La certificazione

Ci risiamo. Allacciare le cinture di sicurezza, si vola in un’altra turbolenza  con nuovi vuoti d’aria.

Come la turbolenza finanziaria del 2011 cominciò con l’abbassamento del rating di alcuni paesi europei e lo spread dominò le scelte politiche ed economiche per alcuni anni, così ora  lo scandalo dei software  truccati delle VW fa traballare le borse di mezzo mondo, sentiamo la minaccia di una nuova recessione. Continua a leggere

too big to fail

La grande madre Russia, l’orso dalla zampata nucleare, l’economia dal ricco surplus da vendita di gas rischia di affondare nella tempesta finanziaria di questi giorni. Il rublo ha perso metà del suo valore.

C’è ancora qualcuno in giro che pensa che l’Italia si possa permettere una moneta nazionale e sfidare così la sorte di una navigazione in un mare finanziario così pericoloso? Marengo d’oro o grillino d’argento?

Forse dobbiamo smetterla di pensare che siamo troppo grandi per poter fallire, di ricattare l’Europa, la Germania, gli Usa pretendendo che altri paghino i nostri debiti. Se la Russia può fallire, qualcuno avrà riguardo per l’Italia?

Le mie mutande e la casa di Diego

Ieri sera mia moglie mi dice che finalmente alla merceria sono arrivate le mia mutande. Tranquilli, non sono uno snob che indossa solo mutande inglesi ma un corpulento italiano che avendo trovato una marca italiana che ne fa un modello confortevole che mi va a pennello preferisce usare quelle dopo aver notato che sulla scatola c’è scritto che sono prodotte in Italia e non costano molto di più di quelle made in China. Ebbene la merceria del quartiere, sono all’antica e preferisco che qualche negozio sopravviva sotto casa, ha impiegato mesi a procurarmi la mutanda tanto desiderata. Notare che quella marca l’aveva scoperta mia moglie proprio in quella merceria.

Ma che c’entra tutto ciò  con il festival di Trento di cui stavo raccontando? Lo capirete se racconto un altro fattarello successo due giorni fa. Chiedo al mio cugino milanese notizie sul suo trasloco nella nuova casa. Diego mi risponde che deve ancora aspettare qualche mese, che il ritardo nelle consegne della casa di nuova costruzione sarà alla fine  di 2 anni, la ditta è bloccata da problemi di finanziamento con le banche, i sub appaltatori non lavorano più se non sono pagati in anticipo ed è tutto fermo. Le mutande non arrivano, le case non sono terminate e i cantieri rimangono fermi.

La colpa del nostro stallo economico è tutta e sola delle banche che non finanziano? Quali sono le responsabilità dei negozianti che non curano il dettaglio di un cliente che vuole proprio quel prodotto e non un altro, quali le responsabilità di costruttori che lavorano senza rischiare il proprio capitale, solo con i soldi raccolti con le prevendite e con i soldi dei finanziatori più o meno istituzionali? quali le responsabilità di imprenditori che lavorano solo se sono pagati anticipatamente perché non si fidano di nessuno? Quanto conta la psicosi collettiva per cui chi è al sicuro ha convenienza a far andare le cose peggio tanto ha tutto da guadagnare politicamente, socialmente ed economicamente?

scoiattolo-footerE’ ormai diffuso un pregiudizio anticapitalistico, antibancario, antieuro, antieuropa, antitutto e ne siamo tutti più o meno condizionati. Con questo pregiudizio e con una certa curiosità siamo quindi andati il primo giugno ad assistere a un dibattito dal titolo ‘Dal liberismo alla nazionalizzazione: quale futuro per le banche?’ tenuto da autorevoli bancari ‘non banchieri’ all’interno di una banca prestigiosa della città. Anche in questo caso il dibattito sarà disponibile sul sito del festival e vale la pena di ascoltarlo integralmente per capire tante cose che ci riguardano direttamente.

