La patrimoniale 2

La patrimoniale una scelta obbligata

Come ho cercato di mostrare nel precedente post, poiché la pressione sui redditi, già particolarmente onerosa, non è sufficiente ad affrontare l’abbattimento del debito pubblico a livelli che non mettano in pericolo gli equilibri basilari della nostra convivenza e della nostra ricchezza, occorre pensare ad un prelievo che riguardi i patrimoni mobiliari ed immobiliari.

Questa scelta non solo è l’unica praticabile ma è anche giusta perché risponde ad alcuni principi base quali la progressività della contribuzione fiscale, la compensazione delle storture di un arricchimento che ha privilegiato in passato chi ha potuto evadere, la riduzione delle differenze tra i molto ricchi e i troppo poveri.

La patrimoniale più semplice da attuare non è altro che l’imposta di successione.

Interessante notare che tale imposta è stata una delle prime eliminate dal governo Berlusconi. (Non è ancora chiaro perché mai lo abbia fatto). Per motivare tale scelta a quel tempo si disse che si preservava in questo modo l’integrità del capitale d’impresa che passava all’interno delle famiglie, e questo per il bene dell’economia generale. Come se non esistessero le società per azioni. Naturalmente se si voleva essere coerenti si sarebbe dovuto reintrodurre la regola medioevale per cui era il primogenito maschio ad ereditare tutto, così non succedeva quel che è successo alla proprietà della Fiat frazionatasi in mille rivoli tra i numerosi eredi. Avremmo avuto molti giovani cavalieri in giro a difendere l’onore di gentili donzelle e molte più monache di Monza a soffrire in isolati conventi. Ma ironia a parte, anche questo va ricordato tutte le volte che il centro destra dice che la colpa del debito è della sinistra.

Il gettito dell’imposta di successione

L’imposta, abolita nel 2001 da Berlusconi viene reintrodotta dal governo Prodi nel 2006 ma con una franchigia di 1.000.000 di euro per successioni tra genitori e figli con un’aliquota del 4%. Di fatto il gettito rimane molto basso, quasi nullo, rispetto a quello realizzato in altri paesi come risulta anche dal seguente grafico tratto da un post della Voce

L’asse delle y rappresenta la percentuale di gettito fiscale dell’imposta di successione su gettito complessivo.
 

Interessante notare che i paesi con la più alta incidenza della imposta di successione sono gli Stati Uniti e la Francia. Negli Stati Uniti ciò è il frutto della convinzione calvinista-protestante per cui la ricchezza non dipende solo della tua bravura nel produrla ma è anche un dono di Dio che ti impegna a renderla utile anche per gli altri. Chiunque abbia visitato una università americana sarà stato colpito dalla quantità di steli, statue e targhe marmoree che ricordano che quell’edificio, quell’istituto, quella clinica sono la donazione del signor Smith, del signor Braun o del signor Rossi. Bill Gates, ancora piuttosto giovane, con figli poco più che adolescenti ha pubblicamente disposto che il suo stratosferico patrimonio personale è destinato ai figli solo in piccolissima parte, per il resto sarà allocato in una fondazione che avrà finalità filantropiche. Tutto ciò perché l’imposta di successione americana, piuttosto salata, consente comunque di essere elusa con questi tipi di donazione. E’ un’altra mentalità rispetto alla nostra. Per la Francia  probabilmente la diversa situazione è il retaggio dei governi di sinistra che negli anni hanno introdotto forme di tassazione  patrimoniale. Poi ci chiediamo perché qualche paese ha la tripla A ed altri no.

Varie ipotesi di patrimoniale

L’imposta di successione costituisce una soluzione alternativa ad altre patrimoniali di cui si discute e presenta meno controindicazioni. Sostanzialmente ci sono almeno quattro ipotesi:

  1. Amato nel ’94 prelevò direttamente nei depositi una tantum una quantità di danaro sufficiente a eliminare il pericolo imminente, ora mi sembra che sostenga l’opportunità di prelievi forti ma temporanei. Il difetto di questa strategia, in piccola parte già attuata dal governo Monti, è quello di impaurire gli investitori e creare quel panico che si vuol combattere. Inoltre un prelievo fiscale eccessivo deprime i consumi e quindi aumenta il famoso D/PIL che è il fattore più destabilizzante nell’attuale congiuntura.
  2. Monti spalma il prelievo sul capitale con piccole quote quasi impercettibili credendo nelle cure omeopatiche. Ma come abbiamo visto il fiscal compact probabilmente richiede un prelievo costante per 20 anni di 8 volte quando è già previsto ora. La strategia omeopatica però si rivela controproducente se i ricchi non vogliono farsi tosare, i poveri pretendono soluzioni rapide e vistose e gli organi di stampa amplificano le notizie per creare risentimento, invidie e paura pur di far notizia. Mi riferisco ad esempio ad alcuni calcoli terroristici diffusi dai giornali circa l’entità dell’IMU per cui quando siamo andati a calcolarla ci siamo detti ‘tutto qui? temevo peggio, certo che comunque non è poco’.
  3. La sinistra sindacal radical extra parlamentare vorrebbe una patrimoniale alla francese, una aliquota vistosa e pesante però solo per i super ricchi e forse per i politici, cioè una tassa forte ma non per la media ed alta borghesia. In Francia una aliquota specifica per i grandi patrimoni delle grandi famiglie ha prodotto nel tempo la delocalizzazione progressiva di molte grandi ed influenti famiglie in Svizzera o in isole dove il problema non si pone.
  4. Coloro che non vogliono sentir parlare di patrimoniale in realtà propongono di rovesciare il tavolo, tornare alla lira, stampare moneta e rilanciare la produzione. Ipotesi Berlusconi e mi sembra di capire anche di Grillo. La strada inflazionistica è un modo di ridurre il valore del debito, è la strada sempre usata alla fine di guerre disastrose in cui i ricchi si trovano in mano non solo le loro case distrutte ma anche i loro buoni del tesoro pari a carta straccia. In pratica per non pagare allo stato una imposta sul patrimonio si accetta che il prelievo lo faccia il mercato che riduce il valore reale del patrimonio mobiliare. La crisi dei subprime americani dimostra che se perdono valore i beni mobiliari (azioni, obbligazioni, buoni del tesoro) può perdere valore, ed anche tragicamente, il mattone, e tutti quei beni immobili (case terreni, gioielli, oro) che, se non utilizzati, sono un peso e non una risorsa.

