Giocando a Simcity

La mia amica Rosi mi ha telefonato notando che il video di ieri sul sito di Tor di Valle le ricordava molto le città che costruivamo con Simcity molti anni fa con la scusa che così si divertivano i miei figli. In effetti quella esperienza di gioco, che avevo addirittura consigliato come attività didattica in matematica ai docenti in un articolo pubblicato, deve essere inconsciamente risuonata nel mio cervello quando ho cercato di immaginare il nuovo stadio della Roma sulla carta in quell’ansa del Tevere che si trova a Tor di Valle.

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Quel gioco di simulazione, che credo sia ancora sul mercato, certamente ora più sofisticato di quanto non fosse allora, insegnava a gestire una città facendola crescere a vista d’occhio, gli anni scorrevano rapidamente  e in breve tempo stadi, grattaceli, zone residenziali, attività economiche e produttive nascevano, si sviluppavano e deperivano mettendo alla prova l’abilità del sindaco. La Casaleggio dovrebbe inserirlo nel training formativo dei nuovi amministratori cittadini se non lo ha già fatto.

Il bello di Simcity è che ogni scelta del sindaco ha un effetto sia visivo-architettonico sia economico sul bilancio del comune sia su tutte le altre attività legate alla scelta specifica. Se attrezzo una nuova area industriale cresce il valore delle case di civile abitazione perché gli addetti alle nuove attività produttive cercheranno nuove case e saranno in grado di pagarle di più e quindi il comune incasserà tassando  il plusvalore delle case. Stupidaggini diranno i miei lettori. Forse sì ma chi gioca e si cimenta in questa simulazione gradualmente matura l’idea che ogni cosa in un organismo vivente complesso è interdipendente. Ma basta con la pubblicità dei videogiochi intelligenti.

Torniamo alla realtà. Oggi Caudo ex assessore di Marino che aveva fatto approvare il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle rilascia una intervista sul Corriere. Marino lo fa con quasi identiche parole su La repubblica. Mi chiedevo infatti come mai la vecchia giunta non dicesse nulla a difesa del progetto visto che lo aveva approvato a suo tempo.

Caudo sostiene che il progetto è a costo zero per la città poiché anche gli oneri accessori necessari per rendere la zona accessibile in modo efficiente sarebbe sostenuta dall’impresa appaltatrice. A caval donato non si guarda in bocca, verrebbe da dire.

Non solo lo stadio e le costruzioni annesse sarebbero sostenute dalla società sportiva e/o dai suoi  finanziatori ma anche stazioni, metro, strade, ponti, opere idrauliche sarebbero sostenute dalla società appaltatrice con la rendita dei grattaceli che verranno costruiti accanto allo stadio. Ridurre la metratura dei grattaceli come voleva Berdini significa rendere indisponibili i fondi per opere di urbanizzazione, tutte indispensabili, per cui o tutto o niente. Una brutta gatta da pelare (visto che ‘patata bollente’ non si può più dire) per la sindaca Raggi, deve necessariamente scontentare qualcuno magari tra i suoi elettori.

Caudo fa una difesa d’ufficio di una scelta molto criticabile già allora, tanto più adesso. Se il calcolo economico di tre anni fa poteva essere corretto ora non lo è più. E’ proprio certo Parnasi di rientrare del danaro investito nei tempi previsti? Grattaceli da affittare .. ma a chi se quelli costruiti lì vicino (si vedono nel mio video) sono invenduti e vacilla il mutuo concesso da Unicredit a suo tempo. Che succede se i finanziamenti promessi dalle banche non fossero sufficienti, se i costi lievitassero, se altre aziende che occupano uffici se ne andassero da Roma? Quanti lavori sono rimasti a metà o languiscono da anni in giro per la città? Cara Virginia non ti invidio proprio.

Cara Virginia tu hai fatto un errore capitale, quello di procedere con troppi pregiudizi e troppe paure: se avessi accettato la sfida delle Olimpiadi imponendo una Olimpiade a 5 stelle, recupero e valorizzazione dell’esistente, decentramento in altre città, nessun gigantismo magniloquente, nessuna ruberia ora potresti inserire il problema dello stadio della Roma in una nuova possibile visione della città  con più risorse pubbliche da utilizzare in modo certo e maggiore flessibilità sui luoghi in cui realizzare uno o più stadi. Purtroppo aver cavalcato il risentimento del popolino verso i ricchi palazzinari rende ora qualsiasi scelta, anche questa che sulla carta non dovrebbe costare nulla al contribuente, come sospetta ed inaccettabile.

Ma per fare una operazione del genere, pensare in grande, ti servono persone competenti, intanto ti serve la collaborazione della burocrazia amministrativa e tecnica del comune, quella dei professionisti, delle università, delle associazioni, dei grand commis dello Stato. Ti servirebbe un programma chiaro e coerente che non sia soltanto la promessa di non rubare o di fare i parcheggi della bici nei condomini. Ti servirebbe una visione che non puoi avere tu personalmente e che non ha il tuo partito che ti condiziona così strettamente da soffocarti.

Chissà che qualche serata passata davanti a Simcity non distenda i tuoi nervi e che non ti suggerisca qualche buona idea su come ristrutturare questa baracca che è Roma. Ma se solo ti mettessi a guardare Roma dall’alto con l’aiuto di Google Hearth scopriresti che questa baracca è così bella da meritare una attenzione rispettosa e amorevole.

4 thoughts on “Giocando a Simcity

  1. Si, una gran brutta gatta da pelare, ed alla fine cederanno, perchè la loro indecisione ha creato tali e tante aspettative che a questo punto è difficile fermare la macchina. Sono d’accordo praticamente su tutto, a partire dal giudizio su SimCity, a mio avviso il video gioco più intelligente che sia stato mai creato, perchè ti fa capire che cosa significa (e come) governare un sistema complesso.Più che agli insegnanti lo consiglierei (anzi lo imporrei) a tutti i decisori politici, perchè finalmente imparino a ragionare in termini di sistema. Per tutti i neo parlamentari, ministri, consiglieri e assessori comunali e regionali, all’inizio del mandato una settimana obbligatoria di full immersion per capire effetti e controeffetti delle scelte effettuate sul sistema che gviene governato.
    Dissento solo sulle Olimpiadi, perchè dubito che la Giunta comunale fosse in grado di controllare ed indirizzare in modo positivo gli appettiti di Malagò e Montezemolo, e di tutto il bel mondo che gira loro intorno.

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