La posta in gioco

Ci sarebbero molti fatti sui cui riflettere in questo momento di passaggio in cui il renzismo si va consolidando in modo diffuso e, come dice Scanzi, tutti chi per un verso chi per un altro stiamo diventando renzisti.

Seguo come ho già fatto più volte la serata sulla 7.

Intervista dalla Gruber di Gamberale alla presenza di Scanzi. Ho seguito la parte finale, prima cenavo. Mi colpisce sentire e vedere un super manager, un ingegnere, parlare con una chiara inflessione napoletana, anch’io ho i miei bei pregiudizi razzisti. Gamberale parla delle sue disavventure giudiziarie ma ha modo di difendere la magistratura dall’attacco di stampo berlusconiano della riforma Renzi che vorrebbe introdurre la responsabilità civile. Gamberale asserisce che ci sono altre e più semplici misure organizzative e procedurali che potrebbero migliorare l’efficienza della magistratura della quale parla, nonostante tutto, con rispetto. Alla fine dell’intervista, ormai classificato da uno Scanzi cortese e sereno come un cripto renziano, alla domanda ‘che cosa farebbe se fosse  nei piedi di Renzi’ dice rapidamente che farebbe la patrimoniale visto che la metà del debito pubblico equivale al 10% del patrimonio privato. Ho avuto un sobbalzo, è esattamente quanto proponevo nella mia proposta sulla patrimoniale. Patrimoniale1 e Patrimoniale2. Cosa farei io se fossi al posto di Renzi? clickare

Poi ho visto  il programma di Crozza. Va rivisto tutto per apprezzarne a pieno la ricchezza. Pezzi di recitazione di grande bravura, testi e musiche profonde ed emozionanti, più efficaci di un buon articolo di fondo. Il duetto tra il papa e Matteo illustra bene la china pericolosa del renzismo, il rischio che l’esclusione degli ultimi sia la scelta irreversibile che potrebbe dannare lo stesso giovane virgulto che si presenta come il salvatore della patria.

In  Bersaglio mobile Mentana ha cercato di mettere in croce Cuperlo evidenziando la contraddizione della minoranza PD che, sempre più insoddisfatta, non ha il coraggio di fare la scissione. Cuperlo parla come scrive, in modo complesso, ricco, pieno di riferimenti colti, è difficile isolare un concetto semplice e l’impressione è sempre che ti stia fregando o stia divagando. L’analisi è chiara e spietata e le ragioni per non essere d’accordo con il suo capo sono importanti e sufficienti per prendere decisioni estreme ma poi si richiama ad una specie di disciplina di partito, ad una sorta di fedeltà profonda alla storia personale alle scelte del partito di origine. E’ il grande punto interrogativo di queste settimane, perché Bersani, Fassina, Cuperlo, Civati e tanti altri non se ne vanno? La grande stampa in questa apparente contraddizione ci inzuppa il pane, la amplifica ingigantendo ed estremizzando alcune renzate che potrebbero essere considerate anche meno gravi di quanto non appaiano. Oggettivamente se il PD si spaccasse Berlusconi riavrebbe fiato, il M5S potrebbe rientrare in gioco alla grande, lo stesso Renzi potrebbe cavalcare alla conquista del centro, cioè gli scissionisti avrebbero solo da perdere. Una scelta politica di chi non molla e non cede al tanto peggio tanto meglio.

La giornata di ieri era stata caratterizzata anche dalla scelta del nuovo ministro degli esteri: Napolitano questa volta ha posto un veto di fronte all’irruenza del premier che voleva un’altra giovanissima donna a capo della diplomazia italiana. L’ha detto in tutte le salse: l’esperienza, la saggezza, la cultura sono requisiti indispensabili per chi maneggia la pace e la guerra. La soluzione trovata ha premiato un politico di lungo corso, già ministro e soprattutto fervente renziano convertito dopo che aveva servito in varie esperienze politiche. Appena uscita la notizia su FB di Gentiloni ci sono stati i primi commenti e mi sono affrettato a scrivere: allora avremo Veltroni presidente della Repubblica. Infatti Gentiloni mi sembrava fosse un fedele veltroniano che durante il colpo di mano renziano nel partito aveva assicurato l’appoggio di Veltroni che si teneva lontano dall’agone politico celebrando addirittura le nozze di attori famosissimi. Insomma mi era sembrato un segnale di attenzione per un personaggio del partito vicino a Prodi, contrario a D’Alema e che seraficamente si era lasciato rottamare non ripresentandosi alle elezioni. Forse in vista del Quirinale.

Ma questa mattina su Huffington post un’altra ricostruzione dei rapporti di potere che hanno prodotto questo ministro degli esteri ha riproposto un personaggio eminente che rivendica a sé l’appartenenza politica di Gentiloni, quel Rutelli che scomparso dalla scena politica si è ricostruito una posizione indipendente e rispettata al centro in un’area catto-radical-liberale che negli ultimi tempi ha bruciato tanti piccoli leader e che è il pascolo a cui Renzi deve attingere per brucare nuovi voti. Quindi anche Rutelli potrebbe essere il nuovo presidente.

Leggendo l’intervista di Rutelli ho capito meglio che la vera posta in gioco di queste settimane è solo la presidenza della Repubblica e la vera grande forza di Renzi è la scelta del nuovo presidente che dopo il quasi decennato di Napolitano avrà un potere enorme o che dovrà essere depotenziato e ricondotto ad una funzione notarile con un primo ministro debordante e potente. Sarà Renzi a pilotare l’elezione e non dovrà sbagliare, ne va del suo futuro. Bersani fu bruciato proprio in quella partita ed ora molti sono seduti sulla riva del fiume in attesa di un nuovo cadavere.

Un sistema politico un surplace in attesa che Napolitano si decida o soccomba sotto il martellante incedere dei problemi quotidiani. Se Renzi riuscirà è sicuro che protrà governare per almeno 10 anni.

Ma per riuscire deve risuscitare qualche rottamato e dovrà rimettere in gioco quella generazione che voleva mandare in pensione. Renzi, continuo a pensare, non è però un grande politico, è un fuoco di paglia capace di mettere tutto a ferro e fuoco ma non potrà resistere a lungo. Il suo errore fatale fu quello di far fuori Letta di non aver capito che Letta poteva essere la chiave per il suo successo imperituro.

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Letta a un certo punto rimarcò il fatto che con il suo governo una nuova generazione aveva preso il potere, si offriva come servitore delle istituzioni per un passaggio che richiedeva almeno un anno e mezzo, tempo tecnico per qualsiasi riforma costituzionale, chiedeva di regnare durante il semestre europeo e poi dritti alle elezioni con nuove regole. Renzi poteva governare il partito e andare al governo dopo le elezioni, votato da cittadini come aveva sempre spergiurato di voler fare. C’erano anche i tempi perché Letta diventasse eleggibile alla presidenza delle Repubblica, un cinquantenne al quirinale un quarantenne a palazzo Chigi. Ma Renzi non capì e preferì fare l’assopigliatutto risuscitando quel conte di Arcore che Henry conte di Read aveva messo al margine sparpagliandone l’esercito. … ma questa è fantapolitica quella della cittadella assediata.

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