Confusione e bugie 

Ho trovato sulla rete questo testo di Chiara Geloni che credo faccia riflettere e chiarisce molto bene in che senso il nostro presente  sia un momento confuso. Le sue considerazioni riguardano il PD e coloro che ne stanno scendo ma sono applicabili al contesto generale: ci raccontiamo troppo spesso delle bugie.

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Confusione riformista

Questa è la terza riflessione dedicata alla confusione. Partendo dalla confusione emotiva dell’anziano che passeggia per le strade del proprio quartiere e prova le contraddizioni tra le proprie migliori convinzioni e la realtà che in ogni istante fa sentire la sua puzza e la sua bruttezza, ho raccontato l‘avventura di un ex preside alle prese con la dichiarazione dei redditi on line, ex preside che constata quanto siano farraginose e mal fatte le pagine elettroniche che l’amministrazione dello Stato frappone tra sé e il cittadino. Concludevo il secondo post con la questione degli 80 euro concessi e poi ripresi a seconda che ci si trovi sopra o sotto certe soglie arbitrariamente assunte dal legislatore.

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Confusione mentale

Come promesso vi devo raccontare della mia dichiarazione dei redditi ma prima devo forse chiarire perché invece di commentare gli avvenimenti politici mi dilungo su racconti di fatti personali poco interessanti. Perché non sono un commentatore politico né un giornalista e tanto meno un influencer prezzolato, sono un perditempo che riflette sulle cose che gli capitano consapevole che gli occhiali con cui vede la realtà portano il colore dei sentimenti, delle paure, delle speranze che occupano le mie giornate. In questo momento mi sento confuso, molte contraddizioni dei personaggi che occupano la scena provocano reazioni altrettanto contraddittorie in me per cui preferisco raccontare i miei fattarelli.

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Silenzio confuso

Da 15 giorni non scrivo cose mie su questo blog, mi sono limitato a riprendere da alcuni amici i contributi più utili ed originali dei miei per continuare una riflessione sul presente. Confesso di trovarmi un uno stato confusionale piuttosto pessimistico e mi spiace ammorbare gli amici con lamentale o invettive inutili e depressive.

In questi giorni però alcuni amici mi hanno fatto  notare che non avevo scritto commenti sugli ultimi fatti della politica  e che invece ciò sarebbe stato utile. Ciò mi ha incoraggiato a riprendere questo sfogatoio che ha la presunzione di aiutare me stesso e i miei amici a riflettere. Continua a leggere

Immigrazione, le sortite di Renzi e l’immobilismo a sinistra

Da leggere

Il blog

 

-di ANTONIO MAGLIE-

Matteo Renzi riesce ad aver torto anche quando potrebbe avere ragione. Le sua nuova linea politica sulle migrazioni (“numero chiuso”, “aiutiamoli a casa”, “più soldi alla cooperazione) soffrono di due malanni: superficialità e strumentalità. Superficialità perché quelle parole d’ordine sono state usate e abusate dalla destra (più moderata e più reazionaria) svelando una sola realtà: quelle scelte non producono risultati, non bloccano i flussi. La strumentalità, invece, è evidentemente legata al fatto che questa nuova “posizione” è il prodotto dei risultati elettorali, soprattutto quelli di alcune grandi città. Il fatto è che “aiutarli a casa loro” ha poco senso se non prendiamo atto che alla base di queste ondate migratorie vi sono soprattutto problemi economici figli di squilibri alimentati dall’Occidente ricco, anzi opulento. “Aiutarli a casa” equivale a dire che dobbiamo produrre un bel taglio sulla nostra ricchezza (come dice chiaramente Papa Francesco) favorendo, così, una…

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Bergoglio il papa populista – 248

Come al solito Bortocal è più acuto e coraggioso di me.

cor-pus 15

con tanti populisti che riempiono la piazza…

Grillo, Salvini, Renzi, e Berlusconi, che ha fondato il genere, ma oggi appare un po’ meno populista degli altri (addirittura)…

ci serviva anche un papa populista?