Effetti immediati di un pagamento futuro

Rispetto a queste soluzione l’imposta di successione ha il vantaggio di non pesare immediatamente, quasi fosse un pagherò che avrebbe però effetti immediati in grado di influire sullo stesso  spread, quindi sui costi per interessi. In sostanza un investitore che acquista un BTP ventennale si chiede giustamente: e quando non ci sarà più Monti? ma come fanno questi a restituire questi soldi tra vent’anni? ma questo fiscal compact è veramente una cosa seria? L’incertezza si paga anche profumatamente. Avere invece un cespite sicuro  su una prospettiva lunga può cambiare il sentimento dell’investitore verso il problema della restituzione. Perché, se è incerto l’assetto produttivo dell’azienda Italia nei prossimi decenni, è sicuro che nei prossimi vent’anni circa un quarto della popolazione sarà morta e che almeno la metà del patrimonio sarà passata di mano in successione. (come al solito faccio calcoli molto sommari a spanne). Questo significa che con una aliquota del 10% come imposta di successione si potrebbe ridurre sensibilmente il debito, senza arrivare al famoso 60% del PIL fissato dal fiscal compact ma invertendo radicalmente  la tendenza negativa attuale (più tasse, meno consumi, più deficit, meno Pil, più debito, peggioramento del D/PIL).

Possibili effetti depressivi

Certamente se penso al mio patrimonio e se calcolo quanto dovrebbero pagare i miei eredi applicando una aliquota del 10% mi sembra che sto proprio esagerando, ma se penso a quanto si può perdere in borsa (in un solo giorno il 2 o 3 %), se penso a quanto costa avere figli che non trovano lavoro, se rifletto su quali sono i rischi di una degenerazione del nostro sistema produttivo ed assistenziale, quel 10% se avrà quegli effetti virtuosi che immagino sarebbe proprio un buon investimento. Sì perché penso che questa nuova imposta di cui sto parlando dovrebbe interessare anche la media borghesia, quella che ha almeno una casa di proprietà con un valore superiore ai 500.000 euro. Cioè rispetto alla legge vigente abbasserei la franchigia a 500.000 euro ed eleverei al 10% l’aliquota alla parte restante per tutti anche per i parenti di primo grado.

Mio padre negli ultimi anni di vita, quando doveva sistemare le cose, come diceva lui, mi chiedeva che se c’erano i soldi liquidi per il funerale e per il notaio per la successione, il resto era l’eredità. Si tratterebbe di entrare in questa logica, se il mio patrimonio ora è 100 vuol dire che passo ai miei eredi 90, sempre meglio che passare 40 o 50 dopo un patatrac economico. E i miei eredi si abituano a pensare che il patrimonio di cui disporranno è 90 e non una valore incerto sottoposto al caos dell’incertezza.

La patrimoniale non deve finanziare la spesa corrente.

Tutto questo ragionamento può stare in piedi se nemmeno un soldo proveniente dalla patrimoniale va a finanziare la spesa corrente o a ridurre la pressione fiscale sui redditi, dovrebbero essere due mondi  quasi separati. Non dovrebbe accadere come accadde con il tesoretto di Prodi, l’extragettito che fu oggetto di un attacco alla diligenza da parte di tutte le categorie o come succede attualmente con l’IMU che finanzia la spesa corrente.  Per evitare ciò l’imposta dovrebbe essere pagata solo con il conferimento di BTP che saranno contabilizzati al valore nominale. Alla zecca dovrebbe esserci un laboratorio o un ufficio incaricato di distruggere materialmente i BTP così restituiti o eliminare le serie nel data base.

Pagare restituendo titoli da distruggere

Questa modalità di pagamento avrebbe un ulteriore effetto positivo considerato che attualmente la gran parte della ricchezza finanziaria è detenuto dagli anziani. Se oggi l’imposta entrasse in vigore andrei dal mio notaio a far calcolare la nuova imposta, come se dovessi morire domani, e comprerei subito dei BTP ad un prezzo basso (in realtà come sapete li ho già), se ne trovano ancora in borsa a 85 o 90 euro, e li terrei lì per la vecchiaia, corta o lunga nessuno lo sa. Direi ai miei figli che oltre alla tenuta nel Chianti, ai dieci appartamenti ai Parioli e alla villa nelle Puglie ci sarebbe un gruzzolo liquido che però dovranno restituire allo stato come tassa di successione quando diventerò un caro estinto. E i miei figli non dovrebbero proprio lamentarsi perché il 90% della ricchezza attuale la ereditano.  In questo modo, poiché il debito pubblico ammonta a circa il 22% del patrimonio della famiglie, quasi il 50% dei titoli del tesoro sarebbero di fatto congelati dalle famiglie e non sarebbero oggetto di speculazioni finanziarie. Nel frattempo il gruzzolo accantonato per la successione sarebbe comunque disponibile per tutte le necessità e le opportunità correnti della gestione di una famiglia. Vedo solo effetti positivo, il lettore è pregato di smontare l’ipotesi.

Più soldi ai giovani senza aspettare di morire.

Ovviamente un congelamento troppo prudente e conservativo del capitale personale può frenare lo sviluppo. (A parte che credo che lo sviluppo vada frenato e questa ipotesi funziona anche se l’economia non fosse più dinamica come in passato ma ci fosse un ridimensionamento). Si può prevedere che un passaggio in vita del patrimonio a favore di  parenti o affini goda una aliquota molto più favorevole, supponiamo pari alla sola tassa di registro (sulla tassa di registro tornerò in una prossimo post). Questo renderebbe i patrimoni più dinamici perché non avrebbero una gestione prevalentemente difensiva e conservativa ma più dinamica e giovane.

Al funerale compare l’economia in nero

Questo tipo di tassazione che ha come target  un momento di passaggio in cui la ricchezza è formalizzata e certificata da interessi contrapposti (più eredi contemporaneamente), è più affidabile di quella che si ostina ad inseguire minutamente le singole transazioni dell’economia di ogni giorno (metodo Monti). La tracciabilità delle operazioni bancarie, la richiesta di fatture, gli scontrini fiscali, i numerosissimi adempimenti certosini, (ad esempio i condomini prelevano e versano il 4% della fatture con un dispendio di tempo e di attenzione spoporzionato al vantaggio) hanno il difetto di essere nel contempo esasperanti ed inefficaci. Basta pensare a quanta economia in nero vive e vegeta in Italia. Ridurre il dettaglio dell’accertamento ed attendere al varco (sicuro) i contribuenti: o il nero se lo sono mangiato e consumato e allora hanno pagato le imposte sui consumi oppure hanno accumulato per sé e per la propria famiglia e la cosa lascia tracce assai visibili.

Le società anonime

Ripeto non sono un tecnico dell’argomento solo un cittadino. Se qualcuno mi dice che attraverso le società anonime è possibile nascondere i patrimoni, creare dei forzieri che formalmente hanno un valore molto più piccolo di quello reale del contenuto, allora sarà sufficiente applicare a queste il metodo Monti che tassa minutamente e costantemente i patrimoni anonimi di questi contenitori. Interessante notare che gli industriali si sono dichiarati favorevoli ad una patrimoniale, intendendo colpire i patrimoni immobiliari delle famiglie e sapendo che le loro società si sono ormai da tempo liberate dei patrimoni immobiliari che contenevano.

