La patrimoniale 1

Torno alla questione finale del post sul Patrimonio cercando di illustrare come farei io se potessi decidere.

Più si fa cassa, più si spende

Intanto è ovvio che il prelievo fiscale in tutte le varie forme in cui ciò avviene non è sufficiente. Il piano di rientro previsto dal fiscal compact fortemente voluto dai paesi ‘virtuosi’ dell’Unione non è realistico né a breve né a lungo termine se non si decide di aumentare la pressione fiscale. L’esperienza di quest’anno montiano, la situazione che sta per realizzarsi in America con il fiscal cliff dimostrano che gli inasprimenti fiscali hanno un effetto recessivo e quindi sono medicine che a breve possono avere l’effetto contrario a quello che intendono perseguire. L’altra esperienza già vista nella storia recente è che appena ci sono risorse in più in cassa queste si spendono nelle spese correnti per alleviare i disagi sociali provocati dalle stesse norme che hanno prelevato le risorse e che quindi il debito rimane immutato nei suoi valori assoluti. Più si fa cassa, più si spende.

Quanto vale il patrimonio delle famiglie?

Per poter circostanziare meglio la mia proposta, non sono un economista nè un tecnico della materia ma un cittadino che cerca di ragionare con la sua testa su un problema che lo sta un po’ assillando, ho provato a consultare la rete tramite Google cercando ‘ammontare patrimonio privato italiano‘ e trovando 2.270.000 pagine. Ne ho lette solo alcune partendo dalle prime, in ordine. Interessante notare che tutte le schede presenti nella prima pagina della risposta di Google si riferivano a blog privati di grillini tranne il secondo che era il blog di Grillo. Tutte quindi affini alle posizioni di M5S. Come si sa, Google dà una risposta adattata al profilo dell’interrogante ed evidentemente sono classificato come un potenziale grillino. In ogni caso colpisce questa scelta di Google ed in particolare colpisce che tutte le pagine così consultate contenessero, quasi fosse un ritornello, una parte di testo riferita ai dati strutturali che si ripeteva identica. Gli stessi dati riportati con i relativi commenti tendevano a dimostrare che il debito pubblico è così grande che non è possibile restituirlo, tanto vale rifiutarsi di farlo.  Passato a pagina 2 della risposta di Google ho trovato soprattutto articoli del Sole24ore di uno o due anni fa in cui si sosteneva che l’ammontare del patrimonio privato italiano, immobiliare e finanziario era così grande da mettere in sicurezza la nostra situazione debitoria rispetto a quella dei paesi Pigs. Era il ritornello che il governo di allora ripeteva ai cittadini per rassicurarli, sostenendo che i ristoranti erano pieni e i voli aerei esauriti.

Dati desunti dalla rete

Alla fine della mia sommaria ricerca, la situazione espressa in miliardi di euro sarebbe la seguente.

 secondo il
debito
patrimonio famiglie
%
blog di 2 anni fa 1885 9000 0,21
blog recenti 1949 8000 0,24
TG1 del 13 11 12 0,22

Mentre scrivo, il TG1, nella rubrica economica, fornisce la percentuale cercata: il debito pubblico ammonterebbe in questo momento  al 22 % della ricchezza complessiva delle famiglie italiane. Come al solito procedo in modo naif con calcoli grossolani come fossero conti della serva. Circa il 40% del debito pubblico è detenuto all’estero, pardon è detenuto da stranieri. Il 40% del 22% è pari all’8,8%, cioè con l’8,8% del loro patrimonio le famiglie italiane potrebbero ricomprarsi i BTP detenuti da stranieri e annullare la speculazione mettendosi in sicurezza come il Giappone. Ma ciò è difficile che possa accadere, tenuto conto del clima attuale.

