Come di Pietro?

Oggi si parla del caso del senatore dell’Italia dei Valori Di Gregorio che avrebbe dichiarato di aver ricevuto svariati milioni da Berlusconi per far cadere Prodi. Il povero Berlusconi ha una nuova gatta da pelare giudiziaria. Scilipuoti invece è stato rieletto. Buon per lui.

Analogia con i giorni nostri: anche Di Pietro si presentò come il moralizzatore che portava in Parlamento facce nuove, adamantine. Italia dei Valori!!

Per questo, noi più vecchi siamo cinici e siamo prudenti con tutti coloro che vogliono salvare il mondo con una palingenesi moralistica, ne abbiamo visti svariati, lo stesso Berlusconi aveva illuso parecchi benpensanti.

Ogni riferimento ai vincenti di ora è puramente casuale.

Come Di Pietro, che sembra fosse con la propria famiglia proprietario della società che deteneva marchio e ragione sociale del partito, così Grillo sembra sia proprietario personale del sito cui tutti facciamo riferimento per sapere, in effetti le pagine del movimento non hanno pubblicità, ma per arrivarci qualche click sulle sue pagine bisogna farlo.

Per questo abbiamo votato zio Bersani.

Un circo intorno a MPS

Non c’è nulla da fare, di questi tempi siamo incollati davanti ai dibattiti televisivi, anche se sappiamo che sarà una esperienza frustrante che non ci aiuterà a capire.

Così, ieri sera ho seguito con attenzione e partecipazione Servizio Pubblico di Santoro incuriosito dagli ospiti: Tremonti, Fassina, Di Pietro. Il convitato di pietra, aleggiante con le riprese televisive delle sua invettive di fuoco sapientemente introdotte da Santoro era Grillo. Travaglio ha letto con diligenza il suo compitino settimanale ma ormai non riesce più a sorprendere, tutti sono più bravi di lui a pensare e dir male di tutto e di tutti. Il tema era lo scandalo dell’MPS, Monte dei Paschi di Siena.

Non mi permetto di scrivere su questa vicenda se non marginalmente, è troppo delicata. Mi interessa riflettere sul ruolo dei personaggi.

Il protagonista, il migliore è stato certamente Tremonti. Sicuro di sé, si è comportato come se fosse stato una docente di una università americana che guarda gli eventi con distacco e ragionevolezza, facendo solo blande allusioni come sapesse molto più di quello che dice. Certo, se avessimo avuto lui come ministro del tesoro questi problemi ora non sarebbero scoppiati, ma quegli incapaci dei tecnici ci hanno messo in questo pantano. Lo script della sua esposizione è preciso, anche le battute sono già state dette e sono già sulle agenzie di stampa ma le ridice con aria divertita sapendo benissimo che gli italiani hanno la memoria corta, come gli anziani, sanno tutto su quei tempi felici del ventennio mussoliniano ma hanno dimenticato cosa hanno mangiato a pranzo, hanno dimenticato chi era il ministro del tesoro all’epoca dei fatti, quali fatti? non è accaduto tutto quest’anno con questi pasticcioni dei tecnici? Ma sì, lui parla bene, è elegante e rassicurante, leggermente dandy, ma che bello sarebbe averlo presidente del consiglio invece di quello, come si chiama? il panzone con la parrucca, accidenti non ricordo il nome, certo sarebbe meglio di quello che parla di mucche in corridoio e di polli sul tetto, quello lì, come si chiama? Bersasconi? Bersini? Bersonti? va beh non è importante, certo questo Tremonti ha proprio le idee chiare, se prendesse anche l’interim del tesoro gliela faremmo vedere noi a quei tedeschi che si ostinano a fare le macchine che ci piacciono e che funzionano.

Scusate la parentesi, torno ad essere serio, a parlare di un affare molto serio. Fassina, che fino a ieri stimavo poco, mi è sembrato un gigante, o meglio, una vittima sacrificale che ha saputo far fronte con notevole autocontrollo ad un attacco concentrico come se lui fosse il responsabile della faccenda. Cosa puoi dire se i tuoi interlocutori giocano pesante, se gettano là in disordine considerazioni tecniche, analisi politiche, pettegolezzi e allusioni che non hai il tempo di smontare analiticamente né hai un uditorio interessato a capire ma solo ad indignarsi.

