Gli eventi di questi giorni inducono al silenzio, nessuna parola è appropriata e non serve né a lenire la propria angoscia né a sperare in soluzioni razionali alla nostra portata.

La guerra in Ucraina, ora il riaccendersi della guerra in Palestina, mostra come il terrore, la paura e l’odio si avvitano, si alimentano con la vendetta e la morte. In queste ore Israele deve scegliere se e come punire i palestinesi che hanno attaccato in modo così crudele la gioventù festante e il popolo operoso dei kibbutz. Le vendette dei torti subiti in genere prevedono una punizione superiore al danno: se tu ne hai ammazzati 1.000 io ne devo ammazzare di più … magari con un fattore 10. Entrare a Gaza con i carri armati significa mettere in conto i danni collaterali: i civili, i giovani, le donne e i vecchi palestinesi che cadranno nelle operazioni di bonifica dai terroristi di Hamas. Significa mettere in conto che altri giovani ebrei cadranno, che la dimensione delle rappresaglie consentite aumenterà e la situazione di aggraverà, fino alla soluzione finale. E’ la stupidità della guerra, di chi non valuta mai appieno il danno che subirà pur di arrecare danno al proprio nemico.
In questi giorni, riflettendo su queste vicende, mi chiedevo quale fosse la nostra responsabilità, quella del popolo, dei civili, dei cittadini che esprimono un voto. Mi chiedevo quale sia la forza e il ruolo dei leader politici ai vari livelli, quei leader che in questi minuti decidono, che sembrano onnipotenti ma che non possono far nulla per fermare una situazione che sfugge anche al controllo di quelle divinità che tutti implorano o esibiscono.
Ci sentiamo travolti dall’ineluttabile, quasi fosse un tornado o un terremoto, un meteorite ma se riflettessimo meglio ci renderemo conto che i processi politici ed economici che portano alle guerre, ai genocidi, al terrorismo più brutale sono relativamente lenti e forse sono alla portata del popolo che decide e sceglie, popolo che potrebbe evitare di buttarsi a capofitto nel burrone della vendetta e della guerra. E questo vale per ogni contendente anche per coloro che si ritengono nel giusto.
Stop al genocidio
La vendetta
Guerre di religione.
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