Italia varia e avariata 5

Nuovi poveri e nuovi padroni

La passeggiata per Livorno in attesa che si facessero le 14, ora di inizio della mia osservazione in una scuola media, è stata una piccola sfida per vedere se e quanto resistevo a camminare e per verificare se e quanto ricordavo di una città che avevo visitato varie volte ma a ‘spizzichi e bocconi’ come diciamo noi a Roma.

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Italia varia ed avariata 4

Attese e pregiudizi

Il mio racconto strampalato prosegue seguendo il percorso del mio viaggio.

Arrivo a Livorno che ormai è quasi buio. Ho fissato l’albergo sulla piazza della stazione per risparmiare sul taxi ma mi aspetto qualcosa di modesto, vista la zona e il prezzo. Infatti il marciapiede è occupato da giovinastri sfaccendati di una vicina sala giochi. All’interno spazi comuni piccoli ma tutto è ben messo, moderno ed elegante. la camera è ampia ben arredata profuma di fresco e pulito, le lenzuola ben stirate e lisce. Piacevole sorpresa, rileggo le recensioni di tripadvisor ed in effetti era classificato e descritto correttamente.

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Italia varia e avariata 3

Variazioni su un treno

Autobus, treno, metro, Freccia Rossa fino a Firenze di lì un regionale per Livorno. Ci sarebbe molto da raccontare ma non voglio annoiarvi, mi limito alla tratta Firenze Livorno su un regionale.

Il regionale ha carrozze a due piani e preferisco il piano superiore per poter vedere meglio il panorama visto che il viaggio è alla fine del pomeriggio a l’arrivo a Livorno al tramonto.

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Italia varia e avariata 2

Seconda variazione, altre differenze.

Con la Metro arrivo rapidamente oltre Pero da dove un autobus mi conduce a destinazione attraversando comuni ormai fusi in un’unica periferia quieta, con un traffico canalizzato ed ordinato, spallette rasate di fresco, corsie per le bici, aiuole e rotonde fiorite. Niente scritte sui muri.

Per un romano questo è  un altro mondo, star seduti comodamente su sedili di velluto puliti e quasi profumati con poca gente che sale e scende ordinatamente … ascolto i discorsi, la maggioranza sono giovani donne straniere molte dell’est, alcune velate, i bambini in carrozzella sono tutti stranieri si vede dal colore della pelle e dalla forma degli occhi.

Percorro a piedi un ultimo tratto di strada in mezzo a un quartiere silenzioso con pochissimo traffico solo qualche mamma velata con bambini piccoli al seguito, arrivato a scuola entro senza difficoltà cioè senza dover suonare alcun campanello ma sono intercettato gentilmente da due vigili bidelle alla porta, devo raggiungere l’edificio della scuola media attraversando quello della scuola elementare così attraverso un cortile in cui l’erba è tagliata, un cortile pulito con la ghiaia risistemata di fresco e gruppi di ragazzi che già corrono per scaldarsi nell’ora di ginnastica.

A scuola è tutto pronto e l’accoglienza è calda. Ma della scuola non devo parlare qui violerei la riservatezza che mi vincola nel lavoro che sto facendo.

Finito il test, nell’andarmene, noto che in un angolo dell’edificio sono in corso dei lavori e degli operai stanno sistemando della finestre.

Nel percorso di ritorno sull’autobus c’è maggiore animazione, gli studenti del liceo  stanno uscendo per tornare a casa, stessa composizione, prevalenza di non milanesi, molti hanno  tratti somatici non ariani.

A questo punto la riflessione è stata fin troppo facile e spontanea. In questi luoghi ordinati e ricchi una popolazione autoctona invecchiata e impotente con figli e nipoti dal futuro incerto vede queste presenze come una invasione, sente la vitalità di queste famigliole, che corrono e si danno da fare  trascinando frotte di ragazzini colorati, come una minaccia, come un fastidio, provano paura e e sentono la nostalgia di un recente passato in cui il campanile e l’oratorio erano il fulcro della convivenza civile.

A proposito, lungo il percorso vedo un enorme striscione colorato con l’invito per la festa dell’oratorio.

Qui ho sentito le radici profonde del salvinismo meno cattivo ma più pericoloso.

Il racconto prosegue

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Italia varia ed avariata 1

Difficile raccontare e riflettere in questi giorni concitati in cui sta succedendo di tutto in cui il conducente, di fronte al pericolo e all’ostacolo, prima accelera, poi frena, poi sterza e rischia di sbandare finendo nel burrone. Abbiamo dato le chiavi della macchina a gente senza patente a cui piace andare veloce fare meglio di chiunque altro perché si sente sicura di una protezione superiore, di una missione storica. sbandata

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Il disordine

Ho finito di leggere un libro sulla storia recente che vorrei segnalare.

Questo è l’incipit.

L’età del disordine è un tempo dominato dalla paura, che è figlia dell’ignoranza. Ci sembra di vivere in balia del caos. La globalizzazione è divenuta per molti un incubo: robot che sostituiscono operai, stabilimenti che si trasferiscono in Serbia o in Cina, crisi finanziarie a ripetizione, ondate di immigrati che affluiscono alle frontiere, attentati terroristici. Questo libro è un tentativo di trovare un ordine in tutto ciò, a partire dai cinque anni che aprono questa nuova era: 1968-1973.

E questa è un’altra citazione che mette in dubbio la vulgata attuale sul debito pubblico.

La crisi del 1973 venne affrontata dai governi a guida democristiana con un’espansione della spesa pubblica, che compensava l’assenza di riforme. Tra il 1975 e il 1980 quella per pensioni, assegni familiari e indennità della «Cassa integrazione» per lavoratori sospesi dal lavoro crebbe di quasi tre volte. Ne conseguì l’inizio di un’espansione del debito pubblico con l’emissione di Buoni ordinari del tesoro (Bot) a rendimenti molto convenienti, che fece salire la spesa per interessi dal 5% al 14% delle uscite statali. Ciò nonostante dal 1975 al 1985 il tasso di disoccupazione salì dal 6% al 10%.

Materia di riflessione per noi superstiti del ’68 e per i nostri figli.

Europa ostile? No, Italia poco credibile

Stando ai fatti.

gianfrancopasquino

La Commissione Europea è nemica dell’Italia, come diversamente sostengono, Di Maio e Salvini? La Commissione Europea privilegia qualche paese forte, ad esempio, Germania e Francia, consentendo loro quel che nega all’Italia? La Commissione Europea è fatta di burocratici e tecnocrati privi di legittimità democratica, come disse anche Matteo Renzi quando fu Presidente del Consiglio? La risposta, chiara e inequivocabile, a ciascuna delle domande è “no”. La Commissione è composta non da burocrati e tecnocrati, ma da uomini e donne che hanno avuto una carriera politica in ciascuno degli Stati-membri e che hanno anche ricoperto cariche istituzionali importanti, persino, di capi dei rispettivi governi. Non eletti, ma nominati dai governi dei rispettivi paesi, che sono espressione di elezioni libere e competitive, i Commissari godono di legittimità democratica ancorché indiretta. Infine, sono entrati in carica superando un vero e proprio esame ad opera dei parlamentari europei che ne hanno valutato sia la…

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