Gli obblighi del trattato europeo

Allora proviamo a fare un altro conto relativo alla gestione del fiscal compact.  Il Patto di bilancio europeo, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, introduce nell’UE il principio dell’equilibrio di bilancio inserito in Costituzione. Il trattato impone una sistematica riduzione del debito al ritmo di un ventesimo all’anno, fino al rapporto del 60% sul Pil nell’arco di un ventennio. Una vera follia collettiva che una nuova maggioranza di sinistra a livello europeo speriamo possa riconsiderare in termini più realistici. In pratica è ormai empiricamente evidente che il problema non è l’entità del debito della Stato ma l’ammontare complessivo del debito di una nazione rispetto alle altre nazioni. Ma il Trattato europeo è stato adottato e se si arriva al numero richiesto di adesioni da parte dei vari paesi aderenti, dal 1 gennaio 2013 sarà in vigore.

I conti della serva fatti con il foglio elettronico

Attuazione del fiscal compact a PIL costante. Miliardi di euro. Nella tabella per ogni anno  a venire e per 20 anni sono indicati il debito residuo, quanto dovrebbe essere restituito ai creditori (manovra), e il rapporto debito/PIL (D/PIL). L’ipotesi è che il PIL rimanga costante che cioè oltre a prelevare quanto indicato nella colonna ‘manovra’ si abbiamo il pareggio annuale del bilancio.
Debito manovra D/PIL
2013 1.949,00 97,45 1,30
2014 1.851,55 92,58 1,23
2015 1.758,97 87,95 1,17
2016 1.671,02 83,55 1,11
2017 1.587,47 79,37 1,06
2018 1.508,10 75,40 1,01
2019 1.432,69 71,63 0,96
2020 1.361,06 68,05 0,91
2021 1.293,01 64,65 0,86
2022 1.228,36 61,42 0,82
2023 1.166,94 58,35 0,78
2024 1.108,59 55,43 0,74
2025 1.053,16 52,66 0,70
2026 1.000,50 50,03 0,67
2027 950,48 47,52 0,63
2028 902,95 45,15 0,60
2029 857,81 42,89 0,57
2030 814,92 40,75 0,54
2031 774,17 38,71 0,52
2032 735,46 36,77 0,49

A legislazione invariata su di questo dobbiamo ragionare. Per arrivare al traguardo del 60% occorrerebbe sborsare circa 1000 miliardi di euro entro il 2028 cioè complessivamente il 12% dell’attuale patrimonio delle famiglie che spalmato su circa 15 anni equivale ad un aggravio di onere tributario dell’8 per mille calcolato non sul reddito ma sul capitale complessivo, mobiliare e immobiliare.

Devo aver fatto qualche calcolo sbagliato perché la situazione, se letta nella tabella sembra catastrofica mentre se ricalcolata con le percentuali sembra gestibile! I lettori sono invitati a smentirmi.

Una patrimoniale sostenibile invece del default

Ma se i calcoli sono giusti significa che quando si parla di patrimoniale, cioè di una imposta che non preleva parte del reddito ma parte del capitale non deve necessariamente intendersi un esproprio proletario del 25% ma una limatura sistematica di una porzione molto limitata che sarebbe preferibile alla possibilità di un default, alla possibilità di una recessione durissima con la distruzione conseguente delle infrastrutture produttive, alla possibilità di un imbarbarimento delle relazioni sociali e sindacali con conseguente distruzione della coesione sociale esistente.

Monti ha già introdotto una patrimoniale

Bisogna osservare che se le percentuali sono queste, Monti  ha già introdotto alcuni prelievi che sono a tutti gli effetti delle patrimoniali. A parte l’IMU, che però non serve a ridurre il debito ma a finanziare le spese sociali dei comuni, ci sono numerosi nuovi balzelli che con percentuali molto esigue toccano i depositi bancari, le azioni e molte altri attività finanziarie i cui meccanismi sono nelle pieghe dei rendiconti bancari e che sono prelevati automaticamente.

Non sono arrivato alla mia proposta ma questa premessa è già piuttosto lunga e conviene pubblicarla. Il seguito alla prossima puntata.

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