Francesco Crozza

Lo spettacolo del venerdì di Crozza sta diventando per me un appuntamento atteso, quasi da tifoso.

Sono ammirato dalla qualità e dalla cura. Si vede il lavoro e la cultura del mattatore ma anche del team che lavora dietro ai suoi testi, alle musiche, alle coreografie.

Ormai non è possibile ascoltare il vero Renzi senza usare il filtro della macchietta costruita da Crozza e se Renzi fallirà nella sua corsa ciò sarà dovuto in percentuale non modesta alla demolizione sistematica della sua immagine da parte di Crozza.

Un pezzo di teatro incomparabile è stata la scena del papa Francesco, appeso alla croce del frigorifero che deve consegnare alla povera pensionata. Mi sono immediatamente divertito ma poi ci sono tornato su pensando a ciò che avevo visto. L’ho rivisto su internet ne ho parlato con amici, ne riparlo qui. Perché? Ho capito solo dopo che Crozza ha costruito una paradossale metafora-allegoria (non so dire quale sia la parola più appropriata) della società italiana, non ha solo imitato il papa. I due segretari che curano l’immagine sono i mass media, i giovani di CL sono se stessi, gli sportivi, i cardinali, gli intellettuali giornalisti che telefonano, il motociclista che pretende il sedile nuovo, la vecchietta pensionata che rifiuta il frigo sono altrettanti simboli di fette della nostra società che di fronte alla provocazione della predicazione e dell’esempio di Francesco, di fronte alla crisi mondiale che ci interroga e ci provoca, continuano per la loro strada in difesa del proprio particulare. Un mirabile affresco che ci ritrae tutti nelle luci felliniane del palcoscenico di Crozza.

Bravo Crozza

Seppur con ritardo desidero segnalare lo spettacolo di Crozza, l’Italia delle meraviglie.

Nel maggio scorso avevo scritto un pezzo molto critico nei confronti di Crozza che mi sembrava grillizzato.

Le due nuove puntate di questa stagione mi sembrano ispirate ad una linea diversa da quella che aveva prevalso alla fine della passata stagione. Lui è sempre più bravo, canta benissimo, recita come pochi, ha dei testi raffinati ed esilaranti. Oltre a ciò mi sembra che stia reagendo alla deriva grillizzante riproponendo una matrice politica che direi più di sinistra, quella che piace a me. Segnalo due piccole cose che per me sono indicatrici della nuova linea.

Finalmente ha imitato Grillo e ha colto con un precisione millimetrica i tic e le strategie retoriche del giullare genovese: dire che qualsiasi cosa è superata e che lui è la palingenesi, spostare sempre in là l’asticella della distruzione in modo che non si sappia su cosa si potrà ricostruire. Spero che continui nelle imitazioni e che lo faccia diventare un tormentone come fece con Bersani in modo che i cittadini vedano che il guru della politica è proprio quello lì, riprodotto da Crozza. Ma oltre a ciò ha detto una cosa fondamentale: ha ricordato che i deputati M5S avevano votato l’abolizione del reato di clandestinità ed ha letto l’ignobile comunicato in cui il grasso giullare scagliava un anatema contro questa iniziativa perché non era compresa nel programma elettorale. E qui c’è stata una battuta che da sola valeva l’intera puntata: Grillo come ragioni? quindi vuol dire che se ora mi sento male e rischio di morire sulla scena non mi soccorrono perché il fatto non era in scaletta? Elegantemente, per non rendere lo sketch troppo politico, evita di far notare che su quell’emendamento aveva operato quella maggioranza che Bersani voleva attivare come prima soluzione dopo la non vittoria del PD per riandare celermente alle elezioni con una nuova legge elettorale ma che Grillo impedì per provocare la  formazione del governo delle larghe intese.

