Islanda un’isola

L’Islanda è stata un esempio per molti gonzi di come sia possibile affrontare e risolvere una crisi finanziaria mandando a FNC i creditori stranieri, un felice esempio di come un cantante possa prendere il potere e condurre i suoi 300.000 abitanti sulla via della rinascita felice, magari stampando moneta.

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Esattamente due anni fa ne discutevo interloquendo con altri su FB. Nel frattempo il virus della irrazionalità e dell’insensatezza è dilagato non solo qui da noi ma un po’ ovunque in Europa: la nostalgia delle vecchie monete, l’idea che da soli ci si possa isolare difendendosi della miseria dilagante importata dai disperati che chiedono aiuto, l’dea che si possa tosare il debito imponendo uno sconto da falliti, l’idea che il trucco della moneta inflazionata permetta di comprare sul mercato energia, derrate alimentari e quant’altro serve per vivere riccamente, è diventata luogo comune nei discorsi da bar dei nostri talk show televisivi, alla presenza di valenti economisti non convenzionali.

Oggi Seminerio nel suo blog riprende il caso Islanda e ne descrive la difficile situazione in un testo che va letto con attenzione e un certo impegno per capire un linguaggio abbastanza tecnico ma comunque abbordabile anche da noi profani.

Islanda un’isola arroccata e sovrana ma prigioniera dei suoi debitori che uno strimpellatore (aggiungo io) non ha potuto salvare.

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