Viaggetto ad Amsterdam

Una settimana fa mi è capitato di partecipare ad un seminario ad Amsterdam. Evento raro da quando sono in pensione che però ha un precedente 5 anni fa, esattamente negli stessi giorni, del quale avevo raccontato in questo stesso blog.

Cinque anni fa ero preoccupato per la questione del spread e le mie riflessioni erano centrate sulle differenze percepibili, anche superficialmente, tra la situazione olandese e quella italiana.

Ora il clima è cambiato, io sono cambiato e le mie riflessioni sono in parte diverse.

Prima sorpresa è l’aeroporto di Fiumicino, il modo in cui è organizzato l’imbarco. Mille piccole sorprese che per un patito delle nuove tecnologie  sono un lenitivo per la tendenza al brontolio insoddisfatto. Pensionati che come me si muovono poco e al massimo credono di conoscere il mondo tramite internet dovrebbero più spesso fare un viaggetto non troppo organizzato al di fuori del proprio ambiente per constatare che il mondo va avanti, bene o male.

Arrivato ad Amsterdam avevo l’indicazione della linea di bus da prendere per arrivare all’albergo. Tiro fuori dalla tasca un foglietto e immediatamente un signore in divisa si avvicina chiedendo se avevo bisogno di aiuto. Chiedo quale fosse la fermata e dove si poteva comprare il biglietto, c’era a pochi passi un chiosco ma mi accompagna … dovevo sembrare proprio imbranato.

Sull’autobus, per nulla affollato, le prese per la ricarica del telefonino e Wi-Fi ben funzionante. Non è per me una novità, ma questa volta mi fa soffrire di più dati i peggioramenti del panorama romano, si vedono strade come biliardi, segnate con precisione, pulite, senza scritte, con l’erbetta che arriva al margine dell’asfalto, un altro mondo. Registrato all’albergo, esco subito per una lunga passeggiata nei tanti luoghi che oramai mi sono quasi familiari, ottima cena al ristorante cinese a 24 euro quindi in albergo perché fa freddo e mi aspetta un po’ di TV in lingua inglese, tanto per rinfrescare l’orecchio in vista del seminario dell’indomani. I canali all news hanno il vantaggio di replicare più volte i servizi e di parlare tutti degli stessi avvenimenti per cui si riescono a capire meglio. Molti commenti erano dedicati all’incontro di Davos e ai temi economici.

Così càpito su una rete internazionale cinese in lingua inglese e lì mi fermo: l’inglese parlato da un cinese colto è più facile di quello parlato da un australiano o da un americano del west. Innanzitutto mi colpisce che nei passaggi pubblicitari della rete a rappresentare la Cina coesistessero splendide foto della Cina rurale povera e primitiva, della Cina in pieno sviluppo delle nuove metropoli piene di smog e della Cina delle tecnologie più avanzate. Un modo delicato ma possente per dire: attenzione questi siamo noi. Uno spot successivamente mostra come la rete televisiva sia irradiata sul globo: Africa, tutta l’America nord e sud, Australia, poco Medio Oriente, niente Russia, parte dell’Europa occidentale niente Italia. Saranno certamente solo ragioni tecniche, magari dipenderà dai satelliti, ma immediatamente ho pensato che fosse una rappresentazione dei futuri assetti geopolitici.

Con queste impressioni in testa ho seguito una lunga e dettagliata intervista sulle prospettive dell’economia mondiale secondo un responsabile di una grande azienda cinese che si occupa di reti e di big data. Non chiedetemi il nome perché non lo ricordo. Ciò che però ho capito è la risposta che il cinese, che comunque era un professore universitario oltre che un grande manager, ha dato alle due questioni poste dalla giornalista che lo intervistava. Cosa succederà ai lavoratori se la robotica avrà il sopravvento? Come si difenderà la privacy e la sicurezza se l’intelligenza artificiale si impadronirà della gestione dei big data? Il cinese piuttosto serafico dice che non ci sono grossi problemi, l’innovazione tecnologica non si può fermare, finché ci saranno risorse economiche che si vogliono investire in questo campo, e in questo momento le risorse ci sono, aggiunge che la questione della sicurezza e della privacy è un problema soprattutto degli europei e che se non vogliono essere della partita rimarranno indietro ma il mondo andrà avanti con o senza di loro. Sulla questione del lavoro il cinese sostiene che ci saranno nuove risorse per garantire nuovi servizi soprattutto alle persone ad esempio le cure mediche e gli anziani. Intendiamoci non ha detto proprio così ma questo è il senso che ho percepito, rinforzato anche da altri interventi e commenti sulla questione. Continuando a girare tra i notiziari apprendo che una commissaria Europea aveva comminato ad una multinazionale dell’elettronica una multa di tre o quattro miliardi di euro per violazione delle norme sulle posizioni dominanti.

Bene, era ora di dormire, ero tranquillo, l’indomani sarei riuscito a seguire i lavori del seminario proficuamente. Ma verso le quattro mi sono risvegliato con una idea in testa: tre o quattro miliardi sono una bella cifra, quanto potere ha questa commissaria? … e se quelli della ditta multata, tutti quelli che sono già stati multati, se ne volessero liberare? Un attentato, no non funziona … una campagna di stampa … qualche ricatto … qualche mazzetta. Mi ero costruito in testa già un piccolo intrigo internazionale … ma forse no …. conviene far saltare questa cavolo di Commissione … forse un’Europa divisa diventa un mercato più duttile e penetrabile ….

Confesso questa è una mia idea fissa: l’antieuropeismo dei populismi fascio nazionalisti potrebbe avere anche questo supporto, quello di multinazionali che mal sopportano poteri statuali in grado di contenerli.

Torno allora all’intervista del manager cinese, al modo in cui aveva considerato irrilevante la preoccupazione europea per le garanzie democratiche. Ah sì, quella cosa di altri tempi cosi cara a quella civiltà oramai scomparsa che si trovava in Grecia? L’intrigo diventa così una specie di incubo o piuttosto, a ben pensarci, una specie di rivelazione di prospettive nuove che nel chiuso del nostro ambito regionale, cittadino o nazionale non riusciamo a cogliere. Così mi sono tornate alla mente le immagini della passeggiata del pomeriggio per Amsterdam: gente di ogni colore e cultura e abbigliamento, turisti, lavoratori, camerieri, cuochi, funzionari, studenti, mamme, ragazzini a muoversi in una città ricca e pulsante dell’Europa del Nord.

Mi sono riaddormentato con l’idea molto chiara che il futuro potrebbe essere difficile ma è promettente ma che conviene stare uniti, essere in tanti per affrontare le sfide di un mare che conosciamo poco. Preferisco sperare che i compagni di viaggio siano gli europei.

2 risposte a "Viaggetto ad Amsterdam"

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