L’economia per una società giusta

Il festival dell’economia di Trento si presenta come un evento che coinvolge tutta la città ed in parte anche Rovereto. Si accede agli eventi senza troppe formalità tranne gli eventi più importanti che si realizzano in teatri per i quali occorre ritirare un’ora prima il biglietto con il posto assegnato. Il programma è molto nutrito e contemporaneamente ci possono essere 4 o cinque eventi, conferenze, interviste dibattiti, per cui per strada si vedono processioni di giovani e di professori che si spostano in fretta da una conferenza ad un’altra. Ci sono anche molti VIP, premi Nobel, politici per cui le forze dell’ordine seppur discretamente sono presenti ovunque dentro e fuori le sale.

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Lascio a mio fratello e mia cognata il compito di scegliere a che cosa partecipare e mi adeguo di buon grado essendo nuovo dell’ambiente.

La prima relazione a cui partecipiamo riguarda le economie emergenti e la crisi globale, è tenuta da un professore americano di origine indiana, Kaushik Basu, che occupa posti di grande rilievo alla banca mondiale e nel governo indiano. Egli mostra come la crisi attuale sia concomitante con l’aumento delle differenze tra Stati e soprattutto con l’aumento delle differenze di reddito all’interno degli Stati. Certi tassi di crescita delle economie emergenti sebbene alti, più alti di quelli delle economie sviluppate, non riducono la povertà delle masse di diseredati esistenti anzi ne estremizzano gli effetti se raffrontate all’emergere di ristrette classi di super ricchi in ogni parte del globo. Come economista cerca di spiegare quali debbano essere le regole e i vincoli che potrebbero mitigare o annullare questi effetti perversi dello sviluppo del capitalismo globalizzato proponendo la costituzione di nuovi poteri regolatori di tipo sovranazionale ma, alla fine, ad una analisi più stringente, ammette che la soluzione non potrà che essere una visione più collaborativa e meno competitiva delle relazioni internazionali e sociali. Mi torna in mente le teorie dei giochi di quel matematico … come si chiama? …  dico sottovoce rivolto a mio fratello … sì quel matematico su cui hanno fatto un film … e non ricordavo nemmeno il titolo del film.  Davanti al nostro banco una giovane studentessa si gira e mi dice sorridendo, Nash. … sono confortato, stavo anch’io capendo quello che il conferenziere stava dicendo!

Dopo la presentazione si fanno avanti numerosi giovani studenti, tutti in un inglese brillante, sicuro e fluente, con domande intelligenti e pertinenti. Che bello ritrovarsi in una aula universitaria perfettamente arredata, ben tenuta, stracolma di giovani educati, attenti, eleganti nei modi, che parlano a bassa voce, che ti cedono il passo se vedono i tuoi capelli bianchi. Diventeranno spietati economisti di qualche multinazionale dello sfruttamento? Forse. Certamente da questa prima conferenza emergono impostazioni aperte ad una sensibilità umanistica che lascia bene sperare per la formazione di questi giovani.

All’uscita c’è il tavolo con alcuni libri di riferimento tra i quali anche uno di Basu che acquisto per approfondire le cose che aveva detto.

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