Verdi a scuola secondo Berlinguer

Ieri per me è stata una giornata bellissima: ho partecipato alla giornata verdiana promossa presso il teatro dell’Opera dal Comitato Nazionale per l’insegnamento pratico della musica animato da Luigi Berlinguer presso il MIUR, dalla fondazione Teatro dell’opera di Roma e dalla Direzione generale dello studenti del MIUR. La mattinata è stata dedicata ad un convegno sul tema Giuseppe Verdi e la scuola dell’Italia unita. 

Nel pomeriggio gruppi musicali di varie scuole si sono esibiti in un repertorio interamente verdiano. Ascoltare il Va pensiero cantato da un coro di piccoli di quarta e quinta elementare di varie nazionalità non ha prezzo. Vedere la tensione dei maestri e dei professori che presentano il loro gruppo di ragazzi che si devono esibire sul palco ispira in me una tenerezza che mi inumidisce gli occhi ed apre il cuore. Vedere questa bella gioventù che popola il foyer di un teatro con i propri strumenti, la  divisa da musicisti è un cosa che rinfranca in un momento così popolato di sfacciati. Ascoltare persone colte che nelle università studiano, ricercano ed insegnano riaccende la fiducia nel futuro.

Ma ciò che mi ha più illuminato in questo incontro è stata la figura di Luigi Berlinguer. Avevo parlato di lui già lo scorso anno in una situazione simile. Sono ammirato dal suo esempio e dalla sua passione. Sono colpito dalla sua cultura che ormai è diventata saggezza profonda. Ascoltavo la sua introduzione in modo rilassato, senza prendere appunti, ma a un certo punto ho sentito la necessità di accendere il mio registratore di suoni per poter risentire un discorso così ricco di risonanze, di suggestioni, di riflessioni originali. La registrazione che riporto qui non è di grande qualità e non riporta le affermazioni iniziali, quelle che accostavano la scuola e l’educazione alla teatralità. Tuttavia merita un ascolto attento soprattutto da parte di coloro che si occupano di scuola e di educazione dei giovani. Il suo pregio principale, per me, è il fatto che sia un discorso che non proviene da uno specialista, da un tecnico ma da una persona ricca e saggia che condivide con altri la sua passione con giovanile vigore. Alla faccia dei rottamatori!

Sulle note disciplinari

Carlo Tatarelli  su  facebook ha pubblicato la foto di una nota disciplinare il cui testo è il seguente: l’alunno pinco pallo interpellato durante l’appello non risponde; l’alunno dichiara di soffrire di temporanee crisi di identità.

Dopo alcuni commenti in parte scandalizzati e in parte divertiti sono intervenuto nella discussione anch’io con il seguente intervento:

Questa foto si presta a una pluralità di commenti e di significati. Prima reazione: è facile violare la riservatezza dei documenti scolastici e diffonderli scatenando reazioni fuori contesto che possono recare danno all’istituzione. E se si tratta di ridicolizzare la scuola il gioco è facile, basterebbe rileggere un gustoso libretto del secolo scorso, ‘La fiera delle castronerie’. Ho insegnato dal ’72 al ’94 e, se non ricordo male, non ho mai messo una nota disciplinare, quindi qualsiasi nota mi fa venire l’orticaria. Ora lo posso dire sono in pensione. Dal 2007 ho fatto il preside e la prima cosa strana che ho fatto è stata quella di rifiutare di andare in una classe in cui un insegnante aveva problemi di disciplina. Dissi al bidello che richiedeva il mio intervento a caldo di riferire alla docente che non ero uno sceriffo e che alla fine delle sue lezioni venisse a raccontare l’accaduto e avremmo visto cosa fare. Questa nota documenta il fatto che il docente ha una difficoltà ma non si capisce se ciò costituisca una violazione sanzionabile o se chiede un intervento medico psicologico per un ragazzo con difficoltà. Cosa fa un preside quando legge una nota del genere? Spesso ha problemi più gravi e passa oltre ma in molti casi deve intervenire perché uno degli attori delle vicenda solleva il problema. E allora una nota del genere crea delle difficoltà proprio al preside poiché invece di dire al docente ‘è sicuro di non avere problemi nel suo mestiere?’ deve formalizzare una procedura a carico di un ragazzo potenzialmente delinquente ma probabilmente spiritoso e creativo. Quindi sembra una nota stilata in un contesto di sotterraneo conflitto con la presidenza di cui i ragazzi fanno le spese. Ma questo è un punto di vista di un ex preside. Ultima domanda: quale ritorno ha una nota del genere sul resto della classe? Del tutto negativo, la classe si diverte, prende poco sul serio il tutto perché sa che non succederà nulla e un nuovo potenziale eroe è stato creato.

