La certificazione

Ci risiamo. Allacciare le cinture di sicurezza, si vola in un’altra turbolenza  con nuovi vuoti d’aria.

Come la turbolenza finanziaria del 2011 cominciò con l’abbassamento del rating di alcuni paesi europei e lo spread dominò le scelte politiche ed economiche per alcuni anni, così ora  lo scandalo dei software  truccati delle VW fa traballare le borse di mezzo mondo, sentiamo la minaccia di una nuova recessione. Continua a leggere

Le cause della crisi

Cerco di star lontano dalla televisione ma sono diventato un facebookdipendente. Combinando i lanci degli articoli dei principali giornali con i link che i miei numerosi amici mettono sulle loro bacheche, ne nasce un notiziario che in ogni momento è in grado di attirare la mia attenzione.

Questa mattina una amica che stimo ha messo il link a un servizio televisivo sulle cause della crisi economica attuale. La tesi del servizio è che tutto dipende dalla politica della BCE e dalla mancata possibilità di stampare moneta nazionale. Questa tesi, ben presentata ed illustrata in modo piano ed asettico nel servizio televisivo, in realtà qui nel nostro paese è targata politicamente: leghismo, in parte PDL, a giorni alterni, in parte M5S e a volte l’estrema sinistra e forse qualche frangia sindacale.

E’ una mezza verità in grado di nascondere altre cause, in particolare, serve a  spegnere i riflettori sul principale accusato e cioè su chi 5 anni fa aveva una forte maggioranza in parlamento e che ha governato così male da disgregare le forze che aveva aggregato per vincere e lasciare il paese in condizioni estreme delle quali la cura Monti ha messo a nudo la gravità.

Provo ad elencare le cause che secondo me sono all’origine di questa crisi fermo restando che di ciascuna è opportuno individuare la responsabilità:

  • la terra è uno spazio limitato e non tollera la crescita senza misura di una specie che consuma tutto e distrugge gli altri esseri, qualcuno ci aveva avvertito, ma l’uomo continua a raccontarsi che lo sviluppo può essere illimitato; (si pensi solo alla crescita dei prezzi del petrolio e dei cereali per effetto del miglioramento del tenore di vita dei cinesi)
  • all’inizio degli anni 80, finita la ripresa carica di speranze e di voglia di redenzione dal disastro della seconda guerra mondiale, Reagan e Thatcher lanciarono la rivincita del liberismo individualista più sfrenato per ridimensionare ogni forma di oppressione dei regimi comunisti totalitari ma anche dei sistemi socialdemocratici europei che pretendevano di dare a tutti i cittadini servizi uguali di buona qualità; (Reagan vinse la sfida con la Russia attraverso lo scudo spaziale, la Thatcher per fortuna fu salvata dai giacimenti di petrolio del mare del Nord altrimenti avrebbe annientato il suo paese)
  • il crollo dell’Unione sovietica aprì la diga che teneva vincolati i capitali nei paesi capitalisti e diede il via alla liberalizzazione del mercato, alla migrazione dei popoli, al commercio senza dogane (Andreotti fu facile profeta dimostrandosi scettico rispetto ai festeggiamenti per l’abbattimento del muro di Berlino),
  • un immenso mercato di mano d’opera a basso costo e uno stato autoritario ed efficiente parafascista attiravano capitali di investimento crescenti restituendo merci sempre più economiche e belle,
  • le liberalizzazione thatchriane e gli effetti della  liberalizzazione del commercio hanno portato alla dissoluzione delle industrie di stato, di quelle parastatali che in molti paesi erano stati lo strumento per contrastare la crisi del ’29 (IRI creato nel ventennio fascista secondo una logica dirigista),
  • la finanziarizzazione dei paesi ricchi, la diffusione dei derivati anche tra i piccoli risparmiatori e l’impero dei manager rispetto ai padroni che si godevano le rendite in paradisi ben protetti, hanno portato a fallimenti inaspettati e incontrollabili a partire dalla Enron fino alla crisi dei subprime americani che provocò fallimenti a catena della banche che avevano giocato su valori fittizi dei titoli, (di oggi le notizie su MPS)
  • la paura delle crisi che si ripetevano nella seconda metà del novecento ha portato gli europei a coalizzarsi condividendo una moneta unica che dava l’enorme vantaggio di pagare interessi molto più ridotti sui debiti pubblici,  in quegli anni comunque cresciuti secondo una logica pseudokeynesiana che puntava sulla svalutazione dell’unità di conto per sopravvivere, ma l’accordo di Mastrict tollerava una svalutazione fisiologica del 3% pari ai deficit annuali consentiti nei bilanci nazionali
  • l’emergenza del 2008 (crisi americana dei subprime) fece saltare Mastricht consentendo deficit più alti e la necessità di salvare le banche ha fatto il resto.

Interrompo qui l’elenco, potrebbe essere più lungo e meglio approfondito, mi interessava seppur sommariamente far vedere che la tempesta in cui ci siamo trovati e in cui ci troviamo è infinitamente più complessa di quanto alcuni tendono a dire. Le cause che ho elencato sono tutte ancora attive, non sono superate e occorre tenerle presenti se vogliamo sopravvivere nella tempesta senza naufragare.

