Uno splendido sud 2

Come dicevo, il primo approccio a Salerno è stato positivo, ma in effetti spesso mi lascio prendere dall’entusiasmo per il nuovo che mi sorprende. Circa il sud, il pregiudizio negativo è così forte e diffuso che basta poco perché la normalità appaia una eccezione. Così nei giorni successivi ho elevato il livello della mia attenzione critica cercando di non farmi abbindolare dalle apparenze. Non posso essere analitico e raccontare tutto ma aggiungo solo qualche nuovo episodio che mi ha confermato nella mia esclamazione: Uno splendido sud!

Mangiare al sud

Le colazioni al B&B sono state piacevolissime. Tavola nel soggiorno da pranzo apparecchiata con cura e gusto, cibo vario ed abbondante senza alcun limite visibile, ad esempio le brioche non erano contate ma in numero superiore a quello degli ospiti che in genere erano 6, essendoci tre stanze disponibili, ogni giorno qualcosa di nuovo  e speciale. Sempre una occasione per conversare, per chiedere informazioni sulla situazione. Mi meraviglio di vedere lì dei turisti canadesi che stavano facendo il giro d’Europa. Apprendo allora che Salerno è baricentrica rispetto alla costiera amalfitana e a quella salentina, che giornalmente partono e tornano aliscafi, traghetti e navi verso queste mete per escursioni  giornaliere. Si capisce allora perché ci siano tanti turisti in giro anche in questo periodo. Ad esempio, recentemente nella casa aveva soggiornato una famiglia americana che sta organizzando un matrimonio di gran lusso sulla costiera amalfitana. Allora quel piccolo B&B  è un ingranaggio di una macchina organizzativa che sposta interi charter dall’America o dalla Russia o dai paesi arabi, per feste, banchetti matrimoni e ricorrenze. Insomma questa è gente che sa parlare le lingue, è inserita in Internet, lavora intensamente. Chiedo come si spiega questa realtà così vivace e dinamica. Noi dobbiamo molto al sindaco De Luca e al terremoto. Con il terremoto le famiglie povere del centro sono migrate in quartieri nuovi costruiti ad hoc, il centro storico fatiscente e in via di abbandono è stato acquistato dai ricchi i quali hanno fatto ristrutturazioni, aperto B&B, aperto attività nuove per cui la città è tornata a vivere. Questa storia mi è stata raccontata anche da altri ed è tangibile nel momento in cui si attraversa il centro storico, in cui le tracce di una estrema povertà degli abitanti in qualche parte più nascosta è ancora visibile. Quando si è in giro, in viaggio, il problema più importante per me  è quello di mangiare, mangiare bene senza spendere troppo. Ormai usando uno smartphone questo problema risulta più semplice: è sufficiente fare un’interrogazione e si ha una lunga graduatoria di ristoranti e la mappa di tutti i locali che sono più vicini. Durante la pausa pranzo del convegno siamo andati ad esempio a mangiare una pizza in un localetto molto vicino. Come in tutti i locali in cui abbiamo mangiato, il proprietario è venuto al tavolo a chiedere se tutto andava bene e a scambiare qualche battuta gentile con i clienti.  Il pizzaiolo, un giovane di non più di trent’anni, si è avvicinato sorridente e un po’ timido. Mi sono complimentato per il locale, ristrutturato di fresco con un arredo semplice ma elegante che valorizzava la costruzione antica in cui si trovava. E’ da poco che ho aperto, speriamo di farcela, mi dice lui. Essendo io un impiccione chiedo se aveva speso molto per i lavori. Annuisce, ma precisa che lui aveva pagato solo il forno mentre tutto il restauro dell’ambiente era stato fatto dal proprietario del bar accanto che, non avendo ingranato bene, aveva diviso il proprio locale in due parti e aveva affittato a lui la pizzeria. Finita la pizza andiamo per il caffè al bar di cui mi aveva parlato il pizzaiolo. Anche qui incontro un giovane barista aiutato dalla moglie, una ragazza con un bel pancione che si affannava dietro alle tante richieste dei clienti. Vita dura, ma sorriso e determinazione e nessuna lagna, nessuna lagna.

