Dibattiti elettorali

Nell’intervista del ministro del Tesoro Padoan del 6 febbraio dalla Gruber c’erano molti aspetti che mi hanno fatto riflettere sul ruolo dei giornalisti in questa fase politica.

Ormai quasi tutte le trasmissioni dedicate alla politica, a qualsiasi ora del giorno, sono delle vere e proprie corride dove i tori da abbattere sono sempre i politici, di qualsiasi parte essi siano. I giornalisti assolvono alla funzione di aizzare la passione del pubblico con provocazioni e servizi in cui si abbandona qualsiasi tentativo di essere oggettivi o super partes ma si affonda il coltello nelle contraddizioni e nelle debolezze del malcapitato.

Devo dire che a volte mi fa pena anche Berlusconi esposto a questi stress spietati in cui molti sono lì a vedere se e quando schiatterà. Poi penso che ci si è voluto mettere lui, contro il parere di chi gli vuol bene. Ma anche Grasso, con la sua aria sperduta ed incerta, mi ha fatto tenerezza. Insomma per evitare questa pena o queste incazzature non seguo le tribune politiche e i dibattiti televisivi.  La nostra tv è sempre spenta tranne nel dopo cena durante il quale non ci priviamo di qualche serie televisiva su Netflix o Amazon. Tuttavia la trasmissione della Gruber coincide spesso con la fine della cena e quindi capita di vederla, anche se la sua chiara scesa in campo a fianco dei grillini mi indispettisce e quindi altrettanto spesso cambio canale a meno che il personaggio intervistato non sia molto interessante.

E’ il caso del 6 febbraio in cui la presenza di Padoan mi ha incuriosito ma non intendo parlare qui del ministro, il quale ha mostrato comunque di possedere simpatica arguzia e sicurezza, quanto piuttosto dei suoi intervistatori, dei giornalisti.

La Gruber ha confermato il suo atteggiamento sicuro di padrona di casa che sottopone l’ospite ad una interrogazione quasi scolastica che mostra di conoscere già le risposte e di sapere molte altre cose che il pubblico non immagina neanche attraverso allusioni ad eventi futuri dati già per certi. Ella va in cerca del prossimo presidente del consiglio senza ricordare che prima dovrà esprimersi il popolo italiano e successivamente la scelta sarà del Capo dello Stato che è meno malleabile di quanto appaia dalla sua bonomia. La Gruber è l’emblema del giornalista che detiene un potere e lo manifesta nello scontro o nella condiscendenza con il povero intervistato che sta quasi sempre un gradino sotto.

Massimo Franco rimane per me il giornalista tipo, quello che preferisco, cortese, rispettoso, arguto se serve, che si esprime con frasi chiare ma sintatticamente ricche, quasi leggesse un testo scritto, con considerazioni corpose e documentate, con colpetti di coda ben assestati se il rispondente svicola o dice cose imprecise. Anche con Padoan in due o tre domande la citazione dei fatti era molto chiara e puntuale e il ministro non poteva troppo svicolare. Rimane per me il modello che preferisco.

Poi Massimo Giletti interviene nella triplice veste di giornalista, di show men e di politico dichiarato. Più che domande si produce in vere requisitorie contro l’establishment rappresentato dal ministro. Il giornalista diventa il portavoce del popolo, il difensore dei deboli, l’interprete del malcontento dei cittadini. Figure simili, personaggi televisivi, attori, autori, cantanti, scrittori in molti dibattiti televisivi fanno il controcanto, sono testimonial a favore o contro l’intervistato a seconda dei casi. La notorietà conferisce autorevolezza per cui ciò che affermano in modo apodittico diventa inconfutabile da parte del malcapitato di turno. Naturalmente se il testimonial famoso è uno iscritto all’albo dei giornalisti l’imbonimento dello spettatore risulta ancora più efficace.

Ma ieri sera tra le tante cose dette da Giletti ce n’è una che vale l’intera trasmissione, che spiega bene la difficoltà della nostra economia a crescere. Giletti cita il padre che ormai molto anziano continua a tener aperta e a dirigere una azienda in Italia con molta fatica per l’inefficienza della burocrazia pubblica e per la mancanza di infrastrutture. Dice che suo padre se fosse stato presente avrebbe manifestato la sua ribellione. E’ esattamente questo il problema dell’economia italiana: strutture produttive che rimangono ancorate a figure familiari che non riescono a passare la mano alle nuove generazioni. In questo blog ne ho parlato in molti articoli. La premessa di Giletti che serviva per attaccare l’inefficienza dello Stato in realtà ha denunciato una debolezza strutturale del capitalismo produttivo che non riesce ad accettare passaggi di proprietà all’insegna dell’efficienza manageriale. Soprattutto se i figli non seguono le orme dei padri.

segue

2 risposte a "Dibattiti elettorali"

  1. scambio opinioni sull’argomento avvenuto in privato.

    la mia amica.
    caro Raimondo, solo una cosa: non credo che voterò cinque stelle, ma la Gruber mi è apparsa molto spesso contro Di Maio e i cinque stelle in genere, che secondo me detesta e certamente non voterà. Questo per dirti che sì sarà faziosa, ma di solito è contro tutti. Lei riporta con troppa insistenza le opinioni della gente comune, facendo e rifacendo sempre le solite domande, aggiungendo una sua personale avversione verso la patrimoniale, data la sua, come di altri giornalisti, personale lauta ricchezza proveniente dallo stipendio, di cui nessuno parla. Forse ti sei perso come ha aggredito Montanari sulla pubblicità nei musei. Questo perché lei campa di pubblicità.

    Io rispondo così:
    Tu hai ragione certamente ma non posso dimenticare che sistematicamente da mesi nello script della trasmissione quando si sta per concludere cita la posizione sul tema discusso dei cinque stelle evocati con neutro distacco ma comunque accreditati come voce autorevole da tener sempre presente. Io penso che gli italiani siano meno stupidi di quanto i mass media e i padroni del vapore tendono a dire, il lapsus di Di Battista sugli italiani rincoioniti è fortemente rivelatore: i 5 stelle non riusciranno a sfondare, il loro massimo storico è già stato raggiunto e con un pesce lesso come Di Maio non riusciranno certamente a formare un governo anche se avessero come singola lista con il massimo dei voti al 30% e un un 25% dei seggi. L’operazione in atto da parte dei poteri mediatici è allora quella di convincere gli elettori che la migliore scelta è l’astensione (nessuno merita il voto) in questo modo il loro 20% reale che non si schioda in termini assoluti potrebbe diventare anche il 35%. Allora l’atteggiamento della Gruber di cui parli tu potrebbe quantomeno non essere dannoso alla causa. Altrimenti Cairo l’avrebbe già sostituita, comunque è sempre affiancata da una giornalista più affidabile di lei, più vicino ai 5 stelle.

    replica:
    no Raimondo scusa, anche io, come un tuo amico ti ha detto, penso che sei troppo prevenuto contro i cinque stelle. Addirittura Cairo sta dalla parte loro!! Ma dai, a Cairo interessano solo i soldi e se li vorrà tenere buoni in caso vincano.

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