Nel servizio televisivo da cui sono partito in questo post si sosteneva che stampando moneta nazionale il problema si risolve. Magari fosse! Il nostro paese come riuscirebbe a governare una iperinflazione dovuta all’impresentabilità di una moneta emessa da una paese semifallito? quanto ci costerebbero il petrolio, il gas naturale, i telefonini, le macchine tedesche, i calcolatori, gli aerei, le armi? pensiamo forse di fissare a piacimento i prezzi delle nostre soppressate, dei nostri pomodori, della nostra pasta, del nostro vino, delle nostre stanze d’albergo, delle nostre borse, delle nostre giacche, dei nostri occhiali dei nostri semilavorati, dei nostri mobili ….

Chi diffonde l’idea che ormai si possa fare a meno dell’euro è un criminale. Altra cosa è incominciare ad attrezzarsi per affrontare il problema se altri, stufi delle marionette italiane, decidessero di uscire, loro sì, da questa società di cui noi ora abbiamo solo vantaggi, che non sempre sappiamo cogliere.

E se questo è lo scenario, è credibile Grillo quando sostiene che gli basta avere in parlamento la competenza di una madre di famiglia per controllare un sistema sociale ed economico così complesso e interdipendente?

Il primo incontro dell’anno

Una radicata ed antica consuetudine è quella di indovinare, divinare il futuro,  l’esito di una nuova impresa, la vittoria in una nuova battaglia sulla base di segni premonitori che diventano spesso oggetto di superstizione. Così durante il primo giorno dell’anno si mangiano lenticchie, ci si bacia sotto il vischio, si indossa un capo nuovo per auspicare un anno migliore, più ricco e più sereno. Una di questi presagi da interpretare è il primo incontro con uno sconosciuto che si fa nella giornata del primo dell’anno. Ebbene a me è andata splendidamente e sono ottimista per questo nuovo anno.

Siamo stati a pranzo da mia suocera. Mia cognata ha invitato una signora rumena che viene da qualche giorno ad assistere per qualche notte mia suocera, ormai molto anziana e piena di acciacchi. La signora era sola a Roma ed ha accettato l’invito volentieri preparando un dolce buonissimo, una rivisitazione rumena del nostro tiramisù.

Una persona dolcissima, una ostetrica  portata fuori del suo paese fino in casa nostra dal vento della crisi economica internazionale che da decenni imperversa in giro per il mondo. Con signorilità e discrezione accenna alla sua storia personale certamente non facile, parla di ogni cosa con positività, si illumina quando accenna alla speranza di trovare lavoro qui in Italia come ostetrica. Sono subito colpito dalla padronanza della lingua italiana e chiedo da quanto tempo vive in Italia. Da Maggio, ma avevo cominciato a studiare l’italiano già in Romania. Correggo qualche accento e mi ringrazia e mi dice che quando viaggia in autobus origlia tutti i discorsi per carpire le nostre espressioni più frequenti e tipiche. Parlando dei Cachi acerbi che ‘allappano’, dico io, lei precisa ‘sono astringenti’.

Mentre parlavamo fino a pomeriggio inoltrato, almeno tre sono state le riflessioni che mi hanno attraversato la mente e che vorrei condividere in questo primo post del 2013.

Questa donna forte e piena di speranza mi ricorda il pomeriggio dell’ultimo dell’anno dedicato a Rita Levi Montalcini.

Noi italiani ci siamo abituati a non entrare in empatia con popolazioni di migranti che portano nel proprio fardello sofferenze, speranze, umiliazioni, successi e pensiamo che ciò che è successo ai loro sistemi politici ed economici non possa accadere a chiunque altro, anche a noi. Noi italiani diamo ancora ascolto ad imbonitori da strapazzo che si permettono di sostenere che la crisi di un anno fa fosse una macchinazione, una congiura che ci ha messo in scena una crisi inesistente perché in realtà noi siamo ricchi, buoni e bravi. I greci, i portoghesi, gli islandesi, gli spagnoli, gli stessi russi, gli argentini, tutte le popolazioni dell’est europeo sembrano non insegnarci nulla, noi con i nostri leader carismatici non temiamo nulla, possiamo continuare a sognare le ipotesi più ardite, come quella di ricominciare a stampare moneta!

Noi italiani abbiamo disprezzato il bisognoso, gelosi della nostra roba, delle nostre consuetudini, delle nostre comodità, abbiamo alzato le mura del leghismo, del razzismo, della paura e dell’invidia. Non ci siamo accorti delle ricchezze che queste persone portavano con sé, della vitalità della loro voglia di riscatto, delle culture che potevano integrarsi con la nostra.

Tra qualche settimana possiamo scegliere e non avremo più scuse: io non sapevo, io credevo, io non c’ero.

Suggerisco di leggere il bel commento a questo post di Giovanna, la quale mi ha inviato anche una sua intervista a Michael Apple ( Intervista a M. Apple) altrettanto bella ed interessante sulla scuola e la globalizzazione.