Festeggiare il primo maggio

Ci sarebbe moltissimo da dire, ma a causa anche di un lunga sindrome influenzale che da un mese mi ha impigrito, registro qui solo alcune riflessioni senza pretendere di sviluppare un testo ben strutturato.

Questo è il primo 1° maggio sotto un governo presieduto da una leader di estrema destra. In fondo le paure che potevamo avere qualche mese fa sono svanite, nessun attacco alle sedi del sindacato, nessuna violenza, nessuna profanazione. Il governo Meloni ha festeggiato lavorando a palazzo Chigi per emanare un decreto lavoro che a suo dire provvede con nuovi mezzi e nuove regole a migliorare le condizioni dei lavoratori. C’è chi vede la cosa come una provocazione, non sfugge la sottolineatura della Meloni che diffonde l’immagine di una compagine che a testa bassa lavora in un giorno di festa mentre il sindacato è lì a cantare e ballare mentre i poveri soffrono. Nessuna profanazione violenta, come dicevo, ma un tarlo che solletica il consenso invidioso di una larga fetta di popolazione che vede nel lavoro dipendente e nei sindacati l’origine di tutti i mali.

Ma veniamo al merito dei provvedimenti. Commento solo quello che è stato annunciato in sintesi in questi giorni senza aver letto il testo dei decreti che come al solito è sconosciuto e sarà stabilizzato solo nel momento in cui verrà firmato dal capo dello Stato e approvato dalle Camere.

Si conferma che la priorità del governo è di abbassare le tasse come avevano promesso in campagna elettorale. Nessuna forza politica ha il coraggio di dire la sola cosa onesta in questa fase: prima o poi le tasse dovranno essere alzate se il debito pubblico deve essere ridotto, impossibile credere che il PIL possa cresce così tanto da ridurre significativamente il rapporto debito PIL fino ad arrivare al 60% ritenuto lo standard accettabile per gli equilibri finanziari nazionali e continentali. Bisognerà trovare il modo di combinare un aumento del prelievo fiscale compatibile con una crescita economica sostenibile dal punto di vista ambientale. Nessuno sa come fare e si aspetta che sia l’Unione europea a risolvere il problema o imponendo medicine amare o procurando le risorse per condividere il debito tra tutti i soci. Le forze conservatrici di destra che in questi anni hanno avuto con le istituzioni europee un rapporto controverso ed ostile intendono cavalcare la durezza del passaggio al ritorno alle compatibilità di bilancio per vincere le prossime elezioni del parlamento europeo.

In realtà il governo aveva già onorato la promessa elettorale per i redditi non da lavoro dipendente con la flat tax ad una aliquota agevolata del 15% per tutti i redditi fino a 85.000 euro. Altro che cuneo fiscale che concede qualche spiccio solo per redditi molto bassi. Ma ridurre il cuneo fiscale per i redditi bassi non aiuta né i dipendenti con redditi bassi né l’economia nel suo complesso poiché pochi miliardi elargiti a pioggia su una popolazione che ha il problema di arrivare alla fine mese non aumenta consumi ed investimenti. Paradossalmente questo tipo di intervento a partire dagli 80 euro di Renzi, dall’aumento della soglia di reddito non tassabile già praticato dai primi governi Berlusconi facilitano la vita solo degli imprenditori che riescono così a mantenere basse le retribuzioni lorde per i propri dipendenti senza troppi conflitti sociali. In realtà in tutto questo trentennio l’aver cercato di ridurre il peso dei contributi previdenziali e delle tasse per ridurre i costi di produzione ha consentito che il sistema produttivo perdesse competitività attestandosi su produzione di basso valore aggiunto. Il trionfalismo della Meloni risulta eccessivo se si considera che le risorse messe in bilancio per questa misura sono a debito: è stato deciso un ulteriore scostamento che si traduce in aumento del debito pubblico con emissione di BTP e con il pagamento di interessi. Cosa diversa sarebbe stata se fosse stato distribuito denaro reale ottenuto dal gettito fiscale di categorie che possono pagare. La Meloni nel suo spot televisivo propagandistico ha detto che elargiva un tesoretto come se fosse stata capace di trovarlo nelle pieghe del bilancio o nella casse del tesoro, no, quel tesoretto andrà restituito a coloro che ora presteranno quel denaro sottoscrivendo titoli di debito pubblico.

Mi è difficile commentare la parte riguardante il reddito di cittadinanza non potendo entrare nei dettagli di un provvedimento molto complesso. E’ certo però che viene abolito, se ne cancella il nome e la memoria di chi l’ha voluto tenacemente. Nel contempo si sostiene che la misura sarà migliorata distinguendo i casi di bisogno sotto forma di nuovo sussidio di povertà dalla funzione di facilitazione all’inserimento nel mondo del lavoro. Ciò che sembra certo è che si vuole risparmiare, spendere meno soldi e quindi le nuove misure saranno meno generose delle precedenti. Rimane il forte dubbio che le difficoltà attuative del RdC pentastellato permarranno anche in queste nuove formule se si procederà a passo di carica come i bersaglieri senza condividere una attenta progettazione anche con le opposizioni. Non si può riformare radicalmente il mercato del lavoro ogni 5 anni senza una visione condivisa di lungo termine.

La terza parte del pacchetto riguarda la questione della flessibilità dei contratti di lavoro. In questo trentennio una miriade di interventi ha cercato di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e soprattutto di facilitare la vita delle imprese che nella competizione nazionale e internazionale dovevano diversificare e aggiornare le produzioni con mano d’opera non solo competente ma anche disposta ad adattarsi a continui spostamenti di ruoli e di luoghi di produzione. A un generale impoverimento della qualità delle produzioni italiani corrispondeva quindi un aumento della precarietà e della mobilità con retribuzioni sempre più basse. Recentemente ci sono stati tentativi di restringere la casistica dei contratti riducendo quelli temporanei (decreto dignità) ma ora il nuovo governo di destra liberalizza di nuovo il mercato dei contratti a termine ritenendo ciò un modo per aumentare l’occupazione e recuperare al lavoro legalizzato quello in nero.

Bolletta sei il solito brontolone, lo facevi con Renzi ed ora non ti accontenta nemmeno la Meloni.



Categorie:Economia e finanza, Politica

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1 reply

  1. d’accordo raimondo. condivido la tua analisi. aggiungerei il fastidio, almeno per me, della contrapposizione fra il taglio (permanente) del reddito di cittadinanza e il taglio (provvisorio) del cuneo fiscale. siamo alla solita comunicazione dove qualsiasi valutazione di un dato è accompagnata dall’individuazione di una controparte. Come se costituissero i termini del rapporto causa-effetto. così si alimentano solo divisioni.

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