Via l’IMU ?

Così ancora una volta è stata persa un’occasione. Con il ricatto della stabilità politica ed economica, il PDL ha imposto la soluzione che aveva propagandato nella campagna elettorale. In realtà non è riuscito a restituire quella già pagata lo scorso anno ma può vantare comunque di essere riuscito ad abolire una tassa che aveva istituito.

E il PD? Avete capito bene quale fosse la posizione del PD su questo problema?  Difesa dei redditi più deboli, rispetto dei vincoli di bilancio … ma in pratica cosa poteva aspettarsi il pensionato monoreddito che vive in una casa di sua proprietà? Non si sa. La soluzione adottata non sembra il risultato della proposta del PD ma un pasticcio ambiguo che rimanda alla discussione parlamentare l’effettiva abolizione della seconda rata; per ora sembra certo che a settembre non dobbiamo pagare. Pensano davvero che così la gente si senta più ricca ed abbia voglia di intraprendere, investire, consumare?

Grillo è occupato a punzecchiare, minacciare, blandire, punire. Non mi pare che abbia espresso una chiara posizione sull’IMU, punta al default in autunno e l’autunno si avvicina ma la nave per ora va.

Monti, anche lui ha i suoi problemi politici e non mi risulta che abbia confermato la posizione ferma e decisa che aveva assunto in campagna elettorale secondo la quale l’IMU era intoccabile, pena la catastrofe. Ora, forse basta rovistare meglio nelle pieghe del bilancio per trovare le coperture.

Io, da parte mia, sempre in questo delirio solipsistico del blog, confermo la posizione che avevo assunto a maggio nel post via l’IMU. Anzi per comodità del lettore ne cito testualmente un brano. (autoreferenzialità!!)

Ma tu cosa pensi dell’abolizione dell’IMU? mi è stato chiesto.

Intanto ho smesso di chiedermi se a giugno avrei dovuto smobilitare qualche titolo per avere contante sufficiente per pagare IMU e IRPEF e altre spese straordinarie in incubazione, poi ho capito che per sentirsi più ricchi bisognava aspettare le decisioni sul nuovo assetto della tassazione sulla casa.

Osservo che mentre il PDL può giocare su un obiettivo semplice che la gente ha capito benissimo e che ha motivato la scelta nella cabina elettorale, il PD ha avuto sull’argomento posizioni più sfumate non riducibile ad uno slogan secco spendibile nella trattativa visibile per il nuovo governo.

L’IMU ha due difetti fondamentali: appare come una imposta sul patrimonio ma serve a sostenere spese correnti dei comuni, è proporzionata ad un valore fittizio della casa e non tiene conto della situazione reddituale del proprietario. In una situazione recessiva moltissime famiglie scoprono che i loro beni immobili, costituiti nel tempo con sacrificio, diventano un peso insopportabile e non più una risorsa rassicurante. Molti sono costretti a vendere per ritrovare un equilibrio sopportabile e ciò accade non solo alle famiglie con una sola piccola casa ma anche a famiglie che dispongono di una seconda casa per le vacanze o di più case per il futuro dei figli. L’IMU destabilizza anche il ceto medio che sta perdendo le sue sicurezze. Quel ceto medio maggioritario che è rappresentato dalla vera maggioranza in parlamento PDL + M5S.

La soluzione del problema è semplice: abolire per sempre l’IMU distinguendo più chiaramente le imposte rispetto alla destinazione finale.

La Tares o equivalente, si potrebbe semplicemente chiamare tassa comunale, dovrebbe assicurare tutti gli introiti del comune e dovrebbe gravare sui redditi dei residenti, sulle case tenute a disposizione da non residenti, sulle case non occupate, sui redditi delle aziende che operano sul territorio. Le aliquote sarebbero di competenza del comune e dovrebbero essere coerenti con le politiche del territorio. Basta aver giocato almeno una volta a SimCity per capire facilmente la cosa.

Sulle case e su tutti i beni che costituiscono il patrimonio, ciò che il padre lascia ai figli, si dovrebbe introdurre una vera patrimoniale sotto forma di tassa di successione tutta a favore dello Stato per ridurre il debito pubblico come il fiscal compact prevede. Sull’argomento ho scritto più di un post in passato: patrimoniale1 e patrimoniale2.

Per alleggerire l’imposizione sulla casa eliminerei la tassa di registro e semplificherei i passaggi di proprietà come avviene nei paesi teotonici con evidenti vantaggi sociali ed economici.

