Problemi irrisolti

Riprendo a scrivere dopo un mese di silenzio, la tentazione è di lasciar perdere questo esercizio di scrittura e di riflessione. Perché? Sto diventando pigro e mi stanco più facilmente davanti alla tastiera, mi mancano spunti che possano essere interessanti per i miei lettori, se decido di escludere quelli un po’ depressivi e lagnosi dell’anziano che invecchia. Non ultimo è il disagio di avere la possibilità di produrre o di rivedere artificialmente i testi che produco con l’IA: come se questo bog rischiasse di diventare meno autentico e personale.

Eppure giorno per giorno avrei avuto molti motivi per dire la mia, ma non avevo la certezza che ne valesse la pena. Poi, rileggere alcuni vecchi post del passato mi ha convinto che è utile continuare a lasciare una traccia sia per me sia per i miei amici lettori.

Riprendo allora dalla questione di questi giorni, quella della immigrazione. Inutile ribadire che l’approccio di questa destra è fallimentare e rischia di provocare danni sempre maggiori. E’ altresì chiaro quanto le strumentalizzazioni dei mass media per ingigantire le paure e gli odi del popolo contro o a favore del governo siano autentiche lacerazioni del tessuto civile del Paese e dell’Unione Europea.

E’ sufficiente andare a prendere i nipotini a scuola per constatare che oramai siamo un paese multietnico, è sufficiente osservare un cantiere piccolo o grande per ascoltare lingue sconosciute, basta fare la spesa al mercato rionale per scoprire che gli ortolani autoctoni sono spariti sostituiti da indiani, afgani, egiziani, basta incrociare i vecchietti e le vecchiette che con passo incerto prendono aria a braccetto con giovani di colore … vivendo a Roma non posso osservare i giovani neri curvi nei campi a raccogliere i prodotti della terra: da tempo la società italiana è cresciuta grazie all’apporto di altre popolazioni che la caduta disastrosa del comunismo sovietico e le successive guerre nel medio Oriente e in Africa hanno fatto migrare dai loro paesi.

Parlare sempre e solo dei tragici arrivi illegali dal mare non consente di riflettere sulla nostra situazione sedimentata in decenni: le politiche di contrasto all’immigrazione illegale a partire dalla Bossi Fini non hanno fermato nulla se non ostacolato i processi di integrazione di quelle famiglie che avrebbero tutti i requisiti per investire il loro futuro qui da noi. Invece migliaia di badanti e di donne di servizio hanno fatto la spola con il loro paese di origine perché qui nulla era pensato per accogliere le loro famiglie in condizioni appetibili.

Se magicamente il flusso dei disperati si interrompesse, il problema dell’immigrazione rimarrebbe identico: siamo incapaci di integrare singoli e famiglie nel nostro tessuto sociale e emergerebbe più chiaramente e violentemente il diffuso razzismo dell’italiano autoctono impaurito dalle pance gonfie delle giovani straniere piene di energia. Non per niente al ministro Lollobrigida è sfuggita la battuta sulla sostituzione etnica e al generale Vannacci quella sui lineamenti non italici di una splendida sportiva italiana di colore.

Per questo nei punti proposti dal PD sulla questione dell’immigrazione illegale porrei più chiaramente la questione dello ius soli senza la paura che ciò sia interpretato come volontà di accogliere tutti indiscriminatamente.

Purtroppo spesso i problemi irrisolti sono irresolubili e non conviene a nessuno tifare contro i goffi tentativi di Meloni perché la soluzione se ci sarà non può che essere bipartisan.



Categorie:Politica

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