta e completa, sto leggendo, ma sono solo a metà, un bel libro sulla storia economico-politica degli ultimi cinquant’anni , più o meno la mia vita adulta.

Questa riflessione un po’ disordinata si interrompe qui ma proseguirà perché il trauma per questo crollo improvviso è pari al disorientamento per le reazioni isteriche e irrazionali che stanno prevalendo in questi giorni.

segue

Buon ferragosto

Avrei voluto raccontarvi le belle giornate trascorse con il nipotino al quale piace camminare tenendomi per un dito e rimanere silenzioso come fosse un adulto pensieroso, avrei voluto raccontarvi del suo stupore nell’osservare e ascoltare il campanile che sovrasta la nostra cucina, ad ogni ora si fa prendere in braccio da me, sopratutto da me, per attendere che arrivino i rintocchi, il nonno deve essere magico nel prevedere le campane, lui non sa che il nonno ha un orologio.

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i sovranismi e i Napoleone – 279

temo proprio che sia vero

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quando il popolaccio cerca un Napoleone…

… è facile che incontri qualcuno che pensa di essere Napoleone.

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dite pure che di Napoleone vero ce n’è stato uno solo, e di fissati che pensano di essere Napoleone pullula il mondo.

aggiungete che al popolaccio servono prove molto dure per accorgersi che il sedicente Napoleone è soltanto uno psicopatico oppure semplicemente un millantatore, venditore di fumo.

ma nessun aforisma saggio, e quindi cinico quel che basta, riuscirà a salvare il popolaccio dal cascarci ogni volta, e ancora, e ancora…

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