Via l’IMU

Ora che Henry conte di Read è in giro nella terra di mezzo a cercare alleanze nelle altre città assediate , riprende nelle osterie il passatempo di sempre, chiacchierare appassionatamente sui giochi di potere dei potenti della città. I facitori di opinioni stanno insinuando dubbi nella mente della plebe in particolare sulla gabella rionale che prossimamente dovrebbe essere pagate su case, stamberghe e palazzi. Solo chiese ed ospizi sono esenti e i capo-rione si lamentano perché le monete raccolte non sono sufficienti a coprire le spese di ogni giorno per evitare che la città degrada al punto da essere invivibile. Henry è partito dicendo che la gabella non si paga per ora e poi vedremo. All’immediato tripudio della plebe è seguita la preoccupata curiosità circa l’effettivo significato della decisione.

Basta con le metafore, siamo negli anni 2000, il nostro presidente del consiglio si sposta in aereo e ha modo di parlare a tutti senza che il dibattito  si svolga tutto nelle bettole del popolino (leggi talk show). Ma tu cosa pensi dell’abolizione dell’IMU? mi è stato chiesto.

Intanto ho smesso di chiedermi se a giugno avrei dovuto smobilitare qualche titolo per avere contante sufficiente per pagare IMU e IRPEF e altre spese straordinarie in incubazione, poi ho capito che per sentirsi più ricchi bisognava aspettare le decisioni sul nuovo assetto della tassazione sulla casa.

Osservo che mentre il PDL può giocare su un obiettivo semplice che la gente ha capito benissimo e che ha motivato la scelta nella cabina elettorale, il PD ha avuto sull’argomento posizioni più sfumate non riducibile ad uno slogan secco spendibile nella trattativa visibile per il nuovo governo.

L’IMU ha due difetti fondamentali: appare come una imposta sul patrimonio ma serve a sostenere spese correnti dei comuni, è proporzionata ad un valore fittizio della casa e non tiene conto della situazione reddituale del proprietario. In una situazione recessiva moltissime famiglie scoprono che i loro beni immobili, costituiti nel tempo con sacrificio, diventano un peso insopportabile e non più una risorsa rassicurante. Molti sono costretti a vendere per ritrovare un equilibrio sopportabile e ciò accade non solo alle famiglie con una sola piccola casa ma anche a famiglie che dispongono di una seconda casa per le vacanze o di più case per il futuro dei figli. L’IMU destabilizza anche il ceto medio che sta perdendo le sue sicurezze. Quel ceto medio maggioritario che è rappresentato dalla vera maggioranza in parlamento PDL + M5S.

La soluzione del problema è semplice: abolire per sempre l’IMU distinguendo più chiaramente le imposte rispetto alla destinazione finale.

La Tares o equivalente, si potrebbe semplicemente chiamare tassa comunale, dovrebbe assicurare tutti gli introiti del comune e dovrebbe gravare sui redditi dei residenti, sulle case tenute a disposizione da non residenti, sulle case non occupate, sui redditi delle aziende che operano sul territorio. Le aliquote sarebbero di competenza del comune e dovrebbero essere coerenti con le politiche del territorio. Basta aver giocato almeno una volta a SimCity per capire facilmente la cosa.

Sulle case e su tutti i beni che costituiscono il patrimonio, ciò che il padre lascia ai figli, si dovrebbe introdurre una vera patrimoniale sotto forma di tassa di successione tutta a favore dello Stato per ridurre il debito pubblico come il fiscal compact prevede. Sull’argomento ho scritto più di un post in passato: patrimoniale1 e patrimoniale2.

Per alleggerire l’imposizione sulla casa eliminerei la tassa di registro e semplificherei i passaggi di proprietà come avviene nei paesi teotonici con evidenti vantaggi sociali ed economici.

Via la tassa di registro

Ieri sera ho seguito l’intervista di Renzi dalla Gruber, attendo quella di Bersani prevista per questa sera. Per ora la sensazione è che sotto la valanga di parole e la brillantezza dell’eloquio ci sia molto poco e che non ci sia la consapevolezza della gravità della situazione e della complessità del compito a cui si sta candidando. Qualsiasi persona prudente non avrebbe fatto appello agli anziani solo per avere voti ma avrebbe chiesto che l’esperienza dei vecchi (quelli del suo partito che vuol rottamare) fosse messa al servizio della immane impresa di governare questo difficile e disastrato paese.

Ciascuno di noi in realtà si sta chiedendo cosa si potrebbe fare, cosa potremmo fare, cosa faremmo se avessimo il potere. A mo’ di chiacchiera tra amici al bar è quello che ho cominciato a fare parlando di come farei la patrimoniale. Nei prossimi post vorrei delineare un mini programma di governo come se io fossi candidato alle primarie. Tanto per rimanere con i piedi per terra.

