Sobriamente ottimisti

Dopo il commento semiserio vorrei appuntarmi questa riflessione seriosa.

Siamo all’epilogo di un capitolo della nostra storia, oggi se ne apre un altro. Personaggi ed interpreti e ringraziamenti come in tutti i titoli di coda.

Bersani vero vincitore morale ne esce perdente e sconfitto dai suoi. Una mela sana non guarisce le mele marce. Direbbe, forse. Ha scoperto che tra i suoi nuovi deputati 1 su 4 è un franco traditore che non ha il coraggio delle proprie idee. Ha scoperto che molti che dicono di volere il cambiamento vogliono solo distruggere o accaparrarsi un po’ di potere. Non ha il carisma del padre ma solo quello dello zio che tiene unita la famiglia se ha da distribuire qualcosa ai nipoti rissosi. Parla per metafore per farsi capire meglio ma i suoi hanno imparato a parlare con lingua biforcuta. Marini sarebbe stato un ottimo presidente, non ho nulla contro di lui, ma io non lo voto. Disse uno che non aveva titolo a parlare visto che non era un grande elettore. La mia non è una opposizione pregiudiziale ma un governo Letta, di cui non conosco ancora il programma e la compagine e che sta cercando le alleanze, io non lo voto. Disse un altro che lo zio Bersani ha portato in Parlamento e che senza l’alleanza, stracciata in un battibaleno, sarebbe rimasto a governare una regione in cui ha già perso la maggioranza.

Renzi, personaggio ambiguo e pericoloso, che, come dice Marini, finirà male e creerà guasti. Dice una cosa e fa il contrario, è il fenomeno mediatico creato e coccolato dalla stampa e dai poteri trasversali per disarticolare quel che resta della sinistra progressista.  Lui è il vero destabilizzatore della situazione, non c’è riuscito con le primarie in cui ha mostrato chiaro disprezzo per le regole pretendendo che nel ballottaggio le sue armate, che non avevano votato nella prima tornata, potessero decretare il suo trionfo contrariamente alle chiare regole che aveva sottoscritto. E’ lui che ha messo fretta rendendo più difficile il lavorio di Bersani, è lui e il suo gruppo che hanno infranto il delicatissimo accordo con il PDL e Scelta Civica per eleggere Marini, un presidente dignitosissimo, dando la stura a tutti i risentimenti antichi e nuovi che hanno portato al siluramento dello stesso Prodi. E’ lui che lancia Prodi per poi dichiararne l’affondamento 10 minuti dopo la proclamazione dell’esito della prima votazione. Sono sempre più convinto che sia lui il vero belzebu della situazione, l’espressione di quel distillato di voglia di potere che una generazione grintosa di piddini sta esprimendo sotto la sua leadership.

Letta il giovane, è la vera sorpresa dell’epilogo. Naturalmente pochi minuti dopo il suo incarico sulla rete era già disponibile il suo cursus honorum malizioso che lo ritrae dentro le peggiori consorterie che governano il mondo. È  membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale[18] e del comitato esecutivo dell’Aspen InstituteItalia[19]. Nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg presso Chantilly, Virginia, USA.[20]

Ho letto con curiosità la sua biografia e scorso la sua bibliografia presente su Wikipedia, si capisce perché Napolitano fosse così gongolante quando ha potuto fare la sua scelta liberamente. Una persona di cui andare orgogliosi. Naturalmente le cicale opinioniste pennivendole hanno già cominciato a demolirlo ed io stesso tra qualche post comincerò a criticarlo, ma se leggo con mente sgombra da pregiudizio capisco bene l’orgoglio di sua madre quando è stata intervistata all’entrata di casa sua. Ciò che mi colpisce di quella famiglia e del suo percorso è che Enrico ha proprio studiato per essere lì a quel posto. Un famiglia di professori universitari che in gioventù per la carriera ha lavorato a Strasburgo lo ha mandato nelle migliori scuole orientandolo ad approfondire quelle competenze che vent’anni fa sembravano le più promettenti per il progresso della comunità, quelle utili all’integrazione politica europea. Non sappiamo se ha preso la laurea con aiutini perché il papà era potente, sappiamo che l’ha presa (certi nuovi politici eminenti non l’hanno presa pur avendo tentato) che ha scritto libri, che ha approfondito le sue competenze, immagino che sappia bene le lingue, immagino che sappia come si vive in società. Pensando a ciò sono tornato a quanto scrivevo per il 25 aprile  a quanto  il percorso scolastico sia importante per la vita dei singoli e il futuro della società, quanto sia importante che le famiglie investano sulla qualità delle competenze dei figli che si possono sviluppare solo all’interno del sistema scolastico.