Il secondo sketch che mi ha colpito al punto che ad alta voce gridavo Bravo! è proprio così! è quello su Maroni e i leghisti. Perché non ci fossero dubbi mostra prima il video dal vero contenente  una affermazione ferocemente razzista di Maroni e poi inizia la parodia dei Muppets. Fuori tutti, non c’è posto, non ci sono posti e case nemmeno per i padani! Crozza-Bossi sta dietro a guardare divertito e sorridente ma mentre il discorso di Crozza-Maroni diventa più duro e minaccioso Bossi viene prepotentemente in primo piano con voce e faccia minacciose quasi un mostro per dire basta se ne devono andare. E finalmente quando la Padania è liberata festeggiano con i tipici prodotti padani che ad uno ad uno spariscono magicamente dal piatto perché nessuno più è in grado di produrli, sono tutti preparati dagli immigrati. Nessun discorso forbito o documentato poteva illustrare meglio questo concetto: se se ne andassero gli immigrati sarebbe veramente la fine.

E dove mettiamo l’imitazione di Renzi mentalist? un capolavoro quasi surreale, terribilmente realistico. Spero che faccia in tempo a fermare il gradasso nelle sua corsa per il potere.

 

 

Crozza grillizzato

Ieri sera l’ultimo spettacolo di Crozza per questa stagione. Continueremo a vedere le repliche, ha prodotto tanto di quel materiale che la 7 ci può vivere di rendita.

Il team che produce i testi, le sue capacità di interprete e di uomo di scena, l’abilità tecnica della regia hanno reso la trasmissione un appuntamento quasi obbligato per ridere a crepapelle in certi momenti e in altri per pensare e riflettere.

Ieri sera ho avuto però la prova di un sospetto che in questi ultimi tempi era nato in me. Perché Crozza non imita Grillo, non lo mette alla berlina? Come si sta collocando rispetto al panorama politico? L’imitazione di Bersani quanto è stata una simpatica e affettuosa macchietta e quanto una analisi impietosa e devastante delle debolezze del personaggio? Come è evoluta la macchietta di Napolitano?

Il sospetto è che Crozza si sia gradualmente grillizzato, anzi che il crozzismo abbia portato acqua al mulino del grillismo. Non sto assimilando Crozza a coloro che stanno cambiando casacca visto che si profila un nuovo padrone, sto riflettendo su una metamorfosi, una evoluzione che lentamente, o repentinamente a seconda dei casi, ha influenzato tutti, giovani e vecchi, ricchi e poveri.

Due gli indizi per la mia analisi: lo sketch iniziale di Napolitano psicanalizzato e il lungo monologo di commenti sui personaggi e sui fatti  rappresentanti da una gigantografia sullo sfondo.

Concludendo la serie di quest’anno ha rotto l’ultimo tabu, la figura paterna e autorevole di Napolitano. Tutto ormai è possibile, non ci sono icone, né santi, né regole, né timidezze. La costituzione? Che cos’é? Si può stare senza governo! basta il Parlamento! Una nota caratteristica del grillismo è la distruzione di ogni mito e di ogni convenzione, di ogni regola purché si rispetti quella fondamentale dettata dalla parola santa del capo.

Direte che corro troppo e ho dei pregiudizi visto che sono molto affezionato a Napolitano. Ma non è finita qui. Una parte molto lunga dello spettacolo si è basata su un commento sistematico di vari fatti della settimana e di personaggi che hanno costellato la vita del Paese delle Meraviglie. Che differenza c’è sia nella forma come nella sostanza dai monologhi-comizi in piazza di Grillo? C’è anche il dialogo con il pubblico che ha parte attiva. Nonostante l’eleganza formale e lo stile di Crozza, aleggia lo stesso sarcasmo e la stessa potenziale violenza dei comizi di Grillo nel momento in cui il personaggio messo alla gogna appare a lungo con il suo faccione sullo schermo.