Quindi la prima proposta è di aumentare la tassa di successione e tassare tutte le forme di proprietà finanziarie che sfuggono al varco del passaggio in  successione. Cerco ora di raffinare la proposta inserendo un altro punto che a mio parere potrebbe avere un forte impatto sulla economia generale.

Come sappiamo la casa e le proprietà immobiliari sono tartassate poiché non possono sfuggire, sono le più disponibili, come accade anche al reddito dei dipendenti. Parallelamente all’appesantimento della tassa di successione, e a parziale compensazione, dovrebbe scomparire di fatto la tassa di registro sulle case. In questo momento di stasi e depressione dei prezzi delle case una facilitazione dei passaggi di proprietà non dovrebbe avere un effetto inflattivo e anche se lo avesse ridarebbe un po’ di vivacità al mercato.

Perché togliere la tassa di registro? Il paese invecchia, il paese si ristruttura, il paese deve diventare dinamico. La casa di proprietà è diventata una palla al piede, un elemento di rigidità che impedisce di spostarsi facilmente sul territorio dietro a un nuovo lavoro, che ti obbliga a stare in una casa piccola quando hai i figli e a ciabattare in una casa grandissima quando sei vecchio. La casa ti impedisce di ristrutturare la tua famiglia e impedisce le convivenze funzionali a stagioni particolari della tua vita. Se vendere e comprare non fosse penalizzato da una tassa salata a cui si aggiungono ingiustificate spese notarili e burocratiche, i passaggi sarebbero molto più frequenti con effetti positivi sul traffico delle città (tanto tempo fa avevo un collega che abitava all’EUR e aveva il ruolo al Trionfale, ogni giorno un’ora di traffico ma aveva fatto il conto che era conveniente rispetto al costo del passaggio di proprietà), sulla qualità della vita dei singoli, sull’organizzazione della vita dei pensionati anziani. Ci sarebbero più lavori di manutenzione e ristrutturazione degli appartamenti, si venderebbero più mobili, ci sarebbe una visione più dinamica e positiva della vita, quantomeno si venderebbero più vernici per le pareti.

Se sparisse la tassa di registro dovrei precisare meglio la mia proposta sulla tasse di successione per la parte che riguarda le donazioni. Ovviamente in caso di annullamento della tassa di registro gli anziani sarebbero portati a far figurare i passaggi in vita agli eredi sotto forma di compravendita, molto più conveniente fiscalmente. Occorre allora prevedere che quanto incassato da una vendita di un bene immobile, come risulterà dagli atti, faccia parte del cespite su cui grava la tassa di successione per almeno 10 anni e che la donazione abbia un’aliquota ridotta almeno della metà. In questo modo la donazione, pur tassata, sarebbe l’unica forma praticata per passare i propri averi in vita agli eredi.

La patrimoniale 2

La patrimoniale una scelta obbligata

Come ho cercato di mostrare nel precedente post, poiché la pressione sui redditi, già particolarmente onerosa, non è sufficiente ad affrontare l’abbattimento del debito pubblico a livelli che non mettano in pericolo gli equilibri basilari della nostra convivenza e della nostra ricchezza, occorre pensare ad un prelievo che riguardi i patrimoni mobiliari ed immobiliari.

Questa scelta non solo è l’unica praticabile ma è anche giusta perché risponde ad alcuni principi base quali la progressività della contribuzione fiscale, la compensazione delle storture di un arricchimento che ha privilegiato in passato chi ha potuto evadere, la riduzione delle differenze tra i molto ricchi e i troppo poveri.

La patrimoniale più semplice da attuare non è altro che l’imposta di successione.

Interessante notare che tale imposta è stata una delle prime eliminate dal governo Berlusconi. (Non è ancora chiaro perché mai lo abbia fatto). Per motivare tale scelta a quel tempo si disse che si preservava in questo modo l’integrità del capitale d’impresa che passava all’interno delle famiglie, e questo per il bene dell’economia generale. Come se non esistessero le società per azioni. Naturalmente se si voleva essere coerenti si sarebbe dovuto reintrodurre la regola medioevale per cui era il primogenito maschio ad ereditare tutto, così non succedeva quel che è successo alla proprietà della Fiat frazionatasi in mille rivoli tra i numerosi eredi. Avremmo avuto molti giovani cavalieri in giro a difendere l’onore di gentili donzelle e molte più monache di Monza a soffrire in isolati conventi. Ma ironia a parte, anche questo va ricordato tutte le volte che il centro destra dice che la colpa del debito è della sinistra.