Ovviamente le banche e i bancari tendono ad assolvere se stessi da ogni responsabilità, ma, fatta la tara, tre sono i concetti che mi sono rimasti impressi:

  • i soldi delle banche sono dei risparmiatori, dei correntisti e devono essere gestiti con prudenza e rispetto, per questo per concedere prestiti le banche devono chiedere garanzie,
  • gli imprenditori se vogliono essere tali devono essere disposti a correre dei rischi, 
  • le aziende sane, quelle a cui i crediti sarebbero concessi senza problemi, in questo momento non chiedono nuovi prestiti e sono ferme.

Alla domanda finale del giornalista sul da farsi per uscire da questo stallo, il bancario intervistato risponde: se per un nuovo affare servono 3 euro di finanziamento, 1 lo deve mettere l’imprenditore, 2 li può mettere la banca. Ma per riattivare un clima positivo non raggelato dalla paura di correre troppi rischi, lo Stato dovrebbe garantire il rischio di insolvenza di almeno 1 dei due euro forniti dalla banca. Questa triangolazione di responsabilità sembra convincente anche se un contesto sociale impaurito, deluso e diffidente tende ormai a rifiutare ogni medicina che non siano forti anestetici e sonniferi per risvegliarsi in un mondo in cui si ricomincia da zero.

L’economia per una società giusta

Il festival dell’economia di Trento si presenta come un evento che coinvolge tutta la città ed in parte anche Rovereto. Si accede agli eventi senza troppe formalità tranne gli eventi più importanti che si realizzano in teatri per i quali occorre ritirare un’ora prima il biglietto con il posto assegnato. Il programma è molto nutrito e contemporaneamente ci possono essere 4 o cinque eventi, conferenze, interviste dibattiti, per cui per strada si vedono processioni di giovani e di professori che si spostano in fretta da una conferenza ad un’altra. Ci sono anche molti VIP, premi Nobel, politici per cui le forze dell’ordine seppur discretamente sono presenti ovunque dentro e fuori le sale.

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Lascio a mio fratello e mia cognata il compito di scegliere a che cosa partecipare e mi adeguo di buon grado essendo nuovo dell’ambiente.

La prima relazione a cui partecipiamo riguarda le economie emergenti e la crisi globale, è tenuta da un professore americano di origine indiana, Kaushik Basu, che occupa posti di grande rilievo alla banca mondiale e nel governo indiano. Egli mostra come la crisi attuale sia concomitante con l’aumento delle differenze tra Stati e soprattutto con l’aumento delle differenze di reddito all’interno degli Stati. Certi tassi di crescita delle economie emergenti sebbene alti, più alti di quelli delle economie sviluppate, non riducono la povertà delle masse di diseredati esistenti anzi ne estremizzano gli effetti se raffrontate all’emergere di ristrette classi di super ricchi in ogni parte del globo. Come economista cerca di spiegare quali debbano essere le regole e i vincoli che potrebbero mitigare o annullare questi effetti perversi dello sviluppo del capitalismo globalizzato proponendo la costituzione di nuovi poteri regolatori di tipo sovranazionale ma, alla fine, ad una analisi più stringente, ammette che la soluzione non potrà che essere una visione più collaborativa e meno competitiva delle relazioni internazionali e sociali. Mi torna in mente le teorie dei giochi di quel matematico … come si chiama? …  dico sottovoce rivolto a mio fratello … sì quel matematico su cui hanno fatto un film … e non ricordavo nemmeno il titolo del film.  Davanti al nostro banco una giovane studentessa si gira e mi dice sorridendo, Nash. … sono confortato, stavo anch’io capendo quello che il conferenziere stava dicendo!

Dopo la presentazione si fanno avanti numerosi giovani studenti, tutti in un inglese brillante, sicuro e fluente, con domande intelligenti e pertinenti. Che bello ritrovarsi in una aula universitaria perfettamente arredata, ben tenuta, stracolma di giovani educati, attenti, eleganti nei modi, che parlano a bassa voce, che ti cedono il passo se vedono i tuoi capelli bianchi. Diventeranno spietati economisti di qualche multinazionale dello sfruttamento? Forse. Certamente da questa prima conferenza emergono impostazioni aperte ad una sensibilità umanistica che lascia bene sperare per la formazione di questi giovani.

All’uscita c’è il tavolo con alcuni libri di riferimento tra i quali anche uno di Basu che acquisto per approfondire le cose che aveva detto.

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