L’ultima sera era di sabato e siamo scesi un po’ tardi senza aver prenotato. Tutto esaurito, con file di clienti in attesa all’esterno dei ristoranti del centro storico. Continuiamo a girare consultando Tripadvisor ed arriviamo ad una osteria in un vicolo strettissimo, entriamo senza convinzione e lì i posti liberi c’erano. Cattivo segno ma bisognava mangiare qualcosa. Ci adattiamo all’ambiente rumorosissimo, piatti lavati a mano nella stessa sala che sbattevano, tre guappi che vociavano e ridevano oltre misura. Guardandoci intorno vediamo esibito un articolo di giornale dedicato alle due titolari dell’osteria, citate perché avevano così risolto il problema della cassa integrazione e del licenziamento. In effetti il servizio non faceva pensare a personale preparato negli alberghieri. Quando  è arrivato il primo, pasta fagioli con cozze e spaghetti con vongole per Lucilla, tutte le  ansie del cliente che si trova a disagio sono svanite: i piatti eran ben preparati ed appetitosi. L’insalata alla fine, fresca e croccante. Ho ripreso vigore e sicurezza al punto che con un cenno dello sguardo ho fatto capire ai guappi che non potevano eccedere. Per carità, sorridendo e scherzosamente ma alla fine hanno chiesto scusa.

Siamo tornati anche nel localetto della prima sera, quello dei tartufi. A pranzo era possibile pranzare fuori, in una piazzetta tra i vicoli stretti. La cucina si conferma di qualità con quelle piccole variazioni che consentono di evitare la ripetizione della prima esperienza. Ma qui ho avuto un’altra piacevole sorpresa: arriva il figlioletto di pochi mesi del proprietario, la mamma sembra non italiana probabilmente del sud America. Dopo poco arriva una splendida signora sulla trentina che fa preparare un tavolo da otto vicino a noi. Dopo poco arriva una prima coppia di amici, capisco che non si vedevano da tempo, una rimpatriata. Finalmente arrivano marito e figli della signora che aveva organizzato, lui alto, elegante, molto abbronzato, direbbe Berlu, anche lui forse di origine centro americana. I bambini ovviamente bellissimi e molto educati, quasi dei principini. Poi arriva l’ultima coppia. Dalla conversazione che capto senza sforzo, visto che erano molto vicini al nostro tavolo, capisco che erano vecchi compagni di università, probabilmente avvocati o comunque laureati in legge, di classe sociale comunque elevata. Il papà ‘abbronzato’ parla un perfetto italiano con leggere inflessioni milanesi. Penso al povero Calderoli e al panzone suo compagno di partito che ce l’hanno tanto con questi immigrati che inquinano la razza e tolgono lavoro. Si deve rassegnare, probabilmente questa è la nuova Italia che sopravviverà al declino.

salerno2

 

Turisti coccolati

Non abbiamo solo mangiato. Aggiungo due episodi per far capire il mio entusiasmo.

