Le elezioni francesi

Lungi da me tentare un commento sui risultati provvisori delle elezioni francesi, sarebbe un esercizio complesso e non è alla mia portata. Come al solito non voglio pessimizzare troppo i miei lettori, ma cerco solo di appuntare in questo diario personale qualche osservazione o riflessione che ci aiuti a capire cosa sta per succedere anche a casa nostra.

L’Italia ha preceduto di 2 anni il cambiamento politico in corso in Francia: la destra al potere. Meloni è andata a palazzo Chigi con una coalizione consolidata nel tempo e basata su un impero mediatico che per il momento sembra resistere ai ripensamenti degli ascoltatori che alimentano i proventi pubblicitari. Ha rassicurato tutto l’establishment economico nazionale e internazionale con una amministrazione delle risorse in continuità con l’impostazione del governo di unità nazionale di Draghi. Ma sta influenzando il clima sociale orientandolo più chiaramente in senso autoritario, sciovinista, nazionalista, sovranista, discriminatorio, xenofobico, omofobico … nulla di eclatante ma un insieme di piccoli eventi, posture, battute, decretini, servizi giornalistici, che alimentano intolleranza, paura e odio. Però le elezioni comunali hanno mostrato che, come qualsiasi incendio che divampa impetuoso, si espande ma se non c’è un vento favorevole si affievolisce e poi si spegne, l’onda del 2022 potrebbe non durare fino alle prossime elezioni e quindi occorre creare le condizioni istituzionali per preparare un consolidamento a prova dei ripensamenti ondivaghi del popolo sovrano. Di qui la proposta di premierato pensata per rendere imperitura questo occupazione provvisoria di palazzo Chigi .. perché 4 anni non bastano per ricostruire questa debosciata Italia liberal democratica. Di fronte alle vittorie dell’opposizioni in molte grandi città la reazione immediata è stata di dare la colpa al doppio turno che ricompatta le opposizioni normalmente litigiose.

Seguendo la vicenda francese ho appreso un particolare sul loro sistema del doppio turno che non conoscevo. Al secondo turno vanno tutti quei collegi in cui nessun candidato supera il 50% e sono ammessi i candidati di forze che hanno superato il 12,5% di voti. In pratica la contesa non è, come succede in Italia per i sindaci, tra il primo e secondo candidato ma in questo caso in Francia tra 3 o 4 contendenti. Vincerà in ogni collegio chi prende più voti. Ogni candidato o una intera forza politica può rinunciare a presentarsi dichiarandosi a favore di un altro candidato o di un’altra forza pur di far perdere l’avversario da bloccare, in questo caso contro la Le Pen che ha raccolto il 34% dei voti le altre forze potranno coalizzarsi con una patto di desistenza per limitare le perdite. Ovviamene gli elettori sono liberi di scegliere ma questo meccanismo, diversamente da quanto accade in Inghilterra in cui in ciascun collegio vince che ottiene anche la maggioranza relativa e un partito con un 34% di voti ben distribuito potrebbe avere in 100% dei seggi, il risultato sarà che i seggi potranno essere più del 34% ma difficilmente potranno raggiungere il 50% e quindi la maggioranza assoluta. Naturalmente molto dipenderà dalle scelte degli elettori di centro che dovranno scegliere da che parte stare.

La destra internazionale ha cantato vittoria, l’aspetto positivo di questa prima tornata è che il popolo francese si è mobilitato per fermare l’incombente crescita della estrema destra limitando i danni e forse impedendo che Bardella sia incoronato capo del governo. In queste ore il sistema della desistenza sta prendendo forma e i partiti si stanno schierando.

Caro Bolletta continui ad illuderti, nulla fermerà il declino della democrazia e i popoli non sembrano avere buon senso e capacità di agire razionalmente. Eppure ora la palla è in mano ai francesi come è in mano a Biden e al suo entourage e tutto è possibile, anche che accada il meglio.

Patto di desistenza. Ora l’ho capito meglio e ricordo molto chiaramente quando questa possibilità poteva essere decisiva nella competizione elettorale italiana del ’22 per evitare che una minoranza di voti nelle urne (40 % del 50% dei votanti) potesse diventare una maggioranza parlamentare forte (55%) a favore della destra meloniana. Per chi ha tempo e voglia basta rileggere i post in cui compare la parola desistenza. La nostra legge elettorale, pur non prevedendo due tornate elettorali, prevede due tipi di seggi, quelli assegnati con il metodo proporzionale e quelli con il maggioritario in cui era possibile un accordo tattico di partiti che si potevano non presentare in collegi in cui sapevano di perdere sicuramente. Di fatto la desistenza è possibile ed è stata fatta dalle coalizioni decidendo che anche un piccolo partito con il 2% nei sondaggi avrebbe avuto assegnato un congruo numero di seggi abbbastanza sicuri oer gli uomini del partito piccolo, altrimenti non si capirebbe come mai Lupi e similia sono sempre eletti. Ma questi giochetti la sinistra moralista non li fa e continua a litigare.

segue



Categorie:Politica

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