La prova della soglia

Confesso che sono un po’ sconfortato da questa battaglia elettorale. Tutto sembra riducibile all’abbassamento delle tasse. Anche coloro che sanno che esiste il fiscal compact e il pareggio in Costituzione cercano di rassicurare  il proprio elettorato sostenendo che ci sarà un vantaggio fiscale a scapito di fantomatici ricchi che dovranno pagare di più. Ma chi sono i ricchi? Gerard Depardieu, Brigitte Bardot, Lapo Elkan  i super manager delle banche e pochi altri. Al diavolo i ricchi dice Vendola.

Ma qual è la soglia sotto la quale si potrà star tranquilli? anzi si può sperare di pagare di meno? Questo non riesco a capirlo. Su questo punto vedremo se Bersani ha la stoffa dello statista e avrà il coraggio di dire esattamente come farà la patrimoniale e se la farà. Se sarà chiaro, convincente ed onesto, anche se chiederà sacrifici, potrà vincere alla grande perché Monti ha bruciato in poche settimane il suo carisma da statista dimostrando di sottostare alle lusinghe del potere. Monti ha lasciato libero quel 40% di cittadini che lo ha appoggiato quando aveva il bisturi il mano, perché ora dice che è tutta colpa di Berlusconi. Sì è vero, l’ho rimarcato anch’io in un mio post, ma uno statista dovrebbe dire che anche Berlusconi ha alzato le tasse perché la realtà lo richiedeva e per evitare guai peggiori. Chi ha il coraggio di dire chiaro, a rischio di impopolarità, che i debiti vanno pagati, che per avere reddito occorre lavorare e che il lavoro non arriva come manna dal cielo, soprattutto quello qualificato.

Una battaglia elettorale fu persa perché il centrosinistra di allora fu poco chiaro e fu titubante sulla soglia a cui applicare la tassa di successione e quella volta se non ricordo male  Bertinotti e Prodi si impapocchiarono nelle tribune elettorali in televisione perché non avevano chiaro in testa il vero ordine di grandezza delle cifre di cui si parlava.

Ieri sera, a Piazza Pulita, si è forse ripetuta la stessa scena. In un balletto di cifre, con la giornalista di Repubblica che ripeteva ovvietà insulse fuori dal contesto della discussione, il direttore di Libero Belpietro butta là una soglia di reddito annuo medio, un reddito che corrisponde a un livello di vita medio: 100.000 euro. Il conduttore  in studio Formigli ha un piccolo sussulto ma, visto che gli ospiti stanno zitti o al massimo fanno una piccola smorfia, lascia passare la cosa. Dopo la pausa pubblicitaria, in cui evidentemente avevano discusso, Formigli dice che sì in fondo se si tratta di un monoreddito, tolte le tasse si riduce a circa 4000 euro netti e si può considerare un reddito medio. Non mi pare che Vendola abbia avuto un vero sussulto, in effetti nel giro dei politici quella soglia lì è un livello medio basso. Ma tra i lavoratori dipendenti è un reddito stratosferico: metalmeccanici, giovani laureati, docenti di scuola secondaria, piccoli commercianti, poliziotti, carabinieri sono abituati a vivere con molto meno. Io come preside, e mi sentivo ricco, prendevo circa 2.500 euro al mese, altri più anziani di me arrivavano a 3000 e avevamo responsabilità su bilanci e su persone da far tremare i polsi.

Vendola ha perso una battuta e un’occasione per fare chiarezza per uscire dalla retorica dei giri di parole, per dire pane al pane e vino al vino.

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