Il Ruolo contrastato dei Giudici nella Politica italiana

Coloro che sono favorevoli alla riforma votano Sì; essi ritengono che occorra ridurre lo strapotere dei magistrati i quali da troppo tempo ostacolano l’azione della politica con lacci laccioli, che impediscono la libertà di impresa, la realizzazione di progetti e la soluzione di problemi emergenziali.

Effettivamente il cittadino si lamenta delle lungaggini della giustizia, 10 anni per chiudere una vertenza civile, non sopporta una complicata burocrazia che opprime il cittadino solo perché gli amministratori temono i rigori della legge, tutti temono una giustizia a volte cieca e insensibile. Ma il cittadino comune non si rende conto che i formalismi dei processi sono a sua tutela, di chi è ingiustamente accusato e patisce il peso delle parcelle degli avvocati. Insomma il cittadino medio è prevenuto contro i magistrati e ciò consente alle forze politiche in cui militano a volte persone accusate di reati anche gravi di fare le vittime e di ottenere il consenso popolare. Infatti, è molto facile per i politici indagati o imputati farsi credere vittime di una magistratura ostile e oppressiva o ideologizzata e raccogliere la simpatia e il consenso di quei cittadini che vedono nel giudice un potere ostile e persecutorio. Per questo i politici di destra parlano di toghe rosse per delegittimarle come simmetricamente a sinistra si demonizzano magistrati scomodi accusandoli di essere di destra.

Questa incrinatura del consenso dell’opinione pubblica rispetto alla funzione e al ruolo del potere giudiziario è legata ai numerosi scandali che hanno riguardato il mondo politico e nei quali i magistrati hanno assunto un ruolo decisivo lanciando accuse che a volte non sono state dimostrate. Ne cito solo alcuni, quelli che mi vengono più facilmente in mente.

Lo scandalo Lockheed (1972) quello delle banane (1965) fecero emergere già dagli anni 60 del secolo scorso l’esistenza un un finanziamento illegale dei partiti che a volte si traduceva in corruzione personale di politici che vennero indagati e condannati ma con tempi troppo lenti e con opacità che non furono sufficienti al cittadino medio per apprezzare l’azione del Potere giudiziario come avrebbe potuto o dovuto.

Lo scandalo di Tangentopoli emerso nell’inchiesta Mani pulite fu l’occasione per cavalcare politicamente sia le indagini sia i processi per delegittimare la casta politica sia per affermare una funzione nuova dei Media e dei magistrati capace di orientare il sentimento popolare. Il pool di Mani puliti divenne un emblema dei valori politici di una società da risanare ed alcuni magistrati scesero in politica fondando un proprio partito come l’Italia dei valori altri magistrati entrarono nei partiti tradizionali.

Nel mezzo della crisi economica e politica che determinò la fine della prima Repubblica, la scesa in campo di Berlusconi rimescolò le carte del sistema costituzionale: i Media nelle mani di Berlusconi furono in grado di decidere vita e morte di singoli politici e di interi partiti, i processi mediatici ridimensionarono la funzione specifica del potere giudiziario che sembrò lento e inefficiente. L’autonomia dei giudici apparve un inciampo per l’avanzata del berlusconismo perchè non era facile chiudere d’autorità le indagini che erano state già avviate e che procedevano senza riguardo per i nuovi padroni. D’altra parte l’obbligatorietà dell’azione penale impediva di limitare l’apertura di fascicoli e di inchieste fastidiosi per la nuova maggioranza.

Una spina nel fianco per il centro destra erano i procedimenti aperti che riguardavano gli affari di Mediaset nel mondo dell’editoria, l’origine di tanta ricchezza poco trasparente, il sospetto che i soldi della mafia avessero gonfiato le speculazioni edilizie di Berlusconi e via dicendo. Ovviamente fu facile denigrare l’azione dei magistrati addirittura corrompere qualche procuratore per ottenere sentenze compiacenti, frenare i tempi dei processi aperti in vista dell’ottenimento della prescrizione. La riforma della magistratura fu la richiesta della maggioranza di destra avendo come slogan la presunta politicizzazione dei giudici. A mia memoria è da trent’anni che la destra chiede il ridimensionamento del potere dei giudici attraverso lo scorporo della funzione inquirente da quella giudicante.

I periodi che a partire dagli anni ’90 hanno visto la sinistra al potere erano segnati dall’emergenza economica e morale per cui le posizioni prevalenti furono rigoriste, vi fu un appoggio quasi incondizionato alla magistratura che agli occhi della sinistra appariva intoccabile e garante della legalità repubblicana. Anche i 5 stelle ottennero il consenso di quei cittadini più rigorosi che puntavano a una rinascita economica e morale.

Per una serie di eventi che sarebbe troppo lungo elencare si arrivò al governo Meloni che nel suo programma sintetizzava i tre filoni politici che l’hanno votato: il berlusconismo, il leghismo, il fratellismo. (Fratellismo, seguaci di Fratelli d’Italia) rispettivamente la questione della autonomia del potere giudiziario, l’autonomia differenziata della regioni, e l’elezione diretta del presidente del consiglio. Tre riforme costituzionali finalizzate al cambiamento radicale delle istituzioni della Repubblica.

Queste tre promesse elettorali costituivano una scommessa troppo impegnativa se la nuova maggioranza non apriva un dialogo con le opposizioni ma, dato anche il carattere della premier e il clima duro e grave della politica internazionale, si scelse lo scontro dei numeri nelle votazioni parlamentari dei voti di fiducia per superare i precari equilibri tra le tre forze della maggioranza.

La magistratura continuò ad essere una pietra di inciampo sia perché indagava e mandava a processo chiunque, anche membri eminenti dei partiti e del governo, sia perché si metteva di traverso nelle decisioni governative che non rispettavano le norme e i diritti dei singoli. Le scorciatoie tipiche dell’approccio autocratico hanno trovato l’ostacolo delle sentenze dei giudici. La scelta che doveva far brillare il nuovo governo, il campo di concentramento per immigrati da espellere realizzato in Albania, fu ostacolato e fatto fallire dall’ostinata decisione dei giudici che pretendevano che le procedure di espulsione seguissero le norme nazionali e internazionali e il buon senso.

Tra le tre grandi riforme promesse alle elezioni la riforma della magistratura sembrava quella che più facilmente poteva vincere al referendum proprio per le ragioni che ho cercato di illustrare in questo post. Per questo, ora dobbiamo votare tenendo conto che qualora vincesse il Sì si aprirebbe la strada alle altre due riforme rimaste in attesa.

In realtà il governo ha già operato con leggi ordinarie per spuntare le unghie a una magistratura troppo attenta a sanzionare i politici e gli amministratori della cosa pubblica:

  • depenalizzando i reati tipici della pubblica amministrazione come ad esempio l’abuso d’ufficio,
  • limitando le intercettazioni telefoniche,
  • riducendo il tempo della prescrizione, con un buon avvocato il gioco è semplice,
  • riducendo i poteri della Corte dei Conti e le pene per danno erariale sanabile con una multa non paragonabile al danno potenziale.

Il governo già promette di procedere dopo il referendum con nuove decisioni che mettono maggiormente in chiaro il significato delle sue decisioni, uno Stato con meno diritti individuali e più ordinato e controllato:

  • sottrarre la polizia giudiziaria dal controllo dei magistrati,
  • scudare le forze di polizia riducendo le loro responsabilità nella gestione degli scontri di piazza.

Siamo arrivati così ai dibattiti di questi giorni.

segue



Categorie:Politica, Referendum costituzionale

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