Tosare il debito per non tosare i cittadini

Ultima riflessione sull’argomento. Se tutto il debito fosse detenuto dalle famiglie italiane, nel patrimonio complessivo sarebbe computabile tutto il debito pubblico sotto forma di ricchezza finanziaria.  L’instabilità finanziaria nasce comunque perché una parte degli investitori teme che tale ricchezza finanziaria possa perdere di valore o non essere restituita per cui se ne libera non volendo rimanere con il cerino acceso in mano. Una imposta sulla successione quale è quella proposta pianifica tale perdita di valore e la ridistribuisce su tutti impedendo che ci siano furbi che si liberano del cerino acceso. Il prestito di fatto diventa in parte  irredimibile, in parte congelato e darà interessi finché la persona che lo possiede è in vita. Una soluzione più che accettabile per pensionati che hanno dei risparmi da cui vorrebbero trarre una rendita spendibile e che potrebbero non preoccuparsi troppo dei loro eredi.

La patrimoniale in una logica rigorosamente capitalista

Termino questa presentazione della mia proposta tornando su un aspetto accennato all’inizio. Senza nessuna progressività punitiva, una simile imposta avrebbe comunque un significato riequilibratore rispetto alla eccessiva concentrazione di ricchezza che in Occidente si è avuta in questi ultimi 30 anni, dal reaganeconomics in poi. Il dibattito politico che ha occupato la campagna presidenziale americana, lo stesso dibattito riservatissimo nel partito comunista cinese ripropongono un aspetto che il nostro egoismo ottuso ci ha fatto dimenticare: se il capitale si concentra troppo muore perché i troppo ricchi perdono la voglia di rischiare e di investire e preferiscono fuggire nei ghetti dorati e ben difesi che stanno sorgendo in giro per il mondo. E i loro figli sono meno capaci dei loro genitori che hanno costruito quelle fortune familiari (è una banale legge statistica che va sotto il nome di regressione). Un ridistribuzione della ricchezza, in questo caso sotto forma di assegnazione di cerini accesi (titoli di debito che non vengono restituiti perche devono essere versati come imposta per poter passare il proprio patrimonio ai figli), una simile redistribuzione è la sola in grado di ridare slancio e vigore al capitale, prima che altre forma di regolazione della società e della sua ricchezza siano inventate.

Per approfondire

Segnalo sull’argomento patrimoniale alcuni articoli autorevoli presenti in una pagina di repubblica on line

Cercando informazioni sulla rete ho trovato questa notizia che considero curiosa ma molto interessante per capire quanto i ragionamenti che stiamo facendo e le vicende finanziarie, che pensiamo abbiano un vita corta, siano profondamente radicate nella nostra storia delle nostre famiglie.

Nel 1935 furono emessi Titoli del debito pubblico denominati Rendita italiana  per 42 miliardi, allo scopo di finanziare lo sforzo bellico in Etiopia. Il prestito era irredimibile: acquistabile a 95 lire per ogni 100 di valore nominale, con un interesse annuo pari al 5% corrisposto semestralmente il 1° gennaio e il 1° luglio non prevedeva un termine né un rimborso. La irredimibilità della Rendita italiana è stata in parte annullata dalla L. 30-3-1981 che ha previsto il rimborso alla pari dei titoli con taglio inferiore alle 100.000 lire. A partire dal 1° gennaio 1998 sono rimborsabili alla pari e cessano di fruttare interessi.

Cioè nel 1998 abbiamo finito di pagare i debiti di una guerra fatta nel ’35. Ma pochi spicci perché il grosso se lo era mangiato l’inflazione della II guerra mondiale.

Mangiamoci il patrimonio

Oggi Capezzone annuncia che il Pdl farà una proposta su come uscire dalla stretta economica in cui ci troviamo: vendere, o svendere, parte del patrimonio pubblico per ridurre il debito, conseguentemente pagare meno tasse, quindi consumare di più ..  ed ecco che l’economia riparte!

Vendere l’argenteria?

Forse Capezzone è troppo giovane per ricordare che in vecchie abitazioni alto borghesi o nobiliari l’argenteria o i peltri venivano esibiti nella stanza d’ingresso, una antica abitudine tutt’altro che pacchiana che dimostrava la solvibilità del padrone di casa. Se  qualche ospite entrava in casa sua (qualche centinaio di anni fa, nel suo castello) deteneva  una sua cambiale, un suo titolo di debito, veniva rassicurato da quella vista, avrebbe potuto riavere quanto prestato alla regolare scadenza. Fino a una sessantina di anni fa era l’oro che garantiva il valore del pezzo di carta, chiamato moneta, che la gente usa per scambiarsi merci e servizi.

Svendere è controproducente

Se io sapessi che un mio debitore sta vendendo o svendendo le sue proprietà mi preoccuperei e andrei subito a iscrivermi tra i creditori che desiderano essere risarciti magari in anticipo. Questo è ciò che questa destra cialtrona e incapace sta proponendo dopo averci messo in queste difficili condizioni. La proposta è cialtrona sia perché la quantità di patrimonio vendibile, che cioè ha un mercato potenziale, è molto limitata rispetto allo stock complessivo del debito sia perché in questa situazione internazionale il ricavo possibile sarebbe molto basso rispetto al valore intrinseco. A meno che non si voglia vendere i boschi demaniali, le caserme attive, gli ospedali, le strade provinciali statali e comunali, le ferrovie le stazioni,  i tram, gli autobus, le scuole, i tribunali, i ministeri, il monumento ai caduti  …  e chi più ne ha più ne metta!

Insomma l’operazione non solo non attiverebbe il meccanismo virtuoso promesso ma innescherebbe quella sfiducia che farebbe di nuovo schizzare lo spread verso l’alto.

Valorizzare il patrimonio a garanzia del debito

Certamente, si dovrà discutere del patrimonio pubblico, ma non nel senso di una dismissione massiccia e finanziaria ma nel senso di una gestione intelligente ed economicamente vantaggiosa. Striscia la Notizia sistematicamente ci mostra le opere incompiute ed abbandonate, ciascuno di noi conosce tanti casi di gestione antieconomica di beni che potrebbero essere meglio utilizzati, ma le amministrazioni pubbliche, statali e locali non sono motivate ad assumersi il rischio di scelte economiche delicate. Tuttavia il nuovo governo dopo le elezioni dovrà pensare a meccanismi decentrati che portino a valorizzare il patrimonio, eventualmente anche con vendite e acquisti mirati, ma con il degrado morale dell’attuale rappresentanza politica ciò è proprio una chimera.

Non c’è scampo

Comunque non c’è via di scampo, qualcuno deve ripagare parte del debito che è stato contratto (quella parte non garantita dal patrimonio pubblico che produce beni servizi redditi e ricchezza, il Careggi per intenderci) e scordiamoci la possibilità di farlo semplicemente azzerando i costi della politica (ipotesi Grillo) o tornando alla lira da stampare a piacimento per restituirla ai creditori che per circa il 40% del totale sono all’estero (ipotesi Berlusconi e compagni nei giorni più ispirati).