Il gettito dell’imposta di successione

L’imposta, abolita nel 2001 da Berlusconi viene reintrodotta dal governo Prodi nel 2006 ma con una franchigia di 1.000.000 di euro per successioni tra genitori e figli con un’aliquota del 4%. Di fatto il gettito rimane molto basso, quasi nullo, rispetto a quello realizzato in altri paesi come risulta anche dal seguente grafico tratto da un post della Voce

L’asse delle y rappresenta la percentuale di gettito fiscale dell’imposta di successione su gettito complessivo.
 

Interessante notare che i paesi con la più alta incidenza della imposta di successione sono gli Stati Uniti e la Francia. Negli Stati Uniti ciò è il frutto della convinzione calvinista-protestante per cui la ricchezza non dipende solo della tua bravura nel produrla ma è anche un dono di Dio che ti impegna a renderla utile anche per gli altri. Chiunque abbia visitato una università americana sarà stato colpito dalla quantità di steli, statue e targhe marmoree che ricordano che quell’edificio, quell’istituto, quella clinica sono la donazione del signor Smith, del signor Braun o del signor Rossi. Bill Gates, ancora piuttosto giovane, con figli poco più che adolescenti ha pubblicamente disposto che il suo stratosferico patrimonio personale è destinato ai figli solo in piccolissima parte, per il resto sarà allocato in una fondazione che avrà finalità filantropiche. Tutto ciò perché l’imposta di successione americana, piuttosto salata, consente comunque di essere elusa con questi tipi di donazione. E’ un’altra mentalità rispetto alla nostra. Per la Francia  probabilmente la diversa situazione è il retaggio dei governi di sinistra che negli anni hanno introdotto forme di tassazione  patrimoniale. Poi ci chiediamo perché qualche paese ha la tripla A ed altri no.

Varie ipotesi di patrimoniale

L’imposta di successione costituisce una soluzione alternativa ad altre patrimoniali di cui si discute e presenta meno controindicazioni. Sostanzialmente ci sono almeno quattro ipotesi:

  1. Amato nel ’94 prelevò direttamente nei depositi una tantum una quantità di danaro sufficiente a eliminare il pericolo imminente, ora mi sembra che sostenga l’opportunità di prelievi forti ma temporanei. Il difetto di questa strategia, in piccola parte già attuata dal governo Monti, è quello di impaurire gli investitori e creare quel panico che si vuol combattere. Inoltre un prelievo fiscale eccessivo deprime i consumi e quindi aumenta il famoso D/PIL che è il fattore più destabilizzante nell’attuale congiuntura.
  2. Monti spalma il prelievo sul capitale con piccole quote quasi impercettibili credendo nelle cure omeopatiche. Ma come abbiamo visto il fiscal compact probabilmente richiede un prelievo costante per 20 anni di 8 volte quando è già previsto ora. La strategia omeopatica però si rivela controproducente se i ricchi non vogliono farsi tosare, i poveri pretendono soluzioni rapide e vistose e gli organi di stampa amplificano le notizie per creare risentimento, invidie e paura pur di far notizia. Mi riferisco ad esempio ad alcuni calcoli terroristici diffusi dai giornali circa l’entità dell’IMU per cui quando siamo andati a calcolarla ci siamo detti ‘tutto qui? temevo peggio, certo che comunque non è poco’.
  3. La sinistra sindacal radical extra parlamentare vorrebbe una patrimoniale alla francese, una aliquota vistosa e pesante però solo per i super ricchi e forse per i politici, cioè una tassa forte ma non per la media ed alta borghesia. In Francia una aliquota specifica per i grandi patrimoni delle grandi famiglie ha prodotto nel tempo la delocalizzazione progressiva di molte grandi ed influenti famiglie in Svizzera o in isole dove il problema non si pone.
  4. Coloro che non vogliono sentir parlare di patrimoniale in realtà propongono di rovesciare il tavolo, tornare alla lira, stampare moneta e rilanciare la produzione. Ipotesi Berlusconi e mi sembra di capire anche di Grillo. La strada inflazionistica è un modo di ridurre il valore del debito, è la strada sempre usata alla fine di guerre disastrose in cui i ricchi si trovano in mano non solo le loro case distrutte ma anche i loro buoni del tesoro pari a carta straccia. In pratica per non pagare allo stato una imposta sul patrimonio si accetta che il prelievo lo faccia il mercato che riduce il valore reale del patrimonio mobiliare. La crisi dei subprime americani dimostra che se perdono valore i beni mobiliari (azioni, obbligazioni, buoni del tesoro) può perdere valore, ed anche tragicamente, il mattone, e tutti quei beni immobili (case terreni, gioielli, oro) che, se non utilizzati, sono un peso e non una risorsa.

