Misero spettacolo

Che sofferenza vedere Renzi prostrato di fronte a Holland e Merkel. Baciarsi come se fossero vecchi amici, gesticolare come se lui fosse il padrone di casa, sedersi prima dell’ospite sbracandosi su preziose poltrone dorate sulle quali si dovrebbe stare il punta di culo se si è pesanti, allacciarsi in fretta il doppio petto con il bottone sbagliato, comportarsi come un venditore di riforme ripetendo cose che i nostri partner conoscono benissimo avendo letto l’estratto di 10 righe predisposto dal funzionario addetto. E il massimo è stato dire con ingenua sincerità che non andava come uno scolaretto che studia poco ma come un leader di un paese importante in grado di imporre la svoltabuona anche all’Europa. Quindi dopo il PD, dopo palazzo Chigi, ora anche Bruxelles.

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Che sofferenza vedere che i media sono unanimi nel magnificare il tenero virgulto e tutto ciò che fa, che sofferenza vedere che D’Alema baratta il suo appoggio per un posto da ministro degli esteri dell’Europa, che sofferenza vedere la rassegnazione di chi sa ma  approva per carità di patria e di partito, che sofferenza vedere il cinismo dei sindacati che, capito che il jobs act è uno spauracchio di la da venire, si accontentano di un piatto di lenticchie in cambio di una riduzione di quelle poche garanzie che la Fornero era riuscita a dare per ridurre lo sconcio del precariato selvaggio.

Ma la borsa va, Milano da due giorni è la migliore in Europa, tutti pensano che la politica dell’annuncio, dell’immagine, dell’entusiasmo sia efficace e possa risolvere i problemi. Nessuno ci spiega i movimenti di capitali in giro per l’Europa per effetto della crisi della Crimea, nessuno ci spiega perché gli americani comprano azioni di Unicredit, nessuno ci spiega perché all’improvviso da Londra si comprano i BTP italiani e i corsi vanno su e lo spread va giù. E’ il fascino del movimentismo di Mattia il gradasso?

Dalle sue esternazioni si capisce che ragiona per frasi fatte, con schemi mentali rigidi, con slogan che ripete ossessivamente per convincere se stesso e gli altri. Gli hanno detto che il bilancio di previsione predisposto da Letta prevede un deficit del 2,6% mentre si potrebbe arrivare al 3% secondo gli accordi di Maastricht, qualcuno gli ha detto che quel 0,4 potrebbe valere quei miliarducci che gli servono per il regalo elettorale del cuneo e ci prova ma forse gli occhiuti tedeschi gli avranno ricordato che ormai Maastricht è superato, il vero scoglio è il fiscal compact che dal 2016 dovrebbe andare in vigore, anno in cui lui spera di essere ancora a palazzo Chigi, se non ci sarà Silvius barone di Arcore o Di Battista il bello. Come posso fare a far leggere a Mattia il gradasso il mio pezzo sul fiscal compact e su come affronterei la crisi, non c’è speranza, non si era letto nemmeno il documento di Barca quando dava la scalata al PD.

Ma basta a lamentarsi. Vorrei, a conclusione, esporre almeno un concetto, una valutazione ragionata e non passionale.

Ammesso che Renzi ci riesca a congegnare l’operazione di riduzione del cuneo fiscale esentando i redditi bassi inferiori a 1500 euro e riducendo l’IRAP alle imprese, combinando risparmi sulle spese pubbliche, aumento leggero del disavanzo e aumento del prelievo sulle rendite finanziarie, tutto questo non può avere significativi effetti positivi sui consumi. E’ una medicina già somministrata dal governo Prodi che non produsse effetti né economici né politici in termini di consenso elettorale.

Un arruffone come lui che spara soluzioni a raffica ha solo prodotto sinora paure e incertezze, più efficace dello stesso Grillo nello spingere la situazione verso il baratro.

Paure nei pensionati che ormai, sia i più miseri sia i più ricchi, pensano alla propria pensione come ad un pascolo su cui il governante di turno può brucare per far quadrare i conti, paure e rabbia nei risparmiatori che all’improvviso vedono sui loro estratti conto prelievi significativi, incertezza di chi senza lavoro o con lavoro precario vede che lo sbandierato Jobs act è diventato un disegno di legge, preoccupazione di chi conoscendo le leggi dell’economia sa che gli 80 euro in più saranno riassorbiti da una riduzione più che proporzionale dei servizi.

Sabato sera a cena con parenti, dopo una lunga discussione politica ci siamo chiesti: che fare? Il mio interlocutore, più a sinistra di me e più competente, mi dice: semplice basterebbe abolire il blocco delle contrattazioni nel pubblico impiego, basterebbe smetterla di pensare che per aumentare la competitività sia sufficiente abbassare gli stipendi. Ma questa sarebbe una politica di sinistra e ormai non è più di moda.

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