Riportiamo in Italia il debito e teniamoci i lingottini

La soluzione più semplice sarebbe che i ricchi italiani ricomprassero il proprio debito sottoscrivendo e comprando in borsa i BTP in modo che il circolante all’estero sia molto poco e tale da non costituire fonte di speculazioni finanziarie (modello Giappone che si permette un debito pubblico doppio del PIL). Ma nemmeno Monti è riuscito a convincerci e preferiamo esportare lingottini d’oro in Svizzera o comprare appezzamenti di terreni in Kenia o in Cile o tenere i pochi soldi che abbiamo nel materasso.

Sinistra batti un colpo chiaro

Siccome a breve non è pensabile una significativa ripresa dei redditi, l’unica soluzione praticabile è una patrimoniale. Fantasma, spesso evocato dalla sinistra, i cui contorni non sono affatto chiari e comunque così sfumati da non promettere nulla di effettivamente significativo.

Il seguito alla prossima puntata.

PS Le nostre vere riserve auree

In questo post  ho inserito un link a un altro scritto in ospedale, per semplicità riporto qui, come citazione, quanto dicevo quest’estate.

Torniamo all’economia
Ma quanto vale il Careggi? Il letto tecnologico, che con un pulsante prende le forme che voglio, quanto costa? Quanto vale se si rivendesse? Quanto vale in termini di utilità che può avere in futuro? In quale bilancio è contabilizzato? A quale valore. Il Careggi è un bene, un patrimonio da qualche parte contabilizzato o è visto solo come una voragine che assorbe risorse senza fine. Quanto valgono i beni e servizi che produce? La mia salute quanto è prezzata? I valore dei beni e servizi prodotti dipende da quanto il mercato è disposto a pagarli. Questi beni e servizi li paghiamo con le tasse, il popolo non vuol pagare più le tasse, pretende che i servizi costino meno per consumare di più altri tipi di beni. Quanto vale il capitale umano racchiuso al Careggi, quanto è costato per costituirlo, quanto altro capitale umano potrà a sua volta produrre? In una società così complessa e ricca, centrata sul benessere collettivo, gli strumenti concettuali dell’economia classica, il PIL, il debito pubblico, il deficit andranno certamente rivisti. Se la smettessimo di pensare che il debito pubblico sia un buco di debiti da restituire ai creditori e cominciassimo a vederlo come un capitale sociale costituito da un immenso patrimonio fatto di ospedali, scuole, strade, ferrovie, infrastrutture elettroniche, competenze. Quando capiremo che il debito e il valore dei Btp è garantito dalla coesione sociale di cittadini che amano pagare le tasse (Padoa Schioppa)?

Ancora conti della serva

Non so se chi ha letto i miei post sullo spread (Ma che dice Scalfari? Spread e interessi  Spread rendimenti futuri e conti della serva)   ha saltato a piè pari la parte matematica, quella quantitativa che un po’ pedantemente cerca di rendere taluni conti comprensibili al cittadino comune. La mia amica Rosanna mi chiede di essere ancora più chiaro e di spiegare meglio come vengono fuori certi risultati, in particolare come mai un BTP 2033 che rende nominalmente il 5,75% possa rendere effettivamente circa il 7%.

Sono possibili due modalità di calcolo. Il primo, la capitalizzazione semplice, richiede di saper calcolare una proporzione e poco altro. Intanto, se parliamo di rendimento effettivo dobbiamo pensare che sugli interessi grava un prelievo fiscale pari al 12,5 % per cui l’interesse che terrò per me ogni anno ammonta a 5,03 euro per ogni buono da 100 euro. Questo sarebbe il rendimento effettivo se avessi pagato il buono 100 euro, ma l’ho pagato 82,6249 euro e quindi per avere il tasso percentuale devo impostare la seguente semplice proporzione:

5,03:82,6249=x:100 che si legge 5.. sta a 82 come x sta a 100 (scusate la pedanteria ma queste reminiscenze di scuola media, le poche che potremmo utilizzare frequentemente, le abbiamo rimosse e dimenticate). Cioè x= (5,03•100)/82,6249= 0,0609 cioè 6% effettivo. Ma alla fine del periodo 2033 lo Stato rimborserà 100 e quindi (100-82)/21 anni è pari ad altri 0,83 euro all’anno che tassati diventano 0,724. Quindi alla fine dell’anno in media su tutto il periodo incasso 5,03+0,724= 5,754. Se ricalcoliamo la proporzione di partenza con questo nuovo valore troviamo 6,94% un valore prossimo al 7% di cui parlavamo all’inizio. Ovviamente se il valore di mercato del buono passa in breve tempo da 82 a 100 si può arrivare a lucrare dei tassi effettivi anche molto alti come ho detto nel precedente post.

In realtà, poiché gli interessi incassati semestralmente producono a loro volta altri interessi se fossero subito reinvestiti, il procedimento di calcolo più adatto in questo caso è la capitalizzazione composta che utilizza un concetto matematico più raffinato quale la funzione esponenziale e che mostrerebbe come il montante finale, cioè il capitale iniziale più gli interessi e gli interessi degli interessi risulta ancora più alto di quello che otterremmo con il calcolo della capitalizzazione semplice.

La mezza verità di Tremonti. Tra le mezze verità sullo spread c’è anche l’uscita recente dell’ex ministro Tremonti che ricordava che la media dello spread nel periodo del suo mandato è di 76 punti. Ho già scritto che questo calcolo nasconde la dura realtà di ciò che stava succedendo in modo catastrofico alla fine del suo mandato e cioè che lo spread stava crescendo esponenzialmente (sulla funzione esponenziale tornerò a scrivere prossimamente). Ma l’informazione suggerisce anche un’altra idea falsa e che cioè i tassi di interesse corrisposti sul debito fossero bassi. Se si analizza la lista dei titoli in circolazione acquistabili in borsa si trovano rendimenti anche superiori al 5% che risentono della situazione economica del paese nel momento in cui i titoli sono stati emessi. Il titolo che abbiamo assunto ad esempio è stato emesso nel febbraio 2002 a un tasso nominale pari se non superiore o quelli che sono riconosciuti ora nella attuale crisi così grave. Ma anche il 2002 non era un anno facile! Allora perché lo spread era così basso? perché la differenza tra i Bund tedeschi e i BTP italiani rifletteva una situazione più equilibrata tra i due paesi, i quali probabilmente avevamo lo stesso rating. Anche i tedeschi pagavano tassi alti come i nostri perché anche il loro debito pubblico era e resta alto, anzi il più alto in termini assoluti d’Europa. Come quella situazione più equilibrata si sia persa dovrebbe far riflettere tutti coloro che ci hanno governato in questi ultimi anni.