Poi Di Pietro, non si è smentito, sempre se stesso, aggressivo, più violento ed estremista dello stesso Grillo, senza alcuna remora ad attaccare la Banca d’Italia, il Quirinale e tutti coloro che cercano di rimettere la questione nel contesto in cui è nata e si dovrà sviluppare, cioè al di fuori delle speculazioni elettoralistiche di una campagna all’ultimo sangue. Più volte ricorda a questi smemorati di italiani che lui è lo stesso procuratore che aveva scoperto mani pulite,  questi mariuoli di adesso sono peggiori, più raffinati. Sì, gli italiani hanno la memoria corta, ricordano benissimo mani pulite, sanno tutto di Craxi di quei nani e ballerine di vent’anni fa ma stanno dimenticando certe vicende recenti poco chiare sul numero di case che taluni onorevoli  si sono  intestati con un uso disinvolto dei finanziamenti pubblici. Onore al merito delle facce di bronzo che non arrossiscono e che continuano a vivere di rendita sfoggiando  il moralismo di chi si indigna e si incazza ad effetto scenico.

Infine Grillo, ripreso mentre tiene un comizio e successivamente mentre è tra i suoi discpoli o nella sede della MPS all’assemblea degli azionisti. Bravo, decisamente bravo. Nel suo caso si vede bene cosa sia il mestiere. Chiunque abbia avuto il privilegio di seguire un comico o un teatrante in uno spettacolo dal vivo, chi ha visto il Mistero buffo di Dario Fo o A me gli occhi please di Proietti o qualche spettacolo dal vivo di Benigni sa cosa vuol dire recitare a soggetto e avere un canovaccio. Sembra sempre che stiano improvvisando, ci sono sempre quelle piccole variazioni che ti sorprendono che ti fanno sorridere anche se la battuta è vecchia e già ascoltata. Sì Grillo in questo momento è il teatrante di punta di questo estrema farsa che a volta puzza di tragedia e spesso profuma di commedia o di spettacolo clawnesco. Monti si sforza di emularlo ma è troppo serio e noioso e ha capito che nelle piazze non può andare. Grillo invece può reggere qualsiasi palcoscenico e alla fine si concederà anche al pubblico televisivo che lo aspetta sempre più bramoso di un distillato di buon senso, di soluzioni facili e rapide, di rigore morale, di quel po’ di violenza verbale che ci consola se siamo proprio incazzati, di quel tanto di sogno ispirato da una persona disinteressata che si immola e sacrifica il suo tempo per il bene comune.

Infine, una parola sul gran regista dello spettacolo, Santoro. Si vede che è il dominus, si vede che decide, che ha in mano gli attori, anche quelli eminenti e potenti, perché ora sono tutti con il cappello in mano alla ricerca disperata di un voto in più e sono disposti a qualsiasi performance possa chiedere il regista impresario, anche a denudarsi. Solo in un momento o due, visto che è persona intelligente e navigata, si rende conto che il gioco potrebbe farsi pericoloso anche per lui perché stanno trattando, come se fosse una chiacchiera da bar, una questione in cui migliaia, forse milioni di individui potrebbero avere un danno e che la legge è lenta ma non perdona, anche dopo molto tempo. Allora con una voce diversa dal solito, meno impostata, fa piccole correzioni rispetto alle iperboli incontrollate di Di Pietro, venendo incontro al povero Fassina che si ostina a difendere inutilmente le istituzioni. A proposito, Fassina è un bocconiano, ha lavorato per il Fondo Monetario Internazionale, non è deputato, primo tra gli eletti nelle primarie del PD nel Lazio. Ha un’aria sempliciotta ma penso che abbia stoffa da vendere, spero.

Con che faccia

Il moralista dalla gola secca parla ancora. Questa è la mia prima indignazione dell’anno. Riporto testualmente, tratta dalla rete l’agenzia di stampa contenente una dichiarazione di commento al nobile discorso del presidente Napolitano.

