In una luminosa giornata di primavera

Dopo furiosi temporali e bombe d’acqua, ieri domenica è tornato a Roma un bel sereno con aria fresca quasi pungente, luce smagliante, colori tersi e vividi. Nel pomeriggio il vento si è calmato e così abbiamo goduto, nella campagna romana, di una festa piena di dolcezza e di serenità.

Una giornata luminosa come quella in cui è nato. Pietro ha quattro mesi e i suoi genitori hanno riunito amici e parenti per festeggiare il suo Battesimo.

Ha celebrato don Sandro un sacerdote amico di lunga data della famiglia, suonò l’organo al nostro matrimonio. Ci ha regalato una celebrazione intensa e profonda che dava un senso a quel rito a tutti i presenti, anche a coloro che non credono al sacramento: un impegno comunitario per la crescita di una nuova persona che avrà tempo per fare le sue scelte, per scoprire il mondo, le sue bellezze, per costruire una vita piena e feconda. Chi era lì si impegnava a dare una mano perché ciò possa avvenire.

I genitori hanno voluto una festa come si deve, ci siamo vestiti come nelle grandi occasioni, il ricevimento è stato ricco ma non sfarzoso, nessuna esibizione ma quanto basta per star bene insieme e godere della prosperità del proprio lavoro.

I nostri vecchi non ci sono più, se sono tutti andati, l’ultima, nonna Lina, ci ha lasciato qualche mese fa. Ora siamo noi i vecchi della compagnia, siamo noi al tavolo dei nonni e i padri sono i nostri figli.

Bello e commovente rivedere gli adolescenti che venivano a studiare a casa nostra, ora adulti e realizzati. Trentenni forti, competenti, ambiziosi e impegnati.

Il piccolo Pietro non ci ha deluso: sveglio e interattivo, sorrideva a chi gli era simpatico, reagiva ad ogni sollecitazione e quando aveva accumulato troppa stanchezza dava segni di irrequietezza e il seno della mamma gli ridava vitalità e buon umore. Resiste bene, anche lui è forte, un vero torello.

Mio figlio era una corda di violino, ci teneva al rito, ci teneva alla festa, ci teneva che Pietro rappresentasse bene il loro amore coniugale, e così è andata, abbiamo visto quanto la loro intesa sia profonda e solida.

Questa notte ripensando alla festa mi è tornato alla mente che nelle società antiche si festeggiava la nascita di un primogenito con il sacrificio di un montone o di un bue che veniva arrostito e consumato in allegria. Sarà stato un puro caso, ma al centro del buffet c’era un intero coscio di vitello, cotto arrosto e tagliato a fette da un cameriere.

Poi mi è venuto in mente che nelle scritture lo spirito divino si presenta come un venticello lieve che accarezza le foglie e i capelli. Il rito e la festa sono stati allietati dalla dolcezza del venticello tiepido e teso che proviene dalla costa, la percezione che si stesse vivendo tutti qualcosa di speciale.

Un altro neo-nonno mi ha chiesto cosa si prova a fare il nonno: beh è una autentica delizia. L’altro voleva sapere di più, allora ho preso il telefonino, ho consultato il mio blog ed ho letto la risposta di quattro mesi fa ad analoga domanda.

Leggeri, un po’ inutili, fortunati, felici, commossi, brontoloni, fieri dei figli, curiosi del futuro, innamorati della vita. 

6 thoughts on “In una luminosa giornata di primavera

    • Hai ragione, dovrei specifica meglio che in questo caso ‘primitivo’ è sinonimo di ancestrale, profondamente radicato nella nostra cultura più stabile e condivisa, è quello che ti sveglia la notte e ti fa pensare. Grazie dei complimenti, ma sei a Roma?

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