I giochi degli organi di informazione. Nella crisi finanziaria di cui stiamo parlando hanno giocato un ruolo tanti fattori, alcuni legati all’economia reale altri legati alla psicologia degli investitori. Nell’agosto del 2011 io partivo per la mia ultima vacanza. (Cosa strana dei pensionati, non abbiamo più le vacanze come periodo di riposo dal lavoro e ci risulta strano rispondere alla domanda: quando vai in vacanza). Nuova vita, tanti grilli per la testa, qualche preoccupazione nuova. Il 3 agosto trovo a pag. 9 del Corriere della Sera uno specchietto in cui venivano proposte sei possibilità di investimento sicuro per un risparmiatore che avesse voluto preservare il proprio capitale liquido nella tempesta finanziaria che si stava profilando. Quella più suadente e più eticamente accettabile era costituita dall’acquisto di Bund tedeschi, un’altra alternativa era di comprare diamanti (il tesoriere della lega deve aver letto quell’articolo). Non compariva l’acquisto di titoli di debito pubblico italiani. La cosa mi colpì molto e la interpretai come un vero e proprio sabotaggio autolesionista. Questa pagina ha continuato a ronzare nella mia memoria nel marasma di sentimenti, paure, speranze che la crisi finanziaria ha generato nei mesi successivi in me e nelle persone che frequento. Non so quanti italiani spostando anche piccole somme dai BTP italiani, considerati dalla stampa e dagli opinionisti poco più di carta straccia, sui solidissimi e ferrei Bund tedeschi abbiano fatto crescere a dismisura quel maledetto indice. La mia non è un’accusa ma la constatazione che l’intreccio tra dibattito politico, difesa di interessi più o meno legittimi, sentimenti di paura, invidia, odio hanno elevato il tasso di irrazionalità di molte condotte collettive.

Tieni duro Monti. Ormai è chiaro, il lato masochista della mia personalità mi fa amare Monti. Credo che gli dobbiamo, al di la di tutto, il messaggio positivo che ha diffuso il suo instancabile e quieto fare, la sua sobrietà forte e decisa, la sua signorilità e la sua cultura. Ci ha restituito un pochino di orgoglio nel sentirci italiani. Ma bando ai sentimentalismi. Voglio continuare a parlare di economia e fare i conti della serva.

C’è un traguardo che, con tutti i sacrifici che stiamo facendo, è alla portata. Il quasi pareggio di bilancio nel 2013, se fosse effettivamente raggiunto, avrebbe un fondamentale effetto sul meccanismo di rinnovo dei titoli di debito pubblico: il Tesoro non dovrebbe drenare nuovo denaro dal mercato ma chiedere che i detentori dei titoli attuali siano disposti a rinnovare il prestito. In quelle condizioni è molto probabile che anche i tassi possano un po’ scendere con riduzioni della spesa per gli interessi, non i 16 miliardi di cui parlava Scalfari, ma quel tanto che potrebbe cambiare l’umore di noi del parco buoi ed evitare il commissariamento della troica per avere qualche miliarduccio dal fondo salva stati come incomprensibilmente Scalfari raccomanda.

Ma Monti deve tener duro, portare a termine il lavoro sporco che è stato chiamato a fare senza cedere alle sirene elettorali di chi vorrebbe aprire i cordoni della borsa per lisciare il pelo degli elettori, magari accedendo ai fondo salva stati e sottoscrivendo nuove condizioni capestro come insensatamente proponeva la domenica scorsa Scalfari. Monti non deve pensare al Monti 2 né al Quirinale. Credo che sia una persona sensibile e senta una stretta al cuore quando legge i dati Istat sui licenziamenti ma i chirurghi non devono avere pietà e il cancro non è ancora estirpato.

Intanto una ottima notizia dai risultati elettorali dell’Olanda, se non ho capito male riprendono vigore gli europeisti, la speranza di un futuro comune europeo torna a fiorire.

Spread, rendimenti futuri e i ‘conti della serva’

Nel post di ieri ho cercato di dimostrare che sullo spread sono state dette delle mezze verità: le variazioni repentine e massicce dello spread non si traducono istantaneamente in proporzionali variazioni dei costi degli interessi del debito. I tassi di rendimento sono sensibilmente variati in borsa perché i risparmiatori e gli speculatori nel vortice degli scambi, giocando sulla paura e sulla disinformazione, hanno consentito di tosare i paurosi a vantaggio di coloro che avevano le informazioni giuste. Ma lo Stato ha continuato a pagare gli stessi interessi nominali, salvo le obbligazioni di nuova emissione e i CCT che avevano una cedola variabile, cedola che però non è indicizzata allo spread, altamente nevrotico, ma a panieri di indici più legati all’economia reale e quindi meno esposti a sbalzi di umore. Non sono in grado di entrare nel fino di questo ragionamento ma mi sarebbe piaciuto avere idee più chiare in merito se la stampa, anche quella specializzata, offrisse al cittadino elementi più fattuali rispetto a teorie economiche fortemente ideologizzate su cui gli economisti si sono pavoneggiati a disquisire creando più dubbi e paure che strumenti conoscitivi per decidere in autonomia.

Ma torno all’affermazione di Scalfari: 100 punti di spread valgono 16 miliardi.

Intanto lo spread è una differenza tra i rendimenti dei BTP decennali italiani e gli equivalenti Bund tedeschi. Se lo spread è a 500 significa che se il BTP rende il 7% il Bund rende il 2%. Se lo spread scende a 400 (i famosi 100 punti in meno) può essere successo

  • che il BTP rende 6% e il Bund resta al 2%
  • ma potrebbe anche essere successo che il BTP continua a rendere il 7 e il Bund il 3%
  • oppure il BTP il 6,5% e il bund 2,5% .. e chi più ne ha più ne metta.

Quindi il ragionamento sugli aggravi di costo o sui risparmi andrebbe basato non sullo spread ma sul valore assoluto del rendimento. Ma come abbiamo visto nel precedente post il rendimento registrato negli scambi in borsa non modifica i rendimenti nominali pagati dallo Stato ai possessori dei BTP, influenza semmai i rendimenti delle nuove emissioni.

Le nuove emissioni dei titoli di debito a breve. In effetti il giochetto dei rating si è rivelato decisivo e molto pericoloso per le nuove emissioni: i grandi investitori, in particolare i fondi pensioni applicano delle procedure automatiche che scelgono di acquistare solo obbligazioni con un certo livello di affidabilità. Se il rating fosse sceso troppo, i nostri BOT e BTP non avrebbero potuto  essere comprati da certi fondi pensione e il rischio dell’invenduto o della crescita oltre misura dei rendimenti si faceva concreto. Per fortuna le agenzia di rating hanno declassato tanti stati e tante banche al punto che gli investitori istituzionale non hanno potuto concentrare i loro investimenti sui pochissimi  che avevano la tripla A, i quali, avendo molte richieste, di fatto non riconoscevano rendimenti interessanti come è accaduto alla Germania che ha addirittura riconosciuto rendimenti negativi. Quindi la massa di danaro disponibile ad acquistare le nuove emissioni è restata invariata e i tassi di interesse non si sono discostati molto da quelli storici.