Carlo Tatarelli in un successivo intervento scrive: Il sistema scolastico italiano ha bisogno di imporre A TUTTI chiare norme di comportamento che abituino alla disciplina ed alla concentrazione

Raimondo:  Un sistema educativo, una scuola ha bisogno di un chiaro sistema di regole. Ma ci sono due modi di concepire ciò: regole imposte che si basano su un sistema di potere e su sanzioni oppure regole condivise che si rispettano perché così si vive meglio insieme. Nel primo sistema a volte ci sono regole insensate che vengono imposte a una parte della comunità solo per affermare che qualcuno è al di sopra delle regole. Il prof che usa il telefonino mentre non lo tollera tra gli studenti afferma di essere superiore alle regole … In un sistema di regole condivise ed identitarie gli educatori, gli adulti sono i primi a rispettare le regole dando l’esempio. Allora si tollera che i giovani imparino gradualmente a rispettare le regole. Non sono d’accordo con Carlo quando chiede l’imposizione di una regolamentazione per tutta la Scuola. Oltre alle leggi dello Stato, al cui rispetto i giovani vanno educati, ogni scuola dovrebbe sviluppare un suo sistema di regole, una sua disciplina condivisa che serva a dare identità ed efficacia educativa ad una comunità di giovani. Questa apparentemente ovvia considerazione trova la resistenza di docenti che pensano di spadroneggiare durante le loro lezioni imponendo le loro regole ‘ con me questo non si fa’ Così i ragazzi imparano a modificare il comportamento in modo opportunistico al cambio dell’ora di lezione. Le note sul registro di classe sono spesso il frutto di queste tensioni di una rapporto che si esaspera in cui l’adulto cerca di riaffermare il proprio ruolo di potere. Si genera un conflitto esasperante percepito da molti giovani come un rifiuto e una negazione. A qualche docente che mi chiedeva maggiore severitá e automatiche sanzioni citavo San Paolo ‘Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino’.

Carlo Tatarelli:  Cari Serafina e Raimondo, indubbiamente non ho avuto il pregio della chiarezza nelle mie considerazioni. Ribadisco comunque che assolutamente non credo che nella scuola vi debbano essere “dittatori” (insegnanti o dirigenti che siano) e concordo che vi debbano essere regole cum-divise. Sarò più chiaro riportando in proposito il pensiero di John Dewey il quale aveva timore che qualcuno ipotizzasse la scomparsa dell’idea stessa di autorità, considerando che ove la stessa scomparisse priveremmo gli studenti “dell’orientamento e del sostegno sempre indispensabili sia alla libertà organica degli individui sia alla stabilità sociale…occorre un tipo di libertà individuale generale e condiviso, con il sostegno e la guida di un controllo autorevole socialmente organizzato”. Ecco allora il punto fondamentale: adulti ed educatori a volte sembrano aver rinunciato all’autorevolezza, da non confondere con l’autoritarismo che a volte viene esercitato. Consideriamo che Dewey vive in periodo in cui si diffidava di qualsiasi tipo di autorità e l’istruzione era indubbiamente dispotica. Il ruolo degli insegnanti dovrebbe essere quello di facilitatori autorevoli. Non credo al genitore-amico o al professore-amico. Eppoi ci vuole la passione nel proprio lavoro per esercitarlo bene e la “motivazione intrinseca” , come ho avuto di scrivere nel giornale con cui collaboro come giornalista pubblicista e che ho messo anche in rete. Ho ricevuto anche i complimenti espliciti dei lettori, che non ho pubblicato per non sembrare megalomane…ma visto che la tematica del mio articolo riguarda proprio quello su cui stiamo discettando…lo farò…grazie per i vostri preziosi contributi..