Effetti immediati di un pagamento futuro

Rispetto a queste soluzione l’imposta di successione ha il vantaggio di non pesare immediatamente, quasi fosse un pagherò che avrebbe però effetti immediati in grado di influire sullo stesso  spread, quindi sui costi per interessi. In sostanza un investitore che acquista un BTP ventennale si chiede giustamente: e quando non ci sarà più Monti? ma come fanno questi a restituire questi soldi tra vent’anni? ma questo fiscal compact è veramente una cosa seria? L’incertezza si paga anche profumatamente. Avere invece un cespite sicuro  su una prospettiva lunga può cambiare il sentimento dell’investitore verso il problema della restituzione. Perché, se è incerto l’assetto produttivo dell’azienda Italia nei prossimi decenni, è sicuro che nei prossimi vent’anni circa un quarto della popolazione sarà morta e che almeno la metà del patrimonio sarà passata di mano in successione. (come al solito faccio calcoli molto sommari a spanne). Questo significa che con una aliquota del 10% come imposta di successione si potrebbe ridurre sensibilmente il debito, senza arrivare al famoso 60% del PIL fissato dal fiscal compact ma invertendo radicalmente  la tendenza negativa attuale (più tasse, meno consumi, più deficit, meno Pil, più debito, peggioramento del D/PIL).

Possibili effetti depressivi

Certamente se penso al mio patrimonio e se calcolo quanto dovrebbero pagare i miei eredi applicando una aliquota del 10% mi sembra che sto proprio esagerando, ma se penso a quanto si può perdere in borsa (in un solo giorno il 2 o 3 %), se penso a quanto costa avere figli che non trovano lavoro, se rifletto su quali sono i rischi di una degenerazione del nostro sistema produttivo ed assistenziale, quel 10% se avrà quegli effetti virtuosi che immagino sarebbe proprio un buon investimento. Sì perché penso che questa nuova imposta di cui sto parlando dovrebbe interessare anche la media borghesia, quella che ha almeno una casa di proprietà con un valore superiore ai 500.000 euro. Cioè rispetto alla legge vigente abbasserei la franchigia a 500.000 euro ed eleverei al 10% l’aliquota alla parte restante per tutti anche per i parenti di primo grado.

Mio padre negli ultimi anni di vita, quando doveva sistemare le cose, come diceva lui, mi chiedeva che se c’erano i soldi liquidi per il funerale e per il notaio per la successione, il resto era l’eredità. Si tratterebbe di entrare in questa logica, se il mio patrimonio ora è 100 vuol dire che passo ai miei eredi 90, sempre meglio che passare 40 o 50 dopo un patatrac economico. E i miei eredi si abituano a pensare che il patrimonio di cui disporranno è 90 e non una valore incerto sottoposto al caos dell’incertezza.

La patrimoniale non deve finanziare la spesa corrente.

Tutto questo ragionamento può stare in piedi se nemmeno un soldo proveniente dalla patrimoniale va a finanziare la spesa corrente o a ridurre la pressione fiscale sui redditi, dovrebbero essere due mondi  quasi separati. Non dovrebbe accadere come accadde con il tesoretto di Prodi, l’extragettito che fu oggetto di un attacco alla diligenza da parte di tutte le categorie o come succede attualmente con l’IMU che finanzia la spesa corrente.  Per evitare ciò l’imposta dovrebbe essere pagata solo con il conferimento di BTP che saranno contabilizzati al valore nominale. Alla zecca dovrebbe esserci un laboratorio o un ufficio incaricato di distruggere materialmente i BTP così restituiti o eliminare le serie nel data base.

Pagare restituendo titoli da distruggere

Questa modalità di pagamento avrebbe un ulteriore effetto positivo considerato che attualmente la gran parte della ricchezza finanziaria è detenuto dagli anziani. Se oggi l’imposta entrasse in vigore andrei dal mio notaio a far calcolare la nuova imposta, come se dovessi morire domani, e comprerei subito dei BTP ad un prezzo basso (in realtà come sapete li ho già), se ne trovano ancora in borsa a 85 o 90 euro, e li terrei lì per la vecchiaia, corta o lunga nessuno lo sa. Direi ai miei figli che oltre alla tenuta nel Chianti, ai dieci appartamenti ai Parioli e alla villa nelle Puglie ci sarebbe un gruzzolo liquido che però dovranno restituire allo stato come tassa di successione quando diventerò un caro estinto. E i miei figli non dovrebbero proprio lamentarsi perché il 90% della ricchezza attuale la ereditano.  In questo modo, poiché il debito pubblico ammonta a circa il 22% del patrimonio della famiglie, quasi il 50% dei titoli del tesoro sarebbero di fatto congelati dalle famiglie e non sarebbero oggetto di speculazioni finanziarie. Nel frattempo il gruzzolo accantonato per la successione sarebbe comunque disponibile per tutte le necessità e le opportunità correnti della gestione di una famiglia. Vedo solo effetti positivo, il lettore è pregato di smontare l’ipotesi.