Prego di leggerlo con cura per riflettere su come si possa travisare la realtà, su quanto si possa essere di parte, su quale possa essere il livello di falsificazione al quale un moralista dalla gola secca possa arrivare pur di alzare polveroni sul suo fallimento personale. Mezze verità, sospetti, rancori, paure, invidie. Questa è la gente da mandare a casa senza pietà e senza pensione visto che un buon patrimonio lo hanno accumulato.

”Il discorso del Presidente della Repubblica Napolitano quest’anno e’ stato piu’ vuoto che mai, senza anima, senza cuore e senza alcuna assunzione di responsabilita’, anzi con un improprio autoelogio finale. Un compitino fatto di parole vuote e di circostanza”. Cosi’ il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica.   ”Il Presidente si e’ rammaricato della mancanza di una nuova legge elettorale. Ma perche’ non ha fatto il suo dovere mettendo il Parlamento di fronte alle sue responsabilita’? Per dare cosi’ una risposta a quel milione e duecentomila cittadini che hanno firmato per ripristinare una legge elettorale che avrebbe permesso loro di scegliere chi mandare in Parlamento e chi mandare a casa. In questi anni non ha mai sollecitato le Camere per la risoluzione di quello scandalo che si chiama conflitto di interessi. In quest’ultimo anno non e’ mai intervenuto facendo passare in cavalleria le oltre cinquanta fiducie chieste dal Governo che pure aveva sulla carta una massiccia maggioranza. Il presidente Napolitano ha raccontato il dramma del Paese senza rendersi conto che l’Italia e’ in queste condizioni per colpa di tutte le istituzioni. Con la scusa della crisi, sono stati tolti i soldi ai cittadini e allo Stato ma sono stati dati alle banche. E questa e’ la verita’ che viene nascosta. Le famiglie si sono impoverite, i nostri giovani sono a spasso, i lavoratori – additati spesso nelle loro rappresentanze sindacali come i piu’ conservatori – sono quelli che hanno pagato il prezzo piu’ alto. A niente e’ servito riempire le piazze di tutta Italia per gridare il malcontento generale del Paese e denunciare le ingiustizie sociali. Le istituzioni sono rimaste sorde a tutto questo. Al contrario di quanto e’ accaduto, invece, alle caste e agli ordini professionali, a cui e’ bastato solo alzare un dito per respingere qualunque ipotesi di riforma che potesse sfiorarli. I conti sono pesati solo sulle spalle dei poveri cristi, della gente onesta, dei giovani precari e delle famiglie. La ricetta dei professori era sbagliata e la via d’uscita percorsa finora era inadeguata. Serve un segnale forte contro queste politiche inique. E non possiamo accettare che, come accadde nel feudalesimo, si chieda l’obolo ai servi della gleba, mentre si mantengono intatti i privilegi, i patrimoni, i soldi della Casta e dei corrotti. Auspichiamo, percio’, che il nuovo anno apra un nuovo corso, porti nuovi protagonisti e permetta ai cittadini di mandar via quanti hanno distrutto lo stato sociale”, conclude Di Pietro.