Il governo, inteso come team di persone, mi piace molto. Basterebbero le donne per ridare immagine all’Italia nel mondo. Non potranno fare miracoli anche perché i mediocri nel loro grigiore sono là seduti in parlamento ed aspettano per tendere agguati.

Chiudo con un ringraziamento a Monti. Chi segue il mio blog sa che rimasi deluso per la scelta di salire in politica, tuttavia penso che dovremmo nutrire maggiore riconoscenza per il suo lavoro, sono convinto che il suo governo ci abbia risparmiato danni ancora più gravi di quelli che abbiamo patito.

Eccesso di responsabilità

Questa mattina ripensando ai fatti di ieri, all’incarico a Bersani, ho capito, di questa vicenda, un aspetto che mi era sfuggito.

Perché Bersani si ostina a percorrere una strada senza uscita insistendo in una soluzione di governo che in questi 20 giorni si é già rivelata impercorribile? Dispone di qualche informazione che non possediamo, spera che qualcuno all’ultimo momento cambi atteggiamento? Ha delle subordinate che non ha ancora messo sul tavolo della trattativa? Lo fa per ostinazione, per megalomania? E’ scemo?

Lo fa per senso del dovere e per senso di responsabilità, una forma di espiazione, un amaro calice che va ingollato tutto per pagare il conto di una campagna elettorale che non ha dato i risultati attesi, lo fa perché pensa davvero di poter far qualcosa di utile per un paese che rischia grosso e che ama veramente. La strada come ha detto é molto stretta ma, pur essendo remoto il successo, deve comunque tentare pagando di persona. Ha ripetuto che lo fa per spirito di sacrificio. Terribile pensare che tutto ciò si celebri durante la settimana della Passione.

Questa riflessione mi ha immediatamente illuminato un’altra figura che ha occupato la scena politica e che ha deluso molti di noi. Monti ha sin dal primo giorno marcato il senso di un impegno e di una responsabilità che anteponeva ai propri interessi personali. Ha azzerato il suo compenso da primo ministro, ha lavorato sino allo sfinimento giorno e notte si é buttato in politica facendo cose che fino a due anni fa pensava impossibili per sé. Tutti abbiamo pensato che fosse impazzito, che fosse nel pieno di un delirio di onnipotenza, che potesse avere degli interessi inconfessabili. Oggi tendo a pensare che anche lui sia caduto nella trappola di un eccesso di senso di responsabilità.

Infine ho pensato a Napolitano, che amo quasi come un padre. Anche lui ieri mi é apparso schiavo di un eccesso di senso di responsabilità. Il testo che ha voluto leggere personalmente era perfetto, immagino che gli sarà costato fatica e una notte insonne, ma da tempo le sue notti e le sue giornate non devono essere una passeggiata. Mentre leggeva con fatica ed emozione ho pensato che la mia soluzione delle dimissioni anticipate non gli passa nemmeno per l’anticamere del cervello, si consumerà fino all’ultimo giorno del mandato alla ricerca di una soluzione di governo.

Mi sono chiesto: questo eccesso di senso di responsabilità é politicamente giusto è storicamente  opportuno, noi italiani meritiamo questa etica del sacrificio da parte dei nostri governanti? Quale é il confine tra impegno personale, valore del singolo e utilità dell’istituzione, nell’esercizio di una funzione di responsabilità pubblica fino a che punto si deve personalizzare l’impegno? Per capire questo dilemma basta pensare ai magistrati che hanno la funzione più alta in uno Stato, quella di decidere della libertà di altri cittadini, in passato addirittura della vita, e che per definizione devono essere ‘irresponsabili’.

Mi auguro che Bersani riesca nell’impresa ma vivamente mi auguro anche che non cada nella sindrome di Monti, tutti siamo utili, nessuno é indispensabile. Mi auguro che l’amato presidente ricordi che il Quirinale, l’istituzione che lui ora impersona, saprà gestire questo difficile momento anche con un altro inquilino tra poche settimane come la legge prevede.

In un paese in cui giullari, comici, guitti, premi nobel, cantanti, speculatori, neolaureati, urlatori, maleducati, imbonitori, incazzati stanno riscuotendo il consenso di una maggioranza silenziosa ma sofferente, in un paese in cui tutto ciò che é pubblico é oggetto di dileggio e critica, un eccesso di senso di responsabilità in politica può essere controproducente. Benedetto di fronte all’impossibilità di far fronte con le proprie forze alle difficoltà del momento ha aperto la strada a una realtà nuova del tutto inaspettata che ci dà nuova speranza.

Sia chiaro, non sono renziano, sono un cinico conservatore che crede molto alle regole e alla forza delle istituzioni.

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi. Bertold Brecht.