Più soldi ai giovani senza aspettare di morire.

Ovviamente un congelamento troppo prudente e conservativo del capitale personale può frenare lo sviluppo. (A parte che credo che lo sviluppo vada frenato e questa ipotesi funziona anche se l’economia non fosse più dinamica come in passato ma ci fosse un ridimensionamento). Si può prevedere che un passaggio in vita del patrimonio a favore di  parenti o affini goda una aliquota molto più favorevole, supponiamo pari alla sola tassa di registro (sulla tassa di registro tornerò in una prossimo post). Questo renderebbe i patrimoni più dinamici perché non avrebbero una gestione prevalentemente difensiva e conservativa ma più dinamica e giovane.

Al funerale compare l’economia in nero

Questo tipo di tassazione che ha come target  un momento di passaggio in cui la ricchezza è formalizzata e certificata da interessi contrapposti (più eredi contemporaneamente), è più affidabile di quella che si ostina ad inseguire minutamente le singole transazioni dell’economia di ogni giorno (metodo Monti). La tracciabilità delle operazioni bancarie, la richiesta di fatture, gli scontrini fiscali, i numerosissimi adempimenti certosini, (ad esempio i condomini prelevano e versano il 4% della fatture con un dispendio di tempo e di attenzione spoporzionato al vantaggio) hanno il difetto di essere nel contempo esasperanti ed inefficaci. Basta pensare a quanta economia in nero vive e vegeta in Italia. Ridurre il dettaglio dell’accertamento ed attendere al varco (sicuro) i contribuenti: o il nero se lo sono mangiato e consumato e allora hanno pagato le imposte sui consumi oppure hanno accumulato per sé e per la propria famiglia e la cosa lascia tracce assai visibili.

Le società anonime

Ripeto non sono un tecnico dell’argomento solo un cittadino. Se qualcuno mi dice che attraverso le società anonime è possibile nascondere i patrimoni, creare dei forzieri che formalmente hanno un valore molto più piccolo di quello reale del contenuto, allora sarà sufficiente applicare a queste il metodo Monti che tassa minutamente e costantemente i patrimoni anonimi di questi contenitori. Interessante notare che gli industriali si sono dichiarati favorevoli ad una patrimoniale, intendendo colpire i patrimoni immobiliari delle famiglie e sapendo che le loro società si sono ormai da tempo liberate dei patrimoni immobiliari che contenevano.

Tosare il debito per non tosare i cittadini

Ultima riflessione sull’argomento. Se tutto il debito fosse detenuto dalle famiglie italiane, nel patrimonio complessivo sarebbe computabile tutto il debito pubblico sotto forma di ricchezza finanziaria.  L’instabilità finanziaria nasce comunque perché una parte degli investitori teme che tale ricchezza finanziaria possa perdere di valore o non essere restituita per cui se ne libera non volendo rimanere con il cerino acceso in mano. Una imposta sulla successione quale è quella proposta pianifica tale perdita di valore e la ridistribuisce su tutti impedendo che ci siano furbi che si liberano del cerino acceso. Il prestito di fatto diventa in parte  irredimibile, in parte congelato e darà interessi finché la persona che lo possiede è in vita. Una soluzione più che accettabile per pensionati che hanno dei risparmi da cui vorrebbero trarre una rendita spendibile e che potrebbero non preoccuparsi troppo dei loro eredi.

La patrimoniale in una logica rigorosamente capitalista

Termino questa presentazione della mia proposta tornando su un aspetto accennato all’inizio. Senza nessuna progressività punitiva, una simile imposta avrebbe comunque un significato riequilibratore rispetto alla eccessiva concentrazione di ricchezza che in Occidente si è avuta in questi ultimi 30 anni, dal reaganeconomics in poi. Il dibattito politico che ha occupato la campagna presidenziale americana, lo stesso dibattito riservatissimo nel partito comunista cinese ripropongono un aspetto che il nostro egoismo ottuso ci ha fatto dimenticare: se il capitale si concentra troppo muore perché i troppo ricchi perdono la voglia di rischiare e di investire e preferiscono fuggire nei ghetti dorati e ben difesi che stanno sorgendo in giro per il mondo. E i loro figli sono meno capaci dei loro genitori che hanno costruito quelle fortune familiari (è una banale legge statistica che va sotto il nome di regressione). Un ridistribuzione della ricchezza, in questo caso sotto forma di assegnazione di cerini accesi (titoli di debito che non vengono restituiti perche devono essere versati come imposta per poter passare il proprio patrimonio ai figli), una simile redistribuzione è la sola in grado di ridare slancio e vigore al capitale, prima che altre forma di regolazione della società e della sua ricchezza siano inventate.