A Salerno c’è probabilmente il più antico orto botanico costituito per scopi didattici già dalla fine del medioevo, si chiama ‘Il giardino di Minerva’, una meta turistica da visitare ma che alle 16 chiude.  Non sapendolo, siamo arrivati in ritardo dopo aver fatto una bella salita lungo i vicoli della città vecchia, troppo tardi. Ma mentre leggevamo i cartelli, una giovane elegante  arrivata nel frattempo chiama al telefonino qualcuno dicendo che era arrivata. Capisco che doveva entrare e allora ci attardiamo facendo finta di leggere con interesse i cartelli esposti fuori. Tergiversando, facciamo capire che eravamo molto dispiaciuti, visto che arrivavamo addirittura da Roma, e che perdevamo quella chicca. Quando già dicevamo tra noi di tornare giù, la ragazza ci dice che stava per arrivare un responsabile e che avrebbe chiesto se potevamo entrare anche noi. Lei era una volontaria che prendeva i primi contatti con la struttura per cominciare una collaborazione. Evviva, saremmo riusciti ad entrare. Infatti arriva un signore con l’aria tipica del giardiniere, piuttosto corpulento, con una cazzuola e un cesto nelle mani. Alla richiesta acconsente molto volentieri scusandosi che non avrebbe potuto seguirci e che dovevamo arrangiarci nella visita. Ma è bastato che io avessi riconosciuto una pianta, che immediatamente cambia programma e decide di farci da guida. Più di un’ora di spiegazioni aneddoti, osservazioni; entusiasta, competente, curioso, preciso. Intanto il sole stava tramontando e i colori della baia che si stendeva sotto di noi cambiavano e diventavano via via più saturi e caldi. Alla fine accenno alla volontà di pagare il biglietto, lui dice che è stato un vero piacere per lui e che il nostro interesse lo aveva ripagato. Così, felici i questo inaspettato regalo, una coccola di un giardiniere entusiasta, ci dirigiamo verso l’altro gioiello architettonico che pensavamo di visitare, San Pietro a Corte che apre alle 18. Questa volta siamo puntuali e troviamo un altro signore ad accoglierci, un signore distinto e colto probabilmente un docente in pensione o un professionista che è lì per illustrare il monumento e la sua storia. Anche in questo caso, qualche domanda interessata e la sua spiegazione diventa più ricca di particolari, di notizie, di riferimenti colti. Ci spiega che far parte di una associazione di volontari che si occupa di archeologia e che ciò che lasciavamo nel bussolotto andava a favore di una confraternita che cura il mantenimento della chiesa.

Se vi capita, andate a Salerno, nei prossimi giorni iniziano le luminarie natalizie, uno spettacolo da non perdere.

salerno

Uno splendido sud 1

Voglio raccontarvi del mio ultimo viaggio, ma non so da dove cominciare.

Sono andato con Lucilla a Salerno al convegno annuale UMI CIIM di docenti di matematica dedicato quest’anno a Emma Castelnuovo che a dicembre compirà 100 anni. Il titolo era ‘Fare Matematica nella scuola di tutti’. Quando ci si emoziona a rivedere un percorso che ha segnato la tua vita professionale, a rivedere vecchi amici che non vedi da anni, a ricordare gli amici che non vedrai più, a considerare la realtà di oggi rispetto ai sogni e ai progetti di quando eri giovane, quando ci si emoziona si diventa risonanti su tutto ciò che in quel momento ti circonda e ti riguarda, un cibo, un fatto, un panorama, dei colori, tutto assume significati nuovi.  Allora tralascio la matematica e il suo insegnamento e parlo della mia esperienza da turista, perché anche se abbiamo partecipato diligentemente a tutti i lavori, tutti i ritagli di tempo libero  sono state occasioni per fare i turisti.

Cari leghisti vincerà il sud.