La prova della soglia

Confesso che sono un po’ sconfortato da questa battaglia elettorale. Tutto sembra riducibile all’abbassamento delle tasse. Anche coloro che sanno che esiste il fiscal compact e il pareggio in Costituzione cercano di rassicurare  il proprio elettorato sostenendo che ci sarà un vantaggio fiscale a scapito di fantomatici ricchi che dovranno pagare di più. Ma chi sono i ricchi? Gerard Depardieu, Brigitte Bardot, Lapo Elkan  i super manager delle banche e pochi altri. Al diavolo i ricchi dice Vendola.

Ma qual è la soglia sotto la quale si potrà star tranquilli? anzi si può sperare di pagare di meno? Questo non riesco a capirlo. Su questo punto vedremo se Bersani ha la stoffa dello statista e avrà il coraggio di dire esattamente come farà la patrimoniale e se la farà. Se sarà chiaro, convincente ed onesto, anche se chiederà sacrifici, potrà vincere alla grande perché Monti ha bruciato in poche settimane il suo carisma da statista dimostrando di sottostare alle lusinghe del potere. Monti ha lasciato libero quel 40% di cittadini che lo ha appoggiato quando aveva il bisturi il mano, perché ora dice che è tutta colpa di Berlusconi. Sì è vero, l’ho rimarcato anch’io in un mio post, ma uno statista dovrebbe dire che anche Berlusconi ha alzato le tasse perché la realtà lo richiedeva e per evitare guai peggiori. Chi ha il coraggio di dire chiaro, a rischio di impopolarità, che i debiti vanno pagati, che per avere reddito occorre lavorare e che il lavoro non arriva come manna dal cielo, soprattutto quello qualificato.

Una battaglia elettorale fu persa perché il centrosinistra di allora fu poco chiaro e fu titubante sulla soglia a cui applicare la tassa di successione e quella volta se non ricordo male  Bertinotti e Prodi si impapocchiarono nelle tribune elettorali in televisione perché non avevano chiaro in testa il vero ordine di grandezza delle cifre di cui si parlava.

Ieri sera, a Piazza Pulita, si è forse ripetuta la stessa scena. In un balletto di cifre, con la giornalista di Repubblica che ripeteva ovvietà insulse fuori dal contesto della discussione, il direttore di Libero Belpietro butta là una soglia di reddito annuo medio, un reddito che corrisponde a un livello di vita medio: 100.000 euro. Il conduttore  in studio Formigli ha un piccolo sussulto ma, visto che gli ospiti stanno zitti o al massimo fanno una piccola smorfia, lascia passare la cosa. Dopo la pausa pubblicitaria, in cui evidentemente avevano discusso, Formigli dice che sì in fondo se si tratta di un monoreddito, tolte le tasse si riduce a circa 4000 euro netti e si può considerare un reddito medio. Non mi pare che Vendola abbia avuto un vero sussulto, in effetti nel giro dei politici quella soglia lì è un livello medio basso. Ma tra i lavoratori dipendenti è un reddito stratosferico: metalmeccanici, giovani laureati, docenti di scuola secondaria, piccoli commercianti, poliziotti, carabinieri sono abituati a vivere con molto meno. Io come preside, e mi sentivo ricco, prendevo circa 2.500 euro al mese, altri più anziani di me arrivavano a 3000 e avevamo responsabilità su bilanci e su persone da far tremare i polsi.

Vendola ha perso una battuta e un’occasione per fare chiarezza per uscire dalla retorica dei giri di parole, per dire pane al pane e vino al vino.

Il vittimismo imperante

Riflettendo su queste ore concitate in cui si stanno chiudendo le liste dei papabili, in cui o la va o la spacca per moltissimi che potranno cambiare radicalmente il loro tenore di vita,  in cui con una piccola goccia si può far traboccare il vaso, in cui una sfumatura di giallo potrebbe essere decisivo per aprire come scatole di sardine le istituzioni, in cui la fuffa prende il sopravvento, mi sembra che il tratto distintivo che accomuna le varie strategie e i vari atteggiamenti dei singoli e delle comunità sia il vittimismo.

Grillo si lamenta perché qualcuno gli ha scippato il logo, Berlusconi perché lo hanno costretto a salvare l’Italia quando voleva costruire ospedali per i poveri, Bersani perché Monti si è messo di traverso, Monti perché Fassina e Vendola vogliono riaprire la borsa, i giovani perché non hanno futuro, i proprietari perché devono pagare l’IMU, i leghisti perché devono pagare le tasse, gli italiani perché questi immigrati ci portano via il lavoro … insomma comunque ti giri, accendi la televisione, leggi un giornale, vai in autobus, telefoni ad un amico è tutta una lamentela, anche le stagioni non sono più quelle di una volta.

