Populisti al referendum

Nelle mie riflessioni su questo blog ho preso posizioni non sempre condivise dai miei amici. Tra queste il mio giudizio su Tsipras proposto in vari  post:   Populismo di sinistra,  avevo riportato un bellissimo articolo di Exult49, discusso poi in Populismo di sinistra 2 .

Non mi interessa discutere delle colpe, non mi interessa parlare della Lagarde o della Merkel (a proposito le donne al comando non sono una garanzia … ).  Voglio appuntare questa riflessione che mi è sorta spontanea nel momento in cui penso all’allarme dei poveri greci, non dei ricchi greci che si stanno fregando le mani in qualche borsino svizzero o tedesco.

Grazie Berlusconi, grazie Napolitano, grazie Bersani, grazie Monti.

Vedere Tsipras che tornava in patria, riuniva di notte il governo con in mano un pugno di mosche, con condizioni pesanti ed umilianti, mi ha ricordato Berlusconi del 2011 che dopo mesi di trattative con lo spread che pericolosamente raggiungeva soglie da default tornò a Roma, riunì il governo in seduta straordinaria elencando i provvedimenti economici inevitabili, lacrime e sangue, si trovò davanti l’indisponibilità dei leghisti e rassegnò le dimissioni.

Bersani aveva riunito il suo popolo a San Giovanni e aveva detto che non voleva approfittare del disastro e avrebbe appoggiato un governo di salute pubblica.

Napolitano si era mosso e un prestigioso economista del Corriere prese il comando di un anno pesante per tutti. Questo fu il vantaggio di avere uno Stato e regole rispettate.

In Grecia un giovane leader, andato al potere con promesse populiste, non si assume la responsabilità delle scelte inevitabili e ributta addosso al popolo la responsabilità di una scelta tremenda. Questo è il populismo, promesse seducenti, leader smaglianti, metodi spicci, atti di forza, soluzioni semplicistiche e alla fine il cerino torna in mano al popolo che fa sempre le spese delle proprie illusioni.