Per approfondire

Segnalo sull’argomento patrimoniale alcuni articoli autorevoli presenti in una pagina di repubblica on line

Cercando informazioni sulla rete ho trovato questa notizia che considero curiosa ma molto interessante per capire quanto i ragionamenti che stiamo facendo e le vicende finanziarie, che pensiamo abbiano un vita corta, siano profondamente radicate nella nostra storia delle nostre famiglie.

Nel 1935 furono emessi Titoli del debito pubblico denominati Rendita italiana  per 42 miliardi, allo scopo di finanziare lo sforzo bellico in Etiopia. Il prestito era irredimibile: acquistabile a 95 lire per ogni 100 di valore nominale, con un interesse annuo pari al 5% corrisposto semestralmente il 1° gennaio e il 1° luglio non prevedeva un termine né un rimborso. La irredimibilità della Rendita italiana è stata in parte annullata dalla L. 30-3-1981 che ha previsto il rimborso alla pari dei titoli con taglio inferiore alle 100.000 lire. A partire dal 1° gennaio 1998 sono rimborsabili alla pari e cessano di fruttare interessi.

Cioè nel 1998 abbiamo finito di pagare i debiti di una guerra fatta nel ’35. Ma pochi spicci perché il grosso se lo era mangiato l’inflazione della II guerra mondiale.

La patrimoniale 1

Torno alla questione finale del post sul Patrimonio cercando di illustrare come farei io se potessi decidere.

Più si fa cassa, più si spende

Intanto è ovvio che il prelievo fiscale in tutte le varie forme in cui ciò avviene non è sufficiente. Il piano di rientro previsto dal fiscal compact fortemente voluto dai paesi ‘virtuosi’ dell’Unione non è realistico né a breve né a lungo termine se non si decide di aumentare la pressione fiscale. L’esperienza di quest’anno montiano, la situazione che sta per realizzarsi in America con il fiscal cliff dimostrano che gli inasprimenti fiscali hanno un effetto recessivo e quindi sono medicine che a breve possono avere l’effetto contrario a quello che intendono perseguire. L’altra esperienza già vista nella storia recente è che appena ci sono risorse in più in cassa queste si spendono nelle spese correnti per alleviare i disagi sociali provocati dalle stesse norme che hanno prelevato le risorse e che quindi il debito rimane immutato nei suoi valori assoluti. Più si fa cassa, più si spende.

Quanto vale il patrimonio delle famiglie?

Per poter circostanziare meglio la mia proposta, non sono un economista nè un tecnico della materia ma un cittadino che cerca di ragionare con la sua testa su un problema che lo sta un po’ assillando, ho provato a consultare la rete tramite Google cercando ‘ammontare patrimonio privato italiano‘ e trovando 2.270.000 pagine. Ne ho lette solo alcune partendo dalle prime, in ordine. Interessante notare che tutte le schede presenti nella prima pagina della risposta di Google si riferivano a blog privati di grillini tranne il secondo che era il blog di Grillo. Tutte quindi affini alle posizioni di M5S. Come si sa, Google dà una risposta adattata al profilo dell’interrogante ed evidentemente sono classificato come un potenziale grillino. In ogni caso colpisce questa scelta di Google ed in particolare colpisce che tutte le pagine così consultate contenessero, quasi fosse un ritornello, una parte di testo riferita ai dati strutturali che si ripeteva identica. Gli stessi dati riportati con i relativi commenti tendevano a dimostrare che il debito pubblico è così grande che non è possibile restituirlo, tanto vale rifiutarsi di farlo.  Passato a pagina 2 della risposta di Google ho trovato soprattutto articoli del Sole24ore di uno o due anni fa in cui si sosteneva che l’ammontare del patrimonio privato italiano, immobiliare e finanziario era così grande da mettere in sicurezza la nostra situazione debitoria rispetto a quella dei paesi Pigs. Era il ritornello che il governo di allora ripeteva ai cittadini per rassicurarli, sostenendo che i ristoranti erano pieni e i voli aerei esauriti.