Se militi in un partito parli male del segretario, se lavori in una scuola ti lamenti del preside o degli studenti o del collega, se ti godi una pensione e non hai nulla da fare ti lamenti della lunghezza della fila alla posta.

Ma la lamentela, almeno nel mio contesto di vita, fa fino, alimenta la conversazione soprattutto dà identità. Ecco allora le strategie elettorali dei partiti e dei leader nascenti, lamentiamoci di qualcosa che coincida con l’insoddisfazione degli elettori. A poche promesse e a povere visioni del futuro corrispondono geremiadi sistematiche che terrorizzano e alla lunga deprimono.

Sì, anch’io ora mi sto lamentando!

Meriti e colpe

Riprendo la dichiarazione di due giorni fa dell’on. Brunetta perché è un ottimo esempio del metodo seguito: buttarla in caciara, contando sull’ignoranza o l’approssimazione delle informazioni diffuse mediaticamnete.

Dice Brunetta:

‘Ricordiamo, inoltre, allo smemorato o distratto Monti, che se oggi l’Italia si pone come il paese piu’ avanzato in Europa dal punto di vista del controllo dei bilanci, questo e’ perche’ gia’ con il governo Berlusconi l’Italia aveva approvato il Six Pack e la riforma dell’art. 81 della Costituzione. E questo ha reso possibile, durante il governo tecnico, l’approvazione da parte del Parlamento della relativa riforma costituzionale e del Fiscal Compact. Forse al candidato Monti e’ sfuggito, ma nelle ultime settimane del 2012 e’ stata approvata dal Parlamento anche la Legge rafforzata che qualifica i vincoli derivanti dall’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Di che cosa stiamo parlando? Professor Monti, Presidente Monti, Senatore Monti, candidato Monti, siamo seri. Per amor di patria”.

Il pareggio di bilancio nel 2013 sarebbe a suo dire merito di Berlusconi perché è Lui che ha preso l’impegno in Europa come anche gli altri impegni concordati con la commissione e la Bce per sfuggire dalla tempesta finanziaria che incombeva. Il piccolo particolare é che il nostro eroe prendeva impegni e poi non faceva i compiti a casa dicendo che Fini aveva tradito, che Napolitano tramava e che i giudici gli facevano perdere tempo. La realtà è che per tutto il 2011, in cui il crack sistematico della borsa rifletteva il fallimento delle politiche economiche del suo governo, con la perdita della maggioranza effettiva in parlamento tamponata con un po’ di transfughi dall’IDV e da altri partitini, il B accumulava brutte figure nei summit portando alla maestrina Merkel giustificazioni fasulle. Messo alle strette e tornato a Roma fece due consigli di ministri straordinari per decidere quello che voleva l’Europa ma la Lega non accettò. Fece allora il famoso e ‘generoso’ passo indietro.

Con 200 miliardi di Btp in scadenza e da rinnovare, Napolitano applicó quanto prevede la Costituzione, cercò una nuova maggioranza in Parlamento. Il Centro aveva già dichiarato la sua disponibilità a votare con la Destra per approvare l’amara ricetta europea purché ci fosse discontinuità sul nome del presidente del consiglio e parallelamente Monti tiró fuori la sua formula politica: la ricetta era molto amara, allora occorreva somministrarla a dosi progressive  bilanciando il danno, scontentando simmetricamente le due componenti sociali che si identificavano con i due poli politici, destra e sinistra. La sinistra di Bersani preferí assumere su di sé il rischio di perdere il vantaggio elettorale rispetto al rischio di un aggravamento della crisi finanziaria ed economica.  Accettò il nome di Monti, uomo della Bocconi, editorialista del Corriere, consigliere di alto livello dell’establishment capitalista. Il governo Monti e la strana maggioranza ha realizzato quanto Berlusconi aveva solo promesso, cioè ha realizzato gli impegni di Berlusconi. Ora B torna ad allearsi per mera convenienza di potere con la Lega che l’aveva umiliato e mandato in minoranza, rinnova pari pari le promesse di 5 anni fa e spera nella memoria corta degli italiani …. o forse comincia, data l’età, a dimenticare questi particolari e si confonde con quanto prometteva 20 anni fa … lo capisco, anch’io devo leggere sempre più spesso l’agenda e manco agli appuntamenti.

PS anche la sinistra massimalista forse ha la memoria corta, non ricorda chi ha fatto cadere Prodi mettendoci in questo impiccio lungo 5 anni, non ricorda che il PD era in questo parlamento forza di minoranza e che ha consentito la realizzazione di una soluzione molto meno tragica di quanto si stava prospettando. Ma è meglio dimenticare e sperare che l’oblio ci ridoni serenità, speranza e felicità. Basta confondere meriti e colpe e puntare al nuovo che sarà certamente migliore dell’usato.