Eccesso di responsabilità

Questa mattina ripensando ai fatti di ieri, all’incarico a Bersani, ho capito, di questa vicenda, un aspetto che mi era sfuggito.

Perché Bersani si ostina a percorrere una strada senza uscita insistendo in una soluzione di governo che in questi 20 giorni si é già rivelata impercorribile? Dispone di qualche informazione che non possediamo, spera che qualcuno all’ultimo momento cambi atteggiamento? Ha delle subordinate che non ha ancora messo sul tavolo della trattativa? Lo fa per ostinazione, per megalomania? E’ scemo?

Lo fa per senso del dovere e per senso di responsabilità, una forma di espiazione, un amaro calice che va ingollato tutto per pagare il conto di una campagna elettorale che non ha dato i risultati attesi, lo fa perché pensa davvero di poter far qualcosa di utile per un paese che rischia grosso e che ama veramente. La strada come ha detto é molto stretta ma, pur essendo remoto il successo, deve comunque tentare pagando di persona. Ha ripetuto che lo fa per spirito di sacrificio. Terribile pensare che tutto ciò si celebri durante la settimana della Passione.

Questa riflessione mi ha immediatamente illuminato un’altra figura che ha occupato la scena politica e che ha deluso molti di noi. Monti ha sin dal primo giorno marcato il senso di un impegno e di una responsabilità che anteponeva ai propri interessi personali. Ha azzerato il suo compenso da primo ministro, ha lavorato sino allo sfinimento giorno e notte si é buttato in politica facendo cose che fino a due anni fa pensava impossibili per sé. Tutti abbiamo pensato che fosse impazzito, che fosse nel pieno di un delirio di onnipotenza, che potesse avere degli interessi inconfessabili. Oggi tendo a pensare che anche lui sia caduto nella trappola di un eccesso di senso di responsabilità.

Infine ho pensato a Napolitano, che amo quasi come un padre. Anche lui ieri mi é apparso schiavo di un eccesso di senso di responsabilità. Il testo che ha voluto leggere personalmente era perfetto, immagino che gli sarà costato fatica e una notte insonne, ma da tempo le sue notti e le sue giornate non devono essere una passeggiata. Mentre leggeva con fatica ed emozione ho pensato che la mia soluzione delle dimissioni anticipate non gli passa nemmeno per l’anticamere del cervello, si consumerà fino all’ultimo giorno del mandato alla ricerca di una soluzione di governo.

Mi sono chiesto: questo eccesso di senso di responsabilità é politicamente giusto è storicamente  opportuno, noi italiani meritiamo questa etica del sacrificio da parte dei nostri governanti? Quale é il confine tra impegno personale, valore del singolo e utilità dell’istituzione, nell’esercizio di una funzione di responsabilità pubblica fino a che punto si deve personalizzare l’impegno? Per capire questo dilemma basta pensare ai magistrati che hanno la funzione più alta in uno Stato, quella di decidere della libertà di altri cittadini, in passato addirittura della vita, e che per definizione devono essere ‘irresponsabili’.

Mi auguro che Bersani riesca nell’impresa ma vivamente mi auguro anche che non cada nella sindrome di Monti, tutti siamo utili, nessuno é indispensabile. Mi auguro che l’amato presidente ricordi che il Quirinale, l’istituzione che lui ora impersona, saprà gestire questo difficile momento anche con un altro inquilino tra poche settimane come la legge prevede.

In un paese in cui giullari, comici, guitti, premi nobel, cantanti, speculatori, neolaureati, urlatori, maleducati, imbonitori, incazzati stanno riscuotendo il consenso di una maggioranza silenziosa ma sofferente, in un paese in cui tutto ciò che é pubblico é oggetto di dileggio e critica, un eccesso di senso di responsabilità in politica può essere controproducente. Benedetto di fronte all’impossibilità di far fronte con le proprie forze alle difficoltà del momento ha aperto la strada a una realtà nuova del tutto inaspettata che ci dà nuova speranza.

Sia chiaro, non sono renziano, sono un cinico conservatore che crede molto alle regole e alla forza delle istituzioni.

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi. Bertold Brecht.

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