Un sorriso, prego.

Direte che mi devo far curare, ormai vedo ovunque grullini, ma d’altra parte sono 1/4 di coloro che votano e la metà degli adulti che trovo sull’autobus non vota … mi sento circondato spesso da persone che stimo poco.

Cosa succederà domenica non è dato sapere, sono moderatamente ottimista, coloro che da sinistra volevano dare un segnale quelli che per capirci si sono parati dietro a Fo, questa volta avranno capito e non hanno più scuse. Ho comunque tentato un pronostico.

La mia speranza è che non solo non ci sia lo sfondamento travolgente promesso da Grillo ma che ci sia l’inizio della fase calante. Ma anche se M5S sparisse con la stessa velocità con cui è apparso, non spariranno miracolosamente le cause e gli atteggiamenti che l’hanno prodotto in un processo di potenziamento reciproco.

Parlo della sindrome del VAFFANCULO, una espressione rabbiosa che condanna l’universo che ci circonda, spesso frutto di un sentimento di frustrazione e di un risentimento indistinto contro gli altri.

vaffanculo

Ieri verso le tre del pomeriggio, giornata piovosa e calda con i vestiti addosso ancora troppo pesanti, di corsa cercavo di prendere il 46 al capolinea di Piazza Venezia e allungavo il passo. Ero certamente nel campo visivo dell’autista ed io non sono trasparente, anzi per farmi notare agitavo un braccio. L’autista indurisce il volto, dirige lo sguardo sul cruscotto e, peggio di uno svizzero, chiude le porte e parte allo scoccare del secondo previsto dall’orario. VFC

Il capolinea è vuoto e aspetto sotto la cappa calda del sole incerto tra le nuvole dense per una decina di minuti. Consulto il mio telefonino e scopro che è possibile un percorso alternativo con l’80 che sosta in un’altra piazzola. Mi avvicino e chiedo all’autista gentilmente, scusi quando parte questo? Forse è sordo, come se io non esistessi continua a fare ciò che stava facendo, cioè niente. Non voglio polemizzare, decido di salire così almeno sto all’ombra e mi siedo. Osservo la scena che mi circonda. Arriva finalmente un nuovo autobus nella piazzola del 46, parecchie persone si dispongono a salire ma l’autista lascia le porte chiuse, mette il cartello ‘fuori servizio’ e si allontana. La gente rimane sotto il sole, tra questi una ragazza deforme seduta a terra assistita da una ragazza di colore che la aiuta. Passano altri minuti, l’autista che stava sull’80 scende e va a parlottare con i suoi colleghi senza nemmeno degnare di uno sguardo la clientela che nel frattempo si stava accomodando. Finalmente il 46 entra in servizio ed apre le porte, tutti salgono ed anch’io scendo dall’80 e salgo sul 46. Altra attesa, ma sono seduto e riprendo le mie riflessioni sul grillismo.

Osservo meglio le facce degli autisti che aspettano di ripartire, volti spenti, stanchi, rabbiosi, tristi. Anche il più giovane sembra rassegnato e scontento. Forse è un laureato che per lavorare guida un autobus? Eppure sono pagati benino, nessuno li licenzierà, hanno un lavoro stabile, la loro azienda non può fallire … eppure sembra che stiano per urlare contro il mondo che li circonda un gigantesco VFC.  Non un sorriso, una complicità, una gentilezza e la plebe misera o i turisti sfatti dal caldo e dalle passeggiate li ricambiano con la stessa moneta, una ostilità latente, borbottii e malumori nulla che renda accettabile un veicolo che così sembra sempre di più  un carro bestiame.

Alle 3,40 il 46 parte, VFC se quello STRONZO mi avesse considerato ed avesse aspettato 10 secondi avrei risparmiato 40 minuti. Così anch’io sono diventato grillino, frustrato e rabbioso con persone che dovrei rispettare e considerare anche perché sono importanti per la qualità della mia vita.

Basterebbe un sorriso reciproco e la sindrome della grullosconepatia sparirebbe d’incanto.

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