Servitori pubblici

IMG_4060Ieri ho passato uno splendido pomeriggio. Sono stato ad un incontro per ricordare i vent’anni di Cadmo, la rivista sulla ricerca pedagogica empirica curata da Vertecchi, tenutosi presso il Museo Nazionale Romano alle terme di Diocleziano. Non parlerò delle emozioni liete nel rivedere e riascoltare vecchi amici e nel ripercorrere un pezzetto della propria vita.

Come al solito in questo blog, voglio raccontare le riflessioni al margine di questo evento. Le litanie di questi giorni sono centrate sullo sconto fiscale, sulla riduzione della spesa dello Stato per i pubblici dipendenti, sulla eliminazione dello Stato per risparmiare e far ripartire lo sviluppo aumentando i consumi. Dalla Gruber ci ha provato ancora ieri sera il celeste governatore della Lombardia che con impudenza ha riproposto l’invereconda proposta del 75% per dire che, appunto, in questa ipotesi  passerebbero alla macroregione del nord  tutte le competenze, scuola, polizia, giustizia e qualsiasi cosa attualmente faccia direttamente lo Stato, così lo Stato è finito, dico io. Ma torniamo a ieri pomeriggio.

Mi vergogno a dire che non ero mai stato al Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano. Certamente l’esperienza della visita ha un colore diverso se si è introdotti dalla direttrice, se si passano tre ore ad ascoltare un seminario sulla pedagogia in una saletta aperta, ricavata al centro di una area espositiva arricchita da resti dell’arte romana e se passano turisti di altri continenti che guardano incuriositi ascoltando magari qualche citazione in latino di chi parla davanti a uno schermo tecnologico. Mi sono sentito in un’Italia migliore dove la speranza può rifiorire. E nelle mie riflessioni al margine ho pensato che c’era qualcosa in comune tra la redazione di Cadmo che da vent’anni tiene faticosamente in piedi una realtà che non deve dare grandi margini di guadagno e la direttrice che ci ospitava la quale parlando con semplicità del suo museo trasmetteva una grande determinazione e un grande amore per il suo lavoro. Ciò che li accomuna è che sono dipendenti pubblici, sul libro paga dello stato, che lavorano con dedizione fuori degli obblighi contrattuali per realizzare cose che sono il nostro petrolio del futuro.

Alla fine del seminario la direttrice ci ha accompagnato a vedere un ambiente delle terme riaperto da poco e con discrezione ed eleganza, senza alcun piagnisteo ma con la fierezza di chi serve lo Stato ci ha raccontato anche di ponteggi, di vincoli di bilancio, di potenzialità non esplorate, di lavori fatti come si può, di rischi assunti a livello personale pur di far funzionare una baracca che sente sua, sua per tutto il tempo in cui le è stata affidata. Ma ciò è emerso alla fine del giro quando la maggior parte degli ospiti se ne era andata e dopo che come ex preside l’avevo provocata a sviluppare qualche accenno che prima aveva fatto. Inutile dire quanto fosse affascinante una presentazione di una donna molto colta, erudita, che ha il piacere di condividere con altri la sua sapienza e lo fa con un linguaggio semplice, per nulla tecnico che sarebbe stato comprensibile anche da una ragazzino delle media. Un’altra donna splendida che regge sulle sue spalle forti questo malconcio paese.

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