Ma c’é ancora un elemento che mi ha fatto pensare: la manipolazione dell’informazione presentata in modo iperbolico e grottesco ma che induce a credere il falso. Ricordate la parte sui due economisti famosi che avrebbero fondato alcune teorie economiche per validare le scelte europee per l’austerità e la cui equazione sarebbe stata messa in crisi da uno studio di un giovane addottorando? Ebbene credo sia stato grave ironizzare sul loro aspetto ed ancor più grave sostenere che tutta la politica economica di un intero continente abbia fondato le proprie scelte su una semplice equazione matematica. Tutti scemi ed incapaci, politici, tecnici, esperti, economisti, esimi professori universitari, l’unico che ci capisce è il bel giovanotto che ha trovato una falla in una dimostrazione di una equazione. Ha ragione Grillo!! Ci dobbiamo fidare solo di lui. Questa storia della crisi è stata inventata ed è il frutto di incapaci che stanno al comando, mandiamo Crimi e Lombardi e vedrai allora che ciò non accadrà più.  Il problema del debito publico e le speculazioni finanziarie che ne sono seguite non nasce da un’equazione ma dal banale concetto che se hai fatto troppi debiti e appare evidente che non potrai onorarli nei tempi convenuti i creditori rivogliono subito tutto senza tante storie e allora l’unico modo per acquietare i debitori è quello di mettere almeno i conti a posto, di far vedere che cercherai di limitare le tue spese o cercherai di aumentare i tuoi redditi per guadagnare di più. Intanto dovrai pagare interessi più alti se vorrai avere nuovi prestiti. Ma questo buon senso di base che dovrebbe ispirare i singoli e gli Stati viene demolito da dotti intellettuali prestati ai talk show, da giullari, da macchiettisti, da opinionisti.  Così è difficile reggere il consenso e la baracca.

E così nello spettacolo si va avanti con un altro colpetto alla credibilità e al prestigio delle istituzioni, che alcuni dicono siano le uniche àncore di salvataggio, con la storia della nuova banconota da 5 euro. E qui per provocare la risata indignata Crozza dice proprio una cosa falsa e tendenziosa: stando alle prime battute  sembra che la nuova banconota sia più facilmente falsificabile della precedente, ergo quelli di Francoforte sono incapaci. No, la notizia è che 9 dispositivi su dieci in Italia non la riconosce, pensate l’hanno fatta così male che non è riconoscibile come vera da 9 macchine su dieci … ergo la banconota è falsa. No!! sono le macchinette distributrici italiane che non sono state ancora aggiornate in modo che siano in grado di riconoscerle in modo affidabile. E allora? questo non dimostra nemmeno che siamo un paese di incapaci e di rubagalline se scoprissimo che anche in Francia hanno lo stesso problema di aggiornamento tempestivo della miriade di macchine distributrici in giro per il paese. Ma in realtà purtroppo siamo un paese di rubagalline … forse.

Crozza è citato in molti miei post, nonostante sia grillizzato sono un suo fan.

Ruolo dei giornalisti             La gola secca e la bocca impastata

C’è poco da ridere                  Le macchiette

La qualità dei candidati       Una giornata balorda di un vulcano

Le macchiette

Tutti i venerdì aspetto con curiosità e vedo con piacere lo spettacolo di Crozza, l’Italia della meraviglie. Cenando dico a Lucilla, voglio vedere cosa dirà del risultato elettorale, e mi assale il dubbio che non sia la prima puntata dopo le elezioni, che siano passate due settimane. Devo guardare il calendario attaccato al muro per accertarmi che non è passata ancora una settimana dalle elezioni, sembra un secolo.

Voglio vedere se si decide a fare la macchietta di Grillo, in fondo è molto facile … scommetto che non lo farà, solidarietà tra colleghi o rispetto per le figure vincenti?

Chi ha il coraggio di mettere in mutande il nuovo re che ha sedotto e ipnotizzato milioni di italiani, che sta puntando la pistola contro tutti?

Ho visto lo spettacolo, mi sono divertito, ho apprezzato la performance di un vero professionista, credo di non essermi addormentato perdendo qualche sketch, c’erano tutte le macchiette dei perdenti, Bersani in apertura, ma di Grillo nessuna macchietta. La sta preparando? Speriamo.

C’è poco da ridere

Sanremo è sempre stato un spettacolo nazional popolare con un grande impatto politico ed emotivo. Sono gli imprevisti della diretta, dall’emozione incontrollabile delle vallette e dei conduttori, alle sudorazioni fuori misura dei cantanti che si esibiscono in diretta, dalle polemiche giornalistiche su tutto, colore della scarpe, taglio della scollatura, alle intemperanze del pubblico che si vuol gettare per protesta dalla galleria.

Quest’anno tutti i presupposti per un drammone nazionale c’erano e l’attesa almeno a casa mia non è mai stata così evidente. Mi sono visto tutta la prima puntata e vorrei condividere qualche impressione e riflessione.