Ma cerchiamo di fare qualche ‘conto della serva’. Qual è la vita media dei titoli di debito emessi dalla Stato italiano. Supponiamo che siano 10 anni, alcuni buoni hanno una vita residua di 30 anni ma altri di pochi mesi. Se assumiamo in 2.000 miliardi la massa del debito, ogni anno si devono rinnovare 2.000/10 miliardi cioè 200 miliardi. Non so se ricordate che all’avvio del governo Monti si disse che in pochi mesi andavano in scadenza, e quindi dovevano essere rinnovati, circa 200 miliardi di euro, una cifra gigantesca che è difficile immaginare. Ovviamente, se coloro che detenevano i 200 miliardi in scadenza avessero deciso di incassare moneta e di riinvestire in BTP australiani o brasiliani o canadesi, lo Stato italiano non avrebbe avuto i 200 miliardi nemmeno se ci avesse spremuto come limoni, ma  in questi passaggi  spesso accade che chi ha un titolo in scadenza lo rinnova.  I 200 miliardi liquidi non servono, si scambia l’obbligazione vecchia con una nuova. In questo passaggio, nella peggiore della ipotesi, se i rendimenti di mercato sono cresciuti in media di un punto, lo Stato dovrà riconoscere quel punto in più sui 200 miliardi, quindi vi sarà a partire da quell’anno un aggravio di costi di 2 miliardi non di 16. Lo stesso ragionamento si può fare nel caso più felice della diminuzione. Ma ho detto che questa è l’ipotesi peggiore perché i rendimenti di buoni decennali o ventennali o trentennali risentono delle condizioni economiche del momento in cui sono stati emessi. Se si va a leggere un listino dei buoni acquistabili in borsa,  si osserverà che i rendimenti sono tutti altini perché il nostro debito è alto da molto tempo  e le crisi finanziarie sono più frequenti di quanto noi ricordiamo. Quindi nella fase di rinnovo anche in questa fase così delicata potrebbe addirittura capitare che il tasso medio non aumenta rispetto a quello già corrisposto sui titoli in scadenza. Credo che il Tesoro quest’anno abbia rinnovato i buoni riducendo la vita residua in considerazione del fatto che quelli a breve riconoscevano interessi molto bassi, contendo così la spesa per interessi.

Ed ora cosa faccio? Torniamo al mio caso, visto che sapete molto degli affari di casa mia. L’avere acquistato obbligazioni con spread alto mi assicura ora una plusvalenza che potrei monetizzare vendendo tutto, altrimenti se manterrò ad esempio il BTP con scadenza 2033 fino alla scadenza il vantaggio di oggi svanirà nel tempo e il rendimento che avrò nel lungo periodo sarà esattamente quello effettivo al momento dell’acquisto cioè circa il 7%. Evidentemente la telepatia esiste. Oggi il sole24ore mi dà una risposta, bùttati sui certificati di deposito bancari perché il bazooka di Draghi abbatterà i rendimenti dei BTP.  Non faccio commenti, che mi sorgono spontanei se aggiungo che, sempre oggi, telefonando al numero verde della mia banca per una disfunzione della comunicazione internet del conto online, l’operatore alla fine mi dice. Approfitto per ricordarle che c’è una interessante emissione di certificati di deposito, le conviene chiedere in agenzia. Ovviamente non penso di accedere ora all’intermediazione bancaria per lucrare un quarto di punto quando, come ho mostrato, sono in gioco decine di punti percentuali. Spiace vedere che le banche non si decidono a raccogliere denaro per finanziare le aziende ma probabilmente continuano a intrugliare intorno a obbligazioni di cui riescono a far variare rapidamente i corsi.

Grato al concittadino di Pistoia. Nella decisione di investire una buona parte delle nostre liquidazioni in titoli di debito pubblico italiano ha influito anche quel concittadino di Pistoia, del quale non ricordo il nome e al quale il Presidente dovrebbe conferire una onorificenza, che invitò i cittadini a sottoscrivere o a comprare i BOT e i BTP italiani. Le sue motivazioni non erano meramente patriottiche ma scaturivano da un ragionamento: se tutto il debito fosse in mano ai cittadini italiani come accade per il debito giapponese, non ci sarebbero speculazioni né rischi di rating abbassati, né si parlerebbe di spread e gli interessi potrebbero essere più bassi e il bilancio dello stato sarebbe gravato da meno oneri per il pagamento degli interessi. Quindi la crisi finanziaria sarebbe risolta senza aumentare le tasse o fare sacrifici particolari. In una seconda intervista televisiva, resosi conto che era impossibile convincere i cittadini ad un gesto altruistico e patriottico in un momento in cui si vedevano le peggiori porcate realizzate dai nostri politici, fece un ragionamento del tutto opportunistico: se ora sono i cinesi a finanziare il mio debito prima o poi tra dieci o vent’anni io o i miei figli dovremo restituire tutto il debito dopo aver pagato gli interessi, se il debito posso  finanziarlo io, almeno mi riprendo gli interessi. Nella mia scelta io ho aggiunto altre considerazioni prudenziali: l’Italia è troppo grande per poter fallire, potrebbe scegliere di tornare alla lira, potrebbe sottoporsi alla cura Monti e rientrare a pieno titolo nell’economia europea. Il primo caso sarebbe così catastrofico per l’intero sistema globale da poter essere escluso, come se nella scelta di un investimento si dovesse considerare la possibilità che un meteorite colpisca e distrugga Roma. Se si tornasse alla lira avrei un titolo espresso in una moneta forte e avrò tante lirette svalutate, se funziona la cura Monti, posso investire in titoli che la gente svende e che renderanno per decine di anni come pochi titoli hanno reso in questi ultimi decenni. Per onestà devo dire che su questo investimento non ho messo tutti i miei risparmi e tutto il mio patrimonio, ma, come la mia famiglia, molte altre potrebbero considerare questa prospettiva, non solo come un atto civico, ma anche come una decisione economicamente vantaggiosa.

Alla prossima

Spread e interessi

Riprendo l’affermazione di Scalfari circa gli effetti dell’abbassamento dello spread sul costo degli interessi sul debito pubblico. A 100 punti in meno corrisponderebbe un risparmio annuo di 16 miliardi.

Questa è una notizia inesatta rivenduta all’opinione pubblica sia per terrorizzare quando lo spread saliva (ogni 100 punti occorre pagare 16 miliardi in più quindi occorre aumentare subito il prelievo fiscale per coprire il costo imprevisto) sia per fare false promesse quando lo spread scende (ci sono 16 miliardi di minori spese disponibili per abbassare le tasse o investire nella crescita).

Nel frattempo Tremonti, che si prepara al rientro,  fa sapere che la media dello spread sotto di lui era 76. Potere del calcolo della media! cancella l’informazione sulla crescita esponenziale che si è verificata alla fine del suo periodo ministeriale. Informazione fuorviante perché suggerisce implicitamente che gli interessi pagati sul debito erano molto bassi quando c’era lui, ma le cose non stanno così.