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niente di strano nel populismo della storia personale di Bergoglio, che da bravo argentino e` sempre stato un peronista, politicamente parlando.

e, temo, anche dal punto di vista religioso lo sia.

teologia approssimativa, tante buone intenzioni.

manca la verifica fattuale, ma il populismo e` proprio questo: credere alla bonta` delle proprie soluzioni senza verificarle con pazienza nella loro praticabilita`.

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nell’udienza ai delegati CISL in Vaticano, Bergoglio, inventatosi sindacalista, ne ha sparate una piu` grossa dell’altra…

cose cosi` apparentemente di buon senso…

Urgente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere…

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Un senatore romano

Queste mosche sono proprio fastidiose. Due signori piuttosto attempati di prima mattina prendono il fresco su una panchina di Villa Pamphili. Una volta ce n’erano così tante  solo all’inizio dell’autunno, difficile che fossero così petulanti in giugno. Eh .. le stagioni sono cambiate non ci si capisce più niente. Ma ha visto quanti cani ci sono in giro. non sente la puzza della cacca? anche questo attira le mosche …

L’incipit non prometteva nulla di buono, solite chiacchiere lamentose tra vecchi inutili. Ma quel signore più anziano di me che aveva finito di scorrere attentamente il giornale e mi rivolgeva la parola mi incuriosiva per l’assenza di inflessioni romanesche e per un riferimento molto circostanziato ai limiti dello sviluppo. Poteva essere un grillino, alimento la conversazione con battute prudenti e cortesi senza contrastarlo troppo. In fondo doveva avere almeno dieci anni più di me e gli dovevo rispetto. Così gradualmente abbiamo scoperto le carte delle nostre convinzioni, non era grillino tutt’altro, sulla Raggi e il suo entourage era sconsolato, non era renziano considerava la meteora renziana ormai caduta e sepolta, vedeva il mondo con il mio stesso occhio preoccupato e consapevole dei problemi. Ci teneva a dire che si sentiva estraneo alla cultura dominante e che invecchiando sempre più riaffiorava la sua cultura classica liceale, del liceo Tasso. Mi scusi ma scommetto che lei è un ingegnere. Dico io.  Sì lo sono stato ma mai con i paraocchi ho sempre cercato di risolvere  i problemi con un approccio critico.

Dalle mosche, alla politica, all’ecologia, all’economia, siamo quindi passati al personale, io lo avevo provocato con la scommessa sulla sua professione e pensavo che non avrebbe indovinato la mia, avevo parlato di tante cose avrei potuto essere un economista, un politico, un impiegato. Lui a colpo sicuro mi dice che avevo fatto il professore, che avevo insegnato. Devo dire che sono stato molto lusingato, l’ho percepito come un complimento.

Così in poco tempo, poco più di un’oretta di conversazione mi ha raccontato tutta la sua vita, un buon soggetto per un romanzo, la prima famiglia in Scandinavia la seconda famiglia a Roma ma i nuovi figli in giro per il mondo. Gradualmente ho capito che il suo spessore culturale, la raffinatezza delle sue considerazioni nascevano da un lungo vissuto che aveva toccato la storia del capitalismo italiano dal fascismo in poi, l’evoluzione dell’occidente che gradualmente in questi ultimi 80 anni si era integrato e trasformato.

La sua famiglia allargata e cosmopolita mi ha prepotentemente ricordato un articolo che avevo poco prima letto sul ius soli nell’impero romano. La sua insistenza sulla cultura classica, il suo stesso volto da ottantenne coltivato e di nobile presenza ha provocato una battuta forse un po’ banale: se fossimo ancora  nell’impero romano lei sarebbe stato certamente un senatore, ce lo vedo bene con la toga. E lui: va bene, mi sarebbe piaciuto, ma sia chiaro non come questi.

Stavo incontrando un antico senatore, saggio, prudente, colto, umano.

Cominciava a far caldo ed era tempo di tornare a casa prima di essere dati per dispersi. Guardi, io la ringrazio moltissimo, capita molto di rado di essere ascoltati e di scambiare opinioni con persone stimabili. Ormai io sono arrivato ad una età che i miei coetanei sono tutti partiti. Scambiamoci  i telefoni.