Fazio e Litizzetto hanno funzionato proprio bene. Lui ragazzone apparentemente timido e incerto, lei ragazzaccia sfacciata e sboccata hanno mostrato di avere in pugno l’impresa e di saper governare un evento musicale delicato. Un mix sapiente di tanta musica, nuova ed inedita,  antica ed amata. Cantanti gradevoli, con belle voci e competenza musicale evidente. Per alleggerire una gara canora che sarebbe noiosa o eccessivamente tesa il ruolo dei comici, degli ospiti d’onore, dei giullari è stato sempre quello di sdrammatizzare, di distrarre, di divertire.

Forse perché qualcuno aveva minacciato la RAI di chiudere lo spettacolo se Sanremo avesse invaso eccessivamente i cervelli del popolo più occupato a soppesare la bontà della proposta politica dei partiti e movimenti in competizione, gli organizzatori hanno pensato bene di invitare, tanto per cominciare, Crozza che dall’alto della sua audience costituisce una autorità per quanto riguarda la satira. Si è pensato che il suo repertorio di gag e personaggi politici consentisse il confezionamento di un cocktail accettabile per il pubblico dell’Ariston e per quello televisivo. Un cerchiobottismno della satira che avrebbe consentito di accontentare tutti (popolo) e di scontentare tutti (politici). Stessa ricetta di Monti: scontentare in egual misura destra e sinistra con provvedimenti paralleli.

Ma non ha funzionato perché, come in quei cocktail colorati a strati, il primo sorso della macchietta berlusconiana è risultato sgradevole ad alcuni ed è scoppiata la contestazione. Il comico autorevole si è perso, anche a lui si è seccata la bocca, non sapeva più cosa fare, incerto se abbandonare o andare avanti con un pubblico ostile o comunque perplesso. E il suo spettacolo ha bisogno del pubblico che ride, che applaude, che acconsente altrimenti sarebbe un triste e noioso monologo. Fazio ha atteso, si è fatto chiamare in soccorso, ha consentito che lo spettacolo consumasse sul rogo il comico prestigioso ed ha ottenuto con poche parole che il cocktail fosse sorbito per intero. Alla fine un po’ di amaro in bocca e lo spettacolo, spezzato dalla provvida pubblicità, ha ripreso il suo svolgimento lieve e solenne. Cotugno con l’armata rossa, Volare, la coppia gay muta, il calciatore italiano di origine africano che parla uno splendido italiano, scenografia bellissima in cui, se non ho visto male, si alternano pareti foderate di tela di sacco come un quadro di Burri e giochi di colori, fasci di luci effetti splendenti e quasi accecanti.

Due riflessioni al margine. I tempi sono tali che la satira super partes, equanime, accettabile a tutti perché ben confezionata e pensata non regge più al di fuori del suo contesto di affezionati. La comicità è sparita, non si ride di cuore, rarissima la risata che apre i polmoni e ci rende più lievi, più spesso è il ghigno di chi è compiaciuto che finalmente qualcuno l’ha cantata al nostro avversario. E’ il tempo dell’inventiva partigiana magari condita da battute salaci, da parolacce, da trasgressioni che non alleggeriscono ma caricano di bile e di aggressività. Penso a Grillo.

Seconda riflessione. I lunghi momenti in cui Crozza si sentiva perduto e non sapeva cosa fare mi sono sembrati una rappresentazione emblematica della nostra situazione politica. Il pubblico era perplesso, non ostile ma preoccupato, si vedeva in alcuni scorci mentre Crozza impersonava Berlusconi, due o tre contestatori dalla galleria gridano qualcosa, quanto basta per prendere la scena per dominare la situazione che il comico non aveva previsto e non sa gestire. Il pubblico ondeggia, qualcuno applaude, la massa sta zitta e guarda in parte divertita in parte preoccupata perché ama Crozza. E lui è là solo e non sa cosa fare. Quattro gatti hanno preso in mano la situazione. Ma cosa c’entra la situazione politica italiana con questa vicenda? quale il parallelismo? Come Crozza non aveva preparato la battuta per gestire un evento prevedibilissimo, così le nostre forze politiche non sembrano avere la battuta pronta se Grillo supera il 20 %. Ma quello non sarà un concorso canoro

E ci sarà poco da ridere.