Come sapete, l’ho pubblicato nel racconto sull’incidente in montagna, la mia famiglia si è comprata il suo debito, siamo 4 quindi circa 120.000 euro di debito pubblico dello Stato italiano. Abbiamo incassato due liquidazioni e lo abbiamo potuto, per fortuna, fare. Appena ho constatato la resistenza degli impiegati di banca ad effettuare le operazioni richieste perché tutte le volte lo sguardo era di commiserazione come se stessi dando fuoco ai miei soldi e sempre mi chiedevano se non preferivo una delle cento forme assicurative per ridurre i rischi di default dello stato italiano, ho gestito il tutto da solo on line per cui ho preso confidenza con i listini e con le loro variazioni.

Vorrei fare qualche esempio per demolire questa fandonia sullo spread. Ho comprato in borsa i BTP in momenti diversi soprattutto quando lo spread saliva banalmente perché i titoli acquistati rendevano di più.

Ad esempio il 14/12/2011 ho acquistato BTP con scadenza FEB 2033 con rendimento nominale del 5,75%. Alla scadenza del titolo prevista per lo 01/02/2033 probabilmente non ci sarò più, ma questo poco importa perché o io o i miei eredi potremo riavere i nostri soldi alla scadenza dallo stato italiano o prima della scadenza da un altro risparmiatore interessato a ricomprarci il titolo. Poiché, quel giorno in cui ho acquistato, lo spread era alto e il rendimento medio era arrivato a circa il 7%, il titolo dal valore nominale 100 era svenduto a 82,6249 con un rendimento effettivo annuo del 7,17%. Attenzione, quel rendimento effettivo non mi è pagato dallo stato italiano che continuerà a pagare il 5,75% fisso fino alla scadenza  ma dal risparmiatore (privato, banca o fondo) che ha svenduto il titolo perché preso dalla paura o perché obbligato da una necessità a vendere. Ma i giornali contemporaneamente dicevano che lo Stato avrebbe dovuto pagare il 7% sul suo debito e che quindi servivamo altri miliardi per coprire il buco.

Ora che lo spread è sceso e che mediamente si torna a ritenere interessante un rendimento intorno al 5,5 % c’è qualcuno che è disposto a pagare quello stesso titolo quasi sopra alla pari ovvero 100,27. Se lo rivendessi ora incasserei la differenza più gli interessi con un rendimento effettivo su base annua di circa il 35%. Anche in questo caso non cambia nulla per lo Stato che deve pagare il 5,75% annuo regolarmente. Quindi lo Stato non risparmia nulla sullo stock che ha già piazzato sul mercato. Può risparmiare o spendere di più sulle nuove emissioni che vengono annualmente rinnovate.

Naturalmente, non essendo troppo avventato, ho acquistato anche BOT con scadenze più brevi e quindi ho seguito anche le aste dei titoli a breve. La cosa che i nostri commentatori pseudoesperti non ci hanno detto con sufficiente chiarezza era che lo Stato continuava a raccogliere fondi pagando a breve poco più del 3% anche quando lo spread stava a 500. Non solo, spesso la richiesta di BOT era superiore all’offerta da parte del Tesoro. Naturalmente i giornali guardando solo al mercato secondario e ai rendimenti crescenti minacciavano la possibilità che, in assenza di compratori dei BOT, non ci sarebbe stata liquidità per pagare gli stipendi degli statali.

Ovviamente i miei acquisti sono stati distribuiti nel tempo e non tutti hanno dato lo stesso risultato, l’esempio che ho riportato è il migliore, quello in cui l’acquisto poteva essere considerato irragionevole poiché lo spread continuava a salire e gli uccelli del malaugurio continuavano a dire che Monti non ce l’avrebbe fatta. Complessivamente però non posso certo lamentarmi. Se vendessi tutto oggi, realizzerei un rendimento netto annuo del 18% e questo 18% non sarebbe pagato dallo stato, che mi paga complessivamente poco più del 4% sul valore nominale dei 131.000 euro nominali che detengo, che però ho pagato sul mercato complessivamente 116.000 euro e che ora valgono comprese le cedole che ho già incassato 132.223,63.

Nelle prossime puntate

Ed ora cosa faccio?  Il sole24 risponde alla mia domanda ma lo commenterò domani

Grato al concittadino di Pistoia

La mezza verità di Tremonti

I giochi di Corsera.

Tieni duro Monti.

