Bolle sociali a scuola

Dopo il piccolo incubo di cui vi ho raccontato non posso non parlare di ciò che mi frulla in testa sulla scuola e sulla sua necessaria riapertura.

Avrei moltissimo da scrivere perché sto leggendo tante cose sulla rete e il dibattito, anche tra le posizioni più vicina alle mie, è sempre più lacerante.

Mi limito a raccontare solo due riflessioni sulle quali mi soffermo più di frequente.

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Sensi di colpa?

Sono a scuola, gran confusione e chiasso, il vicepreside mi chiama, sta ritto ai bordi dell’aula e mi ricorda che devo presentare il piano di lavoro ma, dato il rumore di fondo, non capisco bene e chiedo che ripeta, lui ripete con la stessa voce monocorde e lo stesso volume e continuo a non capire bene allora io ad alta voce ripeto quello che avevo capito. Devo relazionare sulle attività di educazione a distanza di questo periodo? e dicendolo mi rendo conto di non aver fatto proprio niente. Sì e devi consegnare anche i voti dei tuoi studenti! Attimo di panico, penso che non avevo fatto proprio niente e che ora non sapevo come fare per rimediare … ma Raimondo non hai più le classi sei in pensione, dico tra me e me … e così mi sveglio sollevato da questa angoscia, un po’ di tachicardia e dopo una ventina di minuti riprendo sonno.

La prima studentessa che inizia il colloquio alla scuola Colombatto, Torino, 17 giugno 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
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Ragionevole prudenza

Alla domanda se sia passata la paura del virus la risposta che mi sono dato è che i media e i poteri che li detengono continueranno ad alimentarla per poter governare sudditi incapaci di ragionare con la propria testa e difendere i propri veri interessi. Prima che arrivasse il virus, le due principali forze politiche italiane, i 5 stelle e i leghisti, avevano fondato sulla paura la loro crescita abnorme e imprevista: molti pentastellati con un retroterra ambientalista e pacifista coltivavano religiosamente l’insegnamento di Gianroberto Casaleggio contenuto anche in un video apocalittico della rete che prevedeva guerre mondiali, disastri ecologici in una apocalisse senza speranza; dal canto loro i leghisti alimentavano la paura dei diversi in casa, del ladro alla porta, dei profughi in viaggio verso l’Europa. In entrambe le proposte si denunciavano i problemi senza proporre le possibili soluzioni.

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Passata la paura?

Sembra proprio che la paura del virus sia passata. Nelle mie passeggiate a villa Pamphili, che ho ripreso seppur saltuariamente, ho potuto constatare che le mascherine stanno gradualmente sparendo come anche il diradamento, ci si muove come se la situazione fosse normale, abbracci e contatti tra persone che non si vedevano da giorni, chiacchiere tutte dubbiose sui provvedimenti del governo e delle autorità. Tanti vanno di corsa o sulle bici per riprendere il tono muscolare in vista delle imminenti spiagge.

Ieri un artigiano è venuto in casa per riparare due avvolgibili che si erano rotti, bravissimo, visto che è venuto dopo due ore dalla mia telefonata, ma senza mascherina, anzi mi ha chiesto perché non prendevo l’ascensore con lui senza salire a piedi. Preferisco fare moto, ho risposto, non ho, per pura cortesia, detto che l’ascensore con persone estranee non va assolutamente preso. Entrato in casa, immediatamente Lucilla gli ha ricordato che dovevamo indossare le mascherine. Ah signò nun servono a niente! Guardi è una condizione, qua ce n’è una anche per lei. Gli chiedo se durante il lockdown era stato fermo. No, faccio l’assistenza a molte serrature ed ho i codici di sicurezza, mi sono sempre spostato in città senza problemi ed abbiamo lavorato.

Una settimana fa siamo andati a prenotare l’ombrellone nello stabilimento balneare dello scorso anno. Per fortuna è venuto perché sono rimasti solo due posti, sa quest’anno abbiamo meno ombrelloni. Comunque a onor del vero i prezzi sono aumentati di poco.

Mia nuora ha telefonato per prenotare per un fine settimana in un B&B al Circeo in cui sono stati bene varie volte. Spiacenti per luglio ed agosto siamo pieni.

Dal racconto di questa mattina di Maria la signora rumena che ci aiuta in casa e che lavora anche a casa di una 85 enne. 15 giorni fa hanno chiamato il 118 per problemi renali. La giovane dottoressa entra senza mascherina e frettolosamente appoggia lo zaino dei suoi strumenti sulle lenzuola dell’anziana. Il figlio della paziente deve ricordare alla dottoressa che non stava indossando la mascherina.

Passata la paura? Non saprei, posso parlare solo di me stesso. Se dovessi misurare l’intensità di questo stato d’animo potrei utilizzare il grafico dell’andamento dei nuovi contagi: vi è stata una prima fase crescente che poi si è allentata lentamente e che permane perché il grafico ha un andamento asintotico, decresce ma non si appiattisce a zero stabilmente.

A volte mi sembra di essere scemo ed esagerato nell’osservare scrupolosamente le norme di distanziamento che in moltissime situazioni mi appaiono forse inutili.

Ma la paura non passa mai del tutto, è come una ferita che lascia un segno, una cicatrice. È fin troppo facile alimentarla ricordando che non è finita, sono possibili nuove ondate, ci saranno nuovi virus, incombe l’inquinamento ambientale, il riscaldamento del pianeta. Poi c’è la paura della guerra tra le super potenze, poi c’è la paura dell’invasione dei poveri, poi c’è la paura del default finanziario generalizzato.

La Reazione politica ha solo l’imbarazzo della scelta, può manipolare il popolo come meglio crede pilotando le paure di una grande minoranza priva di strumenti per ragionare sui dati e sui fatti, ha gioco facile se chi è scampato a questo grave pericolo crede di essere immune e si abbandona alla rimozione della paura nel chiasso delle feste immotivate.