Questo è stato ciò che ho pensato non appena arrivato a Salerno. Per risparmiare avevamo prenotato una B&B che si trova nel centro storico dentro la ZTL. Poiché arrivavo in macchina ero stato avvertito del percorso da seguire per raggiungere il garage ma il mio navigatore mi aveva portato ad un varco diverso da quello suggerito. Appena arrivato vengo stoppato, quasi aggredito da tre signori di fronte al garage. Voi avete commesso almeno tre infrazioni, non dovevate passare di là, ora dovrete pagare una multa salata. Dico che nella vita possono succedere cose peggiori e che evidentemente non avevo capito che il varco permesso era solo uno. Insomma dopo una telefonata al proprietario del B&B, dopo aver capito che una soluzione si sarebbe trovata, dopo che avevo consegnato la chiave della macchina che mi accingevo a lasciare, il più anziano dei tre mi chiede che facevamo a Salerno. Dico che eravamo lì per un convegno di docenti di matematica e allora lui mi sciorina la definizione di limite di una successione (concetto matematica e non un problema ereditario!). Sgrano gli occhi e lo guardo meglio e chiedo, come fa a sapere queste cose. Sa, sono ingegnere e mio figlio fa l’ingegnere. Alcune battute sulla scuola, visto che la moglie fa la preside e ci augura una buona permanenza a Salerno. Frastornati da questo primo strano incontro, prendiamo i nostri troller e ci dirigiamo verso il B&B attraverso la ‘via condotti’ di Salerno, via dei mercanti: è ormai sera, moltissima gente a passeggio tra vetrine illuminate piuttosto ricche. Un ragazzo ci avvicina sorridente e ci chiede: il signor Bolletta? benvenuto. Ci era venuto incontro il proprietario del B&B . Si scusa per il disguido del varco e camminando ci indica la sua attività principale, un bel negozio in cui durante la giornata avremmo potuto trovarlo se ci fosse stato bisogno.  Arrivati troviamo una casa perfettamente arredata, ristrutturata di fresco. Poche avvertenze e ci sentiamo a casa nostra. Guardando meglio il nostro ospite capisco che non è un ragazzo ma un giovane uomo con figli che vanno a scuola, gioviale e disponibile, colto e raffinato. La casa ci accoglie con molte brochure turistiche, tisane della più vicina erboristeria, riviste aggiornate. E’ ora di cena e chiediamo dove potremmo andare, sempre senza spendere troppo. Ci indica un localetto, molto piccolo per cui è meglio prenotare, cosa che fa prontamente. Ci incamminiamo per i vicoletti sempre più stretti della vecchia Salerno e procedendo la leggera diffidenza di noi nordisti fondata su tanti pregiudizi e sull’esperienza delle nostre città in cui viviamo, magicamente si dissolve attratti dagli addobbi multicolori che stanno attaccando ovunque in vista del Natale. Arrivati alla osteria siamo accolti con molto riguardo e immediatamente coccolati. Siamo stati a tavola dalle 9 alle 11,30 passando da una delizia all’altra, tutti piatti a base di pesce freschissimo. Avendo condiviso con Lucilla un antipasto di mare e uno di terra ci siamo delibati: assaggio di melanzane alla parmigiana, peperone arrostito, purea di ceci, frittatina, timballino di patate e zucca, cannolicchi alla brace su rucola, alici in carpione con cipolle di tropea, cozze in salsa si pomodoro, polipo in umido con patate. E qui finiscono gli antipasti. Ci siamo divisi un primo, paccheri con salsa di baccalà e ceci, ed abbiamo chiuso con un secondo di pesce, ovviamente. Io filetti di sgombro panato cotto alla brace con salsa di yogurt alla menta e insalatina, Lucilla calamaro ai ferri su letto di insalata. Nonostante ciò abbiamo dormito benissimo.  Il proprietario è un giovane entusiasta che cura ogni cliente come fosse un ospite personale. Accanto a noi una giapponesina sottoposta allo stesso trattamento parla e gesticola da sola dando chiari segni di gradire e di andare in sollucchero. Visto ciò, all’arrivo del primo dopo gli assaggi iniziali,  l’oste si avvicina con un bel tartufo e le propone una grattatina. La giapponesina gradisce e si capisce che sta levitando dietro ai profumi e ai sapori.

Anch’io per un attacco di gelosia intercetto il giovane oste che passa vicino al mio tavolo e chiedo di sniffare. Allora comincia il racconto della sua mattinata. Era andato in un paesetto dell’entroterra a comprare qualche tartufo, perché c’è gente che lo sa apprezzare. Nel frattempo avevo attaccato bottone con il cameriere, un giovane infaticabile che per tutta la serata si era mosso da un tavolo all’altro con competenza e garbo. Usa un termine tecnico e gli chiedo se aveva frequentato l’alberghiero. Sì. Che bello, lo sa, io sono stato preside di un alberghiero. Allora si ferma accanto a me e mi racconta le sue vicissitudini. Io frequentavo qui a Salerno ma mi hanno bocciato due volte perché non andavo bene in italiano, matematica, inglese e diritto. Ho dovuto andare sulla costiera e lì ho messo la testa a posto e sono arrivato al diploma. E qui ti trovi bene? Sì molto ma spero di riuscire ad andare in Svizzera o in Germania perché vorrei progredire. Come le mie papille gustative e il mio palato così il mio stato d’animo volgeva al meglio e mi tornava l’allegria.

Giovani determinati, volitivi, preparati, competenti, laboriosi, allegri. Questo è stato il mio primo imprinting di una Salerno inattesa, bella e solida.