Viva questa Italia, il salvataggio

Ti svegli che stai sognando qualcosa di piacevole e sereno richiamato da tua moglie che grida angosciata il tuo nome. Ti guardi intorno e sei steso sopra un albero. Sì, sono qui, che è successo? Sei scivolato nel burrone e non ti vedo, dove sei? Sono qua, sto bene. Ma la tua voce non è potente, è mozzata dal fiato che ti manca. Stai tranquillo, ho già chiamato il 118. Ti guardi intorno e non riconosci il luogo ma ricordi che eri alla fine di una passeggiata nel bosco. Capisci che è successo qualcosa di molto grave ma che sei in vita. Ringrazi il Padre di tutti che con la sua mano potente ti ha difeso dalla morte e che ti ha regalato ancora dei giorni di vita. Reciti il Padrenostro scandendo le parole e poi ti commuovi fino alle lacrime pensando a Lucilla esposta a questa nuova prova durissima. Senti la sua voce accorata che continua a gridare il tuo nome. Ti riprendi meglio e torni alla tua consueta e apprezzata razionalità. Sotto il ceppo di faggi su cui sei finito ci sono ancora tre a quattro metri di vuoto e poi i pietroni di un ruscello di montagna . Il ceppo sopravvive isolato e abbarbicato su una parete abbastanza ripida di scisti umide e scure. Bisogna mettersi in sicurezza, ti arrampichi sulla pianta e riesci a metterti a cavalcioni del ceppo seduto su una pietra. Pensi. Speriamo che con il mio dolce peso non ceda. Quelli del 118 hanno capito dove siamo ma devono organizzare una squadra di salvataggio alpino. Bisogna aspettare un po’ . Come stai? Bene stai tranquilla. Sei tutto dolente ma riesci a muovere le gambe, a far forza, le braccia rispondono. Senti caldo sul collo, ti tocchi e scopri che è del sangue che scende da una ferita sulla nuca. Raimondo sii paziente, resisti, bisogna aspettare un po’ . Abbracci il faggio, appoggi la fronte a un tronco e ti rilassi. Pochi attimi o vari minuti o una mezzoretta non sai, ma quanto basta per ricordare che sei nei boschi della linea gotica, qui sono stati trucidati dei giovani partigiani. Pensi a loro quando vedi arrivare appesi alle corde quelli del soccorso alpino, per un attimo li scambi per partigiani quando vedi il passo sicuro con gli scarponi di Vibram. Pensi a un gruppo di partigiani quando vedi il loro affiatamento, la gerarchia precisa e rispettata, la figura del comandante che dà ordini con uno sguardo, che ascolta ciascuno senza perdere un secondo prezioso. Il comandante ti chiede spesso il nome, l’età, ti fa parlare per tenerti vigile. Il gruppo è silenzioso e fattivo, ti fa coraggio con gli sguardi. Verrà Pegaso a prenderti, solo un elicottero può tirarti fuori senza fare altri danni. Poco dopo senti in lontananza l’elicottero, inviano di nuovo le coordinate GSM, sono pronti i fumogeni. Due di loro con energia abbattono con delle seghe manuali 5 o 6 alberi per creare un varco per i verricelli. Raimondo, copriti bene la faccia con questo telo, noi ci metteremo sopra di te per protezione, l’aria sollevata dall’elicottero potrà spostare di tutto ed è pericoloso. Primo giro di Pegaso ed è il finimondo, polvere, sassi, rami, foglie che si spostano come in un tornado. Pegaso si riallontana, valutando poco sicura la discesa su quel sito del personale medico. Due del gruppo alpino si allontanano velocemente per prelevare nel punto di discesa l’infermiera e la dottoressa e aiutarle a scendere nel dirupo . Mentre si aspetta, ti chiedi se te lo puoi permettere, se l’operazione avrà un costo. Lo chiedi al comandante. Sei del CAI? No. Nulla, lo svolgiamo in convenzione con la regione Toscana. L’infermiera arriva per prima, é una donna minuta con i capelli corti, sicura e con poche parole inizia il suo lavoro disinfettando il punto in cui inserirà gli aghi per la flebo. Arriva la dottoressa, una signora dai capelli rossi che, se non avesse la divisa, la vedresti meglio in un calmo contesto borghese ad accudire i figli. Ora le decisioni le prende lei, ti controlla, concorda il da farsi con il comandante, ti comunica le operazioni successive. Lei stia fermo facciamo tutto noi. Nel frattempo il gruppo alpino ha realizzato una piattaforma scavata nella parete di scisti allargata con dei tronchi, dei rami, della terra. È perfettamente a livello del punto in cui sei seduto. Corde tese ancorate su rami e rocce fanno sicurezza per le due donne che ti stanno intorno. Le farò della morfina. Devi aver fatto una faccia meravigliata. Tranquillo non dà dipendenza. Inizia lo scivolamento del tuo corpo, che deve rimanere rilassato sopra la barella spinale. Vieni legato con cura e con calma, il clima ora è più disteso, come se l’operazione fosse al suo epilogo. Sei sdraiato e ti senti al sicuro. Trovi il coraggio di fare una cosa cui stavi pensando e, prima, trovavi inopportuna: usare il tuo telefonino per documentare gli eventi. Rivolto al comandante. Sa fare foto con iPhone? Lo trova nella mia tasca dei pantaloni, voglio le foto dei vostri volti perché non vi voglio dimenticare. Verrai a trovarci nella nostra sede. Si, ma voglio portarvi con me. Per cortesia lo dia a mia moglie e se possibile uno della squadra dovrebbe aiutarla a tornare in macchina a S. Marcello. Stai tranquillo ci pensiamo noi. Sei pronto nel bozzolo, una mummia, con in faccia una rete per difenderti dal vortice delle pale. Il comandante dà il via alle operazioni, Pegaso è tornato, un rombo assordante, di nuovo un vortice di polvere, sassi, foglie, rami spezzati. Ora lo vedi bene, è un bestione, come quelli da guerra, come quello del Papa. Non puoi vedere tutto, forse sale l’infermiera prima di te. Si attende. Hai visto troppi film catastrofici per non pensare che basterebbe poco per un disastro immane e che tutti coloro che ti stanno intorno stanno rischiando la loro vita per te. Si parte, un piccolo stratto e la tua barella comincia a salire, oscilla, sfiori i rami e gli alberi intorno, sali e cominci a ruotare quasi vorticosamente, vedi il profilo dei monti ruotare sempre più velocemente, è il disastro temuto? Cosa fai? Invece di raccomandare la tua anima a Dio in un momento di estremo pericolo pensi allo Spread e ai Btp. Sei sospeso tra il caldo tepore dell’assistenza dei volontari del CAI e la forza possente di questo Stato che mette a disposizione per te un costoso gigante tecnologico. Pensi con fierezza che sei in uno Stato in cui non ti chiedono la carta di identità né la carta di credito prima di decidere l’intervento, in cui la persona riceve in ragione del bisogno e non del merito o del censo. Questa nazione fatta di gente umile, laboriosa, competente, altruista, disponibile va salvata. Bisogna resistere alla crisi come quei giovani che sono stati trucidati in queste valli. Pensi. Ho fatto bene a investire buone parte delle nostre liquidazioni nei BTP. Aumenta il frastuono, la tua barella è agganciata e stabilizzata, inserita in una slitta che ti porta dentro al sicuro. L’infermiera è lì che ti aspetta, è concentrata nel suo lavoro, silenziosa, ma se parlasse non si sentirebbe, visto il rumore. Tolta la rete di protezione dal volto, ti guardi in giro ma non puoi ruotare la testa, è bloccata dal collare ortopedico. Dall’oblò vedi spicchi di nuvole ferme. Il verricello sta tirando su la dottoressa? Arriva, si accomoda, ha occhiali scuri come quelli dei piloti. Si spingono dei bottoni, qualcuno dà il via, si parte per Firenze e le nuvole cominciano a correre leggere in senso contrario. La barella deve trovarsi rialzata rispetto ai sedili e i volti delle due donne sono molto vicini. Ti guardano silenziose per rassicurarti, ma si vede bene che guardano un codice rosso e che la corsa è solo cominciata. In un attimo sei a Firenze, inizia l’atterraggio, più confortevole di quello di un aereo. Spenti i motori, altre persone con i camici bianchi ti aspettano. Ora la portiamo con l’autoambulanza al pronto soccorso.

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Sulla stampa

Forza Monti

Monti nell’intervista allo Spiegel ha centrato l’obiettivo alzando però un polverone generato dall’ipocrisia pseudo democratica europea. Ha detto in sostanza: attenti cari tedeschi, attento caro Barroso e compagni, non tirate troppo la corda perché i popoli si possono ribellare e allora anche chi si sente al sicuro potrebbe avere problemi. I paesi forti non hanno pagato un euro per alleviare i problemi di chi è in difficoltà, anzi un sistema perverso di rating costringe i paesi deboli a finanziare il debito dei tedeschi, il più grande d’Europa, i quali ottengono soldi in prestito a tassi negativi, guadagnandoci. Ha poi aggiunto: attenti, che i passaggi saranno stretti e che è a rischio la democrazia perché certe cure ingrate nei parlamenti non passano o sono molto difficili. Ora lo accusano di essere un golpista autoritario e non, piuttosto, un sincero e colto democratico che guarda alla realtà con la preoccupazione di chi conosce la storia della prima metà del secolo scorso.