Sinistrume

In questi giorni credo sia interessante seguire attentamente l’evoluzione del caso Di Pietro. Capire il personaggio e le sue giravolte  ci consente forse di capire meglio questo ventennio che si sta chiudendo. Il suo carisma, l’alone di santità e di forza di cui è stato sempre circondato, anche dagli elettori di sinistra, ci ha impedito di collocare politicamente il suo movimento, come sta accadendo ora anche con il movimento che fa capo a Grillo.
A me non era mai piaciuto, anche quando da magistrato faceva tintinnare le manette e accumulava confessioni. Ricordo che allorché, sfogliando il giornale in sala professori del Fermi, lessi che si dimetteva dalla magistratura dissi ad alta voce, ecco anche lui si butta in politica, un collega quasi mi aggredì come avessi bestemmiato la Madonna sostenendo che era una persona troppo nobile e per bene da potersi mischiare con i politici che aveva sino ad allora combattuto. Berlusconi lo corteggiò ma lui preferì pescare voti nel serbatoio giustizialista, autoritario e conservatore che è presente nella buona borghesia progressista e per bene che nominalmente ingrossa il centrosinistra. Di fatto depotenziò il blocco di centro sinistra muovendosi da indipendente, alterando le difficili alchimie necessarie per mettere d’accordo chi si opponeva al vincente berlusconismo. Ha portato in parlamento Scilipoti e compagni, personaggi così opportunistici da salvare per un anno intero la morente maggioranza di destra e danneggiando così in modo incalcolabile anche i nostri bilanci familiari. Ha fatto la campagna elettorale a fianco del PD di Veltroni per poi fare un bel marameo gigante costituendo un suo gruppo parlamentare indipendente. Ha attaccato in modo ignobile il presidente Napolitano e il governo Monti, senza alcun senso dello Stato e degli interessi nazionali, gravemente minacciati da una crisi finanziaria internazionale senza precedenti.
Vederlo con la gola secca molto  imbarazzato davanti alla giornalista di Reporter è stata per me una conferma, ma anche una sorpresa perché effettivamente tutto quanto è emerso fin qui mi sembra incredibile.
Ieri sera su Rai News ho ascoltato l’intervista di Vattimo, europarlamentare dell’Idv e noto filosofo ascritto all’intellighenzia di sinistra. Lì ho visto meglio quanto i soldi, il potere, il successo, le cene eleganti possano corrompere il pensiero: Vattimo si è dimostrato possibilista rispetto alla confluenza nel movimento 5 Stelle, non mi è sembrato troppo scandalizzato per il comportamento del suo leader, ha detto che una opposizione a prescindere, anche senza un programma di governo, ma solo con la voglia di contrastare una maggioranza di centro conservatrice potrebbe raccogliere il sinistrume ancora disperso in mille rivoli.
Il giornalista che intervistava coglie il significato dispregiativo della parola ‘sinistrume’ e il filosofo abilmente si corregge dicendo che anche lui fa parte del sinistrume.
Vero, si stanno scoprendo le carte, Vattimo ha poco da spartire con la sinistra vera. Peraltro mi chiedo, ma questi europarlamentari che fanno? Sono io poco informato o si comportano con ricchi pensionati della politica che si godono felicemente la loro prebenda?
La vicenda di Di Pietro ha punti di contatto con quella di Bossi, di Berlusconi, di Grillo. I pericoli per una democrazia di una leadership personale che cavalca e interpreta una tensione sociale preesistente sono evidenti: se il successo elettorale è sicuro e dirompente, nei luoghi della rappresentanza si fanno avanti soprattutto gli opportunisti o gli incapaci poichè questi posti sono ben pagati e sono al riparo dal controllo e dalle responsabilità. Questo è il gravissimo rischio che corriamo con l’ultimo apprendista stregone che si sta presentando a salvare la patria e che si atteggia a predicatore evangelico.

Moralisti con la gola secca

Spettacolare ieri sera l’intervista dell’on Di Pietro  trasmessa da Reporter della Gabanelli. Una  giornalista, armata di un bel pacco di fotocopie e di una videocamera puntata come una pistola, ha fatto domande a raffica a cui il povero Di Pietro ha dovuto rispondere farfugliando che tutto era già chiaro negli atti dei numerosi processi subiti da lui o dai suoi detrattori. Ma non è riuscito a dare una plausibile spiegazione della quantità esorbitante di patrimonio immobiliare personale che ha accumulato in questi anni. Si torceva le mani, muoveva la lingua per umettare una bocca che doveva essere secca come fosse piena di sabbia. Poveraccio, certo gli hanno appannato l’immagine di grande censore e di unico vergine oppositore del bieco Monti, unico difensore della plebe affamata. E Donadi lo avete visto? di solito sicuro di sé, tagliente preciso e determinato nell’eloquio, quando gli hanno chiesto dei particolari sul bilancio del partito ha cominciato a tentennare, ha detto e non detto, si è scusato e poi contraddetto. Poveraccio, anche lui che di questi dettagli sulla gestione del partito non sa badare, ha cose più alate di cui occuparsi. Diffidare sempre dei moralisti salvatori della patria.