Dati desunti dalla rete

Alla fine della mia sommaria ricerca, la situazione espressa in miliardi di euro sarebbe la seguente.

 secondo il
debito
patrimonio famiglie
%
blog di 2 anni fa 1885 9000 0,21
blog recenti 1949 8000 0,24
TG1 del 13 11 12 0,22

Mentre scrivo, il TG1, nella rubrica economica, fornisce la percentuale cercata: il debito pubblico ammonterebbe in questo momento  al 22 % della ricchezza complessiva delle famiglie italiane. Come al solito procedo in modo naif con calcoli grossolani come fossero conti della serva. Circa il 40% del debito pubblico è detenuto all’estero, pardon è detenuto da stranieri. Il 40% del 22% è pari all’8,8%, cioè con l’8,8% del loro patrimonio le famiglie italiane potrebbero ricomprarsi i BTP detenuti da stranieri e annullare la speculazione mettendosi in sicurezza come il Giappone. Ma ciò è difficile che possa accadere, tenuto conto del clima attuale.

Gli obblighi del trattato europeo

Allora proviamo a fare un altro conto relativo alla gestione del fiscal compact.  Il Patto di bilancio europeo, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, introduce nell’UE il principio dell’equilibrio di bilancio inserito in Costituzione. Il trattato impone una sistematica riduzione del debito al ritmo di un ventesimo all’anno, fino al rapporto del 60% sul Pil nell’arco di un ventennio. Una vera follia collettiva che una nuova maggioranza di sinistra a livello europeo speriamo possa riconsiderare in termini più realistici. In pratica è ormai empiricamente evidente che il problema non è l’entità del debito della Stato ma l’ammontare complessivo del debito di una nazione rispetto alle altre nazioni. Ma il Trattato europeo è stato adottato e se si arriva al numero richiesto di adesioni da parte dei vari paesi aderenti, dal 1 gennaio 2013 sarà in vigore.

I conti della serva fatti con il foglio elettronico

Attuazione del fiscal compact a PIL costante. Miliardi di euro. Nella tabella per ogni anno  a venire e per 20 anni sono indicati il debito residuo, quanto dovrebbe essere restituito ai creditori (manovra), e il rapporto debito/PIL (D/PIL). L’ipotesi è che il PIL rimanga costante che cioè oltre a prelevare quanto indicato nella colonna ‘manovra’ si abbiamo il pareggio annuale del bilancio.
Debito manovra D/PIL
2013 1.949,00 97,45 1,30
2014 1.851,55 92,58 1,23
2015 1.758,97 87,95 1,17
2016 1.671,02 83,55 1,11
2017 1.587,47 79,37 1,06
2018 1.508,10 75,40 1,01
2019 1.432,69 71,63 0,96
2020 1.361,06 68,05 0,91
2021 1.293,01 64,65 0,86
2022 1.228,36 61,42 0,82
2023 1.166,94 58,35 0,78
2024 1.108,59 55,43 0,74
2025 1.053,16 52,66 0,70
2026 1.000,50 50,03 0,67
2027 950,48 47,52 0,63
2028 902,95 45,15 0,60
2029 857,81 42,89 0,57
2030 814,92 40,75 0,54
2031 774,17 38,71 0,52
2032 735,46 36,77 0,49

A legislazione invariata su di questo dobbiamo ragionare. Per arrivare al traguardo del 60% occorrerebbe sborsare circa 1000 miliardi di euro entro il 2028 cioè complessivamente il 12% dell’attuale patrimonio delle famiglie che spalmato su circa 15 anni equivale ad un aggravio di onere tributario dell’8 per mille calcolato non sul reddito ma sul capitale complessivo, mobiliare e immobiliare.

Devo aver fatto qualche calcolo sbagliato perché la situazione, se letta nella tabella sembra catastrofica mentre se ricalcolata con le percentuali sembra gestibile! I lettori sono invitati a smentirmi.

Una patrimoniale sostenibile invece del default

Ma se i calcoli sono giusti significa che quando si parla di patrimoniale, cioè di una imposta che non preleva parte del reddito ma parte del capitale non deve necessariamente intendersi un esproprio proletario del 25% ma una limatura sistematica di una porzione molto limitata che sarebbe preferibile alla possibilità di un default, alla possibilità di una recessione durissima con la distruzione conseguente delle infrastrutture produttive, alla possibilità di un imbarbarimento delle relazioni sociali e sindacali con conseguente distruzione della coesione sociale esistente.

Monti ha già introdotto una patrimoniale

Bisogna osservare che se le percentuali sono queste, Monti  ha già introdotto alcuni prelievi che sono a tutti gli effetti delle patrimoniali. A parte l’IMU, che però non serve a ridurre il debito ma a finanziare le spese sociali dei comuni, ci sono numerosi nuovi balzelli che con percentuali molto esigue toccano i depositi bancari, le azioni e molte altri attività finanziarie i cui meccanismi sono nelle pieghe dei rendiconti bancari e che sono prelevati automaticamente.

Non sono arrivato alla mia proposta ma questa premessa è già piuttosto lunga e conviene pubblicarla. Il seguito alla prossima puntata.